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SECONDA PUNTATA -
La crisi Rcs e l'acquisizione di Recoletos - Quando la Consob ebbe dubbi sulla trasparenza - I protagonisti di un (cattivo) affare da 1,1 miliardi di euro


Milano, 7 marzo 2013. Il Comitato di redazione, con l’aiuto dei giornalisti del Corriere della Sera, prosegue il racconto del caso Recoletos, cioè dell’acquisizione compiuta da Rcs nel 2007: causa fondamentale dell’indebitamento del gruppo, oggi pari a circa 870 milioni di euro. Mercoledì abbiamo visto come il gruppo Recoletos fosse stato acquistato in prima battuta dalla finanziaria Retos Cartera. Dopo essere stata acquisita da Retos Cartera,  la società Recoletos (editrice tra l’altro del quotidiano economico Expansion e del quotidiano sportivo Marca) venne tolta dal listino spagnolo (quindi diventò non più scalabile) e di fatto messa sul mercato, probabilmente destinata a un compratore già individuato. Il presidente di Recoletos, Jaime Castellanos, aveva anche una forte partecipazione in Retos Cartera, era presidente di Lazard Spagna e all’epoca era già cognato di Emilio Botin, presidente del Banco Santander.


AMICIZIE E PARENTELE - Botin, a sua volta, intratteneva ottimi rapporti con Luca Cordero di Montezemolo, in quel periodo presidente della Fiat e dunque secondo azionista del patto di sindacato che controlla il gruppo Rcs. Santander, sia detto per inciso, era presente su molti fronti italiani: sponsorizzava, per esempio la Ferrari, la casa di Maranello presieduta da Montezemolo. Santander, tra l’altro, aveva acquisito Antonveneta e poi l’aveva rivenduta al Monte dei Paschi di Siena, spuntando un’ingente plusvalenza. Nel primo passaggio di mano di Recoletos ebbe un ruolo anche la banca Banesto (azionista di Retos Cartera), presieduta da Ana Patricia Botin, figlia del presidente del Santander e nipote acquisita di Castellanos, nonché  (fino all'aprile 2011) consigliere di  Generali, azionista del patto Rcs.


INTERESSE - Ufficialmente il dossier Recoletos arrivò nel 2006 sul tavolo del consiglio di amministrazione di Rcs. L’allora amministratore delegato Vittorio Colao giudicò l’operazione troppo rischiosa. Lasciò il suo posto nell’estate del 2006 e venne sostituito da Antonello Perricone,  ex amministratore delegato de La Stampa  (controllata dal gruppo Fiat). Da quel momento l’interesse di Rcs per Recoletos diventò altissimo. Perricone era appoggiato da alcuni azionisti del patto di sindacato; gli altri seguirono. Perricone era affiancato dal direttore di Rcs Quotidiani Giorgio Valerio, dal gennaio 2004 amministratore delegato di Unedisa, controllata spagnola di Rcs, cui fa capo il quotidiano El Mundo. Rcs per l’operazione si avvalse di due advisor: Mediobanca, cioè il maggior azionista di Rcs, e la Banca Leonardo, guidata da Gerardo Braggiotti, che nel 2004 era stato advisor dell’amico e collega Castellanos nell’operazione di acquisizione di Recoletos dal gruppo inglese Pearson.


SANZIONE - Nell’aprile 2007 Rcs completò l’acquisizione di Recoletos, attraverso la controllata Unedisa, e rese nota la somma della transazione: 1,1 miliardi di euro versati a Castellanos e soci, nonostante Recoletos avesse un fatturato 2006 pari a soli 304 milioni di euro. Nel giugno 2008 la Consob intervenne per punire, con una sanzione da 200 mila euro, la mancata trasparenza dell’affare Recoletos. In particolare la Consob contestò ai manager di Rcs di aver «avuto contatti con la controparte». (La storia segue nel prossimo comunicato)


Il Comitato di redazione del Corriere della Sera7 marzo 2013 |


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PRIMA PUNTATA


LA CRISI RCS E L'ACQUISTO DI RECOLETOS. COME ABBATTERE UN BILANCIO IN UTILE. L'OPERAZIONE CHE FECE SBORSARE AL GRUPPO ITALIANO 1,1 MILIARDI. LA PRIMA PUNTATA DI UNA RICOSTRUZIONE A CURA DEL CDR DEL CORRIERE


TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=11613


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