Il Comunicato delle rappresentanze sindacali
Il Comitato di redazione de l'Unità ha deciso di sospendere lo sciopero proclamato per la giornata del 26 marzo. Una scelta che deve essere intesa come atto di responsabilità legato alla richiesta esplicitamente rivolta alla redazione dalla presidente della Nie, Marialina Marcucci. D'intesa con l'assemblea dei poligrafici, i giornalisti de l'Unità continueranno a vigilare perché gli assetti proprietari del giornale fondato da Antonio Gramsci non contraddicano e siano, anzi, coerenti con la storia e il radicamento politico, culturale e civile del quotidiano. Questa preoccupazione, legata indissolubilmente alle possibili e realistiche prospettive di sviluppo de l'Unità, ha guidato in questi mesi le iniziative dei giornalisti, dei poligrafici e degli amministrativi della Nuova iniziativa editoriale. E sarà al centro di un'azione sindacale che chiede ancora una volta assetti proprietari certi, trasparenti e capaci di investire sul futuro del giornale.
Il Cdr de l'Unità valuta positivamente l'impegno assunto dal coordinatore del Partito democratico, Goffredo Bettini, e dal responsabile comunicazione, Ermete Realacci - incontrati nel pomeriggio di ieri - per il rilancio de l'Unità. Un giornale verso il quale il Pd mostra "enorme interesse", a maggior ragione "in una fase così difficile della democrazia italiana e nella competizione elettorale in corso". Anche da questo punto di vista il Comitato di redazione non può che valutare positivamente l'impegno per un primo appuntamento di diffusione straordinaria messo in calendario dal Pd per domenica prossima 30 marzo in tutta Italia.
Il Cdr de l'Unità - L'Assemblea dei poligrafici Nie
Il comunicato di Marialina Marcucci, presidente del Cda Nie
Di fronte alla proclamazione dello sciopero del 26 marzo 2008, il presidente del consiglio di Amministrazione di Nie, Marialina Marcucci, chiede alla redazione de l’Unità di ripensare la decisione tenendo conto che la proprietà, come sempre in passato, è impegnata concretamente a far fronte alle proprie responsabilità fino a quando non saranno in campo in modo conclusivo soluzioni adeguate e coerenti con le ambizioni della nostra testata.
Marialina Marcucci
Il comunicato di Goffredo Bettini ed Ermete Realacci
Goffredo Bettini ed Ermete Realacci, nel corso di un incontro avuto con il comitato di redazione dell’Unità, hanno ribadito l’enorme interesse del Pd per il rilancio del progetto editoriale di una testata così significativa nel panorama della stampa italiana. Hanno inoltre sottolineato l’importanza del giornale in una fase così difficile della democrazia italiana e nella competizione elettorale in corso. Bettini e Realacci hanno anche annunciato una diffusione straordinaria dell’Unità per domenica 30 marzo, nel corso dell’iniziativa volta a raccogliere l’impegno del popolo delle primarie che si svolgerà nei 12 mila luoghi che furono allora i seggi elettorale.
Pubblicato il: 25.03.08
Modificato il: 26.03.08 alle ore 13.24
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CASO UNITA’. SCIOPERO IL 26. CHIESTO INCONTRO A VELTRONI. Dubbi sul Gruppo Caso. Fnsi "preoccupata".
Roma, 20 marzo 2008. Il 26 marzo sciopero dei giornalisti dell'Unità che pongono con forza il problema delle garanzie per il futuro del giornale di fronte a ipotesi di «acquisizioni discutibili» e chiedono un incontro urgente al leader del Partito Democratico Walter Veltroni. «L'assemblea delle redattrici e dei redattori de l'Unità - si legge in una nota pubblicata sul quotidiano - torna a esprimere fortissima preoccupazione per le notizie relative al possibile ingresso maggioritario (si parla del 70%) del Gruppo Caso nella proprietà del giornale. Le informazioni che riguardano la storia imprenditoriale di questa società, infatti, pongono forti e oggettivi interrogativi sulla sua affidabilità economica e sul suo rispetto dei più elementari diritti sindacali: è una storia di aziende e giornali aperti e chiusi, di licenziamenti in blocco, di lavoratori lasciati senza stipendio e senza lavoro». «Come in passato - sottolineano i giornalisti dell'Unità - chiediamo un'articolazione proprietaria che sia di garanzia e di equilibrio per i lettori, per l'attuale compagine azionaria, per la redazione e per l'area di riferimento culturale e politica del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Nessun percorso è obbligato se il prezzo da pagare è, come minimo, quello di una caduta d'immagine irreparabile per il giornale». «Questo - secondo la redazione - chiama in causa direttamente il Partito democratico e il suo segretario Walter Veltroni, anche in considerazione del fatto che l'Unità gode del finanziamento pubblico dei Ds, che nel Pd sono confluiti. L'urgente problema dell'assetto proprietario del giornale non può non essere centrale nell'agenda politica del Partito democratico nel suo complesso. Abbiamo apprezzato le dichiarazioni a sostegno all'Unità del segretario e di tanti esponenti del Pd e del centrosinistra. Ma queste da sole non bastano più. Al segretario del Pd - conclude la nota - ricordiamo che è questo il momento degli atti espliciti e conseguenti: per questo chiediamo a Walter Veltroni, già nostro direttore, un incontro in tempi brevi con l'intera redazione». (ANSA).
Futuro sempre più incerto per l'Unità: il 26 marzo un giorno di sciopero
L'assemblea delle redattrici e dei redattori de l'Unità torna a esprimere fortissima preoccupazione per le notizie relative al possibile ingresso maggioritario (si parla del 70%) del Gruppo Caso nella proprietà del giornale. Le informazioni che riguardano la storia imprenditoriale di questa società, infatti, pongono forti e oggettivi interrogativi sulla sua affidabilità economica e sul suo rispetto dei più elementari diritti sindacali: è una storia di aziende e giornali aperti e chiusi, di licenziamenti in blocco, di lavoratori lasciati senza stipendio e senza lavoro. Questo non può non preoccupare i giornalisti de l'Unità che pongono all'attuale proprietà un'esigenza inderogabile di trasparenza e di coerenza con la storia e l'identità del quotidiano: è necessaria una verifica approfondita non solo sulle garanzie che chi è interessato ad entrare nella compagine azionaria deve fornire, ma anche sul progetto editoriale indispensabile per il rilancio della testata. Esigenze già poste con forza quando si è presentata la possibilità concreta dell'ingresso della Tosinvest degli Angelucci nell'Unità.
Come in passato, chiediamo un'articolazione proprietaria che sia di garanzia e di equilibrio per i lettori, per l'attuale compagine azionaria, per la redazione e per l'area di riferimento culturale e politica del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Nessun percorso è obbligato se il prezzo da pagare è, come minimo, quello di una caduta d'immagine irreparabile per il giornale.
Questo chiama in causa direttamente il Partito democratico e il suo segretario Walter Veltroni, anche in considerazione del fatto che l'Unità gode del finanziamento pubblico dei Ds, che nel Pd sono confluiti.
L'urgente problema dell'assetto proprietario del giornale non può non essere centrale nell'agenda politica del Partito democratico nel suo complesso. Abbiamo apprezzato le dichiarazioni a sostegno all'Unità del segretario e di tanti esponenti del Pd e del centrosinistra. Ma queste da sole non bastano più. Al segretario del Pd ricordiamo che è questo il momento degli atti espliciti e conseguenti: per questo chiediamo a Walter Veltroni, già nostro direttore, un incontro in tempi brevi con l'intera redazione.
Il giornale rischia un deperimento. E il pericolo è che le capacità professionali di cui dispone possano essere mortificate da una affannata gestione editoriale e industriale. È una situazione di stagnazione che ha un'influenza negativa e non più accettabile sull'organizzazione del lavoro e sulla valorizzazione delle competenze del giornale.
Per tutti questi motivi i giornalisti de l'Unità - confidando anche nella comprensione e nella solidarietà dei lettori - ben consapevoli delle difficoltà del momento, e attenti alle risposte che potranno venire nei prossimi giorni, proclamano una giornata di sciopero per il 26 marzo 2008.
L'assemblea delle redattrici e dei redattori de l'Unità
Pubblicato il: 19.03.08 - Modificato il: 22.03.08 alle
UNITÀ. FNSI: “PREOCCUPATI PER IPOTESI GRUPPO CASO”.
SINDACATO SI RIVOLGE A PROPRIETÀ E AZIONISTA POLITICO
Roma, 21 marzo 2008. «Enormi perplessità e molte preoccupazioni» per l'ipotesi che il gruppo di Gian Gaetano Caso possa acquistare l'Unità sono espressi dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, dall'Associazione Stampa Romana, dall'Associazione Lombarda dei Giornalisti, dall'Associazione Stampa Toscana e dall'Associazione Stampa Emilia-Romagna. Il sindacato dei giornalisti chiede «all'attuale proprietà e all'azionista politico di riferimento uno sforzo straordinario per soluzioni che, accanto ai valori che qualificano l'identità del giornale, nell'eventuale mutamento della compagine azionaria, risultino chiaramente di garanzia sul piano gestionale, come su quello finanziario e del rispetto dei valori espressi dall'attività professionale dei giornalisti e della democrazia del lavoro». «Le operazioni per la cessione del giornale fondato da Antonio Gramsci - si legge in una nota - sono comprensibilmente condotte dalla proprietà con riservatezza, ma l'ipotesi di un nuovo acquirente che sarebbe individuabile nel gruppo di Gian Gaetano Caso suscita molte preoccupazioni ed enormi perplessità. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, insieme con le Associazioni regionali di stampa Romana, Lombarda, Toscana e dell'Emilia-Romagna condividono e sostengono le iniziative per la trasparenza, la coerenza di ogni iniziativa imprenditoriale con la storia e l'identità del quotidiano, la garanzia di una proprietà attrezzata, affidabile e credibile sotto ogni punto di vista». «Il gruppo Caso nel recente passato - viene ricordato nella nota - è stato al centro di operazioni editoriali che definire discutibili è forse dire poco. Il Sindacato dei Giornalisti, tra l'altro, ha ben presenti i gravi contenziosi ancora aperti per la brevissima esperienza del quotidiano sportivo Dieci, culminati con il licenziamento dei giornalisti che avevano osato scioperare perchè senza stipendio da mesi. Sono vicende tutt'altro che rassicuranti, come dimostrano anche le condanne dell'editore per comportamento antisindacale». «La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e le Associazioni regionali di stampa - conclude la nota - auspicano che l'attuale proprietà e l'azionista politico di riferimento diano risposte convincenti e in tempi brevi, onde diradare le nubi e i problemi di una condizione di stagnazione in cui versa il giornale che ha indotto i colleghi dell'Unità a proclamare uno sciopero per il 26 marzo prossimo. Agli eventuali acquirenti, che oltre Caso dovessero manifestarsi, l'appello a presentare proposte concrete e qualificate». (ANSA).
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CASO UNITA'.
DI STEFANO: “STIAMO
VALUTANDO I CONTI”
Roma, 5 marzo 2008. L'editore Francesco Di Stefano è ancora interessato all'acquisizione dell'Unità. "Stiamo valutando i conti del quotidiano: ce li hanno appena messi a disposizione", ha spiegato il patron di Europa 7 a margine di un incontro con Giuseppe Giulietti, portavoce dell'associazione Articolo 21, ospitato negli studi dell'emittente. Di Stefano ha comunque ammesso che in questo momento la sua attenzione è concentrata sulla battaglia per il riconoscimento dei diritti di Europa 7 e per l'applicazione della sentenza della Corte di giustizia europea sulla vicenda. Nei giorni scorsi si erano rotte le trattative tra gli Angelucci, la famiglia che voleva comprare L'Unità, e la Nie, la società editrice del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. (ANSA).
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CASO UNITA’.
Presidente Nie:
"Il 19 marzo riunione
dell'assemblea degli
azionisti per la
ricapitalizzazione
della società editrice".
Roma, 2 febbraio 2008. Venerdì la presidente della Nie, la società che edita l'Unità, Marialina Marcucci si è incontrata con il Cdr e i fiduciari delle redazioni, insieme al segretario e al presidente della Fnsi, Franco Siddi e Roberto Natale. Nel corso dell'incontro la Marcucci ha fornito un'informazione sulle trattative in corso per la definizione degli assetti proprietari del quotidiano. Ha annunciato la ufficiale e definitiva archiviazione del rapporto con la Tosinvest e gli Angelucci, verso i quali - ha sottolineato - i legali dell'azienda stanno valutando se procedere per danni
Ha aggiunto che la Nie ha inviato una lettera ai tre soggetti che ad oggi hanno espresso un loro interesse ad entrate nella compagine azionaria del giornale, invitandoli a formalizzare in tempi brevi questa loro disponibilità.
La presidente della Nie ha assicurato che il 19 marzo si riunirà l'assemblea degli azionisti chiamati ad effettuare una significativa ricapitalizzazione della società, mentre nei prossimi giorni è previsto un investimento di un milione di euro a conferma dell'impegno dell'azienda a sostegno del giornale.
Il Cdr e i dirigenti della Fnsi, prendendo atto di questo percorso, hanno invitato l'azienda a verificare con attenzione l'affidabilità di coloro che hanno manifestato il loro interesse per il quotidiano e la coerenza del loro progetto editoriale con i valori e la storia di cui l'Unità è portatrice, rilanciando la proposta di una Carta dei valori e l'istituzione di un comitato dei garanti.
A tal proposito la presidente della Nie ha confermato la sua disponibilità ad aprire già la prossima settimana un tavolo per discutere in concreto della "Carta" individuando forme che coinvolgano pienamente oltre alla redazione e all'azienda, anche soggetti espressione dell'area di riferimento del quotidiano come i sindacati, e in modo particolare i lettori de L'Unità.
Alla redazione che ha chiesto di garantire per questa stagione elettorale un impegno straordinario de l'Unità, l'azienda ha ribadito la sua piena disponibilità ad accogliere le richieste avanzate in tal senso dalla direzione a partire da un aumento della foliazione, alla definizione di inserti speciali domenicali e alla attivazione di due articoli 3 come richiesto dalla direzione stessa.
