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Francesco Tortora.
“Note Asiatiche. Un
anno di ‘note’ pubblicate
su Facebook
riguardanti il Sud Est
Asia e l’Estremo Oriente”

Il volume di Francesco Tortora intitolato “Note Asiatiche. Un anno di “note” pubblicate su Facebook riguardanti il Sud Est Asia e l’Estremo Oriente”, Edizioni www.ilmiolibro.it, raccoglie testi in prevalenza pubblicati su Facebook e letti dalla folta comunità dei web-navigatori iscritti a quell’ormai famosissimo Social Network. Un Social Network che spesso si è fatto notare per la sua rilevanza in numerosi casi di vita internazionale (come accaduto in occasione di disastri ambientali, o eventi di natura sociale tipo la “Primavera araba” etc.) ma anche in sede nazionale, persino applicando pressione sullo scenario politico, sociale e nella. Alcuni articoli, invece, sono stati pubblicati su siti, testate in formato PDF consultabili via Web, in derivazione di quanto apparso proprio in Facebook.


Che il mondo del giornalismo e della comunicazione più in generale stiano vivendo notevoli cambiamenti è evidente ai più, ormai. Per motivi economici, per risparmiare sul personale giornalistico, a causa del progressivo innalzamento dei costi di produzione e trasporto/distribuzione, il Web sta vivendo il suo sempre più chiaro ed evidente successo. E’ notorio che le maggiori testate giornalistiche hanno obtorto collo dovuto assoggettarsi a questo stra-potere mediatico virtuale, aprendo siti web con accesso variamente aperto o limitato agli abbonati.


Secondo il Nono Rapporto CENSIS-UCSI sulla Comunicazione ed intitolato I media personali nell’era digitale emerge un dato chiave: l’utenza di Internet è cresciuta di oltre il 6% in due anni attestandosi al 53,1%. E mentre il digital divide cala, aumenta invece il press divide: se nel 2009 era del 60,7% la percentuale degli italiani che si accostava a mezzi a stampa accompagnati da altri media, ora è scesa al 54,4%. In particolare, i quotidiani a pagamento (47,8% utenza) perdono il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011, ed è stabile la lettura delle testate giornalistiche on line (+0,5%, con un’utenza del 18,2%).


Un utile raffronto –su tematiche similari- può essere svolto comparando lo stato delle cose in atto in Italia con quel che accade negli Stati Uniti, dove il processo di spostamento dell’utenza dei media tradizionali sempre più verso i nuovi media e le ancor più recenti modalità di fruizione delle informazioni (oltre che dell’entertainement) è già in divenire da lungo tempo. Facciamo quindi riferimento qui agli esiti estrapolati dal Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism, noto istituto statunitense che svolge attività di ricerca sul giornalismo da diversi anni e che ha iniziato a produrre relazioni a cadenza annuale. Nella relazione 2011, si annota che il tempo medio del cittadino americano dedicato all’informazione, circa 70 minuti quotidiani (erano 74 minuti nel 1994), si muove lungo queste tre direttive. Nello specifico 32 minuti passati davanti alla TV, 15 minuti dedicati alla radio, 10 alla lettura dei giornali e 13 minuti al web. Ma se si vanno ad analizzare i flussi rispetto agli anni passati, ci si accorge immediatamente che tutti i media tradizionali, radio, tv e giornali, hanno iniziato a perdere terreno, e dunque quote di mercato. A cominciare dal network televisivo.


Il “fenomeno” delle Communities come Facebook e Twitter ha ulteriormente avvalorato lo spostamento delle frequentazioni massmediologiche, informative e nel settore delle opinioni, a favore dei linguaggi virtuali e via web. In particolar modo per coloro che saranno i “lettori” del prossimo futuro, ovvero i giovani ed i giovanissimi di oggi, i quali possono ampiamente fare a meno della carta stampata da acquistare in edicola, visto il sempre più diffuso precariato e le scarsissime risorse economiche a disposizione. Al giorno d’oggi sono tra le poche aree ancora disponibili per una certa liberalità d’opinione (in realtà non mancano varie limitazioni e forme di censura) e sono un utile mezzo per agire nella direzione della solidarietà e nel far attivare varie forze in caso di emergenze oppure eventi di portata nazionale o internazionale.


