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PUBBLICISTA COSTRETTO A RIVELARE IN AULA LA FONTE DELLE SUE NOTIZIE. Il Tribunale di Siena bolla la critica dell'Ordine nazionale dei Giornalisti come "ingiustificata e lesiva della dignità professionale del magistrato che ha presieduto l’udienza e dell’immagine dell’Ufficio". La reazione dell'Ordine: "La Corte europea dei diritti dell'Uomo ha chiarito che in base all'articolo 10 della Convenzione europea il giornalista ha il diritto di non svelare la fonte, sottolineando che non si tratta di un privilegio ma di un aspetto essenziale per assicurare la libertà di stampa e il diritto della collettività a ricevere informazioni. La Cedu non ha distinto tra categorie di giornalisti". Franco Abruzzo: "Il Tribunale di Siena ha disapplicato non solo un giudicato della Cassazione quant'anche i giudicati della Corte costituzionale e del Consiglio d'Europa, che impongono il rispetto delle sentenze di Strasburgo da parte dei magistrati nazionali" (si legga in coda)


Roma, 2 marzo 2017. Il Tribunale di Siena ritiene "ingiustificata e lesiva della dignità professionale del magistrato che ha presieduto l'udienza e dell'immagine dell'ufficio l'affermazione contenuta nella nota dell'Ordine dei giornalisti", affermano in una nota il presidente della sezione penale, Luciano Costantini, e il presidente del Tribunale, Roberto Carrelli Palombi. L’Odg nazionale aveva manifestato sconcerto per  quanto accaduto nel corso di un'udienza dove un giornalista, Augusto Mattioli, citato come teste, era stato costretto a rivelare la sua fonte perché, essendo pubblicista, non poteva valersi del segreto professionale. "Il giornalista ha testimoniato, scrivono i due magistrati, essendo stata riconosciuta la sussistenza di ragioni ostative al  riconoscimento del segreto", specificando che "da un lato la considerazione che l'informazione circa il nominativo della fonte non era più segreta, per averla lo stesso giornalista riferita informalmente ad un ufficiale di polizia giudiziaria" e che, "da un altro lato la qualifica di pubblicista che, per espresso disposto normativo, in mancanza di un intervento del legislatore che appare senz'altro auspicabile anche per evitare spiacevoli situazioni come quella attenzionata dall'Ordine dei giornalisti, non lo abilita a valersi del segreto professionale riconosciuto solo in favore del giornalista professionista". "tanto si doveva per ristabilire la verità dei fatti anche a fronte di notizie apparse sulla stampache fanno pure riferimento ad un 'attacco deliberato alla libertà di stampa'", conclude il Tribunale di Siena.


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E’ doveroso riportare quel che scrivono i due magistrati anche per eliminare ogni possibilità di equivoco. Nessuno all’Odg intendeva mettere in discussione la professionalità di singoli o ledere la dignità di un magistrato o di un intero ufficio. L’Ordine dei giornalisti non agisce in questo modo. Ma sarà consentito, è auspicabile, manifestare dissenso e preoccupazione per una decisione che contrasta con altra, assunta appena cinque giorni prima, a Caltanissetta, in linea con precedenti sentenze di altri giudici che hanno ritenuto possibile “una interpretazione estensiva della norma” sul segreto professionale. Decisioni in linea con quanto stabilito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in più pronunce.Sin dalla sentenza Goodwin,  la CEDU ha chiarito che in base all'articolo 10 della Convenzione europea il giornalista ha il diritto di non svelare la fonte, sottolineando che non si tratta di un privilegio ma di un aspetto essenziale per assicurare la libertà di stampa e il diritto della collettività a ricevere informazioni. La Corte non ha distinto tra categorie di giornalisti e non ha condizionato il godimento di taluni diritti del giornalista a un suo particolare status nell’ordinamento nazionale (si vedano, seppure sotto un profilo diverso, anche la sentenza Riolo contro l’Italia e sulla tutela delle fonti le pronunce  Nagla contro Lettonia nonché Tillack contro Belgio).


A ciò si aggiunga il rango delle norme convenzionali come interpretate da Strasburgo che, in base alla sentenze della Corte costituzionale n. 348 e n. 349/2007 hanno natura subcostituzionale e, quindi, nel caso in cui il giudice nazionale ravvisi una non conformità delle norme interne con quelle convenzionali come interpretate dalla Corte dovrebbe sollevare la questione di costituzionalità, nel caso specifico, per contrasto dell’art. 200 c.p.p. con l’art. 117 della Costituzione.


Condivisibile, apprezzabile anzi, è il richiamo che i due magistrati fanno al legislatore perché affronti la questione prendendo atto che ormai, se mai ci sono state, nella vita professionale pratica non c’è alcuna differenza di elenco, responsabilità, dovere e diritti tra i giornalisti impegnati a garantire ai cittadini una informazione libera. (www.odg.it)


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24.2.2017 - GIORNALISTI. ODG: "LEGITTIMO PER TUTTI I GIORNALISTI (CITTADINI EUROPEI) IL RIFIUTO DI RIVELARE LE FONTI". PUBBLICISTA OBBLIGATO A PARLARE DA UN GIUDICE SENESE, CHE NON CONOSCE LE SENTENZE DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO. "PARLAMENTO CHIARISCA". La Convenzione e la Corte europea dei diritti dell’uomo ampliano il diritto di cronaca (“dare e ricevere notizie”) e proteggono il segreto professionale dei giornalisti. Il giudice nazionale deve tener conto delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo ai fini della decisione, anche in corso di causa, con effetti immediati e assimilabili al giudicato: è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 19985 del 30/9/2011. (IN CODA UNA RICERCA DI FRANCO ABRUZZO). - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=22757








17.2.2017 - SEGRETO PROFESSIONALE. Rese note le motivazioni dei giudici di Caltanissetta. Non esiste differenza tra giornalisti professionisti e pubblicisti - ASSOLUZIONE DEI GIORNALISTI ENNESI TROVATO E MARTORANA. UNCI: "E’ SENTENZA STORICA". (Franco Abruzzo: "L'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo in tema di segreto professionale offre la medesima tutela a tutti i i giornalisti in quanto cittadini europei. Non capisco l'entusiasmo per questa ovvia sentenza che ha stabilito un principio fissato dalla Cedu nel 1996 con la sentenza Goodwin"). - (la si puà leggere IN CODA) - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=22708




 



 



 






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