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PREVIDENZA DEI GIORNALISTI. Salvatore Rotondo punta il dito contro Mauro Marè, catapultato dal ministro del Lavoro nel Cda dell'Inpgi e sponsor ufficiale della delibera che impone un prelievo sulle pensioni dei giornalisti: "Tenga conto, Professore, che se una legge che spiega il suo voto non esiste, noi non potremmo fare a meno di presentare un esposto che metta in rilievo le conseguenze del suo comportamento. Ma che vado a pensare! Una norma deve pur esserci in qualche piega del diritto se un luminare del suo livello ha ritenuto di esporre se stesso, il vertice dell'Inpgi, tutto il nostro Istituto e lo stesso Ministero del Lavoro alle conseguenze, anche politiche, che potrebbero derivare dalla valanga di ricorsi che dovessero abbattersi... diciamola tutta, che senza ombra di dubbio si abbatteranno sui promotori dell'eventuale provvedimento". Eppure il 2 febbraio scorso i ministeri vigilanti (Economia e Lavoro) hanno bocciato il prelievo del 27/7/2015 "atto non avente forza di legge". Cos'è cambiato da allora nell'ordinamento statale? Lei Professore è l'unico indiziato di questa nuova manovra contro i giornalisti....che potrebbe costare cara all'Inpgi.


4.11.2016 - Pubblichiamo volentieri la lettera che il giornalista pensionati Salvatore Rotondo (ex La Stampa) ha indirizzato al prof Mauro Maré (Cda Inpgi)  e ai ministri dell'Economia e del Lavoro, ai presidenti di tre Commissioni parlamentari e ai vertici di Inpgi, Fnsi e Ordine nonché alla presidente del Collegio sindacale del'Istituto di previdenza dei giornalisti.


 Al Prof. Mauro Marè, Cda dell'Inpgi, e per conoscenza alla cortese attenzione del


- Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti


- Ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan


- Presidente della Commissione senatoriale Lavoro e Previdenza sociale Maurizio Sacconi


- Presidente della Commissione di inchiesta di indirizzo, vigilanza e controllo, sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, Lello Di Gioia


- Presidente della XI Commissione della Camera Lavoro pubblico e privato Cesare Damiano


- Presidente dell'Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti, Marina Macelloni


- Consiglio di Amministrazione Inpgi


- Consiglio generale Inpgi


- Presidente del Collegio Sindacale Livia Salvini


- Ordine nazionale Giornalisti


- Federazione nazionale Stampa italiana


Esimio Prof. Mauro Marè,  sono un giornalista pensionato e mi rivolgo a Lei, anche a nome di altri 77 tra colleghi a riposo e attivi che il 29 ottobre 2015 firmarono una doppia diffida legale dell'avvocato Roberto Lamacchia al nostro Istituto di previdenza e ai ministeri vigilanti. Diffidavamo l'Inpgi dall'applicare una delibera di prelievo forzoso sulle pensioni e ad annullarla in autotutela, e i ministeri a respingerla. Come in effetti hanno fatto il 2 febbraio 2016. Vorremo chiederLe un'informazione tecnica sulla nuova delibera dell'Istituto che a un anno di distanza, il 28 settembre scorso, ha rilanciato l'ipotesi del prelievo approvandola a maggioranza, con il suo voto a favore.


Finora molti di noi erano sinceramente convinti che un istituto di previdenza non avesse facoltà di operare prelievi forzosi sui trattamenti di quiescenza. Una convinzione rafforzata dall'astensione dal voto sulla Riforma, l'anno scorso, da parte della Prof.ssa Fiorella Kostoris, rappresentante prima di Lei del Ministero del Lavoro nel Cda Inpgi. Con una motivazione che evocava possibili eccezioni “dal punto di vista costituzionale”. Il provvedimento in conformità di quella motivazione era stato poi bocciato dai ministeri vigilanti, in quanto "atto non avente forza di legge". E ci pareva infine che tre sentenze della Cassazione (n. 53 dell'8 gennaio 2015, n. 6702 del 6 aprile 2016 e n. 12338 del 15 giugno 2016) avessero messo una volta per tutte una pietra tombale sull'ipotesi di prelievo.


