“Italienische Komplimente”. Complimenti italiani. È il titolo dell¹editoriale di Hans-Peter Junker, direttore del mensile Vi ew , costola del settimanale tedesco Stern. A leggerlo si ha la sensazione che i soliti italiani ci siano ricascati: furbacchioni, allegramente “disonesti” e nello specifico copioni. Un¹altra figuraccia con la Germania?
Secondo Junker, Vi ew sarebbe stata clonata da Oggi Foto, il mensile nato due mesi fa e diretto da Umberto Brindani. Oggi punto fermo del gruppo RCS periodici prova ciclicamente a diversificarsi, con spin off tradizionali o testate volte a un pubblico più giovane. Per esempio Tv Oggi, naufragato dopo neanche due anni.
Dal novembre scorso è toccato a Oggi Foto. Che non si è presentato come “versione italiana di Vi ew”, pagando diritti d¹autore e quant¹altro, ma come “speciale fotografico creato attraverso le immagini provenienti da tutto il mondo, che va ad arricchire il sistema Oggi. (..) Vuole raccontare il mondo tramite le immagini che più delle parole spesso suscitano emozioni”. Un format inedito, ma solo a parole. Junker, dopo aver rispolverato alcuni stereotipi (o tristi verità) nostrani, da Berlusconi ai calciatori tatuati, ironizza sull¹attuale esigenza italica di “risparmiare”: evidentemente, anche sulle idee. Chiudendo così: “Cari colleghi di Oggi Foto: per dirci quanto trovate bello Vi ew , non avreste avuto bisogno di un numero intero della nostra rivista. Ma utili come siamo già stati, da ora in poi vi invieremo ogni volta un numero nuovo di View fresco di stampa. Così potrete risparmiare qualcosa in più: il cammino verso l¹edicola”. Colpiti e affondati. A guardare le riviste, differenze ce ne sono davvero poche. Stessa veste grafica, stesso logo, stesse didascalie. Stessa impaginazione. E pure stesse foto, in alcuni casi. Eppure dell’affaire Vi ew, sin qui, in Italia non si era parlato. In Rizzoli, probabilmente, speravano nella “disattenzione” dei tedeschi. E adesso l¹argomento Oggi Foto è divenuto tabù. Affidarsi pedissequa mente all’elaborazione altrui, oltre a costituire sostanziale figuraccia, equivale alla certificazione della mancanza di idee proprie: non un gran messaggio. Il direttore Brindani, però, minimizza: “È verissimo, ci siamo più che ispirati a Vi ew , ma l¹ho dichiarato nel primo numero”. Senza avvertire i tedeschi. “Junker è ironico, c¹è fairplay tra di noi. Nessun caso. Gli ho anche scritto, venerdì scorso”. Ha risposto? “Non ancora”. Forse perché è arrabbiato. “La nostra è una pubblicazione sperimentale, non sappiamo neanche quanto andrà avanti. Non venderemo mai le 130 mila copie di View. In fondo sono solo foto, e poi abbiamo aggiunto rubriche nostre: se vuole, Junker può prendersele. Posso dire che non gli abbiamo copiato la rubrica ‘Scopri la differenza’: sarebbe stato troppo”. Il tono di Junker non sembra così mansueto. “La sua attenzione ci ha fatto piacere. Si è però lasciato prendere la mano: Berlusconi, i calciatori. Che poi il calcio lo amo anch’io sono interista e gli ho ricordato che li abbiamo battuti in finale di Champions League”. Tanto per rinverdire gli stereotipi. “A Junker ho scritto soprattutto una cosa. Non esiste plagio, perché come diceva Longanesi: ‘Nulla è più inedito del pub blicato’”. Da ciò si evince che copiare non solo è lecito, ma pure incentivabile. Buono a sapersi. Magari, però, aiuterebbe saper copiare. E citare. A proposito: la frase esatta, “Nulla è più inedito della carta stampata”, non è di Longanesi ma di Mario Missiroli, storico direttore del Corriere della Sera. Gruppo RCS, per la precisione