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"7" scrive oggi che il leggendario direttore amministrativo, che aveva fatto grande il Corsera, lasciò via Solferino "in sordina", trasferendosi in Svizzera. In verità fu cacciato perché non era iscritto al Pnf (Partito nazionale fascista). Ripubblichiamo l'articolo di Vito Soavi, che ricostruisce quella pagina della storia del quotidiano milanese.
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Tabloid n. 10/2001 svela un retroscena nella vita del primo quotidiano italiano. Roberto Farinacci: "O ti iscrivi al Fascio o te ne vai!". E Balzan abbandonò via Solferino. Era il 1933. Cinque anni dopo, il ras di Cremona chiese ai Crespi la testa di Claudio Soavi. La colpa? Era ebreo.

di Vito Soavi


Con la delibera della Giunta del Comune di Milano di dedicare una strada cittadina ad Eugenio Balzan si riempie una inspiegabile lacuna di oblio nei riguardi di un personaggio che, con Luigi Albertini, contribuì a fare del Corriere della Sera il più prestigioso e diffuso quotidiano italiano. Se Balzan ha percorso nel suo Corriere una lunga, straordinaria carriera, se è riuscito poi a formare un cospicuo patrimonio che alla sua scomparsa, nel 1953, ha consentito a sua figlia Lina di istituire la Fondazione Internazionale intitolata a suo nome, attorno a questo personaggio si avverte però una sensazione di riserbo, forse a causa di alcuni dubbi sui motivi che lo indussero, nel 1933, a troncare la sua straordinaria attività ed a trasferirsi in Svizzera. Anche Renata Broggini, attenta ed appassionata autrice del libro sulla vita di Balzan, non ha approfondito questo argomento perché, mi diceva, non aveva rinvenuto, nella sua ricerca, documenti sicuri, ma solo fonti poco attendibili e, purtroppo, qualche maligno pettegolezzo. Ma la verità è ben altra.  La partita fu allora giocata dal gerarca di Cremona Roberto Farinacci, patron del quotidiano Regime Fascista e come tale tenace "concorrente" del Corriere. Già nel 1925 Farinacci aveva scoperto che il contratto che legava gli Albertini ai fratelli Crespi, editori di maggioranza, non era mai stato registrato; segnalò la cosa a Mussolini che ne chiese ed ottenne la recessione; ma per fascistizzare completamente il Corriere vi era ancora un ostacolo: Eugenio Balzan. Balzan, antifascista, sopportò a lungo l'aperta ed ostile oppressione del regime al solo scopo di conservare l'indipendenza del suo giornale. Dovette però arrendersi, nel 1933, quando gli fu posto un aut aut, ancora da Farinacci: "O ti iscrivi al Fascio o te ne vai!". Scelse la seconda alternativa, abbandonò l'incarico ed espatriò in Svizzera. Ho vissuto, personalmente in famiglia, questa drammatica vicenda, perché mio padre, Claudio Soavi, per incarico dei fratelli Crespi, fu suo diretto collaboratore al Corriere dal 1928 al 1933, quando appunto, su designazione di Balzan stesso, ne divenne successore. Per inciso, mio padre assolse questo incarico fino al 1938 quando, per le leggi razziali, ricevette il benservito dalla proprietà su suggerimento ancora una volta di Roberto Farinacci, proprio il giorno dopo una visita ufficiale dello stesso in via Solferino dove ...lo abbracciò davanti alle maestranze. I1 ruolo di Roberto Farinacci nella vita del Corriere della Sera: ecco un pezzetto di cronaca che non era mai venuto a galla e che, dopo tanti anni è giusto che emerga. (TESTO IN http://www.odg.mi.it/node/31375)   -  data 1 ottobre 2001.



 



 



 







 



 



 






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