Ho dato un'occhiata al suo vastissimo curriculum professionale. In particolare all'elenco dei suoi libri e dei principali articoli scientifici sui sistemi pensionistici. Per individuare un testo illuminante sulla materia. Ma ad un profano è difficile muoversi nella complessità tecnica dell'argomento. Ecco, per questa ragione vorrei... vorremmo chiederLe se cortesemente ci indicasse in quale pubblicazione sia possibile trovare il motivo della sua tanto autorevole validazione del provvedimento. Se poi questa prerogativa degli enti pubblici previdenziali, non fosse evidenziata in nessun dotto saggio e dipendesse tout court da una legge dello Stato, La pregheremmo di indicarcene gli estremi della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.


Perché tenga conto Professore che se una legge che spiega il suo voto non esiste, noi non potremmo fare a meno di presentare un esposto che metta in rilievo le conseguenze del suo comportamento. Un qualunque sprovveduto finito nel Cda per ventura potrebbe infatti accampare come scusa l'ignoranza sulla materia. E lo stesso Antonio Funiciello, rappresentante nell'Inpgi designato dalla Presidenza del Consiglio, votando a sua volta a favore probabilmente non si è reso pienamente conto dell'ambito giurisdizionale che stava intaccando. Del resto è laureato in Filosofia. Con 110 e lode... ma in Filosofia, mica in Giurisprudenza. 


Ma che vado a pensare! Una norma deve pur esserci in qualche piega del diritto se un luminare del suo livello ha ritenuto di esporre se stesso, il vertice dell'Inpgi, tutto il nostro Istituto e lo stesso Ministero del Lavoro alle conseguenze, anche politiche, che potrebbero derivare dalla valanga di ricorsi che dovessero abbattersi... diciamola tutta, che senza ombra di dubbio si abbatteranno sui promotori dell'eventuale provvedimento. Qualora ovviamente i giudici dovessero per l'ennesima volta riconoscere le ragioni dei ricorrenti. A questo proposito, la segreteria del ministro Poletti l'avrà senz'altro informata che il 2 ottobre, come gruppo Giornalisti NoPrelievo, abbiamo inviato un appello al ministri del Lavoro e dell'Economia. Appello che ha raccolto, in pochi giorni, 1089 adesioni. Numero altamente simbolico. Tutti pensionati o giornalisti attivi che, nel caso il prelievo forzoso divenisse operativo, si sono impegnati a ricorrere in massa alla magistratura. 


Vede, noi non possiamo sapere per certo quale input ha determinato la maggioranza che controlla l'Inpgi a riproporre il provvedimento che era già stato bocciato una prima volta dai ministeri. Ma se lo hanno fatto è perché qualcuno deve averli incoraggiati, offrendo garanzie. E questo qualcuno a sua volta, come consulente sulla materia, deve aver convinto anche la sede ministeriale. Non occorre essere grandi investigatori per comprendere che è Lei l'unico indiziato di questa manovra. E allora mi domando: l'impegno che Lei ha sottoscritto con il Ministero del Lavoro (12 ottobre 2015, art. 6 punto 2 del contratto) di svolgere le funzioni connesse col suo incarico "nell'interesse esclusivo dell'Amministrazione", cioè del Ministero, quando questo ruolo subisce una mutazione, e da tecnico diventa politico, non rischia di entrare in conflitto con altri suoi incarichi retribuiti? Ad esempio nell'Inpgi, che rischia di impantanarsi in un lungo e costoso contenzioso contro i suoi iscritti. 


Appare incomprensibile e perversa la spirale che ha portato 14 dei 16 membri del Cda ad approvare un'idea rimbalzata più volte dal 2015, come una pallina da flipper, dai tavoli di due ministeri a quelli amministrativi dell'istituto, ai rispettivi uffici legali. Tutti sordi all'avvertimento di chi spiegava che il provvedimento era inevitabilmente destinato a sbattere contro il muro dei tribunali. Eppure gli avvocati non possono ignorare che cosa sia una "lite temeraria". Quella di chi “agisce” o, in questo caso specifico, “resiste in giudizio” (vedi sentenza della Cassazione n. 2584 del 9 febbraio 2016) avventurandosi in una causa il cui esito è reso ampiamente scontato tra una giurisprudenza ben consolidata. E viene per questo condannato a pagar ulteriori danni. Siamo tentati di credere che l'Istituto non sia stato reso edotto su questo rischio dai suoi avvocati. 


Ma osserviamo Esimio Professore la vicenda da un altro punto di vista: il prezzo che la fiscalità del Paese dovrebbe pagare al provvedimento da Lei approvato: 7/8 milioni di mancate entrate tributarie. Vedremo come la pensano Pier Carlo Padoan e soprattutto la Corte di Conti, che informeremo con un esposto. Perché una cosa è se da un atto amministrativo lecito deriva una minor entrata all'erario, altro se la lesione deriva da un provvedimento illecito. E costruito in spregio alla giurisprudenza unanime.


