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VENDITE CASE INPGI, TUTTO CIO’ CHE NON CI DICONO. L’ISTITUTO DI PREVIDENZA DEI GIORNALISTI ACCELERA LA DISMISSIONE DEGLI IMMOBILI. IN TUTTA FRETTA MARTEDì 14 GIUGNO IL CDA DECIDE LE LINEE GUIDA. MA SONO TANTI GLI ASPETTI DA CHIARIRE. AGLI INQUILINI PROMESSO UNO SCONTO DI “ALMENO IL 20%”. LA LEGGE SULLA DISMISSIONE DEL PATRIMONIO DEGLI ENTI PREVIDENZIALI DI NATURA PUBBLICA PERO’ PREVEDE UNO SCONTO MINIMO DEL 30% E FINO AL 45 %. IL MISTERO FITTO DELLA “STIMA” SU CUI CI SI E’ BASATI PER LA RIVALUTAZIONE E CHE SARA’ IL PARAMETRO DEI PREZZI DI VENDITA FISSATI DALLA SGR. MAI RESA PUBBLICA… APPELLO AL PRESIDENTE MACELLONI: “RINVII OGNI DECISIONE IN ATTESA DI VEDERCI CHIARO E FISSI UN INCONTRO CON LE RAPPRESENTANZE DEGLI INQUILINI”.

di Pierangelo Maurizio/Consigliere Fnsi “Giornalisti italiani uniti per salvare l’Inpgi”


13.6.2016 - Dunque ci siamo: dopo aver negato per due anni che la costituzione del Fondo “G. Amendola” fosse finalizzata alla vendita del patrimonio immobiliare e non già “alla messa in sicurezza dei conti” come sbandierato da Camporese e Co. (ci sono decine, centinaia di dichiarazioni in proposito), l’Inpgi vende le case. Per pagare le pensioni. Esito chiarissimo già 3-4 anni fa a chi era addentro alle segrete (neanche poi tanto) cose e motivo per cui manteniamo tutte le riserve sulle vere finalità e sul “lato oscuro” dell’operazione-Fondo immobiliare. Ma andiamo oltre. Ora siamo di fronte a questa “accelerazione” improvvisa ma assolutamente prevedibile (dunque anche prevista).  Per ora la confusione, il “non detto” o le vere e proprie bufale circondano ancora una volta la dismissione degli immobili in un passaggio tanto delicato per l’intera categoria, per chi ci abita, per la stessa sopravvivenza dell’Istituto. A quanto è dato sapere, entro il 2020 saranno venduti immobili per 700 milioni (oltre la metà del patrimonio); il grosso delle vendite – 450-550 milioni – sarà concentrato nei prossimi due anni (2016-2018); lo sconto per gli inquilini disposti a comprare, o meglio che possono permetterselo, sarà di “almeno il 20%”. Troppa grazia. In tutta fretta martedì 14 giugno il Cda stabilirà le linee guida: “scontistica”, diritto di prelazione, da quali immobili cominciare, eccetera.



Se non si farà la massima chiarezza su alcuni punti chiave, le promesse rischiano di rivelarsi brutte sorprese. L’ennesima mazzata per anziani, pensionati, inquilini-giornalisti attivi che dopo essersi svenati per anni con affitti ormai abbondantemente fuori mercato non saranno in grado di acquistare le case in cui vivono da decenni. E il tutto non certo a vantaggio dell’Istituto.



Il prezzo di vendita dell’appartamento non sarà fissato dall’Inpgi ma – come previsto dal regolamento del Fondo – dalla Sgr Investire (dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che l’Ingpi non è più proprietario degli immobili ma delle quote – al 100%, per ora – del Fondo). O si cambia il regolamento del Fondo (meglio, il quadro normativo di riferimento per i fondi immobiliari) o le “garanzie” sono parole in libertà.  



Appare inevitabile che i prezzi faranno riferimento alla “stima” dell’ “esperto indipendente” in base alla quale nel 2013 si è rivalutato sulla carta il patrimonio immobiliare (al doppio di quanto iscritto precedentemente in bilancio), curioso miracolo avvenuto in un momento di crollo verticale del mercato immobiliare. La “stima” è tuttora un oggetto misterioso: mai resa nota e sempre rifiutata a chiunque l’abbia richiesta, a noi nel febbraio 2014 e da ultimo al collega Nicola Borzi (settembre 2015).



