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MILANO. Giornalisti, il Sindacato lombardo non abita più in viale Monte Santo. La dittatura della maggioranza. Pubblichiamo la dichiarazione motivata di Unità Sindacale e del Mil di Franco Abruzzo di non partecipazione al voto sulla proposta della maggioranza dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti di prolungarsi il mandato, scaduto a dicembre, fino perlomeno a fine anno, presentata all'Assemblea del 26 gennaio e approvata a maggioranza senza la nostra presenza.

4.2.2018 - Pubblichiamo la dichiarazione motivata di Unità Sindacale e del Mil di Franco Abruzzo di non partecipazione al voto sulla proposta della maggioranza dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti di prolungarsi il mandato, scaduto a dicembre, fino perlomeno a fine anno, presentata all'Assemblea del 26 gennaio e approvata a maggioranza senza la nostra presenza. Al termine di un'Assemblea iniziata con oltre un'ora di ritardo per difficoltà organizzative e durata in tutto nemmeno un'ora e mezza, alcuni colleghi rumorosi, evidentemente già istruiti sul voto da esprimere e ben poco interessati al dibattito, ci hanno impedito di leggere la nostra dichiarazione. In cambio, ci era stato assicurato che il testo sarebbe stato pubblicato sul sito dell'Alg. Ma il presidente Paolo Perucchini si è rifiutato di tener fede a un impegno assunto. Con l'abituale arroganza di una maggioranza che non ha argomenti da opporre alle critiche...


DICHIARAZIONE DI MIL E UNITA' SINDACALE


Noi abbiamo approvato, votato e fatto votare la riforma dello Statuto della Lombarda, che tra le altre cose prevede l'allineamento delle elezioni dell'Associazione a quelle della Fnsi, così come quattro anni e tre mesi fa siamo stati promotori e sostenitori di una mozione apparentemente uguale a quella portata oggi in Assemblea dal Direttivo. Oggi però non parteciperemo alla votazione su una mozione che riteniamo sbagliata e pericolosa. Per più di una ragione. La magistratura ha acceso i riflettori sulla Lombarda e sulle vicende della riforma dello Statuto. Non è stata una nostra iniziativa, ma non possiamo non rispettare il lavoro dei giudici che stanno valutando decisioni assunte dal Direttivo e dall'Assemblea, cioè da tutti noi. Forzare di nuovo le norme mentre è pendente un giudizio potrebbe apparire solo come una stupida e arrogante provocazione. Se dovesse arrivare una condanna, i costi per la prima consultazione sullo Statuto e quelli per una eventuale nuova a chi vogliamo attribuirli se non all'incapacità di chi ha gestito tutto? E non costituirebbero uno spreco dei soldi dei colleghi in un momento di crisi, per di più neppure giustificati dal rispetto legale del nostro Statuto ma solo dalla leggerezza con cui si sono assunte decisioni e procedure?


Quattro anni fa la mozione approvata non rinviava semplicemente il voto, ma soprattutto vincolava a portare a termine la riforma dello Statuto nell'arco di un anno, da sottoporre regolarmente al giudizio dei soci in contemporanea con le elezioni per evitare le spese di una ulteriore consultazione: nulla è stato fatto. Se si sono spesi soldi per il referendum online, e se oggi siamo chiamati a rispettare lo Statuto con elezioni immediate, e comunque tardive, oppure a infrangere nuovamente lo Statuto con un rinvio, è per l'incapacità e la leggerezza di chi, nel 2014, era evidentemente troppo impegnato nella lunga campagna elettorale e nel tessere accordi sottobanco per rispettare le volontà di questa Assemblea. Perché fidarci una seconda volta?


