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Dal Direttivo dell’Associazione Stampa Romana“Sei proposte per difendere – e cambiare – l’INPGI” (vademecum per i consiglieri che usciranno dalle elezioni del febbraio 2016). Franco Abruzzo: "Buon documento di intenti, ma ricco di alcune distrazioni. Possiamo dare 21mila euro ai cassintegrati in più rispetto a quanto percepiscono i cassintegrati Inps? Possiamo dare 15 mila euro in più ai neopensionati rispetto ai neopensionati Inps? Su questi punti il documento tace, eppure la festa è finita da tempo. E poi basta con la demagogia: chi si assume responsabilità penali e contabili deve essere adeguatamente tutelato e percepire un compenso decoroso".

14.12.2015 - Il Direttivo dell’Associazione Stampa Romana ha discusso nuovamente la situazione dell’INPGI, anche in vista del rinnovo degli organismi dirigenti dell’Istituto, previsto a febbraio. Assume, tenendo conto delle sollecitazioni emerse nel dibattito, gli indirizzi politici e le proposte programmatiche del documento “Sei proposte per difendere – e cambiare – l’INPGI”, senza necessariamente adottare il dettaglio tecnico e numerico di ogni singola proposta ivi contenuta, che il prossimo gruppo dirigente dell’Istituto dovrà comunque prendere in considerazione. La delibera del Direttivo è stata approvata all’unanimità. 


SEI PROPOSTE PER DIFENDERE – E CAMBIARE – L’INPGI.  - L’approvazione del bilancio di assestamento 2015 dell’Inpgi, nonostante il leggero utile di 22 milioni, conferma le gravi preoccupazioni per la sorte dell’Istituto perché evidenzia un disavanzo tra entrate e uscite contributive che ormai ha raggiunto la cifra record di 106 milioni. La manovra approvata dal Cda il 27 luglio scorso è un tentativo di reazione ma sappiamo tutti che non è sufficiente. Se gli sgravi contributivi e le altre misure per rilanciare l’occupazione non avranno effetti rilevanti (nell’ordine delle migliaia e non delle decine o centinaia di assunzioni/stabilizzazioni), se continuerà l’emorragia di posti di lavoro, se si procederà come vuole la Fieg nella direzione di svuotare ulteriormente il contratto nazionale e abbassare ancora il monte salari (con conseguente impoverimento dei contributi previdenziali incassati dall’Istituto, nonostante gli aumenti delle aliquote) sarà molto difficile per l’Inpgi, nei prossimi anni, rispettare i parametri di sostenibilità previsti dalle norme e dagli organismi di controllo. A queste condizioni il futuro dell’Inpgi è segnato. Ma non ci si deve rassegnare all’ineluttabile. La legge assegna alle parti sociali l’onere di determinare gli indirizzi delle politiche previdenziali dell’Inpgi in materia di contribuzione e prestazioni (D.lgs 509/94, art. 3, comma b). Si può fare molto per salvare l’Inpgi, nella consapevolezza che garantendo l’autonomia e il futuro dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani (contro le ipotesi e le pressioni per farlo confluire nell’Inps) si garantiscono le prestazioni previdenziali e assistenziali ma al tempo stesso si difende una fetta importante dell’indipendenza e della libertà dell’informazione in Italia. E’ una battaglia per la quale occorre innanzitutto ricostruire un più stretto legame fra le politiche contrattuali, le politiche per l’occupazione e la gestione dell’Istituto: è dalla platea dei giornalisti attivi e pensionati che viene eletta democraticamente la maggioranza nei suoi organismi di rappresentanza e di governo.  Ecco perciò sei  proposte molto concrete:


1.     I co.co.co. nella gestione principale dell’Inpgi. Non si tratta di un artificio meramente contabile ma di un’operazione di giustizia. Molti di questi colleghi infatti lavorano come art.1 e vengono pagati molto meno. Portarli in seno al contratto nazionale, con una regolarizzazione, magari progressiva, della posizione di quanti sono redattori a tutti gli effetti significa tutelare loro e restituire al fondo lavoratori dipendenti dell’Inpgi una dimensione più aderente alla realtà. Si tratta di un traguardo prioritario che va subito messo sul tavolo della trattativa contrattuale. 


2.      Gestione oculata e dismissioni degli immobili. Vanno innanzitutto valorizzati e ristrutturati gli immobili che restano in portafoglio, va stoppata la pratica dei canoni fuori mercato che lascia sfitti per lunghi periodi troppi immobili, a danno delle casse dell’Istituto. Si può anche ipotizzare che alcuni immobili a uso ufficio vengano affittati a giornalisti non dipendenti per consentire loro di lavorare con la formula del coworking. Ma in generale non ha più senso tenere in portafoglio una percentuale di immobili così alta (oltre il 50 per cento del patrimonio totale) che rischia di rendere così poco (soprattutto il residenziale). Si attende l’iniziativa del Governo che indicherà tempi e modalità di queste dismissioni. Ma occorre avviarle – basandosi su valutazioni realistiche e non su prezzi riferiti ai valori del mercato pre-crisi – rivolgendosi anzitutto agli inquilini che già ci abitano, magari ipotizzando di favorirli attraverso l’erogazione di mutui da parte dell’Istituto; eventualmente, anche calibrando i vantaggi da offrire loro sia in base al tradizionale criterio di “anzianità” del contratto d’affitto sia in base alla maggiore o minore incidenza, sul totale pagato negli anni, dei canoni a prezzi di mercato stabiliti dall’Istituto.  


