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Rivolta per il reporter suicida, la Tunisia torna in piazza. Scontri a Kasserine, Foussana e Tebourba. Arresti e tensione.

di Paolo Paluzzi/ANSA


TUNISI, 26 dicembre 2018. - L'estremo gesto del giovane reporter precario della locale Telvza tv, Abderrazak Zorgui, che si e' dato fuoco lunedi' scorso nella piazza centrale di Kasserine, 300 km a sud ovest della capitale, rischia di innescare una nuova escalation di tensione e proteste in Tunisia. E gia' c'e' stato un tentativo di emulazione. Dopo un pomeriggio di scontri a Jebeniana, nel governatorato di Sfax, un manifestante ha tentato di darsi fuoco dopo essersi cosparso di benzina davanti al distretto di polizia, ma l'intervento di un agente ha evitato il peggio. Episodi che riportano inevitabilmente a quel dicembre di 8 anni fa quanto il venditore ambulante Mohamed Bouazizi si immolo', in segno di protesta contro le autorita' che gli avevano sequestrato la merce, a Sidi Bouzid, innescando la quella che divenne la 'Rivoluzione dei gelsomini'. Un'onda che costrinse, un mese dopo, l'allora presidente Ben Ali alla fuga. E' stato lo stesso giovane reporter a parlare di rivoluzione, in un video postato su Facebook, poco prima di darsi fuoco con la benzina e morire per le ustioni riportate: "Per quanto mi riguarda, oggi ho deciso di iniziare una rivoluzione per conto mio. Chi mi vuole sostenere e' il benvenuto. Ho intenzione di protestare da solo, di immolarmi e se una persona otterra' un lavoro grazie a me, ne saro' contento", le parole-testamento di Zorgui. E l'accusa al governo di non aver mai rispettato le promesse fatte, continuando a favorire la corruzione invece di dare lavoro ai disoccupati. "Parlo per tutti coloro senza mezzi di sussistenza, senza qualcosa da mangiare, che quando protestano vengono accusati di terrorismo". Parole pesanti che evidenziano un disagio e una disparita' sociale mai risolta che non sono rimaste senza seguito: gia' lunedi' sera ci sono stati scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, con un bilancio di 9 arresti e 6 agenti feriti. Stesse scene si sono ripetute martedi' a Kasserine, ma anche in altre localita', come Foussana, con i manifestanti che hanno lanciato pietre e bottiglie molotov contro la sede del distretto di polizia e Tebourba, vicino Tunisi. Una ventina gli arresti. E oggi tensioni e lancio di molotov a Jebeniana contro alcuni agenti della sicurezza da parte di un gruppo di giovani. Martedi' sera un centinaio di attivisti ha attraversato la centrale Avenue Bourguiba della capitale protestando contro il carovita al grido "basta, il popolo vuole la caduta del regime". Per la morte del giovane reporter intanto le autorita' hanno emesso una misura di custodia cautelare nei confronti di un diciottenne, accusato di istigazione al suicidio, omissione di soccorso, concorso in omicidio. E il sindacato nazionale dei giornalisti tunisini ha annunciato uno sciopero in solidarieta' al reporter definito "vittima di Stato" per il 14 gennai, data simbolica ad 8 anni dalla cacciata di Ben Ali'. Il rischio per le autorita' e' che ora la protesta popolare si allarghi a macchia d'olio (uno sciopero generale del settore pubblico e' in programma il 17 gennaio) in una situazione socio-economica difficile, specie nelle regioni sfavorite del Paese con punte di disoccupazione giovanile del 30%. Il calo del turismo dopo gli attentati del 2015, una consistente economia parallela, una moneta sempre piu' debole, abbinati alla corruzione, non hanno favorito in questi anni la crescita economica della Tunisia. (ANSA).






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