Il segretario della Fnsi Franco Siddi
Il presidente della Fnsi Roberto Natale
Il cdr e i fiduciari de l'Unità
da: www.fnsi.it
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UNITA'. MARCUCCI:
“RIPARTONO CONTATTI
CON NUOVI PARTNER”.
LA REDAZIONE:
«L'UNITÀ NON PUÒ
NAVIGARE A VISTA».
Roma, 27 febbraio 2008. Molta delusione, qualche ipotesi e la certezza che comunque si troveranno nuovi partner. Marialina Marcucci, presidente del consiglio di amministrazione della Nie, la società che edita l'Unità, racconta al quotidiano online Affaritaliani.it i motivi che hanno portato alla rottura delle trattative con la famiglia Angelucci. "Non ho avuto alcuna comunicazione sul perché. Posso solo immaginare - dice - che avevano ipotizzato un progetto editoriale che poi hanno verificato non applicabile nel modo in cui l'avevano pensato. Ma io da loro non ho avuto motivazioni o incontri o richieste". Insomma, "di colpo hanno interrotto tutto". La Marcucci spiega: "La due diligence si era conclusa positivamente ed era stata firmata da loro, quindi i conti sono a posto. Non ci possono essere stati equivoci. Dal punto di vista dell'azienda non c'é una spiegazione razionale. L'unico momento di frizione, non con noi, ma con la situazione politica complessiva, c'é stato quando, ma sono solo voci, venne fuori che avevano un progetto editoriale a cura di Polito, su cui ci sono state delle perplessità e delle riserve da parte del mondo politico. Può essere. Non ho avuto comunicazioni né formali né informali". Però ora è già partita la ricerca di nuovi partner... "A luglio e ad agosto c'erano state manifestazioni di interesse e anche successivamente. Tante e di tipologie diverse. Ad ha ripreso i contatti e valuterà tutte le manifestazioni di interesse, da quella di Di Stefano ad altri che non l'hanno resa pubblica ma che in via riservata hanno dichiarato di essere interessati". Solo italiani? "No, ci sono anche due stranieri, entrambi europei. All'America non ci allarghiamo".(ANSA).
«L'UNITÀ NON PUÒ
NAVIGARE A VISTA»
L'assemblea dei redattori, dopo l'uscita di scena degli Angelucci, che per mesi erano sembrati vicinissimi all'acquisto del giornale fondato da Antonio Gramsci nel 1924, chiede decisi interventi alla proprietà e al Partito Democratico, «interlocutore privelegiato».
L'assemblea dei redattori dell'Unità, riunita dopo la definitiva rinuncia degli Angelucci ad acquistare il quotidiano fondato nel 1924 da Antonio Gramsci, hanno diffuso il seguente comunicato:
«Con la richiesta di risarcimento dei danni avanzata dagli avvocati della Nie alla Tosinvest della famiglia Angelucci si chiude definitivamente la vicenda del possibile acquisto de l'Unità da parte degli stessi editori del quotidiano Libero. Una eventualità che aveva destato forte preoccupazione e che aveva spinto il Cdr, a nome dell'intera redazione, ad avanzare proposte concrete che garantissero il legame con i lettori e il radicamento del quotidiano nella sua storia e nei valori democratici e di sinistra che lo distinguono. Richieste condivise da ampia parte del mondo politico, della cultura e dalle organizzazioni sindacali che tuttavia non hanno trovato riscontri sensibili tra chi era impegnato nella trattativa, che non è parso all'altezza del prestigio di una testata che ha e s'impegna ad avere una funzione importante nel dibattito politico e culturale del Paese.
Ora la proprietà è invitata senza indugio ad avviare le trattative con quegli imprenditori che hanno mostrato interesse per la testata. Quanto è accaduto deve servire come monito anche per il futuro, perché si abbia ben chiaro che l'Unità non è un prodotto come un altro da vendere sul mercato a chiunque e che il rispetto di ciò che l'Unità rappresenta non può essere "altro" dal quale prescindere. A tal proposito, l'assemblea di redazione guarda con favore alle disponibilità che si sono pubblicamente e ripetutamente manifestate in queste settimane e che provengono in particolare da Francesco Di Stefano, un editore già impegnato nel campo multimediale, al quale si sollecita un impegno coerente con le dichiarazioni espresse nei giorni scorsi.
Al Pd, interlocutore privilegiato de L'Unità, si chiedono scelte non più rinviabili, rispettose delle attese del popolo democratico e di sinistra e delle forti manifestazioni a favore della testata fin qui registrate.
L'Unità non può continuare a navigare a vista, ha bisogno di assetti proprietari certi e di investimenti adeguati. Agli attuali editori l'assemblea di redazione chiede di farsi carico fino in fondo di questa esigenza. E, nell'attesa che vadano in porto le trattative per la cessione dei pacchetti azionari, si chiede di sostenere il giornale con un piano straordinario che - da subito - lo metta nelle condizioni migliori per affrontare la campagna elettorale.
Agli attuali azionisti si chiede una significativa ricapitalizzazione, alla proprietà e alla direzione si chiede anche un aumento della foliazione, un sostegno alle iniziative speciali da mettere in campo in occasione della campagna elettorale, quindi l'utilizzazione del full color, la riduzione ad un euro dell'edizione del lunedì. E per garantire la qualità del lavoro redazionale, si chiede l'assunzione di un congruo numero di articoli tre e il riconoscimento delle qualifiche per le mansioni effettivamente svolte dai redattori. Sono queste le misure minime da varare in tempi brevi e che la redazione ha chiesto di porre in discussione all'incontro che Fnsi e Cdr avranno il 29 febbraio con la presidente Nie, Marialina Marcucci dedicato ad un primo confronto sulla Carta dei valori e all'istituzione del Comitato dei Garanti.
L'Unità non può non cogliere la domanda dei lettori per un'informazione all'altezza della sfida politica del momento. Per questo i giornalisti sono pronti, già a partire dai prossimi giorni, ad attuare tutte le forme di lotta - a cominciare dall'astensione dal lavoro - necessarie per mantenere aperta una prospettiva di sviluppo ad un quotidiano che, come ha dimostrato l'Unità day, può vantare una vasta solidarietà culturale, politica e umana».
www.unita.it del 27/2/2008
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UNITA'. SOCI DI AD:
“CON ANGELUCCI
RAPPORTO CHIUSO”.
LA REDAZIONE:
“Valutare offerta
di Francesco Di Stefano.
Roma, 26 febbraio 2008. Una raccomandata per la risoluzione del contratto d'acquisto dell'Unità che doveva essere eseguito: con questo atto i soci di Ad, la società che controlla la Nie, editrice del quotidiano, chiudono definitivamente ogni rapporto con la famiglia Angelucci che in un primo tempo voleva acquistare il giornale e che poi si è tirata indietro. Gli imprenditori romani, editori di Libero e del Riformista, hanno disertato l'appuntamento di ieri con il notaio: il 25 febbraio era infatti l'ultima data utile per onorare l'impegno preso. Ecco il testo della raccomandata inviata a Giampaolo Angelucci per Tosinvest e a Arnaldo Rossi, legale rappresentante della New Papers Holding, la società lussemburghese indicata dalla stessa Tosinvest come acquirente del quotidiano: "I soci di Ad con la presente annunciano l'avvenuta risoluzione di diritto del contratto avente oggetto la cessione delle quote rappresentanti l'intero capitale sociale di Ad per l'inadempimento colpevole dell'acquirente con riserva di agire nelle sedi più opportune per ottenere il risarcimento dei danni". (ANSA).
UNITA'. REDAZIONE: “VALUTARE DISPONIBILITA' DI STEFANO”.
Roma, 26 febbraio 2008. "La proprietà è ora invitata senza indugio ad avviare le trattative con quegli imprenditori che hanno mostrato interesse per la testata. Quanto è accaduto deve servire come monito per il futuro perché si abbia ben chiaro che L'Unità non è un prodotto come un altro da vendere sul mercato a chiunque e che il rispetto di ciò che L'Unità rappresenta non può essere altro dal quale prescindere": questo si legge nel documento approvato dall'assemblea di redazione de L'Unità, che "guarda con favore alle disponibilità che si sono pubblicamente e ripetutamente manifestate in queste settimane e che provengono in particolare da Francesco Di Stefano, un editore già impegnato nel campo multimediale, al quale si sollecita un impegno coerente con le dichiarazioni espresse nei giorni scorsi". La redazione de L'Unità si è riunita in assemblea dopo la rottura della trattativa con gli Angelucci per acquistare il quotidiano. "Con la richiesta di risarcimento dei danni avanzata dagli avvocati della Nie alla Tosinvest della famiglia Angelucci - sottolinea la redazione - si chiude definitivamente la vicenda del possibile acquisto de L'Unità da parte degli stessi editori del quotidiano Libero. Una eventualità che aveva destato forte preoccupazione e che aveva spinto il Cdr, a nome dell'intera redazione, ad avanzare proposte concrete che garantissero il legame con i lettori e il radicamento del quotidiano nella sua storia e nei valori democratici e di sinistra che lo distinguono". Ed è per questo che l'assemblea di redazione si rivolge da una parte alla proprietà per avviare nuove trattative e dall'altra al Partito democratico, "interlocutore privilegiato de L'Unità" per chiedere "scelte non più rinviabili, rispettose delle attese del popolo democratico e di sinistra e delle forti manifestazioni a favore della testata fin qui registrate". L'assemblea di redazione insiste sul fatto che il giornale non può navigare a vista ma ha bisogno di assetti proprietari certi e, alla luce di ciò, sollecita un piano straordinario che metta il giornale nelle condizioni migliore per affrontare la campagna elettorale: "Agli attuali azionisti si chiede una significativa ricapitalizzazione, alla proprietà e alla direzione si chiede anche un aumento della foliazione, un sostegno alle iniziative speciali da mettere in campo in occasione della campagna elettorale, quindi l'utilizzazione del full color, la riduzione ad un euro dell'edizione del lunedì". La redazione ha quindi chiesto di mettere questi punti all'ordine del giorno nell'incontro che Fnsi e Cdr avranno il 29 febbraio con la presidente della Nie Marialina Marcucci. Incontro dedicato a un primo confronto sulla Carta dei Valori e all'istituzione del comitato dei Garanti. (ANSA).
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UNITA'. NULLA DI FATTO:
GLI ANGELUCCI
NON SI PRESENTANO.
GLI ATTUALI PROPRIETARI
CHIEDERANNO I DANNI.
Roma, 25 febbraio 2008. La famiglia Angelucci, editrice di Libero e del Riformista, non si è presentata di fronte al notaio nell'ultimo giorno utile per rilevare il quotidiano L'Unità, dopo la diffida già mandata dai soci della Nie, società editrice del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Ora la parola passa agli avvocati e la disputa si trasferisce in altra sede. Né dà notizia un comunicato di Marialina Marcucci, presidente della Nie. Il 30 gennaio i soci della società Ad srl controllante la Nie, avevano chiesto che venisse data esecuzione al contratto di cessione della partecipazione rappresentante l'intero capitale sociale di Ad srl alla società lussemburghese New Papers Holding S.A. indicata da Tosinvest spa della famiglia Angelucci come acquirente di detta partecipazione. "Il giorno 25 febbraio 2008, alle ore 15:00 - si legge nel comunicato della Marcucci - New Papers Holding SA non si è presentata presso lo Studio del Notaio dottor Paolo Silvestro, Via dei Sansovino, n. 6 a Roma per adempiere alla intimazione dei soci di AD S.r.l. di procedere all'acquisto delle quote della società controllante l'editore de l'Unità e agli altri adempimenti previsti negli strumenti contrattuali delle Parti ivi incluso l'acquisto delle azioni della società NSEF di proprietà di Soped S.p.A. Pertanto, come previsto nella diffida ad adempiere, i soci di AD s.r.l. provvederanno alla tutela delle loro ragioni e alla richiesta di risarcimento dei danni nelle sedi opportune nei confronti di New Papers Holding S.A. e del Gruppo Tosinvest e della famiglia Angelucci". (ANSA).
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UNITA'. FNSI A MARCUCCI: “SERVE UN INCONTRO URGENTE”
Roma, 21 febbraio 2008. La Federazione nazionale della stampa torna a chiedere "un incontro urgente" a Marialina Marcucci, presidente della Nuova iniziativa editoriale, la società editrice de L'Unità, alla vigilia di una svolta per il futuro della testata: il 25 febbraio è l'ultima data utile per gli Angelucci, la famiglia di editori che intendeva acquisire il giornale fondato da Antonio Gramsci. "Sulla vicenda dell'Unità - sottolinea la Fnsi in una nota - continuano ad esserci troppi silenzi, anche dopo la positiva giornata di mobilitazione promossa dal comitato di redazione. Fra appena quattro giorni si saprà se la famiglia Angelucci confermerà il suo intendimento di acquisire la proprietà del giornale, ma al quadro continua a mancare un elemento che per il sindacato dei giornalisti è assolutamente decisivo: la risposta degli attuali editori alla proposta della redazione di definire una Carta dei valori e istituire un Comitato dei Garanti. Si tratta di due strumenti che, nel rispetto delle prerogative degli editori attuali e futuri, servono a salvaguardare l'autonomia del giornale, il suo radicamento, lo stesso rapporto di fiducia con i lettori. Strumenti essenziali, sui quali una risposta chiara deve arrivare prima di ogni decisione sugli assetti proprietari, chiunque sia a subentrare nella proprietà". Per il sindacato dei giornalisti "non è una questione di nomi, è una questione di regole e garanzie che devono valere rispetto ad ogni eventuale nuovo ingresso. Per questo la Federazione nazionale della stampa ribadisce pubblicamente alla presidente della Nie, Marialina Marcucci, la richiesta di un incontro urgente già avanzata. La delicatezza del momento dovrebbe suggerire all'editore una adeguata capacità di ascolto e di risposta". (ANSA).
