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ADEPP. Legge di stabilità 2015. Andrea Camporese contro il Governo Renzi: “Se fosse confermato l'aumento del prelievo fiscale per le Casse di previdenza (dal 20% al 26%) e per il secondo pilastro (dall'11,5% al 20%) nella legge di Stabilità, si tratterebbe di una gravissima decisione dalle conseguenze pesanti per l’intero sistema della previdenza privata. Insanabile ingiustizia nei confronti di chi produce il 15% del Pil. La scelta del governo potrebbe rimettere in discussione la manifestata intenzione degli enti dei professionisti di impegnare i risparmi in un fondo investimenti nell'economia reale del Paese”. - IN CODA "L'ANALISI. Sulle pensioni un intervento che ipoteca il futuro". – di Maria Carla De Cesari/Il Sole 24 Ore.


Roma, 16 ottobre 2014. Se  fosse confermato l'aumento del prelievo fiscale per le Casse di previdenza (dal 20% al 26%) e per il secondo pilastro (dall'11,5% al 20%) nella legge di Stabilità, si tratterebbe di una gravissima decisione dalle conseguenze pesanti per l’intero sistema della previdenza privata. Lo afferma Andrea Camporese, presidente dell'Adepp, il quale critica duramente la decisione che definisce ''sconcertante'', e che potrebbe a questo punto – aggiunge - far rivedere la manifestata intenzione degli enti dei professionisti di impegnare i risparmi in un fondo investimenti nell'economia reale del Paese. ''Condannare due milioni di professionisti, le loro famiglie e centinaia di migliaia di dipendenti degli studi professionali a un futuro di prestazioni ridotte, mentre i versamenti previdenziali all’Inps risultano non tassati, semplicemente per avere un maggior gettito nell'immediato, significa - dice ancora il Presidente dell'Associazione che riunisce le casse previdenziali private e privatizzate - andare in totale controtendenza rispetto alla linea seguita dagli altri Paesi della Ue, alle indicazioni Ocse e alle risoluzioni della Commissione europea''. ''Lo scandalo della doppia tassazione - aggiunge ancora Camporese ''sorpreso e sconcertato'' per l'ipotesi che trapela dalla manovra - diventerebbe una palese, grave, insanabile ingiustizia nei confronti di chi produce il 15% del Pil''. Di fronte al futuro di un intero comparto,''non sarebbero accettabili ragioni emergenziali'' puntualizza Camporese ricordando che si tratta di un comparto ''che non ha mai ricevuto un euro dalla Stato e spende oltre 500 milioni di euro l'anno di welfare sottraendo tali costi alle casse pubbliche''. ''Sarà il governo a spiegare a centinaia di migliaia di giovani professionisti che guadagnano meno di 1000 euro al mese, le motivazioni di questa scelta. Resterebbe l'amarezza profonda rispetto alla conseguenze proprio nel momento in cui si discute l'ipotesi importante di un fondo a favore dell'economia reale del Paese'' prosegue il presidente Adepp con un riferimento alla volontà manifestata dalle Casse di impegnare parte del proprio monte-risparmi in un fondo da 3-5 miliardi per investimenti in Pmi, infrastrutture, green economy e altri comparti strategici. Una disponibilità collegata tuttavia - hanno più volte sottolineato i presidenti degli istituti - a un fisco più favorevole al risparmio previdenziale, in linea con altri Paesi Ue. Le indiscrezioni circa la scelta del governo invece, potrebbe rimettere ora tutto in discussione. ''Lo sconcerto lascerà spazio a iniziative concrete - conclude Camporese - da assumere dopo il confronto con gli altri Presidenti''.(www.adepp.it)


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L'ANALISI. Sulle pensioni un intervento che ipoteca il futuro. – di  Maria Carla De Cesari/Il Sole 24 Ore del 16.10.2014 - II piano del Governo per il sistema previdenziale sembra dettato solo dalla logica di far quadrare conti difficili e di togliere le castagne dal fuoco nel brevissimo periodo. Dalla manovra sembra profilarsi l'innalzamento della tassazione al 26% per gli investimenti delle Casse di previdenza, così come previsto - la scorsa primavera - con la riforma delle rendite finanziarie. Se la misura dovesse essere confermata dalle carte, le Casse vedrebbero deluse le aspettative di un confronto con il Governo per trovare soluzioni rispetto alla stabilità di lungo periodo e all'adeguatezza delle pensioni per gli iscritti. Il contesto è negativo: i redditi dei professionisti sono da anni in calo e le dinamiche demografiche- ingressi eccessivi in alcune professioni, mancanza di nuove leve in altre - non lasciano presagire nulla di buono. L'innalzamento dell'aliquota di tassazione per i Fondi pensione sembra suggerire la disattenzione del Governo rispetto ai destini del secondo pilastro pensionistico che, peraltro, in Italia è già molto limitato. Il rincaro va ad aggiungersi alla possibilità di chiedere il Tfr in busta paga. L'argomentazione di quanti sostengono che lo Stato deve smettere di fare da balia ai suoi cittadini usciti dalla minore età è certo suggestiva, a patto di trame conseguenze chiare. Occorre, cioè, tenere presente che le pensioni obbligatorie, per chi è sottoposto per intero o per gran parte della vita lavorativa al calcolo contributivo delle prestazioni, saranno molto ridotte rispetto all'ultima retribuzione. I fattori sono molteplici: in linea generale gli assegni sono commisurati ai contributi versati e sono parametrati all'aspettativa di vita. Se la busta paga è magra per lunghi anni, se si perde il lavoro e si vivono intervalli di inattività, i calcoli daranno un risultato ancora più severo. Se poi il Paese non torna a crescere anche chi trova lavoro presto, ha carriere "tranquille", non perde il posto, troverà la propria dote contributiva impoverita, poiché la rivalutazione in base al Pil sarà vicina allo zero o, addirittura, negativa. Anche senza preventivare situazioni negative, il contributivo funziona se accanto si costruisce una "cassetta di sicurezza" che possa integrare la pensione obbligatoria. Continuare a evitare la questione previdenza - con quella obbligatoria destinata a essere in gran parte dei casi inadeguata, a fronte comunque di un forte esborso contributivo per le aziende e i lavoratori - significa condannare alla povertà larghe fasce di lavoratori. A meno di futuri interventi dello Stato, con una ipoteca a lungo termine per il debito pubblico. 



 



 



 


 


 





 



 



 






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