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Gli episodi raccontati dal pentito Maurizio Avola ascoltato come teste dell’accusa nel processo a carico dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo. MAFIA CATANESE PROGETTAVA L'OMICIDIO DI UN CRONISTA E L'ATTENTATO AD UNA EMITTENTE TV. UNCI ESPRIME SOLIDARIETA’ AD ANDREA LODATO DE 'LA SICILIA' E ALLA REDAZIONE DI TELECOLOR. IN CODA il comunicato di Fnsi e Assostampa siciliana.




31.5.2018 - Il Gruppo siciliano dell'Unci esprime solidarietà al giornalista Andrea Lodato, vice-caporedattore de La Sicilia di Catania, che, all'inizio degli anni '90 era entrato nel mirino di Cosa nostra perché «aveva parlato male del boss Benedetto Santapaola». Solidarietà viene espressa anche alla redazione dell'emittente Telecolor. Oggi il pentito della mafia catanese Maurizio Avola è stato ascoltato come teste dell'accusa nel processo per concorso esterno all'associazione mafiosa, davanti la prima sezione penale di Catania, a carico dell'editore Mario Ciancio Sanfilippo, e ha riferito due episodi. Avola, componente del gruppo di fuoco del clan Santapaola, sarebbe stato incaricato di progettare l'azione omicida ma il progetto e poi saltato ed il collaboratore non ha saputo spiegarne i motivi. Il pentito ha parlato di un progetto di attentato alla sede dell'emittente, negli anni '80, dopo che erano stati trasmessi dei servizi giornalistici ritenuti dal clan Santapaola "dannosi per l'organizzazione". Per il vice-presidente nazionale dell'Unci, Leone Zingales, "il progetto di omicidio nei confronti di Andrea Lodato ha un solo significato: le organizzazioni mafiose temono i giornalisti che operano con coraggio e con la schiena dritta. La mafia non ci fermerà". "Le parole del pentito Avola non possono che sollevare profondo sconcerto - ha detto il presidente regionale siciliano dell'Unione Cronisti Andrea Tuttoilmondo -. Ai colleghi vada il pieno sostegno e la piena solidarietà del Gruppo siciliano, affinchè non si sentano mai soli mantenendo sempre alta la guardia a difesa della democrazia".



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"La mafia voleva uccidere il cronista Andrea Lodato". Fnsi e Assostampa Siciliana: «Se dichiarazioni fossero confermate sarebbe gravissimo» - 31.5.2018. Secondo   il pentito   Maurizio  Avola, sentito   come   teste dell'accusa   nel   processo per   concorso esterno all'associazione mafiosa, davanti la prima sezione penale di Catania, dell'editore Mario Ciancio Sanfilippo,all'inizio degli anni Novanta Cosa nostra aveva progettato di uccidere il giornalista Andrea Lodato, de "La Sicilia", perché "aveva parlato male di Benedetto Santapaola". Avola ha anche parlato di un attentato da compiere, tra il 1987 e il 1988 alla Tv privata Telecolor, allora non di proprietà del gruppo Ciancio, che"collegava Santapaola e Ercolano all'omicidio del sindaco Vito Lipari", ma "dopo un incontro con un dirigente della televisione si chiarì la vicenda e tutto finì". «Se  tali   dichiarazioni   venissero  confermate  saremmo   di  fronte   ad  un   fatto   gravissimo»,  affermano   il segretario   generale   e   il   presidente   della   Fnsi,   Raffaele   Lorusso   e   Giuseppe   Giulietti,   e   il   segretario dell'Associazione siciliana della Stampa, Roberto Ginex. «Esprimiamo ad Andrea Lodato e ai colleghi della redazione di Telecolor la solidarietà e la vicinanza del sindacato dei giornalisti e auspichiamo - proseguono - che sulla vicenda venga fatta chiarezza  quanto prima. Restiamo  inoltre a loro completa disposizione per qualunque ulteriore iniziativa dovessero decidere di intraprendere. Le parole del pentito dimostrano ancora una volta che la criminalità teme l'informazione libera e proprio per questo i cronisti devono illuminare con ancora più forza quelle periferie dove si annida il malaffare».



 



 



 



 



 



 


 


 


 





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