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Conti sballati. La Cassa dei giornalisti - Strani giri, perdite e zero offerte: l' Inpgi e il buco del mattone. L' istituto deve cedere metà del patrimonio e ridurre il deficit. Finora ci ha rimesso o ha arricchito altri, come Scarpellini. IN CODA/Immobili Enasarco: guerra da 300 milioni (Giorgio Meletti - Scontro nella Cassa degli agenti di commercio sui palazzi in gestione al Gruppo Sorgente-Inpgi tra i quotisti del fondo Michelangelo/2).

di Luciano Cerasa/ilfattoquotidiano


4.2.2017 - Molto distratto con gli immobiliaristi alla Sergio Scarpellini e a muso duro invece con i propri inquilini, che dopo aver pagato per anni fitti "di mercato" devono ora decidere in fretta e furia se acquistare le abitazioni a prezzi decisamente al di sopra della media o essere sfrattati dal futuro acquirente. L'Inpgi, l'istituto di previdenza dei giornalisti, sta cercando di vendere il suo cospicuo patrimonio immobiliare, valutato 1,3 miliardi, per arginare le falle di un bilancio fallimentare che lo sta portando a finire nelle braccia dell'Inps con tutti i suoi 59 mila iscritti. Tra entrate e uscite accumula perdite al ritmo di 134 milioni l'anno. L'evasione contributiva dilaga. Gli editori sono riusciti a scaricare molti dei costi delle crisi aziendali - vere, fasulle o evitabili - sull'Inpgi, come ha evidenziato il Fatto nell'inchiesta sulle presunte truffe ai danni dello Stato e degli istituti di previdenza.
Dal 2009 gravano sulle casse dell'Inpgi quasi mille nuovi prepensionamenti e altri 380 sono in attesa di essere perfezionati. Dai ministeri competenti ancora non arriva l'ok alla riforma taglia-spese dell'istituto, che inasprisce gli accessi alla pensione e introduce un prelievo straordinario sulle pensioni oltre i 38 mila euro lordi. Nessuno sa però se le misure basteranno a rimettere la gestione in pareggio nei prossimi anni. Per la Corte dei conti a questi ritmi il patrimonio si azzererà nel 2030.
La gestione immobiliare dell'Inpgi si è guadagnata poche settimane fa l' onore delle cronache a seguito delle poco edificanti vicende intorno a un palazzo di proprietà a Roma, venute a galla perché dato in affitto all'immobiliarista Sergio Scarpellini, il presunto corruttore - secondo la Procura di Roma - dell'ex capo del personale del Campidoglio, Raffaele Marra. Lo stabile di Largo Loria, 10 piani di uffici per 12 mila metri quadri è la più grande proprietà immobiliare dell'Inpgi. Secondo quanto ricostruito da Pierluigi Franz in qualità di revisore dell' Istituto di previdenza dei giornalisti - che ha presentato dall' agosto 2015 ripetuti esposti alle autorità di controllo finora rimasti incredibilmente inascoltati - è stato affittato fino al 2005 all'Enel a 1,8 milioni di euro l' anno. Rimasto sfitto è stato poi riallocato fino al 2027 a una società del gruppo Scarpellini a 2,1 milioni, con la possibilità di subaffittarlo. Diritto immediatamente esercitato dal costruttore, che rigira l' immobile al Comune di Roma per 9 milioni 190.833 euro l' anno con un profitto che sfiora il 400%.
Franz segnala che l' immobile era stato offerto in precedenza anche al Campidoglio - già in passato affittuario dell' Inpgi in un palazzo sul Lungotevere - al canone pagato dall'Enel, ma i funzionari capitolini non avevano mostrato interesse. Nel 2013 arriva la disdetta del Comune, dopo la denuncia di un gruppo di consiglieri grillini, tra cui Virginia Raggi. In 8 anni, Scarpellini ha incassato 71 milioni, il doppio del valore iscritto in bilancio, senza che nessuno all'Inpgi abbia trovato nulla da denunciare alle autorità. Il palazzo di Largo Loria è ancora vuoto. Qualche giorno fa hanno provato a occuparlo e un agente di polizia, caduto da un ballatoio, è finito all'ospedale in codice rosso.
Per frenare l'emorragia dello squilibrio di gestione corrente l'Istituto ha deciso a giugno di vendere il 50% del patrimonio immobiliare in 4 tranche. La prima, che dovrebbe portare in cassa i primi 200 milioni, è stata offerta a 600 degli attuali inquilini, ma in sei mesi non è stato venduto neppure un appartamento. "La valutazione degli immobili è poco trasparente, esagerata e calcolata in modo approssimativo - dice il presidente del sindacato degli inquilini Inpgi, Corrado Giustiniani - abbiamo chiesto di prendere a riferimento i prezzi di mercato medi fissati dall'Agenzia delle Entrate, su cui praticare uno sconto del 30% come è stato fatto in tutte le grandi vendite frazionate".
Il patrimonio immobiliare dell'Inpgi è stato trasferito dal 2014 al fondo "Giovanni Amendola" di proprietà dell'Istituto, che a sua volta l'ha dato in gestione alla "Investire immobiliare Sgr" una società privata di proprietà della banca Finnat della famiglia Nattino.
Il presidente dell'istituto finanziario, Gianpietro Nattino, è finito l'anno scorso in un'indagine condotta dagli investigatori finanziari vaticani relativa a un "eventuale riciclaggio di denaro, insider trading e manipolazione del mercato" in cui sarebbe stata utilizzata l'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio della Santa Sede che gestisce finanze e immobili. La Sgr Investire è anche ben nota a migliaia di piccoli risparmiatori "traditi" dalle performance fallimentari di 4 fondi immobiliari collocati a partire dal 2005 dagli uffici postali. Due di quei fondi, Irs-Invest Real Security e Obelisco, sono gestiti proprio da Sgr Investire. "In quel caso hanno venduto in blocco immobili cielo-terra a un non meglio precisato "investitore internazionale" con sconti fino e oltre l'80% rispetto alle valutazioni fatte dall'"esperto indipendente" tre mesi prima: anche l'"esperto" è lo stesso del fondo Inpgi?", chiede polemicamente per il comitato giornalisti inquilini Pierangelo Maurizio, consigliere della Federazione della stampa, che dietro il rifiuto opposto alla richiesta di rivedere i prezzi di vendita delle case, intravede possibili speculazioni future.
Intanto nei giorni scorsi un immobile uso ufficio dell' Inpgi, nella centralissima via Parigi a Roma, è stato venduto a 3,8 milioni, contro i 9,5 di valore a bilancio.


