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Inchiesta della Procura di Catania su rivelazione di notizie. Il cronista si è occupato delle indagini sul depistaggio del pentito Scarantino. PERQUISIZIONE IN CASA DEL CRONISTA SALVO PALAZZOLO. LA SOLIDARIETA’ DELL’UNCI SICILIA. Franco Abruzzo (Mil): "Dimenticata la giurisprudenza della Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo vincolante per i giudici italiani".


13.9.2016 - Il Gruppo siciliano dell’Unci esprime solidarietà al collega Salvo Palazzolo, cronista del quotidiano La Repubblica,  nei cui confronti è stata disposta una perquisizione nella sua abitazione disposta dalla Procura di Catania.  Il provvedimento è collegato alla pubblicazione di un articolo firmato da Palazzolo, nel marzo scorso, sulla chiusura dell’inchiesta sul depistaggio del pentito Vincenzo Scarantino nell’ambito delle indagini sulla strage Borsellino. “Su disposizione della Procura di Catania, si legge sul sito di Palermo del quotidiano, è stato sequestrato un telefono cellulare ed è in corso una perquisizione della casa del cronista e un controllo del suo computer personale”. Palazzolo è indagato per rivelazione di notizie. Le indagini sono state delegate ai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Catania e agli agenti della polizia postale della Sicilia Orientale. “Ci risiamo – ha sottolineato il Vice-presidente nazionale dell’Unci, Leone Zingales – ormai il lavoro di cronista comporta queste difficoltà. La libertà di informare sembra un lontano ricordo in Italia. Chiediamo alle autorità competenti di fare chiarezza in tempi brevissimi. Salvo Palazzolo ha semplicemente svolto il proprio compito: ha trovato una notizia e l’ha pubblicata. Denunciamo ancora una volta la limitazione a cui deve fare fronte giornalmente il diritto-dovere di cronaca nel nostro Paese”. Per il presidente dell’Unci Sicilia, Andrea Tuttoilmondo, “il dovere del cronista è quello di cercare le notizie e di pubblicarle affinchè l’opinione pubblica possa in questo modo formare la propria coscienza critica. Salvo Palazzolo, al quale va la vicinanza del Gruppo siciliano, con il suo lavoro incarna esattamente lo spirito di questo giornalismo al servizio della collettività che va difeso e tutelato”.  (UNCI)





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21.1.2016 - La protezione delle fonti dei giornalisti blindata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo con la sentenza Görmüs depositata il 19 gennaio (che ha condannato la Turchia). "La libertà di stampa va salvaguardata in modo effettivo e, quindi, sono incompatibili con l’articolo 10 della Convenzione dei diritti dell’uomo, che assicura il diritto alla libertà di espressione, misure come le perquisizioni nelle redazioni dei giornali e il sequestro di materiale cartaceo e informatico, disposte dall’autorità giudiziaria e funzionali a individuare la fonte che ha svelato al giornalista fatti scottanti". Se i giudici nazionali ignorano l’articolo 10 nella lettura che ne dà la CEDU è certa la successiva condanna da parte del Tribunale di Strasburgo. - in www.marinacastellaneta.it - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=19713





 





 





 






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