Diffamazione a mezzo stampa. BOLZANO: 4 mesi di carcere al direttore e al cronista del quotidiano “Alto Adige”. La solidarietà della Fnsi e dell’Ordine dei Giornalisti.
Bolzano, 25 giugno 2012. L’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige esprime sconcerto e meraviglia per la sentenza emessa il 20 giugno dal Tribunale di Bolzano con cui, oltre ad una pena pecuniaria, sono stati comminati quattro mesi di reclusione al collega Orfeo Donatini e al direttore del quotidiano Alto Adige di quegli anni, Tiziano Marson. La sentenza è una nuova tappa di un processo per querela avviatosi nel 2008 - e che in un primo momento vide il collega assolto da ogni accusa - e che invece ora condanna Orfeo Donatini per avere riferito sulle pagine dell’Alto Adige di accertamenti di polizia a carico di Sven Knoll per la sua possibile vicinanza ad ambienti di estrema destra. Notizia questa in precedenza già riportata da un periodico di diffusione nazionale. Soprattutto desta meraviglia che la condanna venga comminata perché sia stata data una notizia basata su un documento di polizia, ancorché riservato, nonché stupore perché raramente si è assistito a una condanna di reclusione per un giornalista che ha esercitato il diritto di cronaca. L’Ordine ricorda che è dovere e diritto dei giornalisti pubblicare le notizie di cui si viene a conoscenza se queste hanno interesse per la comunità soprattutto se riferite a personaggi pubblici. Per questo la condanna desta sconcerto, pur restando in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza. L’Ordine esprime vicinanza al collega Donatini e si augura che questo possibile vulnus alla libertà di stampa e al diritto di cronaca possa essere rivisto nei prossimi gradi di giudizio. (in http://www.odgtaa.it/node/50710)
La vicinanza e la solidarietà della Fnsi
Roma, 27 giugno 2012. “La Federazione della Stampa esprime stupore e sconcerto per la decisione assunta dal Tribunale di Bolzano di condannare il giornalista Orfeo Donatini e il direttore dell’ Alto Adige, Tiziano Marson, ad una pena pecuniaria e a 4 mesi di reclusione per diffamazione a mezzo stampa. Oggetto del procedimento era la pubblicazione, avvenuta nel 2008, di una notizia di cronaca relativa ad un consigliere regionale, mai oggetto di richiesta di rettifica né di smentita. Nell’esprimere la solidarietà del Sindacato dei giornalisti ai due colleghi, la Federazione sottolinea come il provvedimento della Magistratura, del tutto incomprensibile ed esagerato rispetto al caso in giudizio, sia ancora una volta la dimostrazione della pericolosità, per la libertà di stampa, della permanenza nel Codice Penale di una odiosa ipotesi di reato che dovrebbe essere regolato in maniera assolutamente diversa. Da anni la Federazione della Stampa ha posto il problema al Parlamento, alle forze politiche e ai governi. Sarebbe il caso di intervenire. La tempestiva pubblicazione delle smentite, delle risposte e delle rettifiche, cosi come prevede l’art. 8 della legge sulla stampa, dovrebbe essere, infatti, sufficiente ad impedire qualsiasi azione di carattere penale o civile. Il ricorso, ormai permanente, alla Magistratura per presunta diffamazione e per conseguente, altrettanto presunto, danno da responsabilità civile rischia di limitare fortemente il diritto alla libertà di stampa e l’esercizio dell’attività giornalistica. Bisogna che si prenda atto che questo stato di cose non può assolutamente continuare. Per questo, ancora una volta, rinnoviamo al Parlamento e al Governo, e in particolare al Ministro di Grazia e Giustizia, di intervenire con un provvedimento non più procrastinabile”. (www.fnsi.it)
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