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UNITA'-DAY: DA PRODI
AI SINDACATI
SOSTEGNO AL QUOTIDIANO.
PER L'EX DIRETTORE
COLOMBO IL PROBLEMA E'
L'ASSENZA DI PUBBLICITA'
di Elisabetta Malvagia –ANSA
Roma, 18 febbraio 2008. Più che l'Unità-Day, oggi è stato l'Unità-Pride: per la testata fondata da Antonio Gramsci quello che si è consumato oggi nella sede della Fnsi è stato un giorno speciale, che ha unito una platea variegata del mondo politico, sindacale e intellettuale per sostenere lo storico quotidiano. "Siamo passati per molte bufere, non temiamo nulla - ha detto al termine dell'iniziativa il direttore Antonio Padellaro - Ma cerchiamo certezze dal punto di vista imprenditoriale, cosa che ritengo possibile, e sentiamo che c'é un mercato più ampio da conquistare con un'Unità ancora più forte". Oltre a una lettera di appoggio inviata dal leader del Pd Walter Veltroni, anche il premier Romano Prodi è intervenuto, anche se per telefono, per dare il suo sostegno all'Unità. Che, come ha sottolineato il Cdr, "é un po' come una barca che da quasi un anno naviga a vista, con un balletto di nomi di possibili acquirenti". "In questi anni - ha affermato Prodi - siete stati, ed è quasi paradossale per un giornale di partito, una testata che ha avuto più libertà e capacità di uscire dagli schemi rispetto ad altri giornali della stampa indipendente, lasciando spazio critico ai giornalisti. Vi ringrazio". "Occorre pazienza", gli ha detto Padellaro. "Occorrono soldi", ha replicato il premier tra gli applausi.
Oltre alle centinaia di adesioni e di mail a sostegno della testata, sono state tantissime le espressioni di solidarietà e gli inviti a non mollare da parte delle molte personalità presenti: oltre al presidente e al segretario della Fnsi, Roberto Natale e Franco Siddi, il ministro del
Lavoro Cesare Damiano ("nulla giustifica la scomparsa di questo giornale") il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'editoria Ricardo Franco Levi, Piero Fassino ("non è solo un giornale ma un pezzo della storia della democrazia italiana") e Sandro Curzi.
Oltre ai tre segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti, Giovanni Salvi, Carlo Rognoni, Paolo Serventi Longhi, Giuseppe Giulietti, Vincenzo Vita, Vincenzo Cerami, Cristina Comencini, Furio Colombo ("il vero problema è la totale assenza di pubblicità, e non è un caso"), i direttori di Liberazione Piero Sansonetti e di Europa Stefano Menichini. Lucia Annunziata denuncia la "scarsissima capacità imprenditoriale della sinistra, che negli ultimi anni ha avuto attenzione solo per la tv e per i grandi giornali". A sostenere il quotidiano che,
come sottolinea il direttore Padellaro, "non è in crisi, vende 50 mila copie e ogni copia é letta da sette persone (dato dell'Istituto Audipress, ndr.), anche il responsabile Comunicazione del Pd Ermete Realacci, per il quale "l'Unità ha bisogno del Pd e il Pd ha bisogno dell'Unità, anche per raccordare le sfide del futuro e per avere la capacità di svolgere una funzione nazionale". Da quanto emerso, il problema non è tanto economico, quanto politico: "Dai conti economici - sottolinea il Cdr - non siamo irrimediabilmente in crisi. Non siamo un battello alla deriva. Il punto è l'incertezza sul futuro che potrebbe portarci al naufragio. L'Unità ha in sé le potenzialità per rinnovarsì. E la discontinuità non è uno schema politico da applicare su tutto e malgrado tutto". (ANSA).
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UNITA'. MARCUCCI:
“SILENZIO TOTALE
DAGLI ANGELUCCI”.
ANTONIO POLITO: “NON
SO NULLA DI PROGETTO
DI ALTRO GIORNALE”.
Roma, 12 febbraio 2008. "Non ci sono novità. Gli Angelucci non hanno dato alcuna notizia, il silenzio è totale": lo dice Marialina Marcucci, presidente della Nie, la società editrice dell'Unità. Il 25 febbraio è l'ultima data utile per gli Angelucci, la famiglia di editori che intendeva acquisire il giornale fondato da Antonio Gramsci. In realtà, a giudizio di quanti seguono le vicende editoriali, ad oggi sembra improbabile che gli Angelucci tengano fede all'impegno di rilevare il giornale. Proprio oggi Dagospia - un sito di gossip editoriali, di finanza, cronaca e spettacoli, curato da Roberto D'Agostino - parla di un altro progetto della famiglia Angelucci, quello di un nuovo giornale da realizzare con Antonio Polito, ex direttore del Riformista ed attualmente senatore del centro sinistra. "Di tutto ciò non ne nulla", reagisce il senatore interpellato dall'ANSA. "L'ho detto già alcuni mesi fa e lo ribadisco anche oggi. Non ne so nulla", aggiunge riferendosi alle voci che lo davano in pole position per la direzione dell'Unità quando gli Angelucci sembravano essere a un passo dall'acquisto del giornale. (ANSA).
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L'Unità". Il Cdr:
“Verificare ogni
ipotesi in campo”.
Roma, 1 febbraio 2008. Il 'ripensamento' degli Angelucci riguardo all'acquisizione dell'Unità non è addebitabile a ''sbarramenti preconcetti'' da parte della redazione che chiede all'attuale proprietà una piena assunzione di responsabilità: è la posizione del Cdr del quotidiano - espressa all'indomani della messa in mora della famiglia Angelucci da parte Nie presieduta da Marialina Marcucci - secondo cui il giornale ''non può vivere una fase di galleggiamento e precarietà: il Cda deve dunque esplorare tutte le disponibilità in campo e garantire un pieno rilancio della testata''.
Rottura di cui non sono chiari i motivi, dice in una nota il Cdr aggiungendo: ''Certo questi non possono essere addebitati a 'sbarramenti preconcetti' da parte della redazione. Che ha posto al centro della sua iniziativa, come era perfino ovvio, ricorrendo anche a un giorno di sciopero, la richiesta di garanzie''. Collocazione che va tutelata, sottolinea la rappresentanza sindacale, quale che sia l'assetto proprietario che verrà definito: ''A maggior ragione con la presenza maggioritaria di un gruppo editoriale che già edita Libero''.
''Ci saremmo attesi - prosegue la nota - risposte all'altezza del buon senso delle proposte avanzate e che qualificherebbero ancora di più la nostra testata, la redazione e la stessa proprietà. E che non possono quindi diventare per nessuno un 'alibi' per giustificare la rottura di una trattativa che, evidentemente, andrebbe collegata ad altre motivazioni che stanno alla base di un possibile ripensamento nel tratto finale di un percorso già concordato''. Il Cdr invita il Cda, a fare quanto è in suo potere per assicurare al giornale la sicurezza e le risorse necessarie per affrontare con serenità il necessario piano di rilancio: ''L'Unità può e vuole continuare ad essere una risorsa importante per la sinistra, per il Partito democratico e per il movimento sindacale. Per questo sono indispensabili scelte imprenditoriali e risorse adeguate, che puntino anche a valorizzare, senza quindi mortificarlo, il patrimonio redazionale e tecnico del quotidiano''.
"L’Unità", la Nie: “Nessun problema con i bilanci”
Roma, 1 febbraio 2008. Nessun problema con i bilanci è questo, in sintesi, quanto precisano in una nota i soci di A.D. S.r.l. e Nie S.p.A., editrice dell'Unità, smentendo così un articolo apparso sul sito Dagospia.com secondo il quale a far abbandonare alla famiglia Angelucci il proposito di acquisire il quotidiano sarebbe stato ''un 'dettaglio' da novanta milioni di euro venuto fuori dal controllo dei bilanci''. ''Le risultanze di sintesi della due diligence effettuata dalla società di revisione incaricata da New Papers Holding S.A., società lussemburghese acquirente della partecipazione A.D. - spiegano i soci in una nota - davano un accantonamento di un fondo rischi di euro 500.000,00 per tutti i contenziosi pendenti che si riassumevano in due cause di lavoro e in qualche decina di azioni civili e penali per diffamazione e risarcimento danni''.
''Questi contenziosi nei 7 anni di attività della società Nie S.p.A. - si legge ancora nella nota - hanno inciso mediamente per euro 50.000,00 all'anno e la gran parte delle cause fino ad oggi decise si sono concluse con la conciliazione o la reiezione delle domande proposte. L'eventuale esito negativo dei contenziosi è assistito da fideiussione bancaria per l'importo concordato tra le parti di euro 750.000,00 importo superiore al fondo rischi indicato dalla società di revisione del compratore''.
''La vendita di partecipazione è stata oggetto di un contratto di vendita e di un atto ricognitivo di esito positivo della due diligence. Le notizie riportate nell'articolo di Dagospia.com sono prive di riscontro nella realtà, hanno finalità di parte e sono impostate con tono scandalistico'', conclude la nota. ''All'attuale proprietà - si legge ancora - il Cdr chiede di verificare immediatamente, tutte le disponibilità espresse anche in queste ultime ore volte a rafforzare la compagine azionaria e a consentire al giornale di continuare ad essere voce autonoma e autorevole''. La redazione ha chiesto e continua a chiedere all'azienda di aprire subito un confronto sul merito della proposta della Carta dei Valori e dell'istituzione del Comitato dei Garanti. (ANSA)
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Unità: colpo di scena,
stop degli Angelucci.
Editrice Nie diffida
acquirenti a rispettare
gli impegni presi.
Roma, 31 gennaio 2008. La notizia arriva a sorpresa: un accordo blindato per acquisire l'Unità e al qualche mancava solo la firma, è saltato, almeno per il momento. Gli Angelucci, già indicati come nuovi proprietari in pectore, alla fine sembrano volersi sfilare. Si chiudono in un silenzio totale e ricevono la diffida dei soci della società Ad srl (quella che controlla la società editrice dell'Unità): o gli Angelucci onorano gli impegni presi, oppure, in caso di mancato rispetto della diffida ad adempiere, i soci si riservano di agire nelle sedi opportune a tutela dei loro diritti. La vicenda non ha avuto una sviluppo del tutto lineare: l'accordo con la Nie (società editrice dell'Unità), secondo quanto è stato riferito, c'era e la firma di suggello doveva arrivare già a metà dicembre. Così si è giunti ad un primo rinvio, poi a un secondo, quindi a un altro ancora. Mariolina Marcucci, presidente della Nie, non più di qualche giorno fa, dava per imminente la firma e oggi invece sembra consumarsi la rottura.
Cosa è successo? Le ipotesi in campo sono le più disparate e forse ricollegabili anche alla posizione forte e decisa assunta dalla redazione dello storico giornale fondato da Antonio Gramsci. Posizione che è suonata come un altolà ai possibili nuovi editori: la famiglia Angelucci non sembrava agli occhi dei giornalisti la più adatta a prendere in mano il quotidiano e questo perché loro sono anche editori di Libero, oltre che del Riformista.
Il Comitato di redazione auspicava un allargamento ad altri soci, proponeva una Carta dei Valori e dei Diritti e un Comitato dei garanti. In più veniva proclamata una giornata di sciopero al quale seguiva una mobilitazione da parte di quel mondo politico del centrosinistra da sempre vicino al giornale.
E proprio mentre la trattativa sembrava stringersi sempre di più faceva la sua apparizione sulla scena Francesco Di Stefano, patron di Europa 7, come nuovo candidato all'acquisizione del giornale. Lui conferma un interesse reale ma allarga le braccia: "Gli unici che possono decidere sono i proprietari e quindi la Nie". In serata è la sua presidente Mariolina Marcucci a rompere gli indugi e a scrivere una nota che ha il sapore di un ultimatum: "Il Consiglio di amministrazione di Nuova Iniziativa Editoriale SpA, società editrice dell'Unità, informato degli sviluppi della trattativa volta ad una modifica dell'assetto azionario della propria controllante A.D. Srl, resta in attesa di una decisione finale che si augura molto sollecita".
Nessuna nuova invece dalla redazione che valuta gli eventi in corso e domani probabilmente dirà la sua. Antonio Padellaro non entra nel merito dei fatti, ma osserva: "Il direttore ha un solo obbligo: quello di fare bene il proprio lavoro insieme alla redazione. E' quello che abbiamo sempre fatto e che cerchiamo di fare sempre e in tutte le circostanze". (ANSA).
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UNITA’.
Gli Angelucci
non firmano.
Pronta la diffida
dei soci di Ad srl.
Sfuma l’acquisto?
Roma, 30 gennaio 2008. Colpo di scena nella trattativa dell'acquisto dell'Unità da parte della società che fa riferimento alla Tosinvest della famiglia Angelucci: la firma del contratto sembrava praticamente cosa fatta, mancava solo la data, ma tutto sembra allontanarsi e forse sfumare del tutto. Oggi passo importante dei soci della società Ad srl (quella che controlla la società editrice dell'Unita) che sarà ufficializzato nelle prossime ore: in sostanza i soci sarebbero orientati a chiedere formalmente agli Angelucci di onorare gli impegni presi, in caso contrario, e cioé di mancato rispetto della diffida ad adempiere, si riserverebbero di agire nelle sedi opportune a tutela dei loro diritti.. (ANSA)
EDITORIA. UNITA': PADELLARO, DARE IL MEGLIO IN OGNI CIRCOSTANZA.
Roma, 30 gennaio 2008. "Il direttore ha un solo obbligo: quello di fare bene il proprio lavoro insieme alla redazione. E' quello che abbiamo sempre fatto e che cerchiamo di fare sempre e in tutte le circostanze". Il direttore dell'Unità Antonio Padellaro non entra nel merito di quanto accaduto oggi, nel giorno in cui la trattativa con gli Angelucci per l'acquisizione del giornale sembra sfumare. "Noi, tutta la redazione, i colleghi - aggiunge - diamo il massimo per fare in modo che il giornale esca bene. Siamo tutti sul pezzo. Poi, non è che non vediamo, non ascoltiamo ma, detto questo, andiamo avanti facendo il nostro lavoro". (ANSA).
