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Intercettazioni: toghe e giornalisti, bene lo stop al decreto. Soddisfatti per annuncio di Bonafede, critiche dei penalisti sulle carceri.


ROMA, 7 giugno 2018. - Magistrati e giornalisti accolgono con  favore l'intenzione del neoministro della Giustizia, Alfonso  Bonafede, di "intervenire nei prossimi giorni" sul decreto sulle   intercettazioni che "non piace a nessuno degli operatori del   diritto", specie perche' - dice in un'intervista il guardasigilli
- "porre come unico filtro alla raccolta delle informazioni la   polizia giudiziaria crea una lacuna, che non tutela ne' gli   indagati ne' gli inquirenti". Critiche invece arrivano dai  penalisti all'annunciata "riscrittura" del decreto attuativo  della riforma delle carceri, "perche' mina - sostiene il ministro
- la certezza della pena". "E' un'apertura che accogliamo con favore: la riforma delle intercettazioni e' sbagliata e dunque se ci sara' un ripensamento non potremo che essere d'accordo", dice il presidente dell'Anm Francesco Minisci. "Se il ministro ritiene che la riforma danneggia le indagini vuol dire che avevamo ragione noi", dice Minisci ribadendo che la legge e' anche "inidonea a evitare la pubblicazione delle conversazioni sensibili", che era  l'obiettivo primario della riforma. "Il punto piu' critico e' il  potere di selezione delle conversazioni rilevanti che viene  demandato alla polizia giudiziaria: noi chiediamo che si  intervenga su quello".  "Credo che un riflessione vada fatta, si e' molto discusso di questo strumento e dell'esigenza che alcuni aspetti vengano rivisti", aggiunge il procuratore nazionale antimafia, Cafiero de Raho, secondo cui "le intercettazioni rappresentano uno strumento della Giustizia attraverso cui si combatte il  terrorismo e la mafia. Un sistema che renda piu' difficile e  complesso il lavoro della polizia giudiziaria finisce per   ostacolare l'efficienza del contrasto stesso". "Dal momento che abbiamo contestato nel metodo e nel merito il provvedimento sulle intercettazioni, non possiamo che accogliere positivamente - dicono Federazione nazionale della  Stampa italiana e Ordine dei giornalisti - la decisione del  ministro Bonafede di sospendere il relativo decreto. Ci  auguriamo che il confronto possa essere riaperto e che al centro dell'attenzione siano riportate le cosiddette querele bavaglio, diventate uno strumento di permanente minaccia nei confronti dei cronisti che indagano su malaffare e corruzione". Riguardo invece alla volonta' espressa dal ministro di  riscrivere il decreto sulla riforma penitenziaria, il presidente  dell'Anm Minisci aspetta di vedere "quali saranno gli interventi  in concreto. Nella materia penitenziaria non si puo'   assolutizzare: ci sono reati particolarmente gravi per cui non  si puo' prescindere dal carcere e altri di minore allarme sociale  per cui si puo' accedere alle misure alternative. Bisogna  confrontarsi sui tipi di reato senza abbracciare una visione che  guarda solo alla custodia cautelare o all'opposto solo alle  misure alternative". Critici invece gli avvocati penalisti  secondo cui "il ministro della Giustizia ha una visione della  pena fondata sul carcere, totalmente sbagliata. Confonde la  certezza della pena con il fatto che vada scontata in carcere", afferma Beniamino Migliucci, presidente dell'Unione  delle Camere penali. "Siamo molto contrariati - aggiunge - dal  sentire questo tipo di ricette da un avvocato che pero' fa il
ministro". (ANSA).




 






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