Se davvero si vuole trasparenza – cui dice di tenere molto il neopresidente Macelloni – la prima cosa da fare è pubblicarla. A proposito, il collega Borzi in una serie di esposti ha sollevato anche dubbi, ritenuti tutt’altro che infondati dalle autorità competenti, sulla reale “indipendenza” dell’ “esperto indipendente”: presidente e Cda intendono chiarirli?. Ricapitoliamo: in una trattativa che avverrà esclusivamente con la Sgr la preoccupazione fondata è che all’inquilino verrà offerto l’acquisto dell’alloggio a prezzo “di mercato” (termine quanto mai aleatorio) e comunque – nelle grandi città come Roma -  alto, con 60 giorni di tempo per la riposta, termine oltre il quale si perde il diritto di prelazione, e uno sconto “attorno al 20%”. E perché non del 25% o del 30%?



Se il patrimonio immobiliare dei giornalisti infatti è di un Ente previdenziale di natura pubblica – quale è a tutti gli effetti l’Inpgi (come da art.1 del Decreto legislativo 104/96 -  per legge lo sconto deve essere del 30% al singolo inquilino, cui si aggiunge un ulteriore 10%-15% nel caso di acquisti su “mandato collettivo”, cioè se gli inquilini si associano, in cooperativa, ecc. (fonti: Decreto legislativo 104 del ’96, Legge 410 del 2001, Circolare 10 aprile 2000 Ministero del lavoro e della previdenza). Ergo, lo sconto – ripeto, per legge – va da un minimo del 30 % fino al 45%: più del doppio di quanto si sta facendo balenare con tanta enfasi ai giornalisti inquilini.



Perché non cominciare proprio da qui, dalla raccolta – è facile - della propensione all’acquisto per decidere da quali immobili partiranno le vendite? 



Il nodo cruciale della vicenda è tutto qui. Ovvero la natura pubblica degli Enti previdenziali – perché iscrizione e contributi sono obbligatori, perché gestiscono previdenza e assistenza su delega dello Stato e in sostituzione dell’Inps –, anche se “privatizzati” dal ’94. Nodo che si è cercato di bypassare proprio con la costituzione del Fondo, dove le dismissioni formalmente avvengono tra due soggetti privati (la Sgr, la società di gestione, e l’inquilino). Ragione in più per interrogarsi sulle vere ragioni di questo ambaradan



Lo scandalo delle agenzie immobiliari. Ai giornalisti affittuari è stata tenacemente negata – in particolare dal vicepresidente Serventi Longhi, il sindacalista che deve avere qualche conflitto irrisolto con la categoria che rappresenta… – la possibilità di rivedere gli affitti insostenibili, come è avvenuto nel settore privato, nella più grave crisi economica del Dopoguerra. Per ovviare al numero senza precedenti di appartamenti sfitti, le agenzie immobiliari ai nuovi affittuari (proprietari di cliniche, imprenditori e così via) praticano canoni “su misura” o anche relativamente alti, ma con l’assicurazione che “tanto entro un anno l’Ente ve lo vende con lo sconto”.  Eppure dovrebbe essere evidente per tutti che c’è una bella differenza tra chi è disposto a pagare qualche mensilità onerosa del tutto insignificante per il proprio reddito in vista di un buon affare, e chi per una vita ha versato tutto ciò che poteva al “nostro” Istituto nella speranza, più che di acquistare, di riscattare l’abitazione. Lo “sconto” anche a chi è entrato in una casa Inpgi da un anno o due e non è giornalista? O non sarebbe il caso di fissare dei paletti, con un abbattimento progressivo del prezzo per chi è affittuario – che so? – da almeno 10-15 anni e tendendo conto dell’apporto finanziario garantito dal giornalista due volte “azionista” Inpgi (perché versa i contributi e perché inquilino)? 



