Home     Scrivimi     Cercadocumenti     Chi è     Link     Login  

Cerca documenti
Cerca:
in:
     

Documenti
  » Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  Attualità
Stampa

IL GIORNALE. Comunicato. Il Cdr (a nome dei 79 redattori) spiega lo sciopero del 5 settembre: "Cosa accade? Che l’ editore vorrebbe dal prossimo anno ridurre del trenta per cento le ore di lavoro dei giornalisti che realizzano questo quotidiano. Significa ridurre in misura quasi uguale le retribuzioni, ed è un sacrificio il cui impatto sulla vita dei giornalisti e delle loro famiglie è evidente. E significa rendere impossibile la realizzazione di un prodotto della medesima qualità che da più di quarant’anni i lettori del Giornale trovano quando in edicola scelgono, in un mare di testate, quella fondata da Indro Montanelli. Questo è il punto cruciale".


6.9.2018 - Ieri Il Giornale non era in edicola, a causa dello sciopero deciso all’ unanimità dall’ assemblea di redazione. Riteniamo doveroso comunicare ai lettori – che di questo quotidiano sono il primo e fondamentale patrimonio – i motivi che ci hanno portato a prendere una iniziativa così lontana dalle consuetudini dei rapporti sindacali all’ interno dell’ azienda che edita Il Giornale. Lo strappo non è nostro: è dell’ azienda. La risposta è inedita perché queste consuetudini vengono stravolte in queste ore da una iniziativa dell’ editore che per la prima volta nella sua storia scarica sui giornalisti i costi di difficoltà di cui essi non sono minimamente responsabili. Cosa accade? Che l’ editore vorrebbe dal prossimo anno ridurre del trenta per cento le ore di lavoro dei giornalisti che realizzano questo quotidiano. Significa ridurre in misura quasi uguale le retribuzioni, ed è un sacrificio il cui impatto sulla vita dei giornalisti e delle loro famiglie è evidente. E significa rendere impossibile la realizzazione di un prodotto della medesima qualità che da più di quarant’ anni i lettori del Giornale trovano quando in edicola scelgono, in un mare di testate, quella fondata da Indro Montanelli. Questo è il punto cruciale. Al Giornale oggi lavorano 76 giornalisti, un direttore e due vicedirettori. I concorrenti con cui ogni giorno ci confrontiamo hanno un organico doppio, triplo o ancora maggiore. Questo significa che al Giornale, per reggere la sfida, lavoriamo tanto. Non ci lamentiamo di questo, ci piace il nostro lavoro e chiediamo solo di poter continuare a farlo. Le difficoltà senza precedenti che il mercato della carta stampata sta incontrando, in questi anni, sono sotto gli occhi di tutti. Mutamenti epocali stanno cambiando il mondo dell’ informazione. Noi siamo disposti a fare la nostra parte, sacrificandoci e reinventandoci. Il problema è che mentre in tutto il mondo giornali grandi e piccoli affrontano questa sfida esplorando nuove strade, la soluzione che imbocca il nostro editore è solo il ridimensionamento. A titolo di esempio, il rapporto tra informazione cartacea e web, al Giornale è stato risolto con un sito Internet che è formalmente una società a sé, sui cui contenuti editoriali risulta così, secondo la redazione, più complicato sviluppare le necessarie sinergie. È chiaro come qualunque ragionamento sulla complementarità tra i due veicoli dell’informazione sia, in questo contesto, terribilmente complesso. È di questo, e delle strade per rilanciare un prodotto all’altezza dei tempi, che da tempo chiedevamo di poter parlare con l’ azienda. Invece, dopo anni di inviti a non disturbare, ci viene comunicato che l’ unica strada per uscire da una crisi che avevamo cercato di prevenire sarebbe buttare a mare, come se fosse zavorra, il vero bene della nostra testata giornalistica, ovvero la qualità del prodotto. A venire mortificata è l’intera opinione pubblica moderata, che nel dibattito politico e culturale vedrebbe marginalizzata la voce che più efficacemente in questi lunghi anni l’ha rappresentata. Noi riteniamo inaccettabile che gli azionisti del Giornale abbiano imboccato questa strategia che a noi pare insensata e contro di essa intendiamo batterci, nell’interesse nostro, dei nostri lettori e della testata stessa. Il Cdr (per la Redazione)






Editore/proprietario/direttore: Francesco Abruzzo - via XXIV Maggio 1 - 20099 Sesto San Giovanni (MI) - telefono-fax 022484456 - cell. 3461454018
---------------------------------
Decreto legge n. 63/2012 convertito con la legge 103/2012. Art. 3-bis (Semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni): 1. Le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero on line, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro, non sono soggette agli obblighi stabiliti dall'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, dall'articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, e dall'articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e ad esse non si applicano le disposizioni di cui alla delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/CONS del 26 novembre 2008, e successive modificazioni. 2. Ai fini del comma 1 per ricavi annui da attività editoriale si intendono i ricavi derivanti da abbonamenti e vendita in qualsiasi forma, ivi compresa l'offerta di singoli contenuti a pagamento, da pubblicità e sponsorizzazioni, da contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati.
---------------------------------
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR) - Anno XV Copyright � 2003

Realizzazione ANT di Piccinno John Malcolm - antconsultant@gmail.com