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Giovannino Russo nel ricordo commosso di Filippo Senatore.


27.9.2017 - Mi telefona Corrado Stajano. Ci siamo sentiti un’ora prima per il reciproco scambio d’auguri del giorno prima. Siamo nati lo stesso giorno di anni diversi. Questa volta la voce è affranta e spezzata: Giovannino Russo  è morto. Dovrei scrivere il coccodrillo. Mi fido solo di te che lo hai conosciuto. Cerco di ricordare il momento del sorgere di una amicizia. Giovannino chiamava in via Solferino con la cantilena garbata ma impaziente: “Sono Giovanni Russo”. Gradiva celerità ma lui era troppo preciso e noi tempestivi archivisti pronti a ricercare i desiderata. Il direttore del Quotidiano della Calabria Matteo Cosenza, mi fece scrivere delle grandi inchieste sulla Calabria, da Berenson a Bocca. Poi decise l’intervista a Giovanni Russo. Parlammo al telefono due ore della sua inchiesta degli anni 60pubblicata a puntate sul Corriere della Sera. Russo era velocissimo nel rievocare quegli anni con lo sguardo rivolto al presente. Glimandai il pezzo pubblicato e mi chiese una gentilezza. Trovare tutti i suoi pezzi che riguardassero la Calabria. C’era abbastanza materialeda scrivere un libro. Da grande inviato del Mondo di Pannunzio al Corriere  della Sera Russo vedeva la Calabria con l’occhio di sociologo, economista e fustigatore dei politicanti. Polemista delle scuola di Ernesto Rossi non risparmiò frecciate ai piani economici faraonici che si tradussero in saccheggio del territorio durante il corso di un cinquantennio. Rubbettino pubblicò il tutto e Russo mi ringraziò nelle note. Presentammo il suo libro a Milano con Arturo Colombo e Francesco Cevasco. Poi lo raggiunsi a Torino alla Fiera del Libro. Presentava Paolo Mieli Mieli. Aveva tanti progetti di raccogliere le interviste a personaggi internazionalida De Gaulle a Cuomo. Una malattia inesorabile il Parkinson tarpò le sue ali. Lo andai a trovare nella sua casa romana. Bloccato su una carrozzella all’ultimo piano senza ascensore sommerso da libri bozzetti  diMaccari e ricordi di Carlo Levi ed Ennio Flaiano. Tre mesi fa mi chiamò al telefono con una vocina flebile ma affettuosa come di un papà che voleva lasciare un saluto prima di partire. Ciao amico fraterno!  FILIPPO SENATORE






 


 





 





 






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