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Stampa

14,15 e 16.1.2018. TRE GIORNI DI DIBATTITO SULLA DEONTOLOGIA DEI GIORNALISTI. - A/"Appello all'Ordine. Punite le balle non le opinioni dei giornalisti". - editoriale di PIETRO SENALDI/direttore responsabile di Libero - B/"Le impronte digitali" - editoriale di ALESSANDRO SALLUSTI/direttore responsabile de Il Giornale - C./COMUNICATO STAMPA/ALESSANDRO GALIMBERTI presidente dell’Ordine lombardo dei Giornalisti: "Fuori luogo le pressioni sul Consiglio di disciplina non ancora costituito, oltremodo scorretti i solleciti ad personam".


A/15.1.2018 - Paolo Colonnello è un consumato e, nel suo giro, apprezzato cronista. Già lavorava quando io avevo ancora le braghe corte ed è da decenni il giudiziarista principe della Stampa presso la famigerata Procura di Milano. Non incidentalmente, è anche il capo del tribunale che giudica l' etica dei giornalisti lombardi, ai quali appartengo. Benché qualche mese fa mi abbia condannato in quanto direttore di Libero per il titolo «Patata Bollente» riferito alle traversie romane della Raggi, non ho nulla contro di lui; anzi, mi basta sentire il suo cognome per mettermi sull' attenti.  Mi ha molto consolato di recente il fatto che non sono l' unica vittima del Colonnello e neppure la più eccellente. Sulla Stampa di sabato infatti, l' autorità morale della nostra categoria firmava un articolo a sostegno dell' apertura del giornale, la quale asseriva che è in corso un' indagine per riciclaggio sulla vendita del Milan ai cinesi da parte di Berlusconi. La tesi è che il Cavaliere con l' operazione avrebbe ripulito e fatto rientrare nelle sue tasche soldi sporchi. Colonnello ha cesellato un pezzo in cui ripercorreva le disavventure di Berlusconi con i pm e ironizzava sul fatto che, quando essi fanno esplodere un' inchiesta su politici impegnati in campagna elettorale, magari per fatti di molti mesi prima, gli indagati, chissà come mai, se ne hanno a male e parlano di giustizia a orologeria.
Tutto già visto; senonché la procura ha violentemente smentito l' inchiesta, della cui esistenza a tutt' oggi non emergono prove. Peccato per gli autori dello scoop. Ma tutti possono sbagliare Dei guai del Milan, di Berlusconi e della stampa, con la «s» minuscola o maiuscola, poco mi importa. Quel che mi preme è porre una questione al mio censore.  Dall' islam, agli immigrati, alla pubblicazione di verbali crudi, ai titoli goliardici e irridenti, che sono il nostro marchio di fabbrica con tutti, non solo con la Raggi, Libero viene costantemente ripreso dall' Ordine. Abbiamo un abbonamento ai processi deontologici. Ma tutti sempre e solo per le opinioni e i giudizi che esprimiamo. Mai perché abbiamo scritto una panzana o ci siamo inventati inchieste, dossier o notizie inesistenti però funzionali a danneggiare chi non ci piace o a favorire chi ci garba.  Non è bello porre limiti alla libertà di stampa. Però, se proprio devono essere messi, essi dovrebbero riguardare la veridicità dei fatti, non la soggettività delle opinioni, perché il giudizio sulle idee e sempre inquinato dall' ideologia di chi lo esprime. A suo tempo, sostenni che in italiano, come spiega lo Zanichelli, patata bollente significa grana e nessuno ha mai usato questa espressione per insinuare che una donna sia di facili costumi. Ci sono mille altri modi per dirlo, non quello. Non così la pensavano Colonnello e le sue marescialle, che nell' espressione vedevano solo allusioni sessuali, benché le critiche alla Raggi siano tutte per ciò che non fa come sindaco anziché per quanto fa nella vita privata.  Così venni condannato, per le loro opinioni e non per la mia.  Diversa è la storia dell' inchiesta che coinvolgerebbe Berlusconi sulla vendita del Milan. Essa o c' è, oggi, quando è stata data, o non c' è, e il fatto che ci possa essere un domani non sanerebbe la falsità della notizia oggi. Non invochiamo un' autorità etica superiore a Colonnello, che possa giudicare lui e il suo collega scoopista e scooppettaro (non sono allusioni sessuali, beninteso). Ci chiediamo però se, qualora, magari anche in buone fede, scoprisse di aver avallato una fake news proprio dalle colonne del quotidiano che ha fatto della battaglia contro le balle una bandiera, il nostro Colonnello si comporterebbe come un altro ufficiale d' altri tempi, Muzio Scevola. In missione per il Senato, l' aristocratico romano pugnalò la persona sbagliata e si punì mettendo sul fuoco la mano che commise l' errore. Così passò alla storia, come passerebbe alla storia del giornalismo Colonnello se, anziché continuare a scrivere, gettasse la penna e lo imitasse.  Siamo convinti che, per tutelare il lettore e la categoria, l' Ordine dovrebbe fare la guerra alle notizie inventate, non alle opinioni politicamente scorrette. A fare male al giornalismo sono le balle che racconta e le campagne che conduce al servizio del potere, non i giudizi controcorrente di cui è ancora talvolta capace. - PIETRO SENALDI/direttore responsabile di Libero



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B/14/1/2018 - Le impronte digitali - di ALESSANDRO SALLUSTI/direttore Il Giornale -  TESTO IN https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=24327





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C/16.1.2018 - COMUNICATO STAMPA. ALESSANDRO GALIMBERTI PRESIDENTE dell’Ordine lombardo dei Giornalisti: "Fuori luogo le


pressioni sul Consiglio di disciplina non ancora costituito, oltremodo scorretti i solleciti ad personam".  - Milano.  “Il Consiglio di disciplina dell’Ordine lombardo dei giornalisti non è stato ancora formalmente costituito, pertanto ogni elucubrazione sul suo funzionamento e sulla sua struttura organizzativa nonché sui suoi responsabili è, quanto meno, prematura e fuori luogo” . Lo afferma il presidente dell'Ogl, Alessandro Galimberti, a margine di alcuni editoriali pubblicati negli ultimi giorni circa la notizia di una presunta indagine della Gdf sulla vendita del Milan e che hanno chiamato in causa il Consiglio di Disciplina Lombardo. L’indicare con nome e cognome un collega qualificandolo come “presidente” (o, in alternativa, “capo”) del “Tribunale dei giornalisti lombardi” e sollecitandolo ad  assumere decisioni e iniziative in proposito in relazione non alla sua attività disciplinare ma a quella strettamente professionale, è scorretto sotto ogni punto di vista e soprattutto, ad oggi, rappresenta una pressione sfornita di ogni presupposto di fatto e di diritto. La prima seduta del nuovo Consiglio di disciplina, che dovrà tra l’altro ratificare la composizione indicata dal presidente del Tribunale di Milano – come prevede la legge – e la sua struttura organizzativa interna, avrà luogo il prossimo 25 gennaio. (www.odg.mi.it )






 


 





 





 



 



 


 


 


 


 


 


 


 






 






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