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Lapide in piazza Manin 1 a Livorno a ricordo dei 6 giornalisti morti per la Patria (insigniti con ben 2 Medaglie d’oro, 3 d’argento, 1 di bronzo al valor militare alla memoria e persino 1 Croce inglese), nonché un proto e 2 tipografi del "Corriere di Livorno", morti per la Patria nella Prima Guerra Mondiale.

di Pierluigi Roesler Franz
Consigliere nazionale dell'Ordine dei giornalisti e Presidente del Gruppo Romano Giornalisti Pensionati presso l'Associazione Stampa Romana

Roma, 23 gennaio 2013. Circa 90 anni fa in piazza Manin 1 a Livorno fu posta una lapide a ricordo dei 6 giornalisti morti per la Patria (insigniti con ben 2 Medaglie d’oro, 3 d’argento, 1 di bronzo al valor militare alla memoria e persino 1 Croce inglese), nonché un proto e 2 tipografi del "Corriere di Livorno", morti per la Patria nella Prima Guerra Mondiale. 


La lapide si trova oggi a circa 3 metri da terra sulla facciata dello stabile di 2 piani in piazza Manin 1 a Livorno dove aveva sede la gloriosa testata toscana da tempo non più in edicola (il giornale nel 1917 era stato diretto da Paolo Fabbrini).


Sulla lapide, che é visibile nei 4 allegati e sulla mappa satellitare del sito http://maps.google.it/maps?hl=it&tab=ll, é così scritto:

"La famiglia del Corriere di Livorno che fra i primi giornali della Patria propugnò l'intervento contro la brutale aggressione dei nemici dell'umanità e che offrì 22 militi all'Esercito combattente volle qui ricordati i suoi Prodi che pugnarono e caddero nel Santo nome d'Italia:


Redattore Garibaldi FRANCESCHI, decorato con medaglia d'oro


Redattore Pietro D'ALFONSO, decorato con medaglia d'argento


Proto Rosolino BARZOTTI


Tipografo Corrado CIONI


Tipografo Corrado BENEDETTI


Redattore Ratcliff CRUDELI


Ten. Federico GRIFEO DI PARTANNA, medaglia d'oro


Ten. Angiolo VERSI, medaglia d'argento


Ten. Ettore CANTAGALLI DEL ROSSO, medaglia d'argento Croce inglese".


La lapide di Livorno é molto importante perché ha consentito di completare i dati relativi ai giornalisti del Corriere di Livorno ed é di straordinario valore storico-culturale, e non solo per la categoria dei giornalisti.


Infatti sulla lapide ritrovata un anno e mezzo fa in una cantina di Roma con impressi i nome degli 83 giornalisti Eroi della 1^ Guerra mondiale manca il nome di battesimo, Ettore, del giornalista Cantagalli Del Rosso nonché l'indicazione delal sua onorificenza inglese. Fu infatti insignito della Croce militare inglese al valore dell’impero britannico (stessa decorazione avuta anche dall’asso dell’aviazione italiana Francesco Baracca).Sulla lapide di Roma manca anche il doppio cognome “di Partanna” al conte Federico Grifeo (sua bisnonna ha sposato morganiticamente il re di Napoli). A sua volta, però la lapide trovata a Roma é altrettanto importante perché vi é anche indicato il nome del giornalista Dino Fornaciari (anch'egli morto nella 1^ Guerra Mondiale) che manca, invece, su quella esposta a Livorno.


