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Stampa

Telecom I.. Bernabè:
ci sono le condizioni
per vendere La7

Roma, 10 maggio 2012. Telecom Italia e’ pronta ad investire “in tre anni 9 miliardi euro, solo in Italia. E’ il nostro obiettivo primario e manterremo le promesse. Nel cda di ieri abbiamo annunciato i piani di dismissione per la nostra attivita’ nei media, in futuro valuteremo la cessione di altri asset non strategici, tenendo presente l’obiettivo della riduzione del debito”. 

E’ quanto dichiarato dal numero uno di Telecom Italia Franco Bernabe’ in ‘intervista a La Stampa. Parlando del La7 precisa: “non mi considero un editore. Telecom e’ una societa’ che ha anche una televisione e che ha permesso a questa televisione di esprimersi con la massima libertà”. 

E adesso l’obiettivo di Telecom e’ quello di dismettere questo asset, non solo la parte broadcasting ma anche le reti. “Si’ - spiega - però salvaguardando il ruolo e la funzione de La7. La dismissione di asset nei media come i nostri richiede due condizioni: la massima trasparenza e la salvaguardia dei valori che La7 ha creato in questi anni. Fino ad oggi non c’erano le condizioni, oggi ci sono. Poi io personalmente non ho mai svenduto nessun asset. All’Eni ho venduto 300 societa’ e non ho avuto una polemica. Vedremo, sono molto tranquillo. La cosa importante e’ fare le cose con serieta’”, ha precisato. 

E sul possibile interesse di De Benedetti: “ma sa, gli interessi non sono chiacchiere sui giornali, sono cose concrete. Non essendoci una procedura in corso non ho elementi per dire se c’e’ un interesse o meno”, ha sottolineato e sulla tempistica “contiamo di chiudere in tempi ragionevoli”. 

”Ci lasciamo aperta qualsiasi opzione” sia vendere le due parti insieme o cercare due acquirenti diversi. “L’interesse c’e’ e inoltre in questo momento gli asset italiani costano relativamente poco. Un investitore serio, di lungo periodo, trova qui un governo serio che sta facendo delle riforme importanti e asset che possono crescere di valore”, ha concluso. (MF-DJ)


 


Telecom stacca La7 dalla compagnia. De Benedetti può avere le frequenze. Ieri il Cda ha avviato


la procedura di cessione



di Carlo Tecce - il Fatto 10.5.12


Ora è ufficiale: stavolta La7, il giocattolo o il fastidio, il potere o il presidio, Telecom non la vuole più. E l'ammette con una parolina tecnica infilata in quei documenti che segnano un Consiglio d'amministrazione: dismissioni. Una parolina con un significato più vasto di quelle undici lettere che la compongono: oggi Telecom Italia Media (TiMedia), la controllata di Telecom, è in vendita. Chi la vuole, se la compri. Suona bene: per il resto, è uno spartito complicato. Il gruppo telefonico non vuole regalare il pacchetto intero, cioè frequenze e programmi col fiocco Enrico Mentana, un patrimonio che può valere circa 530 milioni di euro. Torri e piloni di qua, palinsesti e conduttori di là: due operazioni, due clienti. Prima i tre multiplex (pacchetti di frequenze) vanno nel nuovo contenitore con un socio per fare l'asta pubblica che abolisce il beauty contest; poi Telecom lentamente molla le mani per la gestione editoriale dei canali. Ambiziosa, e forse avventurosa, comunque una strategia per recuperare quei milioni smarriti di anno in anno.


CARLO De Benedetti non è stato profetico, forse l'intervista che andrà stasera su Rai2 l'ha registrata tempo fa: “Il presidente Franco Bernabè sarà costretto a vendere La7, ma ne è ancora innamorato”. A Telecom dicono che De Benedetti, escluse le profezie, conosce benissimo l'approccio: niente bonifici pronta-consegna, ma una trattativa lunga e laboriosa per mirare a un risultato piuttosto prevedibile:


uno sconto sui prezzi. Un timore che circonda l'azienda: la svendita sofferta, più che la vendita spettacolare. Ai potenziali acquirenti – e dunque al Gruppo Espresso – va mostrato il piatto più ricco: le frequenze, che non marciscono, che non pagano lo share, che non bucano i bilanci. Così può iniziare un rapporto con De Benedetti: con i preliminari.


NONOSTANTE un palinsesto più robusto che sfrutta la scia di Mentana, senza scomodare i centri media, si può dire che La7 è tornata un passo indietro: a volte accelera, spesso frena, e tiene una velocità intorno al 3,7 per cento di share. La concorrenza è distante. Può consolare, nei giochi dove non vince nessuno, il tracollo in Borsa di Mediaset: il titolo segna il -11 per cento, un timbro che boccia la trimestrale con un utile al ribasso di 85 punti. Per farsi male, si può ricordare che la pubblicità scappa ovunque – che sia viale Mazzini o Cologno Monzese – eppure TiMedia incassa a buon ritmo. Quest'insieme di indicazioni e numeri può spiegare La7, e spuntare una lista (non eccessiva) di candidati. Un terzetto che prevede, ovviamente, l'ingegner De Benedetti. C'è la soluzione berlusconiana: il francotunisino Tarak Ben Ammar, amico e sodale del Cavaliere, in coppia con Urbano Cairo (che già raccoglie la pubblicità di TiMedia) oppure simbolicamente solitario con i contribuiti arabi. E c'è l'ipotesi Diego Della Valle, desiderio inespresso di Mentana, suo amico: azioni firmate Tod's e azioni anche per dirigenti e giornalisti. Fra nomi che si rincorrono e che si ripetono, la novità è che TiMedia è in attesa: adagiata sul mercato. C'è da capire che tipo di mercato sia: placido o tempestoso? Non si contano più le occasioni sprecate, o volutamente gettate via, per fondare il terzo centro televisivo (polo ormai è fuori moda). Quasi vent'anni fa, alba di Forza Italia, De Benedetti disse “no, grazie” al Telesogno di Michele Santoro e Maurizio Costanzo che cercavano una sponda per un'operazione da 70 miliardi lire. E Telemontecarlo finì a Vittorio Cecchi Gori. Come l'Apple rimase di Steve Jobs: “Con lui feci la più grande stupidaggine della mia vita. Ero in California, dove lavoravano 300 ingegneri della Olivetti. Ero con Elserino Piol, che mi disse: ‘Ci sono due ragazzi in un garage che stanno facendo progetti, passiamo un attimo... ’ Vidi ‘sti due, erano Wozniak e Jobs, che trafficavano con delle piastre elettroniche. Jobs mi chiese se ero disposto a mettere un milione di dollari, era il 1980, per avere il 20% dell'azienda”, racconta l'editore di Repubblica a Fratelli d'Italia su Rai2.


QUASI un anno fa, tramonto del Cavaliere, durante la caccia ai conduttori di viale Mazzini dell'amministratore delegato Gianni Stella detto er canaro, la concessionaria pubblicitaria di Sky offrì un accordo molto vantaggioso a TiMedia che s'apprestava a presentarsi in autunno con Michele Santoro: un'alleanza satellite-digitale che poteva spaventare Mediaset. E spaventò, appunto, Silvio Berlusconi. Tanto per srotolare il calendario, va ricordato quando Ti Media puntava al 3 per cento di share di La7 per convivere serenamente con i rivali. Di anni ne sono passati, chissà se il mercato televisivo se n'è accorto.


 


 


 


 





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