EDITORIA. UNITA': DI STEFANO, INTERESSE C'ERA E RIMANE.
Roma, 30 gennaio 2008. "La nostra posizione non è cambiata. L'interesse da parte nostra c'era e rimane ma dipende tutto dal venditore perché le azioni sono loro": Francesco Di Stefano, patron di Europa 7, conferma il proprio interesse verso l'Unità, interesse che rinnova ora che la trattativa con gli Angelucci sembra sfumare. Di Stefano, tuttavia, insiste su un punto ovvio: "Ci deve essere la volontà da parte di chi vende. La nostra disponibilità non era volta a 'disturbare ' nessuno ma è stata manifestata nella correttezza e nel rispetto" In ogni caso, per ritornare in campo, ci vorrà del tempo: "Bisognerà che tutta la vicenda si chiarisca". L'imprenditore non sembra sorpreso dell'evoluzione della vicenda: "E' da un mese che correvano voci che gli Angelucci volevano farsi da parte". (ANSA).
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“L’Unità”. La presidente
della Nie, Marialina
Marcucci: “Trattativa
conclusa, presto la firma”.
Roma, 22 gennaio 2008. La trattativa per il passaggio societario del quotidiano l'Unità alla società che fa riferimento alla Tosinvest della famiglia Angelucci è conclusa: manca solo la formalizzazione che dovrebbe avvenire a giorni, entro gennaio. Lo conferma la presidente della Nie, Marialina Marcucci, la quale annuncia che la data sarà decisa nelle prossime ore.
''La trattativa - spiega la Marcucci - è conclusa già dal 15 dicembre. Ci sono stati una serie di necessari approfondimenti tecnici. Ma siamo ormai prossimi alla formalizzazione dell'ingresso degli Angelucci che avranno la larghissima maggioranza del pacchetto azionario''.
In realtà, la data ha subito alcuni rinvii: l'accordo doveva essere definitivamente suggellato prima di Natale, poi tutto è slittato a dopo le festività e quindi al 20 gennaio.
L'ingresso degli Angelucci, editori di Libero e del Riformista, ha destato molte preoccupazioni all'interno della redazione del giornale fondato da Antonio Gramsci e ha provocato una pioggia di reazioni all'interno del centrosinistra e, prima ancora, la mobilitazione del sindacato.
Il Comitato di Redazione si è subito battuto affinché gli Angelucci non fossero i soli al timone del giornale proprio perché editori anche di Libero, giornale diretto da Vittorio Feltri e collocato in maniera antitetica rispetto all'Unità. E per questo hanno proposto una Carta dei Diritti e dei Valori e un Comitato dei Garanti.
Ultimamente si era anche diffusa la voce che l'imprenditore Francesco Di Stefano, fondatore della società Europa 7, fosse interessato a entrare nella trattativa per l'acquisizione dell'Unità. Notizia che la Marcucci ha smentito e di fronte alla quale il diretto interessato ha reagito con un no comment.
In più, di fronte al nuovo rinvio, la redazione del giornale ha reagito chiedendo una parola chiara e definitiva sulle sorti del giornale e ha sollecitato la stessa presidente della Nie a verificare le nuove disponibilità sul campo. (ANSA)
Cdr: “Stupore e preoccupazione. Non c'è ancora nessuna certezza”
Roma, 22 gennaio 2008. ''Stupore e preoccupazione per il fatto che non sia ancora stata fissata una data certa per la firma dell'atto di compravendita'' vengono espressi dal Comitato di Redazione dell'Unità che ''prende atto delle dichiarazioni della presidente della società editrice, Marialina Marcucci, secondo la quale la trattativa per il passaggio proprietario de l'Unità alla società che fa riferimento alla Tosinvest della famiglia Angelucci sarebbe già conclusa''.
Questa data, infatti, si legge nella nota del Cdr, ''già annunciata per il 20 di dicembre scorso, poi slittata ad una data entro il 13 e il 20 di gennaio, è stata ulteriormente rinviata''.
''Come ha già fatto presente l'assemblea dei redattori - aggiunge la rappresentanza sindacale - l'Unità è un giornale autorevole e apprezzato dai lettori, ma non può permettersi il lusso di 'galleggiare' in attesa che il potenziale acquirente sciolga dubbi che avrebbe già dovuto risolvere in molti mesi di discussione e analisi dei bilanci''.
''Qualora il continuo rinvio che si registra sia legato, in realtà, a diktat su piani editoriali e ipotesi di direzione del giornale che contraddicessero la collocazione de l'Unità nella realtà democratica e di sinistra del Paese, spostandolo in aree moderate e centriste, il Cdr - sottolinea la nota - riconferma che tale ipotesi rappresenterebbe una cesura con i lettori e testimonierebbe che i possibili nuovi editori, già proprietari del quotidiano Libero, sono portatori di progetti che contraddicono le potenzialità di sviluppo del giornale fondato da Antonio Gramsci legate alla sua storia e alla sua identità''. Il Cdr chiede alla presidente Nie, Marialina Marcucci, ''di farsi interprete con forza di queste preoccupazioni e di farsi carico fino in fondo della realtà che rappresenta il giornale che edita''. ''Tenendo conto che all'orizzonte si sarebbero profilate offerte di acquisto della testata alternative a quelle della Tosinvest - si legge ancora - queste, secondo il Cdr e i fiduciari delle redazioni di Milano, Firenze e Bologna, meritano un approfondimento attento nell'interesse della testata, del suo futuro e del futuro di chi ci lavora''. Il Cdr ribadisce infine la propria richiesta di garanzie precise come la definizione di una Carta dei valori e l'istituzione di un comitato dei Garanti. (ANSA)
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L'UNITA'.
MARCUCCI: IN CAMPO
SOLO GLI ANGELUCCI
Roma, 10 gennaio 2008. "Per quanto ci riguarda non abbiamo alcun sentore di un interesse di Francesco Di Stefano, presidente di Centro Europa 7, verso la proprietà dell'Unità. L'unico negoziato definito è quello con la famiglia Angelucci": così la presidente del Nie, Marialina Marcucci, conferma l' imminente acquisizione dell'Unità da parte della famiglia Angelucci. Acquisizione che ha subito uno slittamento di natura tecnica ma che dovrebbe avvenire entro gennaio. La Marcucci smentisce dunque anche le voci che circolano in queste ore riguardo l'interessamento di Di Stefano per il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. "Conosco Di Stefano - dice la Marcucci - da quando era un ragazzo. Personalmente non mi è arrivata alcuna notizia di un suo interesse. Non lo incontro e non lo sento da anni. In ogni caso noi consideriamo definito e definitivo l'ingresso della società legata a Tosinvest. C'é stato un semplice slittamento di date ma si dovrebbe chiudere entro il mese. Non c'é dunque possibilità di aprire un dialogo con interlocutori diversi". L'ingresso degli Angelucci è vissuto con forte preoccupazione all'interno della redazione del giornale perché si tratta degli stessi editori di 'Libero', collocato su posizioni antitetiche rispetto all'Unità. Il Comitato di redazione aveva quindi proposto un Comitato dei garanti e una Carta dei diritti e dei valori per introdurre un sistema di garanzie. In particolare, il Cdr chiedeva che la famiglia Angelucci non fosse unica proprietaria del giornale ma che il pacchetto societario fosse allargato ad altri soggetti. (ANSA).
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Editoria: Di Stefano
a un passo dall’acquisto
dell'Unità. Sconfitti
i fratelli Angelucci?
Roma, 10 gennaio 2008. A sorpresa per la corsa all'acquisizione del quotidiano L'Unita' sembra avere la meglio Francesco Di Stefano. E' quanto riferiscono alcune fonti a Mf-Dow Jones spiegando che Di Stefano avrebbe vinto la concorrenza dei fratelli Angelucci interessati al quotidiano dell'ex Partito Comunista. A Di Stefano fa capo Europa7 l'emittente televisiva italiana, con regolare concessione di trasmettere (in modalita' analogica terrestre), ma priva di frequenze. Nelle passate settimane il quotidiano sembrava essere ad un passo dalla famiglia Angelucci, gia' proprietaria di altri due quotidiani: il Riformista e Libero. Questa operazione dal valore di circa 20 mln di euro per l'80% del quotidiano sembra pero' essersi bloccata. L'ingresso in campo di Di Stefano sembra essere stato decisivo per il passaggio di proprieta' dell'Unita'. (MD-DJ).
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IL SOLE 24 ORE dell’11 gennaio 2008
Editoria. Dal patron di Europa7 30 milioni
Per L'Unità spunta l'ipotesi Di Stefano
COLPO DI SCENA. Offerta alla vigilia dell'incontro decisivo per l'acquisizione da parte degli Angelucci (che restano in corsa)
Nuovo colpo di scena nella vicenda del passaggio di proprietà della Nuova iniziativa editoriale (Nie), la società che controlla l'Unità. A pochi giorni dall'incontro, che pareva essere decisivo, tra la famiglia Angelucci e gli attuali soci, è spuntato un nuovo pretendente: Francesco Di Stefano, proprietario dell'emittente televisiva Europa7, titolare di una concessione vinta nel 1999. L'imprenditore televisivo avrebbe messo sul piatto un'offerta di 30 milioni, abbondantemente superiore a quella degli Angelucci (22 milioni).
Di Stefano si è fatto avanti poco prima di Natale, quando sono emerse le perplessità di gran parte del mondo della sinistra, oltre che della redazione, di fronte alla prospettiva che il giornale prima del Pci, poi dei Ds finisse sotto il controllo dei proprietari di Libero, il quotidiano schierato con il centro-destra. Contemporaneamente gli Angelucci avevano frenato perché si erano resi conto che sarebbe stato difficile imporre un direttore di loro gradimento. Il progetto della famiglia prevedeva l'inserimento del giornalista Antonio Polito, senatore della Margherita, al vertice del giornale ma avrebbe dovuto superare resistenze interne ed esterne. Gli Angelucci, secondo quanto risulta al Sole-24 Ore, non considererebbero peraltro chiusa la partita e intendono continuare la trattativa a meno che i venditori non comunichino di aver concluso con altri.
Di Stefano, che avrebbe la "benedizione" del segretario del Partito democratico Walter Veltroni, combatte sin dal 1999 un dura e costosa battaglia legale per vedere affermati i propri diritti. Nato ad Avezzano nel 1953, Di Stefano è stato uno dei pionieri delle televisioni commerciali locali. In vista del rilascio delle concessioni nazionali, presentò un progetto per due emittenti, Europa 7 e 7 Plus. Il primo venne inserito dalla commissione nominata dall'Autorità per le comunicazioni tra quelle vincenti la gara, il secondo fu rigettato ma il Consiglio di Stato nel 2001 ha annullato i relativi provvedimenti. Nella concessione, il ministero delle Comunicazioni s'impegnava ad assegnare «tre canali tra i 17 allocati in ciascun sito» secondo il Piano delle frequenze analogiche approvato nel 1998. Piano mai attuato. Secondo la Commissione Ue, nel parere motivato del luglio 2007, la proroga dell'autorizzazione a trasmettere agli operatori non in possesso di concessione analogica (Rete4 e Tele+Nero, ndr), contenuta nella legge Gasparri, «accorda a detti operatori un evidente vantaggio a danno di altre aziende, segnatamente di quelle che – come Europa 7 – pur essendo titolari di concessione non sono in grado di fornire servizi televisivi per mancanza di frequenze disponibili». A fine gennaio sulla vicenda vi sarà il giudizio della Corte di giustizia europea, su richiesta del Consiglio di Stato, che ha sollevato dieci domande circa la compatibilità delle norme italiane con la legislazione comunitaria.
O. C.
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UNITA'.
L'operazione
Angelucci slitta
a metà gennaio
Roma, 18 dicembre 2008. Slitta a metà gennaio il passaggio della Nuova Iniziativa Editoriale, la società editrice del quotidiano l'Unità, alla famiglia Angelucci: un mese di tempo che servirà per chiarire alcuni elementi dell'operazione. Il senatore Pd Antonio Polito, il cui nome è circolato come possibile nuovo direttore della testata, interpellato oggi dal quotidiano online Affaritaliani.it, non ha voluto entrare nel merito della vicenda. "Non ne sapevo nulla prima e non ne so nulla adesso. Non ne ho idea. Veramente, non ne so nulla. E non é elegante parlare di cose che non so e che mi riguardano". Quanto alle voci sulle perplessità del segretario del Pd Walter Veltroni sul suo nome, Polito si è limitato a dire: "Non posso rispondere, perché non ne so nulla". (ANSA).
EDITORIA: UNITA'; MARCUCCI, PROBABILE PASSAGGIO META' GENNAIO
Roma, 19 gennaio 2007.Dovrebbe avvenire tra il 15 e il 20 gennaio il passaggio della Nuova Iniziativa Editoriale, la società editrice del quotidiano l'Unità, alla famiglia Angelucci: lo ha confermato la presidente della Nie Marialina Marcucci che ha spiegato che le cause del rinvio di esattamente un mese sono di natura squisitamente tecnica dovuta alla concomitanza delle festività natalizie. La Marcucci parla dell'ingresso degli Angelucci che sta agitando la redazione e provocando reazioni a pioggia da parte dei politici del centrosinistra: venerdì scorso i giornalisti hanno proclamato una giornata di sciopero, sabato il Cdr ha incontrato Walter Veltroni e Piero Fassino. In sostanza, la rappresentanza sindacale chiede che la nuova proprietà non sia l'unica padrona del giornale e che il pacchetto societario sia allargato. "Per allargare le cordate - spiega comunque la Marcucci - serve la disponibilità di altri soggetti. Questo però non è nella mia capacità, né in quella della redazione". E' possibile che gli azionisti della Nie restino nel nuovo assetto societario? "E' senz'altro una ipotesi fondata su cui anche i nuovi acquirenti hanno mostrato delle aperture". In ogni caso, la presidente della Nie valuta più che positivamente le proposte avanzate dal Cdr di una Carta dei Valori e dei Diritti e di un Comitato dei Garanti: "L"azienda ha dato la propria disponibilità ad accogliere il Codice Etico e il Comitato, cosa che si fa non solo realtà editoriali ma in molte imprese moderne". (ANSA).
