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Dopo almeno 10 sentenze note, favorevoli ai pensionati la Corte di cassazione, con la sentenza n. 28253/18, depositata il 06.11.2018, ha dato torto ad una ragioniera pensionata dall'1 gennaio 2006 sulla questione del coefficiente di neutralizzazione, un taglio inversamente proporzionale all’età, applicato dalla Cassa ai richiedenti la pensione di anzianità prima del 65° anno di età e variabile dal 45,9% del 57° anno fino ad azzerarsi al 65° anno. SUL COEFFICIENTE DI NEUTRALIZZAZIONE DEI RAGIONIERI URGE UN INTERVENTO DELLE SEZIONI UNITE CIVILI DELA CASSAZINE. La giurisprudenza del “qui lo dico, qui lo nego” ha colpito ancora.

di ANNA CAMPILII/avvocato in Parma


8.11.2018 - Dopo almeno 10 sentenze note, favorevoli ai pensionati (nn. 1322/2015, 1243/2015, 457/2015, 25155/2014, 18642/2012, 6903/16, 6904/16, 6385/16, 6383/16, 6700/16) la Corte di cassazione, con la sentenza  n. 28253/18, depositata il 06.11.2018, ha dato torto ad una Ragioniera pensionata dal 01.01.2006 sulla questione del coefficiente di neutralizzazione, un taglio inversamente proporzionale all’età, applicato dalla Cassa ai richiedenti la pensione di anzianità prima del 65° anno di età e variabile dal 45,9% del 57° anno fino ad azzerarsi al 65° anno.





La suprema Corte ha cambiato improvvisamente parere in quanto nel 2018 ha “scoperto” che una legge di 16 anni fa -la legge n. 289/2002- ha introdotto una penalizzazione per gli assicurati dell’Assicurazione Generale Obbligatoria gestita dall’Inps (AGO) ed ha conferito alle numerose Casse professionali privatizzate la facoltà di “applicare le stesse disposizioni”.





Sennonché, la legge del n. 289/2002 ha introdotto per l’AGO una penalizzazione grosso modo pari ad un terzo del solo rateo pensionistico di gennaio 2003 (o del primo rateo per i pensionati da epoca successiva). Quindi, per fare un esempio, un titolare di pensione Inps di 3.000 euro mensili viene penalizzato per 1.000 euro “una tantum”, mentre il ragioniere pensionato dalla sua Cassa -la CNPR- subisce l’esorbitante taglio del 45,9% “tutti i mesi” fino al 70° anno (dopo di che il taglio si dimezza).





Inoltre esiste un’altra rilevante differenza, dato che il pensionato INPS non subisce alcuna penalizzazione se la somma dell’età e dell’anzianità contributiva è pari o superiore a 95. Invece, la penalizzazione applicata dalla CNPR non tiene conto dell’anzianità contributiva, ma solo dell’età e quindi un pensionato di 57 anni con 40 di anzianità contributiva (la cui somma è 97) viene penalizzato, pur avendo superato il numero magico di 95.





Insomma, se paragoniamo la pensione di anzianità ad una torta, la legge n. 289/02 autorizzava l’AGO e le Casse (a seguito di opzione in tal senso, che però non è stata esercitata) a prelevarne un cucchiaino da caffè. La CNPR ha usato invece non un cucchiaino e neppure una paletta da torta, ma un badile da sterro, avendo prelevato sulla pensione dei Ragionieri il 45,9% previsto per i pensionati di 57 anni.





Sembra evidente che la CNPR non era autorizzata ad introdurre il coefficiente di neutralizzazione, distante anni luce dalla penalizzazione prevista per l’AGO.





Sembra evidente che il legislatore – con la legge  n. 289/2002, articolo 44, ultimo comma-  ha conferito alle Casse professionali il potere opzionale di scegliere se applicare oppure no “le disposizioni di cui al presente articolo” e non invece quello di inventarsi una penalizzazione del tutto diversa, rimettendo al più assoluto arbitrio la esorbitante misura del coefficiente di neutralizzazione  ed anche i requisiti (come l’irrilevanza dell’anzianità contributiva). In altri termini, il potere opzionale di applicare le stesse disposizioni stabilite per l’AGO, non lascia alle Casse alcun margine di discrezionalità.





Solo uno sfrenato arbitrio può spiegare un taglio retroattivo della pensione del 45,9% che si aggiunge all’annacquamento della media reddituale ed ai vari “contributi di solidarietà” di fonte legislativa in aggiunta a quelli di fonte regolamentare.





Si ritiene, pertanto, che il coefficiente di neutralizzazione introdotto con norma regolamentare dalla CNPR, debba essere disapplicato per falsa applicazione dell’art. 44 u.c. della legge 289/2002  e per violazione delle seguenti leggi:





- art. 23 Cost. per violazione della riserva di legge sia assoluta che relativa; 





- art. 3 Cost. per irragionevolezza;





- art. 117 Cost. per violazione delle seguenti norme della convenzione EDU:





- ART 1 Prot. 1: il coefficiente di neutralizzazione provoca la perdita del valore della posizione previdenziale anche in danno di coloro che cessano l’attività lavorativa;





- ART. 14 CEDU e art. 1 prot. 12: il coefficiente di neutralizzazione viola il principio di uguaglianza, dato che applica la stessa penalizzazione a soggetti aventi una anzianità di contribuzione diversa ed anche alle anzianità derivanti dalla ricongiunzione dei contributi versati presso Gestioni che non hanno applicato  la penalizzazione.





Ora si vedrà se il primo Presidente della Corte di cassazione rimetterà la questione alle Sezioni Unite, in considerazione dell’aperto contrasto della sentenza n. 28253/18 della Sezione Lavoro con i principi costituzionali e con le precedenti almeno 10 sentenze della stessa Sezione, favorevoli ai pensionati.




 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






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