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PREVIDENZA - Immobili Enasarco, guerra da 300 milioni -


Il guaio - Scontro nella Cassa degli agenti di commercio sui palazzi in gestione al Gruppo Sorgente, che punta a evitare un potenziale salasso da 200 milioni (più 120 di penali).  Inpgi tra i quotisti del fondo Michelangelo/2


- di Giorgio Meletti/ilfattoquotidiano


4.2.2017 - L' Enasarco, ente previdenziale degli agenti di commercio, è di nuovo nella tempesta per colpa degli immobili. Dieci anni fa fu travolto dallo scandalo per presunte mazzette dell'immobiliarista Stefano Ricucci che portarono all'arresto del presidente Donato Porreca e del presidente della Confcommercio Sergio Billè. I due furono condannati a tre anni in primo grado, poi scattò la prescrizione. Oggi c'è una spaccatura all'interno del consiglio d' amministrazione per colpa dei rapporti con il gruppo Sorgente, che fa capo a Valter Mainetti.


 Giovedì scorso il cda ha deciso a maggioranza l'apertura di un "tavolo di valutazione" con Sorgente per rivedere un importante contratto firmato meno di un anno fa da Mainetti e dall'allora presidente di Enasarco Brunetto Boco. Il quale a giugno scorso ha lasciato il posto a Gianroberto Costa rimanendo consigliere d'amministrazione. È stato Boco a partire all'attacco, lasciando capire che si rivolgerà alla Covip (l'autorità di vigilanza sui fondi pensione) e alla Corte dei Cont: "Quella delibera è un grave danno alla Fondazione e non ritengo esaurito il mio dovere con il voto contrario, intraprenderò tutte le azioni a salvaguardia dell'interesse dell'Enasarco", dice. In ballo ci sono 300 milioni di euro.


