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Riprende il percorso di riforma dell'Ordine. L'intento è quello di ricercare una condivisione più ampia per dare forza maggiore al documento da sottoporre al Parlamento. Tra i punti imprescindibili, paiono esserci la riduzione dei componenti del Consiglio nazionale (si parla di almeno un terzo, garantendo comunque rappresentanza a tutti gli ordini regionali), il titolo di studio universitario come requisito indispensabile nell'accesso alla professione e l'addio al vecchio praticantato d'ufficio, un apposito corso di formazione di almeno 20 ore per gli aspiranti pubblicisti.


Roma, 27 marzo 2’14. Riprende il percorso di riforma dell'Ordine, dopo che la prima proposta di riforma era stata approvata nel Consiglio Nazionale di fine gennaio con due soli voti di scarto (59 a 57): il documento finale approvato in quell'occasione risultava sostanzialmente stravolto rispetto alla versione originale elaborata da una apposita commissione di "cinque saggi" coordinata da Enrico Paissan, dopo che erano stati approvati in Consiglio nazionale numerosi emendamenti presentati dai Consiglieri nazionali Biassoni e Sansoni e sottoscritti dalla maggioranza del Consiglio. Preso atto di una sostanziale spaccatura, il Consiglio Nazionale ha deciso mercoledì a Roma di far ripartire i lavori della Commissione integrata dai componenti di maggioranza Aurelio Biassoni e Attilio Raimondi e dai componenti di minoranza Carlo Bonini (che successivamente si è dimesso) e Roberto Mastroianni. L'intento è quello di ricercare una condivisione più ampia per dare forza maggiore al documento da sottoporre al Parlamento: tra i punti imprescindibili, paiono esserci la riduzione dei componenti del Consiglio nazionale (si parla di almeno un terzo, garantendo comunque rappresentanza a tutti gli ordini regionali), il titolo di studio universitario come requisito indispensabile nell'accesso alla professione e l'addio al vecchio praticantato d'ufficio, un apposito corso di formazione di almeno 20 ore per gli aspiranti pubblicisti. I lavori della nuova commissione ripartiranno dalla versione del testo approvata a fine gennaio: e' definitivamente naufragata l'ipotesi formulata da Pino Rea e da altri esponenti della corrente "Liberiamo l'Informazione" riferita all'ala più oltranzista della minoranza, che chiedeva la creazione di un un albo unico con l'abolizione dei pubblicisti. Una proposta che ha trovato molte defezioni in diversi settori della stessa minoranza e che già era stata respinta largamente in occasione del Consiglio nazionale di gennaio. Un accordo per dare più forza e valore alla riforma pare ora possibile, anche perché nella maggioranza è prevalsa la linea del dialogo voluta e sponsorizzata dal presidente Enzo Iacopino, che ha incontrato il favore di esponenti di minoranza come Vitucci, Verna, Salvati e Mastroianni. Il risultato finale ha visto un ulteriore indebolimento della forza numerica della minoranza oltranzista, ma il cammino verso una approvazione ampiamente condivisa della riforma si preannuncia comunque insidioso e qualche capo-corrente (definiti capi bastone in diversi interventi di questi giorni in Consiglio Nazionale) potrebbe lavorare per far saltare il banco qualora si prospetti una penalizzazione ulteriore dei pubblicisti negli equilibri rappresentativi in seno al Consiglio.



Di seguito i punti della riforma approvati a fine gennaio dal Consiglio nazionale: http://www.odg.it/ODGfiles/PROPOSTA%20RIFORMA_BIS%2022_01_2014.doc



 






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