Il bilancio di tre anni di gestione dell'attuale maggioranza è disastroso, per usare un eufemismo. Disastroso da tutti i punti di vista. Sul fronte delle vertenze, una débâcle senza precedenti: colleghi licenziati collettivamente o singolarmente senza alcuna battaglia vera in loro difesa da parte del sindacato, aziende che hanno impunemente potuto trasferire intere attività all'estero, giornalisti compresi, testate che hanno visto azzerare le redazioni ma continuano a uscire con il lavoro dei service senza che il sindacato abbia saputo o voluto reagire. Senza parlare dei freelance, con un dipartimento che in tre anni è stato riunito sì e no un paio di volte. Eppure, da qualche settimana, con meraviglioso tempismo rispetto al pericolo di venir chiamati a elezioni e di perdere le poltrone, abbiamo osservato un notevole e scomposto attivismo con manifestazioni, comunicati e dichiarazioni (ma sempre senza disturbare veramente gli editori). Sul fronte dell'immagine, basti per tutti lo sfratto per morosità prolungata e conclamata del Circolo della Stampa, frutto della presunzione di poter risolvere tutto da soli e nell'ombra, nella pervicace convinzione di avere innate qualità manageriali. Vicenda peraltro non ancora terminata ma su cui è caduto un silenzio assordante e in merito alla quale non si riesce a ottenere risposte chiare e trasparenti neppure all'interno del Direttivo. Sul fronte economico, la situazione dei conti della Lombarda è in peggioramento e proprio le vicende del default della Srl Circolo della Stampa potrebbe compromettere del tutto la solidità dell'Associazione, con potenziali riflessi negativi anche sui dipendenti. Sul fronte politico, si assiste a un appiattimento pericoloso della presidenza della Lombarda sulla linea inconcludente della maggioranza Fnsi, che ha approvato la iniqua, pesante e inutile riforma Inpgi delle nostre pensioni, che ha messo le mani sulla Casagit con effetti negativi che già si intravedono, come sul disimpegno sull'assistenza ai giornalisti non autosufficienti, e che ha da due anni un rinnovo contrattuale aperto con trattative mai avviate e annuncia ora una stagione di conflittualità contro quegli editori a cui si è supinamente prostrata. Un esempio di questi giorni è quello del Fondo ex fissa e di una "soluzione" di abbattimento dei crediti ancora avvolta nell'incertezza e nella assoluta mancanza di trasparenza, vicenda che non riguarda - come la propaganda fa credere - solo 2 mila colleghi pensionati (che già sarebbero tanti!), ma almeno altri 5.500 colleghi ancora in attività: 7.500 giornalisti in tutta Italia, di cui una fetta importante in Lombardia, da sempre capitale dell'editoria nazionale. Fetta percentualmente ancora più importante se si considera che i colleghi della Rai sono esclusi dai ritardi e dalle insolvenze del Fondo ex Fissa perché la ricevono dall'azienda al momento del pensionamento. Nonostante, dunque, comprendiamo le preoccupazioni di un aggravio dei costi elettorali, non vogliamo e non possiamo renderci partecipi e complici di una forzatura dello Statuto e del mantenimento di un assetto di gestione e di potere che tanta responsabilità ha nelle vicende più drammatiche della crisi del giornalismo lombardo negli ultimi tre anni. Un gruppo che governa la Lombarda forte di una maggioranza massiccia di 24 consiglieri su 30 del Direttivo e che attribuisce, con sprezzo del ridicolo, alla minoranza di 6 consiglieri la responsabilità delle continue mancanze di numero legale nelle riunioni. Costa di più spendere 35-40 mila euro, oppure continuare ad affidarci a questo vertice e a non difendere con capacità e determinazione migliaia di colleghi, per ritrovarci tra un anno con altre decine di giornalisti lombardi licenziati e disoccupati? Scegliere oggi di rinviare le elezioni, con motivazioni populiste e demagogiche, è la strada più facile. Probabilmente, però, non sarà la più indolore. E rischia di trasformarsi, alla fine, nella più costosa.Se questa assemblea, dopo la nostra uscita dalla sala, dovesse comunque decidere - a proprio rischio e pericolo - per il rinvio delle elezioni, noi chiediamo, anzi pretendiamo, che da oggi pomeriggio e fino al termine della consiliatura ogni decisione passi dal Direttivo, come del resto previsto dallo Statuto: dalle singole vertenze sindacali alle posizioni che dovranno essere assunte in sede nazionale su trattative e rinnovi contrattuali, dalle valutazioni su materie di previdenza e di salute dei giornalisti alle possibili vertenze che si discutono in tribunale, in particolare quelle che hanno riflessi economici sul patrimonio della Lombarda e sulla sostenibilità attuale e futura dei suoi conti. Lo chiediamo e lo pretenderemo con ogni mezzo consentito dalle leggi dello Stato e dallo Statuto del nostro sindacato. In ogni caso, da questo momento saremo attenti e ancora più vigili sulle attività della presidenza e della maggioranza della Lombarda. E denunceremo con forza instancabile e rigore puntuale qualsiasi incapacità, mancanza, furbizia e sotterfugio messi in pratica ai danni dei giornalisti lombardi da chi avrebbe il compito di difenderli e tutelarli.





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