Gli Uffici dello Stato Civile di Siena mi hanno confermato che: "Ettore Cantagalli é nato a Siena il 18.7.1870, é deceduto sul Monte Cimone il 18.6.1916 ed é effettivamente emigrato a Livorno (risulta da un vecchio cartellino anagrafico). Poi é immigrato di nuovo a Siena ove si trovano sia l'atto di nascita che la trascrizione dell'atto di morte. Nulla risulta sull'aggiunta al cognome di nascita Cantagalli " DEL ROSSO ": Per l'Anagrafe é quindi nato Ettore Cantagalli ed é morto Ettore Cantagalli (senza l’aggiunta Del Rosso). Da un successivo controllo sia dell'atto di morte che nei cartellini dell'Anagrafe non vi é alcun riferimento alla professione di giornalista". Da un'ulteriore verifica, "controllati gli indici decennali degli atti di nascita dal 1866 al 1905, non risulta nato a Siena nessun altro figlio del Sig. Vincenzo Cantagalli e controllata anche l'anagrafe degli eliminati non risulta essere mai stato residente nessun CANTAGALLI DEL ROSSO mentre ci sono due cartellini di CANTAGALLI Ettore (sempre senza DEL ROSSO)". E' stato, tuttavia, sottolineato "che si parla del 1870..... pochi anni dopo l'unita' d'Italia e la nascita dei registri di stato civile....."


Si ricorda poi che in piazza Guerrazzi a Livorno furono, invece, poste nel 1926 due lapidi per i livornesi morti nella 1^ Guerra Mondiale: una per gli ufficiali (cliccare su http://www.chieracostui.com/costui/docs/search/search_resultsoltre.asp ) e una per i sottufficiali su cui é scritto:"AI SOTTUFFICIALI DEL PRESIDIO DI LIVORNO CADUTI IN GUERRA PER L'ONORE E LA GRANDEZZA D'ITALIA PEL TRIONFO DEI PRINCIPI DI CIVILTA' NEL MONDO I COMPAGNI D'ARME ANTICHI E NUOVI PERCHE' LA MEMORIA DEL LORO SACRIFICIO SIA TRAMANDATA AI VENTURI A GLORIA ED ESEMPIO QUESTO MARMOREO RICORDO NEI SECOLI CONSACRARONO" ( cliccare su: http://www.chieracostui.com/costui/docs/search/schedaoltre.asp?ID=6254 )


Per una singolare coincidenza Ettore Cantagalli Del Rosso morì il 18 giugno 1916 sul Monte Cimone, cliccare su: 


http://www.cadutigrandeguerra.it/Albo_Oro/Archivi/24%5C145.jpg  e su: http://www.frontedelpiave.info/public/modules/Fronte_del_Piave_article/Fronte_del_Piave_view_article.php?id_a=474&app_l2=397&app_l3=474&sito=Fronte-del-Piave&titolo=Brigata-Barletta


cioé nello stesso giorno e nello stesso luogo di un altro sottotenente sempre del 137° Reggimento Fanteria della Brigata Barletta. Si tratta dell’irredento Antonio Bergamas, nato a Gradisca il 19 ottobre 1891, ma che si era arruolato con il nome di guerra di Antonio Bontempelli, e che fu decorato di Medaglia d'Argento al valor militare alla memoria, ma il cui nome divenne poi celebre in tutta Italia perché sua mamma fu scelta per la designazione del “Milite Ignoto”.


Come si legge nell’articolo del Tenente Colonnello Lorenzo Cadeddu “LA LEGGENDA DEL MILITE IGNOTO”, pubblicato Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche - pubblicato sul “Quaderno” n. 4 (ottobre 1998) per l’80° della Vittoria 1918-98, pp. 83-111, edito dal Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche (cliccare su http://www.circolovittoriese.it/gest-circolovittoriese/Documenti/44.pdf ), circa la scelta della donna che avrebbe dovuto designare il "Milite Ignoto", venne nominata una commissione della quale non è stato possibile conoscere la composizione. “Si sa, però, che inizialmente la scelta cadde su tale Anna Visentini Feruglio, udinese, madre di due figli dispersi in guerra, uno dei quali decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare. La scelta non ebbe seguito poiché prevalse il concetto che la donna dovesse essere una popolana. Si pensò, allora, ad una mamma livornese che si recò a piedi da Livorno a Udine alla ricerca del figlio disperso. Venne considerato il caso di una mamma di Lavarone che, saputo dov'era tumulato il figlio, si recò in quel cimitero scavando da sola e con le mani la terra che ne ricopriva i resti quindi, trovate le ossa, dopo averle legate con un nastro tricolore, se le pose in grembo e le portò in paese seppellendole vicino a quelle del marito. Infine, venne considerato il caso di una mamma che ebbe la forza di assistere ad oltre 150 esumazioni pur di trovare i resti del figlio... Tutto questo non parve sufficiente. Sembrava più significativo se la donna fosse stata la madre di un disperso irredento.