Concludendo, se tra due anni non ci vogliamo trovare, come si dice a Roma, come l’Aretino Pietro (traduzione: “con una mano davanti e l’altra dietro”, ovvero con i conti disastrati e senza più un patrimonio accumulato in 60 anni) bisogna avviare una mini operazione verità sul Fondo. Lo si può fare in pochi giorni:



Pubblicando la “stima” alla base della rivalutazione del 2013;



Accertando l’indipendenza dell’esperto indipendente che l’ha redatta;



Verificando, visto che ci siamo, i criteri del bando di concorso, in particolare quelli a maggiore discrezionalità, che hanno assegnato il maggior punteggio all’attuale gestore del Fondo.



CARA PRESIDENTE MACELLONI: FERMA LE MACCHINE IN ATTESA DI CHIARIRE LE COSE. Le decisioni che stai per sottoscrivere sono inevitabilmente condizionate dagli indirizzi di Mangusta Risk, il consulente finanziario, e da Sgr Investire: andrebbe ricordato che gli impegni a dismettere sono stati sottoscritti dal precedente Cda in scadenza di mandato e del tutto delegittimato; quello attuale da te presieduto si è appena insediato e in una materia tanto complessa non può aver maturato la conoscenza e un proprio libero convincimento per fare le scelte più opportune. Nel frattempo gli attuali amministratori farebbero bene a  convocare (si chiama confronto=democrazia) un incontro con le rappresentanze degli inquilini, a cominciare dal SIAI, e con la presenza dei consiglieri di minoranza del Consiglio generale e dello stesso Cda.



La natura pubblica dell’Inpgi è stata ribadita in molte sentenze, lo ha ripetuto più volte nella sua infaticabile attività Franco Abruzzo, ora membro del Collegio dei sindaci. Ci sono anche sentenze di segno opposto, ma sarà arduo sostenere che l’Inpgi “è privato” vista anche la pesante ricaduta – per fare solo un esempio – dei prepensionamenti sulla fiscalità generale. Si può ignorare tutto questo con l’unico risultato – come sanno bene all’Inpgi e alla Sgr – di infiniti contenziosi giudiziari. Non certo nell’interesse degli inquilini, né dei pensionati, né dell’Istituto, ma solo della speculazione immobiliare e della finanza d’assalto. Se ciò non è vero, i vertici dell’Inpgi rispondano a questa ultima semplice domanda: a chi andranno e a quali cifre le case invendute perché chi ci abita non può acquistarle, e con quali ulteriori ribassi nel caso di acquisti in blocco in cui questi signori sono specialisti?



Non c’è alcun conflitto di interessi tra colleghi pensionati o che aspettano di andare in pensione e colleghi inquilini. Non cadiamo nella trappola. Bisognerebbe chiedersi piuttosto se esista un conflitto d’interessi tra Inpgi, nel senso dell’interesse generale della categoria e in una visione strategica, e Sgr-Fondo.



Un esempio per chiarezza e trasparenza può essere il modello deciso dall’ Enasarco (sconti del 30-45%, tutele per i non compratori, particolari forme di mutuo, sostegno ai redditi più bassi), l’Ente dei rappresentanti di commercio che, al contrario dei giornalisti, hanno evitato le sabbie mobili del Fondo, preferendo nella dismissione le vendite dirette agli inquilini senza intermediari. Vedasi: http://www.enasarco.it/Pagine/vendita_immobili. Non è detto che bisogna seguire questo esempio, ma tenerne conto sì.



Al presidente Marina Macelloni, prima di tutti, spetta la scelta se continuare nel solco della gestione Camporese ovvero della “finanziarizzazione” esasperata dell’attività Inpgi o ritrovare, pur con tutte le enormi difficoltà del momento, le ragioni di esistere dell’Istituto: mutualità, solidarietà fra generazioni, tutela previdenziale e del risparmio per chiunque faccia questo lavoro. La scommessa è questa. Un giornalista che, senza cedere ai potentati di turno, può contare su affitti sostenibili o che in 15-20 anni può riscattare l’abitazione, un bene primario, è certamente più libero: il concetto dovrebbe essere abbastanza chiaro a tutti. E solo Dio sa quanto abbiamo bisogno di libertà e autonomia perché l’informazione torni a garantire il diritto di tutti a conoscere per decidere e partecipare. Insomma, torni ad essere un pilastro della democrazia.



*Pierangelo Maurizio/Consigliere Fnsi “Giornalisti italiani uniti per salvare l’Inpgi”   





 





 






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