Nello specifico, il volume “Note Asiatiche. Un anno di “note” pubblicate su Facebook riguardanti il Sud Est Asia e l’Estremo Oriente” raccoglie le “note” apparse su Facebook e che si interessano delle aree tematiche care all’Autore, ovvero la Geopolitica e gli Affari Esteri, particolarmente circostanziate alle aree Sud-Est Asiatiche ed Estremo-Orientali. I quotidiani e le testate giornalistiche italiane non sembrano capaci di cogliere il peso sempre più grande assunto da quella parte del Pianeta evidentemente trainante sulla scena economico/finanziaria internazionale. La “raccontano” ammantandola di “colore”, con un punto di vista “salgariano” (Salgari raccontava di terre fantastiche senza averle mai realmente visitate ma seduto nella sua stanza) però scende raramente nel dettaglio. I motivi sono chiari: gli inviati sono sempre più rari, testi come quelli di Tiziano Terzani sarà sempre più difficile leggerli su carta stampata. Così –quel poco che “gira” in quanto a informazione che riguarda quelle aree (catastrofi naturali o sociali a parte)- sarà letteralmente dettato dalle agenzie-stampa. Questo spiega perché le notizie che riguardano l’Asia –ad una prima lettura- il più delle volte ci sembrano tutte uguali, con una varietà di rappresentazione giornalistica certo meno ricca e variopinta della politica, della cronaca, del gossip o dello sport. Il personale giornalistico sempre più assottigliato nei numeri, nella costante ricerca condotta da parte degli Editori dell’abbattimento del costo/lavoro, finisce così sempre più spesso a ritrovarsi costretto nello svolgere compiti di “desk” ovvero di sola confezione editoriale, per di più attraverso linguaggi softwares che velocizzano la processazione delle notizie stesse e riducendo ulteriormente i tempi di verifica ed approfondimento. Il linguaggio giornalistico finisce così con il “galleggiare” sulle notizie ed il lettore non ha la possibilità di leggere informazioni interessanti o utili come potrebbe essere nel caso dell’operatore economico che sia impegnato in prima persona nella esportazione di beni e merci, oppure –tanto per fare un altro esempio- l’investitore in titoli internazionali che voglia verificare l’impatto di eventi di natura ambientale e/o sociale in una determinata area dove sia collocato il core business delle sue attività in Asia.


In queste “Note” apparse su Facebook, invece, si utilizza il linguaggio della Histoire evenementielle


Tipica della École des Annales, ovvero attraverso il racconto svolto “dal basso”, con un punto di vista che si muove sul marciapiede, tra la gente, attraverso i racconti della vita quotidiana, fatta di piccoli gesti ma anche di grandi tragedie umane ed esistenziali. E così si legge delle vicende dell’eroe nazionale ed ex Generale Sarath Fonseka, esautorato ed eliminato dalla scena politica dello Sri Lanka, imprigionato e zittito –quasi fosse una nuova figura politica simile a quella di Aung San Suu Kyi in Myanmar- ma anche delle vicende familiari, dei colori che si incontrano lungo la via e persino i sapori ed i profumi che vi aleggiano, anche nel corso di grandi catastrofi come accaduto in Thailandia, a causa della inondazione più grande degli ultimi sessant’anni nella parte centro/settentrionale della Nazione e che ha raggiunto anche la Capitale Bangkok. (F. M. de B.)


Francesco Tortora, “Note Asiatiche. Un anno di ‘note’ pubblicate su Facebook riguardanti il Sud Est Asia e l’Estremo Oriente”, Edizioni www.ilmiolibro.it, acquistabile on demand via web, Pagg. 216, Euro 20





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