La scelta cadde su Maria Bergamas di Gradisca d'Isonzo, madre dell'irredento Sottotenente Antonio Bergamas, decorato di Medaglia d'Argento al V.M., caduto sul Monte Cimone il 18 giugno 1916. Il giovane Bergamas, che era nato a Gradisca il 19 ottobre 1891, era stato arruolato nel 137° Reggimento di fanteria della Brigata "Barletta" con il nome di guerra di Antonio Bontempelli. Ricordo, per quanti non lo sapessero, che il nome di guerra era un nome fittizio con il quale l'Esercito italiano arruolava i volontari irredenti che, sotto il profilo giuridico, erano sudditi dell'impero asburgico. Dunque, Antonio Bergamas combatteva la sua guerra tra le file del nostro esercito. Il giorno prima di morire, si offrì volontario per guidare con il suo plotone l'attacco del reggimento dicendo che come irredento spettava a lui l'onore di giungere per primo sui reticolati nemici. Durante l'assalto superò illeso due ordini di reticolati ma al terzo venne raggiunto da una raffica di mitraglia e colpito con 5 colpi al petto ed uno alla fronte. Al termine del combattimento in tasca al giovane venne rinvenuto un pezzo di carta sul quale era scritto: "In caso di mia morte avvertire il sindaco di San Giovanni di Manzano, cav. Desiderio Molinari". Solo al cav. Molinari, infatti, era noto che il S.Ten. Bontempelli non era altro che l'irredento Antonio Bergamas. La salma del giovane venne dunque rinvenuta e fu, sepolta assieme a quelle dei caduti di quel giorno, nel vicino cimitero di guerra delle Marcesine sull'Altipiano dei Sette Comuni che, successivamente, sconvolto da un violento bombardamento non permise più il riconoscimento delle sepolture. Da quel momento Antonio Bergamas risultò ufficialmente "disperso".


il 4 Novembre 1921 furono tumulati in un sarcofago nel Cimitero degli Eroi di Aquileia i 10 militi ignoti. Lo stesso giorno fu invece tumulato in contemporanea l’11° nell’Altare della Patria di Roma, cioè quello scelto dalla mamma di Antonio Bergamas. A sua volta Maria Bergamas, deceduta a Trieste nel 1952, e considerata la “Madre ideale”, perché, come madre di un disperso, ebbe il compito di scegliere la salma del Milite ignoto. venne sepolta nel Cimitero degli Eroi di Aquileia il 4 Novembre 1954 a cura dell’ Associazione Nazionale del Fante ed alla presenza del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Sulla pietra tombale è scritto: “Maria Bergamas per tutte le madri IV Novembre MCMLIV”.


Incredibile é stata infine la sorte toccata ad altri due colleghi di Cantagalli del Rosso al "Corriere di Livorno", Garibaldi Franceschi e a Ratcliff Crudeli. Il primo era nato l’11 novembre 1897 a Modena. Il secondo era nato a Livorno appena 5 giorni dopo. Sono morti entrambi al fronte a 19 anni e mezzo il 23 maggio 1917 nello stesso luogo (a Castagnevizza, oggi Paese della Slovenia) e nello stesso giorno a poche ore e a pochi metri di distanza tra loro. A Franceschi è stata conferita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Il corpo di Crudeli non fu più trovato.


Restando a disposizione per ogni eventuale chiarimento, invio i miei più cordiali saluti.

Pierluigi Roesler Franz
Consigliere nazionale dell'Ordine dei giornalisti e Presidente del Gruppo Romano Giornalisti Pensionati presso l'Associazione Stampa Romana


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