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Le aziende editoriali sono tenute a pagare il contributo integrativo del 2% dei compensi ai collaboratori iscritti alla gestione separata dell’Inpgi, come ha ribadito la circolare esplicativa n. 2 del 21 febbraio 2013 dell’Ente previdenziale, che richiama il dlgs n. 103/1996. Lo ha stabilito il Tribunale del Lavoro di Milano (sentenza n. 2143/2016 del giudice Giulia Dossi) nella vertenza sollevata da Sebastiano Grasso contro la Rcs-Corriere della Sera.


28.12.2016 - Le aziende editoriali sono tenute a pagare il contributo integrativo del 2% dei compensi ai collaboratori iscritti alla gestione separata dell’Inpgi, come ha ribadito la circolare esplicativa n. 2 del 21 febbraio 2013 dell’Ente previdenziale, che richiama il d.lgs del 10 febbraio 1996, n. 103. Contributo che, fra l’altro, viene anticipato di tasca propria dai giornalisti all’Inpgi.



Lo ha stabilitoil Tribunale del Lavoro di Milano (sentenza n. 2143/2016 del giudice Giulia Dossi) nella vertenza sollevata da Sebastiano Grasso (con l’avvocato Biagio Cartillone) contro la Rcs-Corriere della Sera (difesa dallo studio dell’avvocato Salvatore Trifirò).  Il giudice ha anche condannato la Rcs al pagamento delle spese, oltre agli “interessi legali e rivalutazione monetaria dalla data del versamento al saldo”.



“Una vicenda incomprensibile – ha commentato Grasso -. Quando ho chiesto spiegazioni alla sede dell’Inpgi di Milano, mi è stato detto che, purtroppo, quasi tutte le aziende editoriale si comportano così: si rifiutanodi pagare i contributi perché, trattandosi di qualche centinaio di euro, confidano sul fatto che a nessun giornalista convenga citarli in giudizio. Un avvocato, infatti, viene a costare di più”. “Questa vicenda della Rcs– continua Grasso - si riferisce alla vecchia gestione. Penso, infatti, che un vero editore come Cairo avrebbe dato disposizioni diverse. È antieconomico pagare 10mila euro all’avv. Trifirò per evitare di rimborsarne alcune centinaia a me. Oltre alla condanna delle spese legali di circa duemila euro“. “C’è di più – aggiunge Grasso -. Non si capisce perché l’Inpgi non si faccia versare il 2% dovutogli, direttamente dalle aziende ed evitare un iter inutilmente farraginoso: il giornalista deve anticipare il denaro e chiederne il rimborso. Con relativi sprechi di tempo, di moduli e di spese bancarie. Cui prodest? Forse, a ben indagare…”.






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