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Entro il 20 gli Angelucci
proprietari dell’Unità.
Fassino: servono garanzie.
Roma, 13 dicembre 2007. Domani i giornalisti dell'Unità scioperano e oggi
scatta l'ora della solidarietà: mancano ormai pochi giorni soltanto alla
chiusura degli accordi (si parla del 18 o del 20 dicembre) che porteranno
la famiglia Angelucci a detenere la maggioranza del pacchetto azionario
della storica testata e sale alta la preoccupazione. Soprattutto perché,
è la posizione della redazione, desta forte inquietudine che al timone ci
sia un unico proprietario che, oltre che del Riformista, è anche lo
stesso di Libero, quotidiano su posizioni antitetiche rispetto a quelle
dell'Unità. E, proprio per questo motivo, in assenza cioé di una maggiore
articolazione societaria, cresce fra i giornalisti la sensazione che
questo possa portare a uno snaturamento, a una perdita di autonomia e di
libertà del giornale. Solidarietà unita dunque a un certo allarme arriva
da esponenti politici del PD, di quella sinistra al quale il giornale è
da sempre vicino così come dal mondo sindacale. Pietro Folena apre i
commenti e chiede l'intervento di Walter Veltroni che non dovrebbe
permettere che l'Unità passi nelle mani dell'editore di Libero e Ermete
Realacci subito sottolinea come il Partito Democratico segua con grande
attenzione la vicenda. Roberto Cuillo sta con i giornalisti, mentre Piero
Fassino chiede alla nuova proprietà di dare garanzie per assicurare che
la storia giornalistica, culturale e politica dell'Unità possa continuare
a servire l'Italia. In serata arrivano le parole di solidarietà del
segretario di Rifondazione Franco Giordano e quelle del leader dei
Comunisti Italiani Oliviero Diliberto. L'attesa in vista della data
fatidica serve a mettere in atto le proposte avanzate dal Comitato di
Redazione a difesa dell'autonomia della testata: la Carta dei Valori e
dei Diritti é ormai cosa fatta, annuncia Furio Colombo che insieme ad
Alfredo Reichlin e a Clara Sereni è uno degli autori. Il sindacato pensa
una iniziativa pubblica per illustrarne i contenuti. Sul tavolo c'é pure
il Comitato dei Garanti. Entrambe le proposte hanno ricevuto un primo
placet di Marialina Marcucci, presidente della Nie, attuale editrice
dell'Unità che ieri ha incontrato la rappresentanza sindacale. Non parla
Antonio Padellaro il quale qualche giorno fa aveva dato un'intervista a
un giornale free press mandando un chiaro messaggio ai futuri
editori: "Ad oggi l'editore non ha mai interferito nella conduzione del
giornale. E spero che le cose non cambino con una nuova proprietà". Con
l'ingresso degli Angelucci la sua direzione, secondo alcune fonti,
potrebbe essere messa in discussione. Stando ad altri rumors, Padellaro
potrebbe rimanere ma a patto di ricevere un mandato forte e pieno e sono
in molti ad auspicare la sua permanenza come elemento di garanzia e di
continuità: lui - secondo quanto si apprende - non sarebbe disponibile a
traghettare il giornale per un periodo limitato per poi consegnarlo a un
altro direttore. Circolano già i primi nomi: il primo è quello del
senatore Antonio Polito, l'altro è quello di Federico Geremicca,
attualmente alla Stampa. (ANSA).
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Aspettando gli Angelucci.
Unità. Colombo:
“Carta valori è pronta”.
Oggi redattori in sciopero.
Roma, 13 dicembre 2007. La Carta dei Valori e dei Diritti proposta dal Cdr dell'Unità insieme a un Comitato dei Garanti é pronta e attende soltanto la firma dei suoi estensori: Furio Colombo, Alfredo Reichlin e Clara Sereni. Lo dice lo stesso Colombo, già direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci che sta per essere rilevato dalla famiglia Angelucci, editrice anche di Libero. "La Carta - spiega Colombo - esiste ed è un documento mite e normale. L'Unità deve continuare a essere e a fare quello che faceva, di seguire il suo percorso di libertà e di autonomia. E i giornalisti chiedono di non essere usati in relazione a un cambio di editore. Uno scrittore non cambia il suo modo di scrivere a seconda della società editrice che lo pubblica, qualunque essa sia. Un autore è libero e tale deve rimanere". Colombo fa notare l'anomalia alla base dell'operazione Angelucci all'Unità, sottolineata più volte dal comitato di redazione del giornale che ha indetto per domani una giornata di sciopero: "E' sorprendente che l'editore di Libero, giornale rispettabile ma fieramente di destra, sia anche l'editore dell'Unità, giornale rispettabile ma fieramente di sinistra. Tutto questo suscita ovviamente interrogativi". Ma, "non vogliamo fare alcun processo all'editore", solo "essere liberi in maniera dignitosa e non oltraggiosa" , dice proprio in riferimento a Libero. Colombo infine giudica difficile che a questo punto nel pacchetto societario possano entrare altri soci in modo che la famiglia Angelucci, attraverso la Tosinvest, non sia l'unica padrona della testata. "Sarebbe stato certamente meglio che ci fosse stata una cordata - conclude - piuttosto che la disponibilità totale di un unico soggetto. Ma devo dire che ora non mi sembra perseguibile un'ipotesi diversa da quella in campo". (ANSA).
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Domani venerdì 14.12
scioperano i giornalisti
e le giornaliste dell'Unità.
Primaonline: “Polito
vuole approfondire
la mission dell''Unità'”
Ad una settimana dalla probabile definizione dell'accordo che porterà l'editore di Libero ad assumere il controllo del giornale fondato da Antonio Gramsci, i giornalisti e le giornaliste de l'Unità si asterranno dal lavoro venerdì 14 dicembre, rinunciando ad una giornata di salario, per ribadire con il massimo della forza, a tutti i soggetti coinvolti, che si deve percorrere ogni canale ed utilizzare tutto il tempo necessario perché la Tosinvest della famiglia Angelucci non diventi la padrona unica e assoluta de l'Unità.
Ribadiscono che è necessario che si facciano tutti i possibili sforzi per favorire l'ingresso nel capitale azionario del giornale di ulteriori soggetti che in queste ultime settimane hanno manifestato interessamento, come sottolineato dalla presidente della Nie, Marialina Marcucci, nell'incontro avuto mercoledì con il Cdr.
Qualsivoglia sia di qui a breve la composizione del nuovo assetto proprietario, i giornalisti e le giornaliste de l'Unità con questo sciopero, votato a maggioranza dall'assemblea, intendono ribadire la necessità di tutelare l’identità del giornale, di garantirne lo sviluppo, i livelli occupazionali e salariali, la dignità professionale e la tutela di chi vi lavora.
L'Assemblea dei redattori prende altresì atto della disponibilità assunta dalla presidente Marcucci di farsi carico della richiesta dei giornalisti de l'Unità di istituire un comitato di garanti di altissimo profilo e di acquisire una carta dei valori e dei diritti a difesa della storia, dell'autonomia, della collocazione e della tradizione del giornale fondato da Antonio Gramsci.
Dopo l'offensivo scambio epistolare tra il vicedirettore ed il direttore di Libero che ha avuto per oggetto l'Unità, pubblicato mercoledì sulla prima pagina del quotidiano milanese, questa redazione si rivolgerà all'Ordine dei giornalisti e ai propri legali per tutelare la dignità e prestigio della testata e di chi vi lavora.
La decisione di non indire per giovedì, ma per venerdì lo sciopero delle giornaliste e dei giornalisti de L’Unità è stata assunta in segno di rispetto e vicinanza verso i familiari degli operai di Torino, periti nel rogo delle acciaierie della ThyssenKrupp, i cui funerali si svolgono giovedì.
L'assemblea dei redattori de l'Unità
Roma-Milano, 12 dicembre 2007
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ANTONIO POLITO VUOLE APPROFONDIRE LA MISSION DELL''UNITÀ'
Mentre si sta arrivando alla firma per il passaggio della maggioranza dell’Unità a una società del gruppo Tosinvest, ci sono stati contatti con Antonio Polito, senatore del Pd e ex direttore-fondatore del Riformista, a cui è stata proposta la direzione del quotidiano.
Polito prima di dare una risposta ha chiesto di poter approfondire gli obiettivi editoriali, la missione informativa, le garanzie economiche per il futuro del giornale. Il fatto che Polito sieda sui banchi del Senato non rappresenta un problema: basta che non firmi come direttore responsabile. (Primaonline.it - 12 dicembre 2007)
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La famiglia Angelucci
è vicina all’acquisto.
ll Cdr de l'Unità
alla proprietà:
“Vogliamo
risposte precise".
Roma, 11 dicembre 2007. ''Risposte precise e non più rinviabili'': le chiede, in una nota, il Cdr de L'Unità alla presidente della Nie, proprietaria del giornale, Marialina Marcucci. Il Cdr, che interviene sulle ipotesi di cessione di quote al Gruppo Angelucci, già proprietario di Libero, definisce l'intervento della Marcucci, secondo cui non c'è ancora nulla di definito, un modo per ''mettere la testa nella sabbia'' con l'aggravante di ''fornire un'immagine poco rispettosa della realtà''.
Il riferimento del Cdr de L'Unità è, in particolare, alle affermazioni della Marcucci, secondo cui non vi sarebbero nella redazione malumori, né documenti ufficiali di protesta sull'ipotesi dell'arrivo di un nuovo socio. ''Evidentemente - si legge nella nota del Cdr - dobbiamo supporre che la presidente della Nie non legga la corrispondenza, né il giornale di cui è azionista, non ascolti quello che le viene detto negli incontri ufficiali e nemmeno veda gli articoli su L'Unità usciti ripetutamente su altri organi di stampa''.
Il Cdr ricorda di aver chiesto alla presidente della Nie un incontro e che ''la questione ineludibile'' è, per i giornalisti del quotidiano, ''quella delle garanzie, a partire da tutto il tempo necessario per consentire una ignificativa articolazione azionaria''. Il Cdr torna poi a chiedere l'istituzione di un comitato di garanti, nonché una ''carta dei valori e dei diritti (la cui stesura è affidata a Clara Sereni, Furio Colombo e Alfredo Reichlin''. E proprio su questo, conclude la nota, che la Redazione attende risposte precise e non più rinviabili. (ANSA)
Mariolina Marcucci ad Affaritaliani.it
''Io sono al punto di sempre. Non è stato fatto niente. Siamo ancora in corso di due diligence con una società della quale io non faccio il nome. Hanno tempo fino a sabato 15''. Così Marialina Marcucci, presidente del consiglio di amministrazione della Nie, la società che edita 'L'Unità', spiega ad Affaritaliani.it la situazione del giornale della Quercia. ''Quindi - aggiunge - non mancano ancora tantissimi giorni per la chiusura della due diligence, dopodich‚ sapremo almeno se esistono i presupposti o no per andare avanti
su un accordo. Prima di allora non accade niente''.
Marcucci nega anche che la firma definitiva per il quotidiano con il gruppo Angelucci - di cui si sparla da tempo - sia mercoledì prossimo: ''Assolutamente no'', così come non precisa se il gruppo acquisirebbe il 100% de l'Unità o soltanto una fetta dell'azionariato:''Anche questo aspetto - spiega - è da definire, ma sicuramente una parte e non il 100%''.
Quanto al direttore Padellaro, la Marcucci afferma: ''È un direttore a tempo indeterminato, per noi è stato un direttore assolutamente gradito e speriamo che continui ad esserlo.
All'orizzonte non c'è niente''. E infine l'allarme dei redattori: ''Non credo che ci siano malumori, perché se arriva un nuovo socio è per creare i presupposti per uno sviluppo del giornale. Quindi non mi sembra che sia questo il punto.
Sicuramente ci sarà anche in loro la problematica relativa ad affrontare l'ingresso di un nuovo socio ed eventuali cambiamenti. Ma io non ho alcun documento né ufficiale né ufficioso di protesta''. (ANSA)
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Cdr de l’Unità: “Una Carta
dei Valori e un Comitato
per garantire l’autonomia
e l’identità della testata”.
Vicina l’entrata in scena
della famiglia Angelucci.
Roma, 14 novembre 2007. Il Comitato di Redazione dell'Unità lancia una proposta forte in vista dei cambiamenti nella proprietà del quotidiano con l'entrata in scena della famiglia Angelucci: una Carta dei Valori a salvaguardia dell'autonomia e dell'identità del giornale fondato da Antonio Gramsci e un Comitato di Garanzia espressione del Cdr, dell'Azienda e del soggetto che consente l'erogazione del finanziamento pubblico.
Oggi conferenza stampa nella sede della Federazione Nazionale della Stampa per illustrare i passi che il sindacato intende fare in vista del cambiamento nell'assetto societario.
Il Cdr ha annunciato di voler chiedere al più presto un incontro urgente alla presidente della Nie Marialina Marcucci e ricorda di avere a disposizione un pacchetto di sette giorni di scioperi.
''L'Unità, giornale fondato da Gramsci - ha detto il presidente della Fnsi Franco Siddi - con una grande storia, che è patrimonio collettivo, non può mai dimenticare la sua natura non mercantile. Deve misurarsi con il mercato ma senza piegarsi.
L'anima di un giornale non può essere messa in vendita come non sono in vendita i suoi giornalisti''.
Insomma, alla vigilia di un cambiamento profondo e, secondo il Cdr, carico di incognite, servono garanzie e regole forti.
Sia Siddi che la rappresentanza sindacale hanno messo in evidenza l'anomalia alla base dell'operazione: la famiglia Angelucci è già proprietaria di Libero, testata considerata vicina alla destra. ''E' come se famiglia Moratti - ha osservato Roberto Natale (Fnsi)- oltre all'Inter volesse comprare anche il Milan...''.