Una pesante responsabilità dunque la sua scelta. Ma che importa? Lei incassa comunque le sue prebende sia dal Ministero (25 mila euro l'anno), sia dall'Istituto, che ci costano altri 21.600 euro. Noi vediamo in questo il rischio di un conflitto, di interesse, o quanto meno di coscienza. 


Mi consenta di chiudere con un'osservazione. Se un suo studente viterbese, magari passeggiando sotto i portici del bel chiostro romanico-gotico della sua Facoltà, dovesse domandarle: “Professore, mio padre mi ha detto che Lei ha votato a favore di un taglio sulla pensione deciso dal suo istituto di previdenza. Io gli ho detto che mi pare improbabile, ma lui insiste. Non sarebbe contro la legge?” Ecco, per un attimo finga che io sia il padre di quello studente. Che cosa risponderebbe a mio figlio Professor Marè?


Ringraziando per la cortese attenzione che vorrà accordarci porgiamo distinti saluti. 


Salvatore Rotondo e altri 77 giornalisti pensionati e attivi


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30.9.2016 - PREVIDENZA. UN CASO POLITICO CHE METTE IN GIOCO LA CREDIBILITA' DI RENZI.  - Contributo di solidarietà sulle pensioni (dei giornalisti) superiori ai 38mila euro con l'avallo dei rappresentanti di Palazzo Chigi e del Ministero del Lavoro: dal Cda dell'INPGI parte un messaggio minaccioso per tutti i pensionati italiani ("Non state tranquilli"). Eppure il Governo  aveva ripetutamente garantito che non avrebbe ripristinato il prelievo a partire dal 2017. L'approvazione di questa "riforma" spetta ai ministri dell'Economia e del Lavoro, Padoan e Poletti, che hanno già bocciato il 3 febbraio scorso  il precedente prelievo deliberato dal Cda dell'ente il 27 luglio 2015. L'Inpgi ha già incassato 30  milioni di euro negli ultimi 5 anni per via della mancata applicazione della perequazione e per via del gettito del "contributo Letta". I giornalisti pensionati hanno già dato. Ed ora a tutto ciò si aggiunge la beffa di essere discriminati rispetto ai pensionati Inps, ai quali Boeri non impone alcun contributo. - di FRANCO ABRUZZO/presidente di Unpit - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=21676





25.9.2016 - PREVIDENZA IN TRINCEA. Tre sentenze (testi in coda) della sezione Lavoro della Cassazione bocciano  inesorabilmente il contributo di solidarietà varato dopo il 2007 dalla Cassa dei dottori commercialisti e  che il CdA dell'Inpgi "fattosi Parlamento" vuole  introdurre illegalmente sugli assegni di  6.554 giornalisti in quiescenza con redditi superiori ai 38mila euro all'anno. L'Istituto prevede così di risparmiare complessivamente circa 19 milioni di euro nel prossimo triennio. Anche i Ministeri dell'Economia e del Lavoro hanno bocciato il prelievo introdotto dall'Inpgi nella riforma varata il 27 luglio 2015. Pesa anche la mancanza di un quadro normativo ad hoc. L'ultima parola, comunque, spetta a Padoan e Poletti. (Franco Abruzzo/presidente dell'Unpit: "E' l'ora di cacciare Fnsi e Fieg dal Cda dell'ente. I giornalisti pensionati devono confluire nell'Unpit o in Puntoeacapo. Basta con la Fnsi, che non li tutela!"). - di Pierluigi Franz - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=21636





3.11.2016  INPGI, bilanci in rosso anche con la riforma. Ora intervenga il governo. Previste perdite milionarie nel triennio 2017-2019. Le responsabilità dei ministeri vigilanti. La legge 509 parla chiaro: “In caso di disavanzo economico-finanziario, (…) si provvede alla nomina di un commissario straordinario“. E dopo tre anni, se le cose non si rimettono a posto, arriva il “commissario liquidatore“. Se vogliamo davvero salvare l’Inpgi e le nostre pensioni, dobbiamo chiedere – tutti insieme – un intervento straordinario di sostegno finanziario da parte dello Stato, con il contributo sostanziale delle aziende. E sfidiamo il governo e i ministeri vigilanti, che evidentemente hanno finora vigilato ben poco, ad assumersi loro la responsabilità di scippare le pensioni ai giornalisti. - di Daniela Stigliano/Consigliera generale Inpgi - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=21918





 






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