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GIORNALISTI: BORROMETI TESTIMONIA A SIRACUSA E ACCUSA DE CAROLIS, FNSI E UNCI A FIANCO DEL CRONISTA.


 Palermo, 11 giugno 2018. - Si è svolta questa mattina, a iracusa,  l'udienza del processo a carico di Francesco De Carolis accusato di  minacce gravi e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, nei confronti del giornalista Paolo Borrometi. Al fianco del cronista   chiamato oggi a testimoniare, l'Unci e la Fnsi. "Un modo concreto - ha commentato il fiduciario della sezione Unci Siracusa Francesco Nania - per manifestare la vicinanza dei cronisti". Il processo, sostenuto dal pm della Dda di Catania Alessandro Sorrentino, è cominciato il 7 maggio e vede costituiti parte civile, oltre che Borrometi, la Fnsi, l'Ordine nazionale e l'Ordine regionale dei giornalisti. "La battaglia civile che sta conducendo Borrometi è la battaglia di tutti i giornalisti che sono impegnati Quotidianamente, con la schiena dritta e con coraggio, sul versante della lotta alle prepotenze e alle  varie illegalità" ha detto il vice presidente dell'Unci Leone  Zingales. "Ancora una volta - ha aggiunto il presidente dell'Unci  Sicilia Andrea Tuttoilmondo - "il gruppo siciliano ha voluto  sottolineare l'importanza di testimoniare vicinanza e solidarietà a  Borrometi e a quanti come lui, con il proprio lavoro, si impegnano  quotidianamente per affermare la verità contro collusioni e   malaffare". (AdnKronos)


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Mafia: Borrometi accusa in aula De Carolis. Fnsi: scorta mediatica. - -Siracusa, 11 giugno. - Ha testimoniato in aula, nel   processo che a Siracusa lo vede come vittima di minacce gravi e  violenza privata aggravate dal metodo mafioso, il giornalista  Paolo Borrometi. Nel corso dell'udienza, il cronista, direttore  del sito laspia.it e collaboratore dell'Agi, ha ricordato le  minacce, arrivate con due file audio sul suo profilo Facebook,  di Francesco De Carolis, 44 anni, siracusano, finito sotto  processo dopo un'inchiesta di Borrometi sul fratello, Luciano  De Carolis, indicato dai magistrati della Dda di Catania come  esponente del clan Bottaro-Attanasio.  "La mafia non ha alcun interesse - ha spiegato Paolo Borrometi al termine dell'udienza - che i cittadini siano informati. Essere informati significa dare alla collettivita' la possibilita' di scegliere da che parte stare. E' questo il lavoro che i giornalisti sono tenuti a fare: dare notizie".  Prima dell'udienza, all'ingresso dal tribunale si e' tenuto un  presidio a cui hanno preso parte il presidente della Fnsi  Giuseppe Giulietti e i rappresentanti di Usigrai, Associazione  siciliana della stampa, Ordine nazionale e Ordine regionale dei  giornalisti, Libera, Cgil, Articolo21 e Unci. "Non siamo qui per fare pressioni, non siamo qui - ha detto Giulietti - per fare i giudici, decideranno loro. Siamo qui a nome di tutti per dire: qualunque cronista venga colpito o minacciato, dalla testata di Ostia alle minacce a Borrometi, noi pensiamo sia nostro dovere esserci. Essere in aula e fornire quella che viene definita 'scorta mediatica', cioe' riprendere le inchieste dei colleghi minacciati". (AGI) 
 











 



 


 




 


 



 


 


 


 






 


 


 



 


 


 


 


 



 



 





 


 


 


 



 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 



 


 


 


 


 





 


 


 


 


 



 


 


 


 


 





 


 


 


 


 



 


 


 


 


 





 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 





 





 




 


 


 


 





 






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