''In questa fase - ha spiegato Roberto Monteforte del Cdr dell'Unità - le trattative per la cessione del giornale sono molto avanzate e non sappiamo ancora quale sarà il punto di caduta''.
La Carta dei Valori deve essere vincolante per il direttore editoriale e acquisita dallo stesso editore. Il comitato dei Garanti è strumento di garanzia dell'autonomia dell'impresa editrice e del rispetto della sua storia culturale e politica. (ANSA)
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VELINA ROSSA.
Nuova sede dell’Unità
a Botteghe Oscure.
In arrivo un direttore dal
“Corriere della Sera”?
Roma, 13 novembre 2007. Sarebbe in vista un cambiamento di sede per l'Unità, il quotidiano dei Ds, recentemente acquistato dall'editore Angelucci, che potrebbe trasferirsi nella storica sede del Pci a via delle Botteghe Oscure. L'indiscrezione viene resa nota dalla Velina Rossa di Pasquale Laurito.
La Velina rossa si dedica oggi al quotidiano fondato da Antonio Gramsci anche per ricordare che "negli ultimi anni i Ds non si ritrovavano più in quello che veniva scritto dal quotidiano" a causa di "critiche spesso e volentieri gratuite da parte dei vari Travaglio. Per non dimenticare le lezioni moralistiche dello stesso ex direttore Colombo. Così si sono determinati malumori e incomprensioni". La previsione di Laurito è dunque che con il nuovo editore non solo non sarà messa in discussione "la linea politica di centrosinistra" ma anche che ci sarà "un'impostazione più moderna per quanto riguarda la forma grafica, in modo che possa essere effettivamente la voce politica del Pd e forse ci sarà una grande sorpresa: la sede del quotidiano, secondo voci insistenti, sarà collocata nel vecchio palazzo di via delle Botteghe oscure".
La nuova proprietà "è già a lavoro e ha mobilitato un gruppo di tecnici per definire il nuovo formato. Si parla anche - scrive la Velina rossa - di una eventuale nuova direzione: in un primo tempo si era fatto il nome del vicedirettore della Stampa, Geremicca, poi quello del direttore del Riformista, Paolo Franchi, ora il vicedirettore del Corriere della Sera, Fontana". (Apcom).
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Due articoli del “Sole 24 Ore”
L'Unità, asse
Angelucci-D'Alema.
La famiglia verso
lo sbarco in Borsa.
Emanuele Macaluso ha scritto: “L’autonomia di un giornale è garantita innanzi tutto dal direttore e dalla redazione. L’Unità non è più un giornale di partito e il Pd l’ha mollato e non vedo perché, avendo lo stesso editore di ’Libero’, il direttore e i redattori perdano autonomia e debbano calarsi le brache".
Orazio Carabini per “Il Sole 24 Ore” del 30 ottobre 2007
Indovinello: che cos'hanno in comune Massimo Moratti, Salvatore Ligresti, Pierluigi Toti, Giampaolo Angelucci? Primo, tutti si sono interessati negli ultimi mesi alle sorti dell'"Unità", il giornale dei Ds. Secondo, tutti facevano parte del patto di sindacato di Capitalia, il gruppo bancario acquisito da UniCredit. Quindi sono legatissimi al presidente di Mediobanca Cesare Geronzi, ex-gran capo di Capitalia, e sono "liquidi" poiché o hanno già venduto o possono vendere la quota che detenevano in Capitalia e che ora è in UniCredit. E Geronzi nei Ds ha un interlocutore preferito: Massimo D'Alema.
Mentre le altre trattative o non sono mai decollate o sono fallite, quella con gli Angelucci (in piedi da sei mesi) è andata a buon fine (due diligence permettendo). «L'Unità ha bisogno di energie nuove – racconta al Sole-24 Ore Giancarlo Giglio, l'imprenditore ex-proprietario di Datamat (ceduta a Finmeccanica) che è tra i soci della Nuova Iniziativa Editoriale, società editrice dell'Unità– anche sotto il profilo finanziario. La compagine attuale ha esaurito il suo compito. Gli azionisti devono essere motivati come lo eravamo noi, che abbiamo investito somme importanti, sette anni fa». Giglio sostiene anche che la politica c'entra poco, che gli affari sono affari. Una tesi che anche molti autorevoli esponenti ds sottoscrivono.
QUESTIONE DI RISORSE
«Da più di un anno – racconta uno di loro, vicino a D'Alema – gli azionisti non avevano obiettivi comuni, alcuni premevano per uscire, altri non avevano risorse da investire. Adesso serve un aumento di capitale e sono arrivati gli Angelucci che erano già soci con il 20% nel 1998-2000. Meno male, perché quando per un anno si cercano soci e non vanno in porto le trattative, nel momento in cui servono soldi l'azienda rischia». «Angelucci si è presentato con un bel po' di soldi in mano –racconta un altro ds, sponda fassiniana – e l'affare si è chiuso. Certo è bizzarro che l'organo dei ds, e forse del Partito democratico, vada al proprietario di Libero».
«I soldi non hanno colore – ribatte il dalemiano – e il cordone ombelicale dell'Unità con il partito è stato tagliato nel 2001». Sarà, ma il diritto di prelazione dei ds (attraverso la nuova fondazione) sulla testata è stato rinnovato nel preliminare firmato da Angelucci. E Walter Veltroni che cosa ne pensa?Se lo chiede anche il comitato di redazione del giornale che, dopo un appello alla costituente del Pd, oggi pubblica un nuovo comunicato minacciando anche di scioperare. Il segretario del Pd non ha mai speso una parola nella sua campagna per le primarie sulla questione dell'organo di partito. Oggi tace e le interpretazioni si contraddicono. Secondo il " Corriere della Sera" si è molto risentito della conclusione dell'affare a sua insaputa. Secondo altri sospetta oscure trame dalemiane. Ma circolano anche interpretazioni di segno opposto. Per esempio, che era stato informato dalla Marcucci e che aveva preso atto della realtà. E addirittura che non voglia avere un organo del Pd, al punto che avrebbe dissuaso personalmente Moratti dall'intervenire nell'"Unità" per sostenere il Pd.
IL RUOLO DI ROSSI
Resta il fatto che, sotto la regia di Guido Rossi, l'operazione si sta per chiudere. E la famiglia Angelucci conquista un'altra posizione nel firmamento dei media italiani. Dopo "Libero" (direttore Vittorio Feltri), schieratissimo con il centro-destra, e il Riformista, direttore Paolo Franchi, sinistra riformista anti-Pd, ecco l'Unità. Del resto gli Angelucci sono la quintessenza del trasversalismo. I loro business principali sono la sanità e gli immobili. Compresi quelli ex-Pci, dalle Botteghe Oscure alle Frattocchie, rilevati nell'operazione Beta Immobiliare, congegnata con il tesoriere dei ds Ugo Sposetti, che consentì al partito di liberarsi di gran parte dei suoi debiti. Gli Angelucci possiedono anche il palazzo all'Ara Coeli che fu il quartier generale di Raul Gardini. E a Marino una sontuosa residenza appartenuta a Sofia Loren.
Per gli Angelucci l'ideale è andare d'accordo con tutti. Anche le loro amicizie politiche sono trasversali. Con Gianfranco Fini esiste un legame storico cementato dall'incarico di direttore sanitario del gruppo per il fratello Massimo, medico. E da una piccola partecipazione nella Panigea che fa capo all'ex moglie di Fini, Daniela Di Sotto, e al segretario particolare del leader di An Francesco Proietti. Ottimi i rapporti con i Ds, e in particolare con quelli vicini a Massimo D'Alema.
Il legame con Silvio Berlusconi è garantito da Renato Farina, editorialista di Libero. Un esponente di Forza Italia, l'ex-presidente della regione Puglia Raffaele Fitto amico di Giampaolo fin dai tempi dell'università, è al centro di una vicenda giudiziaria in cui Angelucci è accusato di aver pagato tangenti per vincere una gara. Le indagini preliminari sono ancora in corso a Bari. Altri ufficiali di collegamento con il vecchio mondo della Dc e delle Partecipazioni statali sono gli ex-Iri Paolo Torresani ed Emilio Acierna che funziona anche come ambasciatore in Vaticano dove gli Angelucci sono ben introdotti.
2 - MACALUSO: ANGELUCCI NON LEDE AUTONOMIA 'L'UNITA'…
(Adnkronos) - "Sabato scorso i redattori dell’Unita’ hanno pubblicato sul loro giornale una lettera aperta a Prodi, Veltroni e ai costituenti del Pd ai quali hanno rivolto un angoscioso interrogativo: ’Non credete che la costruzione del Pd abbia ancora bisogno di una voce come l’Unita’?’. La domanda era preceduta da altri due angosciantissimi interrogativi: Il primo: ’Davvero arrivano gli Angelucci, proprietari di Libero?’. Il secondo: ’Quali garanzie ci danno gli eventuali nuovi editori in termini di autonomia del giornale e per cio’ che concerne la sua collocazione storica?’ Sul primo interrogativo non c’e’ stata risposta. Veltroni ha gia’ ’i giornali’ che lo sostengono e non vuole identificarsi in ’un giornale’ che gli darebbe solo fastidi politici e grattacapi finanziari. Punto".
Lo scrive Emanuele Macaluso in un articolo che verra’ pubblicato su ’Il Riformista’ di domani. "Per quanto riguarda gli altri due interrogativi –prosegue Macaluso- forse i redattori dell’Unità dovevano porsene uno piu’ interessante: perche’ l’Unita’ e’ arrivata a questo punto? Cio’ detto, l’autonomia di un giornale è garantita innanzi tutto dal direttore e dalla redazione. L’Unità non è più un giornale di partito e il Pd l’ha mollato e non vedo perche’, avendo lo stesso editore di ’Libero’, il direttore e i redattori perdano autonomia e debbano calarsi le brache".
3 - LA FAMIGLIA VERSO LO SBARCO IN BORSA…
Laura Serafini per “Il Sole 24 Ore” del 30 ottobre
Il piccolo grande impero della famiglia Angelucci, sorto attorno alla gestione di strutture sanitarie e poi cresciuto nella finanza, nel settore immobiliare, nell'editoria e nel facility management, si prepara per lo sbarco in Borsa. Le prima a raggiungere piazza Affari, tra il 2008 e il 2010, sarà la società in cui è stata scorporata la sanità, Tosinvest Sanità spa. Ma dovrebbe seguire a ruota Tosinvest Editoria, nella quale oltre al Riformista, a Libero e a un nuovo quindicinale free press sulla sanità (50mila copie) potrebbe presto aggiungersi l'Unità.
Il gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci, fondato dal padre Antonio e ampliato dai figli Giampaolo e i gemelli Alessandro e Andrea, ha cominciato la riorganizzazione del gruppo – che è tuttora in corso – a giugno, proprio mentre andavano in porto le trattative per la fusione tra Unicredit e Capitalia, di cui Tosinvest era azionista dal 2003. L'aggregazione tra le due banche e lo scioglimento del patto di sindacato che controllava Capitalia ha consentito agli Angelucci di monetizzare circa 450 milioni (con una plusvalenza di circa 300 milioni) vendendo nel corso di settembre 61 milioni di titoli del nuovo Unicredit group. Il motivo per cui quell'innesto di liquidità costituisca l'acceleratore di un processo di riorganizzazione del gruppo non è difficile da capire. La Finanziaria Tosinvest, la holding che fino all'estate scorsa controllava tutte le partecipazioni italiane, nel 2006 aveva un fatturato di 225 milioni, un Mol di 8 milioni e un utile di 45 milioni, sostenuto da 59 milioni di proventi dalle partecipate.
Ai ricavi della finanziaria vanno sommati i proventi della sanità, con un fatturato (dai dati Cerved) pari a 190 milioni nel 2006. Il ricavato della vendita della partecipazione in Capitalia è almeno equivalente al fatturato dell'intero gruppo.
Il riassetto, iniziato nel corso dell'estate, ha concentrato le funzioni di holding nella cassaforte lussemburghese di famiglia, la Tosinvest sa. Ad essa fanno oggi capo sei società. In Tosinvest Italia sas è finito il 51% della società operativa Tosinvest Sanità, che sarà quotata. Un giro d'affari di almeno 200 milioni, con 26 strutture in Italia (soprattutto Lazio, Abruzzo e Puglia) per la riabilitazione motoria, 3mila posti letto, oltre 2mila dipendenti. Il 49% della spa è stato spostato sotto la holding lussemburghese: questo fa pensare che sarà questa la quota che finirà sul mercato, mentre i proventi finiranno direttamente nella cassaforte di famiglia.
A Tosinvest Italia sas fa capo anche un'università telematica, Unitel, in cui la famiglia Angelucci è subentrata nei giorni scorsi (con il 60%) alla Fondazione Dulbecco, ritrovandosi accanto a Mediolanum (12%) e Fininvest (8%).
La cassa arrivata dalla cessione di Capitalia e i proventi della quotazione della sanità serviranno a finanziare lo sviluppo della altre cinque società, ma non è escluso anche lo shopping azionario attraverso Finanziaria Tosinvest, che oltre alla finanza del gruppo controllerà le partecipazioni.
Tosinvest Editoria dovrà fare quadrare i conti di Edizioni Il Riformista (testata di cui Tosinvest Editoria ha affittato la proprietà) che nel 2006 ha prodotto ricavi per 100mila euro e perdite per 457mila (ma un leggero attivo è atteso per il 2008) e del nuovo free press, che però a un anno dal lancio già rasenta l'attivo. La Spe, che ha in affitto la testata di Libero, nel 2006 ha prodotto ricavi per 1,2 milioni e utili per 187mila. Infine ci sarà da rilanciare l'"Unità".
Il settore immobiliare fa perno su Tosinvest Real Estate, che gestisce gli immobili del gruppo il cui valore è stato recentemente stimato tra 600 e 750 milioni, sui quali però pesano mutui per 150 milioni. Mentre Tosinvest Properties, presieduta da Alessandro Angelucci, si occupa di trading immobiliare. Infine Tosinvest Facility, che gestisce il mercato captive solo per il 3/4% e annovera clienti come Bat, Hachette e la pubblica amministrazione.
