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Con Arpe un "Foglio" meno renziano.

di Camilla Conti/IL FATTO Quotidiano 30.5.2015


Con l'Unità è andata male. E allora Matteo Arpe, banchiere col pallino dell'editoria, ha cambiato bersaglio mettendo nel mirino il Foglio creato da Giuliano Ferrara. L'OPERAZIONE non è stata ancora chiusa, ma secondo indiscrezioni raccolte dal Fatto Quotidiano, dovrebbe essere messa in pista attraverso un aumento di capitale che verrà sottoscritto in parte dal fondo Sator di Arpe con un investimento di 2 milioni e in parte da Valter Mainetti, fondatore del gruppo Sorgente attivo nella finanza immobiliare e -pare -sponsorizzato dallo stesso Ferrara. Ciascuno alla fine si ritroverà con in mano circa il 40% della società che edita il Foglio. A uscire dall'azionariato della Foglio Edizioni srl, società a cui fa capo la titolarità del dominio ilfoglio.it e del giornale dovrebbero essere quasi sicuramente la Pbf srl di Paolo Berlusconi (oggi al 48%) e l'ex coordinatore del Pdl, Denis Verdini (al 21,4%). Così come sono destinati a sparire o comunque a perdere peso, L' Unione Editoriale (casa editrice dell'Unione Sarda), l'editore Diana Zuncheddu e lo stampatore Michele Colasanto. Il fondatore Ferrara, che da gennaio ha lasciato la direzione nelle mani di Claudio Cerasa, resterebbe invece azionista con una piccola quota (oggi ha il 14, 28%). Chi esce non prende soldi che verranno immessi dai nuovi soci con la ricapitalizzazione: i vecchi azionisti non vengono remunerati perché il capitale sociale verrà abbattuto.


QUANTO alle strategie editoriali, si prevedono in futuro forti sinergie con gli altri asset di Arpe che ha già in "pancia" News 3.0, la società editrice a cui fanno capo lettera43.it, una decina di siti verticali di economia e lifestyle oltreché il portale femminile lettera-donna.it e il neonato mensile Lettera 43 Cult, pensato per i tablet. Non solo.


News 3. 0, di cui è azionista insieme al banchiere anche il direttore di Lettera 43 Paolo Madron (co-autore degli ultimi due libri di Luigi Bisignani), ha annunciato di aver firmato una lettera di intenti con l'editore della testata Pagina 99, che ha terminato le pubblicazioni a gennaio, "allo scopo di studiarne il rilancio". Se l' acquisto del Foglio andrà in porto, quindi, potrebbero essere riunite sotto il cappello di una holding editoriale le varie testate, sia digitali sia cartacee. Nascerebbe così un piccolo polo da oltre 7 milioni di euro di fatturato.


Per il momento non sono previsti cambi alla direzione, ora guidata da Cerasa, ma è prevedibile che i nuovi editori vorranno allargare il target dei lettori allontanandosi un po' dal profilo marcatamente filo-renziano del giornale. Di certo, andranno rimessi in pista i conti: il quotidiano politico fondato nel 1996 ha chiuso in rosso il 2013 per oltre 658 mila euro obbligando i soci ad aprire le tasche per coprire il buco. Nel 2014 il fatturato è aumentato da 4,05 a 5,3 milioni di euro ma con un margine operativo lordo in calo da 370 mila a 206 mila euro. E comprendendo i contributi di Stato incassati dalla testata dell'"Elefantino" Ferrara. Dal 1997, anno in cui il Foglio ha cominciato a riscuotere i contributi pubblici per l'editoria, è costato ai contribuenti 50 milioni 899 mila euro. Oggi gli aiuti pubblici languono, i lettori scendono e anche la famiglia Berlusconi è stanca di staccare assegni. È ora di voltare pagina, pardon Foglio, con nuovi editori.



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