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Diritto d'autore sul web: il Parlamento è chiamato in causa, ma è in ritardo. L'autorità di garanzia per le comunicazioni è legittimata ad incidere sui diritti del web senza che ci sia un quadro normativo delineato dal Parlamento?

di www.corriere.it

(6/12/2013) - L’Agcom, Autorità di garanzia per le comunicazioni, ha presentato uno schema di regolamento per lo sviluppo e la tutela del diritto di autore sul web. Il regolamento è stato messo in consultazione di più esperti e c’è la possibilità che diventi operativo dall’inizio del 2014. A riguardo si è aperto un importante dibattito sul tema.Lo scontro si sviluppa su due fronti. Da un lato si ritiene che il regolamento Agcom possa garantire efficacemente la tutela del copyright sul web perché prevede tempi rapidi di accertamento della violazione senza più necessariamente la verifica dei fatti da parte di un magistrato. In questo modo i termini di rimozione dalla rete di file violati o quelli di disabilitazione all’accesso diventerebbero più celeri.


Dall’altra c’è chi ritiene che non possa essere Agcom a regolamentare tale materia sul web. L'Agcom è un'autorità amministrativa con il compito di garantire la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare il pluralismo e le libertà fondamentali dei cittadini nelle settore delle telecomunicazione, dell’editoria, dei media etc..e in assenza di un chiaro quadro normativo e senza l’accertamento della violazione da parte di un magistrato, il rischio è quello di arrivare ad un eccesso di censura e quindi di violazioni dei diritti degli utenti, quali quelli di condivisione di contenuti, di informazione, di espressione, di cronaca etc.. «Succede spesso» - dice Marco D’Itri dell’Osservatorio Censura - che quando viene chiesto di oscurare o disabilitare un sito per la presenza di un file che viola il diritto d’autore siano di conseguenza bloccati gli accessi agli altri contenuti leciti, alle discussioni e alle informazioni che sul quel determinato sito circolano e vengono condivise.»


La norma sul diritto d’autore risale al 1941, altri riferimenti risalgono al decreto legislativo sul commercio elettronico del 2003 e al decreto Romani del 2005 sui servizi dei media audiovisivi e radiofonici. Non si può negare che nel frattempo il web sia evoluto, sviluppando forme di interazione e condivisione in cui l’utente oltre che fruitore e consumatore è anche il creatore di contenuti. E se i diritti in gioco sono tanti non pare ci sia chiarezza su come tutelarli tutti.


Ad essere chiamato in causa è il Parlamento: proposte ce ne sono, ma solo quelle. Il Pd, a firma del senatore Casson, punta alla depenalizzazione per chi pubblica senza finalità di lucro un’opera protetta da diritto d’autore tramite blog, siti o forum; nella stessa direzione va la proposta della deputata Liuzzi del Movimento 5 stelle, che introduce meccanismi di protezione del diritto d’autore ispirate a standard internazionali. Il deputato di Scelta Civica Quintarelli propone un sistema di interoperabilità tra diverse piattaforme in modo tale che, ad esempio, prestare un libro digitale, regalarlo o rivenderlo, sia possibile farlo diventando un diritto per l’utente e allo stesso tempo un vantaggio per l’industria italiana.


Tutti e tre sottolineano che la competenza ad accertare un reato sul web debba essere dell’autorità giudiziaria e di quella postale e non dell’Agcom. Ma in aula di questo non si discute, all’ordine del giorno c’è altro.


Testo in http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/diritto-d-autore-web-parlamento-chiamato-causa-ma-ritardo/fc1361b4-5de7-11e3-860b-0a0a3904cefc.shtml





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