3.      Pensioni dignitose nella gestione separata. E’ l’unica che sta, per definizione, in equilibrio nel rapporto tra entrate e uscite, in virtù del sistema contributivo pro-rata, cioè tutto quello che si è versato viene restituito alla fine della vita lavorativa, aumentato del 4 per cento in base all’aspettativa di vita. Si pone tuttavia il problema di molti colleghi che non raggiungeranno mai un livello adeguato per la pensione, visto l’ammontare medio dei versamenti. Una recente sentenza del Consiglio di Stato apre la possibilità di aumentare la percentuale di rivalutazione per le pensioni delle gestioni separate che utilizzano un sistema contributivo pro-rata. Secondo la nuova sentenza la percentuale può essere anche aumentata in base alla disponibilità finanziaria dell’ente. La gestione separata dell’Inpgi ne avrebbe la disponibilità. Un aumento della percentuale di rivalutazione sarebbe perciò compatibile con le risorse di bilancio. Si tratta di decidere per garantire ai colleghi lavoratori autonomi una pensione dignitosa e adeguata agli sforzi e sacrifici compiuti durante la vita lavorativa. Va anche valutata la possibilità di introdurre un sistema di ammortizzatore sociale per i giornalisti non dipendenti sul modello della dis-coll dell’Inps.


4.      Trasparenza e correttezza. Indipendentemente dalle accuse rivolte dalla magistratura inquirente al presidente uscente Andrea Camporese per la vicenda Sopaf (che si chiarirà nelle sedi opportune) rimane necessario compiere una riflessione sui meccanismi decisionali e sulla trasparenza della governance dell’Inpgi. Va ridotto l’ammontare massimo di spesa e investimento che il presidente dell’ente può compiere senza passare dal consiglio di  amministrazione.


5.      Certezze per i pensionati. La miglior garanzia per le prestazioni che vengono erogate è la solidità finanziaria dell’ente. Le azioni indicate servono a garantire i trattamenti già in essere e quelli futuri, secondo criteri di equità e di tutela dei diritti acquisiti. Difendere l’equilibrio finanziario dell’Istituto è condizione per garantire l’erogazione presente e futura delle pensioni, ma occorre riflettere sul rischio di esporre una parte rilevante della categoria a continui interventi sui diritti acquisiti per bilanciare le emorragie della gestione previdenziale. Chi gestirà l’Istituto in futuro dovrà garantire certezze anche ai pensionati: il prelievo di solidarietà adottato dal Cda uscente va considerato eccezionale e temporaneo.


6.      Riformare gli organismi e i compensi dei consiglieri. L’impegno negli organismi di categoria è un servizio. Passa attraverso elezioni fra i giornalisti: i gruppi dirigenti non si formano con una selezione di manager professionisti. Per il compenso del presidente deve essere fissato un tetto di 102.000 euro, analogo a quello del presidente dell’Inps, che porta la responsabilità di decine di milioni di posizioni previdenziali. Nel caso in cui l’eletto si ponga in aspettativa, eventuali voci retributive aggiuntive per compensare scatti di anzianità, quota Tfr non accantonata e mancati versamenti Casagit non dovranno in nessun caso superare il 25 per cento di tale cifra. Per il vicepresidente vicario (pensionato) va fissato un corrispettivo di non più di 36.000 euro annui lordi; stesso trattamento per il presidente del Collegio sindacale. Per i componenti del Cda Inpgi 1 e del Comitato amministratore Inpgi 2 il compenso va limitato ai gettoni di presenza, per i quali si può immaginare di fissare un tetto di 250 euro lordi a seduta. Altre misure di spending review, con proporzioni simili di riduzione della spesa, vanno adottate per tutte le cariche elettive. Inoltre, va riformato lo statuto per semplificare organismi pletorici e alleggerire costi incompatibili con la realtà attuale, riducendo da 62 a 34 i componenti giornalisti del Consiglio generale o in alternativa prevedendo che sia composto dai soli fiduciari, eletti su base regionale con una rappresentanza rafforzata per le regioni con il maggior numero di iscritti.


Per un voto consapevole alle prossime elezioni dell’Inpgi chiediamo a tutti i candidati di sottoscrivere questa piattaforma, inclusa la riduzione dei compensi: non solo un risparmio ma una scelta simbolica, per restituire alle candidature il loro valore di servizio alla categoria. Le adesioni al documento (nome, cognome, testata/freelance/pensionato, numero tessera professionale) vanno inviate alla mail: nuovoinpgi@gmail.com





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