Il caso Enasarco può essere considerato esemplare delle difficoltà degli enti previdenziali con le gestioni dei fondi immobiliari. L'ente ha 430 milioni investiti nei fondi immobiliari Megas e Michelangelo 2, gestiti da Sorgente Sgr. A un certo punto decide che la gestione Sorgente è insoddisfacente: secondo il direttore finanziario Roberto Lamonica i due fondi rendono poco e il gestore manifesta "attitudine a non rispettare i regolamenti".


In più vengono rilevate operazioni con parti correlate, cioè la Sgr paga con i soldi dei fondi prestazioni ad altre società del gruppo Sorgente. Nella sostanza si rileva che nel periodo 2001-2015 i fondi gestiti da Sorgente di cui Enasarco è quotista hanno reso mediamente il 2,5 per cento all'anno, contro il 4,8 per cento del mercato. Un terzo delle unità immobiliari dei fondi gestiti da Sorgente risultano sfitte, anche se in un palazzo di Roma, nota Lamonica nella corrispondenza interna, locali ufficialmente sfitti sono risultati in uso a Sorgente.


L'8 agosto 2015 il cda di Enasarco revoca la gestione a Sorgente Sgr. Inizia la serrata trattativa che porta alla firma di una sorta di transazione il 10 marzo 2016. L'ente previdenziale non revoca più il mandato di gestione e Sorgente si impegna a una serie di azioni riparatorie. Tra queste c'è la riduzione della commissione di gestione per il fondo Michelangelo 2, dall' 1,5 per cento all'0,7 per cento, attuata in modo curioso: siccome tra i quotisti del fondo ci sono anche l'ente previdenziale dei medici (Enpam), quello dei giornalisti (Inpgi) e la Banca popolare di Bari, Sorgente non cambia il tariffario ma si impegna a retrocedere solo a Enasarco lo 0,8 per cento dal 2015.


 A maggio 2016 Enasarco scrive a Sorgente eccependo che gran parte degli impegni presi due mesi prima sono rimasti disattesi. Sorgente risponde manifestando stupore e disappunto e inizia un nuovo braccio di ferro. A giugno Boco termina il suo mandato e Costa gli succede come presidente.


Sorgente inizia il pressing, eccependo che quattro mesi prima ha firmato un accordo "che ha imposto alla gestione una serie di vincoli e adempimenti che hanno notevolmente complicato i processi operativi e spesso rallentato le attività, determinando un forte innalzamento dei costi di controllo e talora una perdita di opportunità profittevoli". Entrano in gioco gli avvocati. Enasarco liquida il noto studio Tonucci di Roma, che aveva battagliato per anni con Sorgente. E ingaggia l' avvocato romano Andrea Di Porto. Si arriva alla decisione del "tavolo di valutazione". Per Boco vuol dire rinunciare al contratto di marzo 2016, con grave danno per l' Enasarco che valuterà se rivolersi alla Corte dei Conti.


 L'ex presidente denuncia in cda che finora le inadempienze avrebbero fatto maturare a carico di Sorgente Sgr penali per 120 milioni che Enasarco non pretende. Costa spiega al Fatto che queste penali "bisogna vedere se sono dovute".


Sorgente si era impegnata a vendere immobili dei due fondi Mega e Michelangelo 2 per 197 milioni, impegnandosi, se non avesse trovato acquirenti, a rilevarli lei. Le operazioni dovevano portare entro il prossimo 10 marzo circa 180 milioni nelle casse di Enasarco. Con il "tavolo di valutazione" saltano tutte le scadenze, o così teme Boco. Costa replica che vendere oggi "forse non conviene più perché in America i prezzi del mattone crescono". Il suo obiettivo, dice, è "mettere in sicurezza il patrimonio di Enasarco" rispetto al rischio di un contenzioso giudiziario. Sorgente però non ha ancora fatto causa, e neppure l'ha minacciata formalmente, per contestare le clausole di un contratto che ha liberamente firmato dieci mesi fa.


Il 18 gennaio Lamonica, il direttore finanziario che ha fatto vedere i sorci verdi agli uomini di Sorgente per difendere il fondo pensioni degli agenti di commercio che lo stipendiava (primo direttore finanziario nella storia di Enasarco), è stato licenziato.


Alla domanda se ci sia un legame tra la vicenda Sorgente e il licenziamento di Lamonica Costa replica con il no comment. "C' è una causa in corso, non posso parlare". A dieci anni dallo scandalo della corruzione immobiliare che travolse l' Enasarco si replica uno spettacolo triste.


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