Dagospia 30 Ottobre 2007
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Da www.dagospia.com
IL “RIFORMISTA” CI SCHERZA SU: CARI (QUASI) CUGINI DELL’“UNITÀ”, ECCO LA VITA DA INCUBO CHE CI RISERVANO GLI ANGELUCCI. SVEGLIA ALLE 6, RIUNIONI SU PRENOTAZIONE, FELTRI SUPERVISORE – D’ALEMUCCI: ASSURDO PENSARE CHE IL GIORNALE DIVENTI DI DESTRA…
1 - CARI (QUASI) CUGINI DELL’UNITÀ, ECCO CHE COSA VI ASPETTA…
Fabrizio D’Esposito per “Il Riformista”
I colleghi, ormai quasi cugini, dell’Unità hanno paura degli Angelucci, editore nostro e di Libero. Li comprendiamo e ci associamo al loro timore, sicuri di poter contribuire alla loro battaglia per una libera e democratica informazione attraverso l’agghiacciante cronaca di una giornata tipo nella redazione del Riformista.
Non solo: per poter pubblicare questo articolo abbiamo dovuto aggirare la censura interna del quotidiano prima confezionando una falsa prima pagina e poi corrompendo lo stampatore. Oggi che ci leggerete non sappiamo ancora se saremo qui. Speriamo però che il nostro sacrificio possa sottrarre la gloriosa testata fondata da Antonio Gramsci da grinfie così impure.
La cerimonia del sangue. La giornata inizia presto. L’orario è lo stesso del primo giro mattutino nelle cliniche del gruppo: le sei. Tutti i giornalisti vengono svegliati da una comitiva di infermiere (tutte religiose e anziane, meglio chiarire e non alimentare illusioni) che a domicilio effettuano un prelievo di sangue. Ogni giorno si dona un litro a testa. Subito dopo, senza distinzione alcuna tra atei e devoti, si partecipa a una santa messa celebrata in latino per commemorare le vittime delle purghe di Stalin.
Segue una processione fino alla sede del giornale in piazza Barberini che si apre con due redattori (i colleghi Rodari e De Angelis) che portano una riproduzione fotografica grande sei metri per tre del fondatore del gruppo e dei suoi figli. La foto occupa l’intera sede stradale e ogni volta si rende necessario bloccare il traffico.
Dietro di loro, il resto dei maschi della redazione imbraccia dei turiboli d’argento del ’700 e forma un coro salmodiante che riecheggia una nota orazione funebre: «In Paradiso ti accompagnino gli Angelucci». Dal giugno dell’anno scorso, con l’arrivo dell’ex comunista Paolo Franchi come direttore, il corteo è stato arricchito dalla presenza delle redattrici donne, sinora escluse, che danzano e lanciano fiori e petali di rose sul mega-ritratto. Una scelta voluta fortemente dal direttore che l’ha mutuata dalle migliori tradizioni della Corea del Nord.
La riunione di redazione. Alle dieci in punto, un voce registrata, quella del fondatore del gruppo, avvisa i giornalisti che c’è la riunione di redazione. Nell’apposita sala si sta in piedi. Secondo contratto, hanno diritto alla sedia (in genere di plastica, come quelle da giardino) solo il direttore, il suo vice Gallo e l’editorialista Macaluso.
Per intervenire è necessario iscriversi sette giorni prima, compilando un modulo di quindici pagine. Di qui il ricorso continuo da parte dell’intera redazione, con conseguente esborso dell’intero stipendio, a maghi e veggenti per capire, al momento della prenotazione, che cosa succederà dopo una settimana. Chi scrive, per esempio, si è iscritto ieri per parlare il 6 novembre, giorno previsto per la caduta di Prodi. Se però cade il 5, è fottuto.
La domenica e il lunedì, poi, c’è il rituale dell’editoriale. La sera della domenica, infatti, Franchi invia il suo tradizionale manoscritto per il numero del lunedì a Vittorio Feltri per la necessaria autorizzazione. La consegna avviene a mano da parte di un sottoposto che percorre a piedi nudi il tratto di strada che va dalla redazione alla sede romana di Libero in via Barberini 50.
Più complessa la cerimonia del lunedì sera, con l’editoriale di Macaluso per il martedì. Macaluso consegna al sottoposto, sempre a piedi nudi, il manoscritto; questi lo dà a Franchi che lo legge e lo sigilla con il sangue che zampilla dall’indice destro, bucato per l’occasione; a sua volta Franchi lo riconsegna al sottoposto che infine si reca da Feltri. Nel frattempo passano tre ore in cui la redazione raccolta in preghiera invoca il sì di Feltri.
Il cineforum. Al Riformista non c’è la pausa pranzo. Dalle tredici alle quindici l’azienda organizza cineforum e seminari per la rieducazione politica dei giornalisti. Di solito, il cineforum si tiene nei giorni dispari, i seminari nei pari. Il film più gettonato è Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl, sinora proiettato seicentodue volte, talché un redattore è stato licenziato per aver gridato durante la visione: «Il trionfo della volontà è una cagata pazzesca».
I seminari, invece, vertono sul revisionismo storico e ai giornalisti viene fatto obbligo di superare un esame sull’opera omnia di Giampaolo Pansa (quasi cinquemila pagine da imparare a memoria). Per le donne, è previsto anche un corso di economia domestica tenuto da un’editorialista di Libero, Daniela Santanché. Se proprio qualcuno non resiste e gli viene una crisi di fame, l’unico alimento concesso sono pagine del “Capitale” condite con olio e sale. In ogni caso è vietato assolutamente mangiare bambini.
La chiusura del giornale. Il Riformista chiude tassativamente alle ore venti. Per ritardi lievi la sanzione è modesta: un pezzo di epidermide che serve per rivestire le poltrone in pelle umana del fondatore del gruppo. Per i recidivi, al quindicesimo ritardo, la commissione centrale di controllo (è stato Franchi a volerla chiamare così) può anche arrivare a decidere il taglio della mano colpevole. Una settimana al mese, infine, tre giornalisti a rotazione sono tenuti a svolgere il turno di notte in una delle cliniche del gruppo.
L’unica consolazione. Lo stipendio arriva puntuale ogni 27 del mese.
2 - D'ALEMA: NON CREDO CHE AUTONOMIA UNITA' SIA MINACCIATA…
(Adnkronos) - Massimo D’Alema non ritiene che ’l’autonomia dell’“Unità” sia in questo momento minacciata’ anche se questo ’non significa che non bisogna essere vigilanti ed esercitare i diritti sindacali, chiedere e ottenere garanzie sulla trasparenza del progetto’ industriale di eventuali nuovi proprietari.
L’ex direttore del quotidiano, prima ancora che vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, in visita alla redazione a Roma, ammette che sia ’giusto preoccuparsi che questo cambio di proprieta’ corrisponda a delle garanzie di indipendenza del giornale, ma anche a un progetto industriale, di sviluppo di investimenti, garanzia dell’occupazione ma soprattutto della qualità di un giornale la cui voce è importante nel panorama editoriale italiano’ e invita quindi, ’come si fa in questi casi, le organizzazioni sindacali, le rappresentanze dei lavoratori’ a ’contrattare e negoziare’.
In merito ai timori sull’ingresso della società editrice della famiglia Angelucci, già proprietaria del “Riformista” e di “Libero”, D’Alema è netto nel sostenere che ’l’idea che “l’Unità” possa essere trasformata in un giornale di destra è un’idea troppo sciocca per attribuirla a chiunque’. Il ministro sottolinea come i due quotidiani abbiano linee diverse e siano giornali ’con uno spiccato profilo proprio e indipendenti’. Già in passato sono cambiate le proprietà del giornale, ’ma non il profilo fondamentale’, ha quindi affermato.
Dagospia 31 Ottobre 2007
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FUTURO DELL’ UNITA':
BOTTA E RISPOSTA
FOLENA-PADELLARO.
Preoccupazioni di Folena
sulla possibile acquisizione
da parte della famiglia
Angelucci. Padellaro replica:
“Le nostre teste non cambiano”.
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"Il preliminare di acquisto è stato firmato mercoledì. Per opzionare il quotidiano L´Unità, Giampaolo Angelucci (romano, 35 anni, reuccio della sanità privata, 3000 posti letto tra Lazio e Puglia) è disposto a staccare un assegno da 17 milioni e a farsi carico di tutti i debiti, che sono comunque a un livello fisiologico".
Roma, 26 ottobre 2007. Botta e risposta oggi, sulle colonne de L'Unità, fra il presidente della commissione Cultura della Camera, Pietro Folena (Prc), e il direttore del quotidiano, Antonio Padellaro, sul futuro della testata. Alle preoccupazioni di Folena sulla possibile acquisizione da parte della famiglia Angelucci, Padellaro replica: le nostre teste non cambiano. Nella sua lettera a Padellaro, Folena ricorda che, da coordinatore Ds all'epoca della segreteria Veltroni, si oppose alla permanenza del gruppo Angelucci nella proprietà del quotidiano, perché "il progetto editoriale era altro". Oggi l'esponente del Prc è ancora convinto che "L'Unità dovrebbe appartenere in primo luogo ai lettori, attraverso una società partecipata dagli stessi. E, quindi, che il progetto editoriale dovrebbe essere conseguente a questa impostazione: un giornale non di parte, ma della sinistra". Per questo, spiega Folena, "spero che Angelucci non acquisti L'Unità. Ripeto: non perché abbia qualcosa contro quel gruppo, ma perché L'Unità potrebbe/dovrebbe essere altro". Nella sua risposta, Padellaro rivendica di aver lavorato con il suo predecessore Furio Colombo, fin dal giorno in cui L'Unità ha ripreso le pubblicazioni, con l'unico obiettivo di "difendere l'autonomia del giornale e dei suoi giornalisti e quei valori che consideriamo irrinunciabili. L'antifascismo e la legalità, primi fra tutti. I molti e spesso violenti attacchi che ci sono stati mossi in questi anni, e principalmente dalla destra peggiore, testimoniano l'assenza in tutti noi di qualsiasi spirito di sottomissione". Ora, continua Padellaro, "le proprietà possono cambiare (non abbiamo notizie certe in proposito). Che cambino le nostre teste lo vedo più difficile". Quanto alla convinzione di Folena che il quotidiano 'potrebbe/dovrebbe essere altro', "se ti riferisci - conclude il direttore - a una crescita ulteriore del giornale, questa è una sfida e una speranza comune a cui ci auguriamo di poter continuare a lavorare". (ANSA).
Da www.dagospia.com del 26 ottobre 2007
UCCI UCCI SENTO ODOR DI ANGELUCCI - FIRMATO IL PRELIMINARE PER L’ACQUISIZIONE DE “L’UNITÀ” – GARANZIE SUL PERSONALE - LA MARCUCCI RESTA NELL’AZIONARIATO: “NUOVI SOCI, NON È UNA VENDITA" – FELTRI: APPROVO: MICA SONO EXTRACOMUNITARI…
1 - FIRMATO IL PRELIMINARE PER L’ACQUISIZIONE DE “L’UNITÀ”
Aldo Fontanarosa e Andrea Greco per “la Repubblica”
Il preliminare di acquisto è stato firmato solo poche ore fa, mercoledì. Per opzionare il quotidiano L´Unità, Giampaolo Angelucci (romano, 35 anni, reuccio della sanità privata, 3000 posti letto tra Lazio e Puglia) è disposto a staccare un assegno da 17 milioni e a farsi carico di tutti i debiti, che sono comunque a un livello fisiologico. Da oggi Angelucci, erede del gruppo di famiglia Tosinvest, avrà il diritto di studiare i conti del quotidiano, custoditi nella "data room", la stanza dei numeri. Quando l´investigazione sui conti sarà terminata, Angelucci potrà confermare o abbassare la sua offerta economica.
A meno di contrattempi, l´imprenditore - che ha già in mano il quotidiano di destra Libero e il quotidiano Il Riformista - farà sua L´Unità entro quest´anno. Sul piano formale, la Tosinvest prenderà la Ad Srl. Questa società a responsabilità limitata controlla oltre l´80 percento della casa editrice del giornale (la Nie). A cascata, Angelucci dovrà anche prelevare o affittare la testata (il marchio de L´Unità), che fa capo ad un´altra società. Cosa che può portare la spesa complessiva dell´operazione Unità parecchio più in alto.
La famiglia Angelucci era già entrata nel quotidiano fondato da Gramsci nella sua precedente vita, e con una quota importante: il 24,5 percento. Poi era arrivata la breve ma drammatica chiusura del giornale, nel luglio 2000. Adesso gli Angelucci ritornano, ma provano a farlo in punta di piedi. Tra i loro impegni, c´è il mantenimento dei posti di lavoro e ovviamente della linea politica della testata, come subito chiesto dalla redazione. D´altra parte, il nuovo editore ha interesse a dribblare l´inevitabile gioco delle interpretazioni politiche. L´arrivo degli Angelucci è più gradito a D´Alema oppure a Veltroni? E come va letto alla luce della nascita del Partito Democratico? Gli interrogativi si sprecano, in queste ore.
Figura di continuità tra l´attuale gestione e quella futura sarà Marialina Marcucci, imprenditrice lucchese e fondatrice di Videomusic che nel 2005 divenne vicepresidente della Giunta regionale toscana. Oggi è presente nella complicata compagine azionaria e resterà - sembra - anche nella prossima.
In queste ore, la Marcucci veste i panni del pompiere. «L´Unità - dice - non è assolutamente in vendita. Certo, da tempo diciamo che saremmo felici se qualcuno si aggiungesse alla cordata degli azionisti. E questo può portare anche a dei cambiamenti: qualcuno può uscire mentre qualcun altro entra. E´ fisiologico. Gli Angelucci? Non sto parlando di un loro ingresso. Dico solo che ci sono dimostrazioni di interesse per entrare nella compagine azionaria de L´Unità. Sono imprenditori italiani, nessuno di passaporto straniero. Punto. Ma nell´immediato non c´è assolutamente niente».
