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Dire: assemblea difende i posti di lavoro dell'agenzia. I giornalisti dell'agenzia Dire esprimono una sincera solidarietà per la situazione in cui si trovano i colleghi di Askanews ma non possono ritenersi colpevoli delle difficoltà di altre aziende.

 


 


8.2.2018 - L'assemblea dei redattori dell'agenzia Dire ha deciso di esprimere con un comunicato ufficiale la sua posizione relativa alle polemiche causate dall'esito della gara per il lotto 1 del bando governativo per l'assegnazione dei fondi alle agenzie di stampa nazionali. Registriamo con molta amarezza il susseguirsi di una serie di commenti, alcuni esplicitamente diretti contro l'agenzia Dire, che riteniamo lesivi di un principio che dovrebbe essere alla base non solo della corretta dialettica tra testate giornalistiche, e quindi tra colleghi, ma anche della democrazia stessa: quello della parità di diritti. In altre parole non si possono usare due pesi e due misure per calcolare “il valore di una notizia”. I giornalisti dell'agenzia Dire esprimono una sincera solidarietà per la situazione in cui si trovano i colleghi di Askanews ma non possono ritenersi colpevoli delle difficoltà di altre aziende. La nostra agenzia ha partecipato alla gara governativa per l'assegnazione delle risorse in modo trasparente, ottenendo il punteggio più alto in modo lecito. E questo, per la prima volta dopo anni, consente di avere un riconoscimento economico del nostro lavoro sufficiente a sostenere finanziariamente il peso del corpo redazionale. Mentre si difende giustamente il posto di lavoro di colleghi di agenzie che oggi sono rimaste provvisoriamente fuori dal bando ci si dimentica che l'agenzia stampa Dire per anni ha subito un trattamento discriminatorio a livello economico rispetto alle altre agenzie nazionali. Il “valore delle nostre notizie” è rimasto per un decennio decisamente inferiore a quello dei lanci prodotti dai nostri concorrenti, con sproporzioni oggettive e misurabili, basta recuperare i vecchi contratti di convenzione ad affidamento diretto. Per questo non possiamo che sentirci profondamente offesi da una serie di fondi ed editoriali, alcuni scritti in forma impersonale, che mettono in dubbio la corretta partecipazione della Dire al bando, mettendo a rischio anche la nostra sostenibilità economica e quindi i nostri posti di lavoro, manifestando immotivate perplessità sulla sua dimensione aziendale, la sua produzione editoriale e di fatto la professionalità di chi vi lavora. Il tutto senza avere la minima contezza dei nostri numeri e della nostra situazione interna. Non possiamo non affermare che le pressioni che avvertiamo, se arrivassero a ribaltare il risultato da noi ottenuto, rappresenterebbero una palese violazione di quel principio dell'equo e paritario valore della notizia che dovrebbe essere la stella polare delle richieste dell'intero settore alle amministrazioni pubbliche. Una battaglia, quella sulla giusta distribuzione dei fondi per il settore, in modo equo e proporzionale alla dimensione redazionale, che ci sentiamo di sostenere. Noi davvero, e più di altri. (ASR)



 



 






 


 


 


 



 


 


 



 




 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 




 





 


 


 



 


 


 


 


 


 





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