Assolutamente niente, giura lei. Quest´estate, la Marcucci si è affrettata a smentire anche la precedente puntata di questo caso. Ad agosto il settimanale Panorama ha scritto di una possibile vendita dell´Unità alla famiglia Moratti. La vendita, poi, non c´è stata. Ma la trattativa, ancora oggi, trova tante conferme.
2 - FELTRI: «APPROVO. MICA SONO EXTRACOMUNITARI»…
Dal “Corriere della Sera” — «Gli Angelucci all'Unità? E qual è il problema? Cos'è, sono extracomunitari che non vanno bene?». Vittorio Feltri, direttore di Libero, non è scandalizzato all'idea che la famiglia Angelucci, già regina della sanità romana, e già proprietaria di Libero e del Riformista, possa aggiungere al suo impero un altro tassello, l'Unità che fu di Antonio Gramsci e Walter Veltroni. Anche se i giornalisti hanno espresso preoccupazione. «E per cosa? Io non ho mai subito ingerenze da loro. Scrivo il fondo e mica lo leggono prima. Non mi sembra che debbano temere nulla. E poi i giornali, come tutto a questo mondo, sono in vendita. Se qualcuno li vuole comperare caccia il grano e se li compra. E il mercato».
Dagospia 26 Ottobre 2007
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ANGELUCCI VICINI ALL'ACQUISTO DELL'UNITA'. Marcucci: il giornalenon è vendita, ma sì a nuovi soci.
La famiglia Angelucci, editrice del 'Riformista' e, attraverso la Fondazione San Raffaele, di 'Libero', sta per chiudere la trattativa per l'acquisto dell''Unità'. (Primaonline.it - 24 ottobre 2007)
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EDITORIA: ALLARME CDR 'L'UNITA", ANGELUCCI CI STA COMPRANDO
Roma, 24 ottobre 2007. Il Cdr de 'L'Unita", in una nota, esprime "allarme e preoccupazione" per la notizia secondo cui "la famiglia Angelucci, editrice del Riformista e, attraverso la Fondazione
San Raffaele, di 'Libero', sta per chiudere la trattativa per l'acquisto" del giornale. "La voce diffusa da 'Primaonline.it' - si legge nel comunicato del Cdr - trova conferme anche nell'azienda che edita questo giornale. L'atto di vendita verrà perfezionato nei prossimi giorni". "A fronte di queste notizie - prosegue la nota - il Cdr dell'Unità, già fortemente critico verso le inadempienze e l'incapacità di rilanciare il giornale dimostrate dall'attuale proprietà, ribadisce preoccupazione e
allarme per i destini dell'Unità, risorsa viva per la vita democratica del Paese. Riafferma il bene assoluto dell'autonomia della testata che, al di là degli assetti proprietari, deve essere garantita anche in futuro. Ribadisce, inoltre, l'esigenza di tutelare e difenderne la sua collocazione storica, il suo ruolo nel panorama della stampa democratica e la sua identità di giornale nazionale". "Il Cdr sottolinea come questi mutamenti radicali nell'assetto proprietario avvengano proprio nel momento della nascita del Pd. Il Cdr - conclude la nota - ha chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio di amministrazione della Nie, Marialina Marcucci per avere un'informazione dettagliata sull'operazione di vendita del giornale". (ANSA).
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EDITORIA: MARCUCCI, UNITA' NON IN VENDITA MA SI' NUOVI SOCI
Roma, 25 ottobre 2007. "L'Unità non è assolutamente in vendita. Però da parecchio tempo, non da oggi ma da anni, diciamo che saremmo felicissimi se qualcuno si aggiungesse alla cordata degli azionisti": lo dice, in una intervista asd Affaritaliani.it, Mariolina Marcucci, il presidente del consiglio di amministrazione della Nie, la società che edita il quotidiano dei Ds. "Non sto parlando di un ingresso degli Angelucci, perché sinceramente non parlo degli Angelucci in particolare - precisa nell'intervista Marcucci, con riferimento all'ipotesi che i proprietari di Riformista e Libero acquistino anche l'Unità - . Dico che ci sono delle dimostrazioni di interesse da varie parti a entrare e ad aggiungersi alla compagine azionaria de l'Unità. Punto. E a questo noi siamo interessati da sempre". Tra gli interessati ad entrare ci sono anche gli Angelucci? chiede Affaritaliani: "Posso dire - continua - che sono parecchie le manifestazioni di interesse, i nomi sono stati tanti. Tutti italiani, nessuno straniero". La chiusura dell'operazione è questione di giorni? chiede ancora Affaritaliani: "Nell'immediato non c'é assolutamente niente", risponde Marcucci. (ANSA).
UNITA': FAMIGLIA ANGELUCCI QUERELA IL GIORNALE
Roma, 26 ottobre 2007. La Tosinvest e i componenti della famiglia Angelucci rendono noto, "in relazione al contenuto dell'articolo a firma Luca Telese oggi pubblicato su Il Giornale, palesemente falso e gravemente lesivo della loro immagine e dei loro diritti", di "avere già conferito ampio mandato ai propri avvocati per agire legalmente in tutte le sedi competenti nei confronti dei responsabili e del quotidiano Il Giornalé". Si contestano, in particolare, i passaggi dell'articolo - intitolato 'L'Unità volta pagina. Col Partito democratico arriva l'editore di Liberò - nei quali si fa riferimento alle motivazioni che indurrebbero la Tosinvest all'acquisizione dell'Unità. Fra queste, secondo Telese, "l'incredibile valore sul mercato" del quotidiano fondato da Antonio Gramsci quando nascerà effettivamente il Partito Democratico e il fatto essere 'coperti' anche a sinistra dopo la copertura a destra acquisita, sempre secondo il ragionamento di Telese, con Libero. (ANSA).
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“Panorama”: Massimo Moratti
acquista “L'Unità”'. Smentite.
Il Cdr “chiede trasparenza”.
Roma, 9 agosto 2007. Massimo Moratti è il nuovo proprietario de L'Unita'. Ad anticiparlo e' Panorama in edicola domani secondo il quale il presidente dell'Inter avrebbe gia' siglato l'accordo per l'acquisto del quotidiano dei Ds, anche se l'annuncio ''arrivera' tra settembre e ottobre''. Secondo un socio della Nuova iniziativa editoriale che pubblica il quotidiano - riporta il settimanale - ''in ballo c'e' l'organo del Partito Democratico, il nodo e' interno ai Ds''. Per il settimanale ''il nocciolo azionario costruito sette anni fa da Mediobanca attorno a vari imprenditori, tra i quali Marialina Marcucci (che e' presidente), Francesco D'Ettore, Giancarlo Giglio, Marco Boglione e Massimo Ponzellini, ha infatti deciso di passare la mano''. I costruttori romani ''Pierluigi e Claudio Toti - riporta ancora Panorama - paiono volersi fermare all'iniezione milionaria fatta nell'ultimo aumento di capitale della Nie e Dagospia ha scritto della discesa in campo della famiglia Moratti, legatissima a Walter Weltroni''. Proprio il sindaco di Roma, secondo fonti finanziarie citate da Panorama ''ha dapprima invitato Carlo Caracciolo a investire nell'Unita' ma ha ricevuto un nobile diniego. Poi ha sollecitato l'unico istituto amico il Monte dei Paschi di Siena a intervenire, ma la banca ha risposto: si all'editoria, soltanto con quote di minoranza. Quindi si è accorto di avere nella lista dei 160 big firmatari per le primarie della sua Italia Nuova anche Milly Moratti, moglie di Massimo, ed è salito in sella al cavallo nerazzurro''. Secondo il settimanale ''per dare stabilità alla scalata veltroniana è spuntata l'idea di affidarsi a Guido Rossi, al tempo stesso consigliere personale di Massimo D'Alema e amico di Massimo Moratti''. (ASCA).
EDITORIA: UFFICIO STAMPA CAMPIDOGLIO, NESSUN RUOLO VELTRONI V. 'EDITORIA: PANORAMA, L'UNITA' A MORATTI...' DELLE 13:48
Roma, 9 agosto 2007. ''Il sindaco Walter Veltroni non ha avuto alcun ruolo in questa vicenda e nei contatti descritti dalle agenzie stesse che anticipano un servizio del settimanale Panorama''. E' quanto afferma, in una nota, l'ufficio stampa del Campidoglio ''in relazione alle notizie di agenzia riguardo agli assetti proprietari del quotidiano L'Unita'''. Secondo fonti finanziarie citate da Panorama, infatti, Veltroni ''ha dapprima invitato Carlo Caracciolo (ex azionista dell'Espresso, entrato nel francese Liberation) a investire nell'Unita' ma ha ricevuto un nobile diniego. Poi ha sollecitato l'unico istituto amico, il Monte dei Paschi di Siena, a intervenire ma la banca ha risposto: si' all'editoria, soltanto con quote di minoranza. Quindi si e' accorto di avere nella lista dei 160 big firmatari per le primarie della sua Italia Nuova anche la Milly Moratti ed e' salito in sella al cavallo nerazzurro. Facendo un po' troppo rumore nelle scuderie di Massimo D'Alema''. (ANSA). COM-DE 09-AGO-07 18:02
N.I.E. SMENTISCE ACCORDI PER CAMBIO CONTROLLO L'UNITA' = NOTIZIE APPARSE SULLA STAMPA DESTITUITE DI FONDAMENTO
Roma, 9 agosto 2007. Nessun accordo raggiunto per un cambio di controllo dell'Unita'. In relazione alle notizie di agenzia ed alle anticipazioni dell'articolo di Panorama oggi in edicola, la societa' N.I.E, editrice de l'Unita', "smentisce che siano stati conclusi accordi di qualsivoglia genere e con qualsivoglia soggetto, che abbiano determinato o possano determinare cambi nel controllo della societa'". Le notizie apparse sulla stampa e quelle anticipate dalle agenzie, "sono destituite di ogni fondamento". La compagine sociale della societa', come risulta dall'ultima rilevazione presso l'Autorita' garante per l'Editoria, "non ha subito alcuna modifica", si aggiunge. L'aumento di capitale deliberato da N.I.E. in corso di esecuzione, si puntualizza, "e' stato sottoscritto e versato dai soci iscritti nel libro soci della societa'". N.I.E. "smentisce anche che il margine operativo conseguito dalla societa' nel 2006 sia stato negativo per piu' di sette milioni di Euro cosi' come pubblicato da Milano Finanza dell'8 agosto 2007 ed invita ad un'attenta lettura del bilancio certificato della societa' reso pubblico nel rispetto delle norme di legge". N.I.E, infine, informa di aver dato mandato ai propri legali di tutelare la societa' in tutte le sedi ritenute opportune a fronte di notizie prive di ogni riscontro con la realta'. (Sec-Fin/Ct/Adnkronos) 09-AGO-07 19:25
EDITORIA: L'UNITA'; IL CDR, CHIEDIAMO TRASPARENZA
Roma, 9 agosto 2007. ''Trasparenza. E' cio' che il Cdr, le redattrici e i redattori de l'Unita' hanno sempre chiesto alla proprieta'. Trasparenza sui piani industriali e sul futuro del giornale'': cosi' reagisce il comitato di redazione dell'Unita' alla notizia - categoricamente smentita dagli interessati - di un cambiamento nella proprieta' del quotidiano che passerebbe, secondo le anticipazioni del settimanale Panorama, a Massimo Moratti. ''E trasparenza - prosegue la rappresentanza sindacale - torniamo ad esigere oggi di fronte a voci, sempre piu' insistenti e particolareggiate, su trattative in corso per la cessione del pacchetto azionario di maggioranza della Nie. Nel rivendicare la trasparenza come elemento fondamentale di corrette relazioni sindacali, il Cdr ribadisce che non esistono preclusioni di principio alli'ingresso di nuovi soci, a patto che vengano salvaguardate due condizioni per noi irrinunciabili: la piena garanzia di autonomia della linea editoriale; il rafforzamento de l'Unita' come 'primo giornale', il che comporta adeguati investimenti e il potenziamento degli attuali organici redazionali''. (ANSA)
EDITORIA: UNITA' IN SCIOPERO, PIANO NON GARANTISCE FUTURO
Roma, 20 giugno 2007. L'Unità è nuovamente in sciopero contro il piano industriale e domani non sara' in edicola. ''L'azienda - si legge nel comunicato dell'assemblea dei redattori alla quale ha preso parte la Fnsi - ha presentato alle rappresentanze sindacali un piano industriale pesante ed irricevibile. Il cui senso complessivo è solo uno: ridurre i posti di lavoro e toccare in modo robusto la busta paga dei giornalisti. Non possiamo accettare un piano dai contorni vaghi se non nella determinazione del taglio ulteriore dei costi a danno di posti di lavoro, con delle misure sulle tecnologie che sono semplici atti dovuti per mantenere il giornale sul mercato al passo con le altre testate''. ''Non possiamo accettare un piano - aggiunge la nota - che non delinea altro se non un ridimensionamento dell'Unità come primo grande giornale d'informazione, con un drastico ridimensionamento dell'edizione del lunedì che si vuole confezionare con soli dieci redattori per fare otto pagine e dare per il resto ai lettori un giornale precotto, rubricato e con l'informazione quotidiana, soprattutto politica, ridotta all'osso. Non lo possiamo accettare anche per un altro motivo. Sono mesi che si rincorrono voci su cordate vere o presunte interessate ad entrare nell'azionariato dell'Unità. Da mesi chiediamo trasparenza e riceviamo silenzio''. I redattori dell'Unità ''sono mobilitati per garantire a questa testata il ruolo di primo piano che ha sempre avuto, di grande giornale d'informazione nazionale, tra i piu' antichi e liberi del panorama italiano''. E chiedono ''la pazienza e il sostegno dei lettori per un marchio che e' la vostra e la nostra storia''. I redattori dell'Unita' restano in assemblea permanente: ''Senza chiarimenti e decisivi passi indietro su quel piano la mobilitazione proseguira' ad oltranza''. (ANSA).