Sta arrivando in libreria il nuovo libro di Emilio Magni, “A Milan i morön fan l’üga” (Oltre duecento modi di dire del dialetto meneghino), edito da Mursia Editore Milano. E’ il quarto volume pubblicato in cinque anni dalla stessa casa editrice. E come negli gli altri anche l’argomento di questo libro si stringe forte intorno alla bella parlata popolare lombarda. Il testo però è in italiano. Il dialetto dunque è l’occasione per raccontare storie, aneddoti, tradizioni, modi di vivere in cui la parlata dialettale e popolare è protagonista e di cui Magni è appassionato cultore.
Perché tanto amore per il dialetto?
Si sente dire che ormai il dialetto va scomparendo. Questo è vero, ma per il momento qualche scampolo di dialetto ancora resiste, arroccato su capisaldi duri a morire. Per chi ha l’orecchio sensibile al linguaggio della gente semplice e del suo chiacchierare spontaneo, è possibile ascoltare ancora antiche e colorite espressioni, tipiche della tradizione popolare e contadina: capita all’angolo delle strade dove si radunano i pensionati per contarla su, o tra i nonni fuori dall’asilo che attendono i nipotini, ancora nei bar dove agli anziani è riconosciuta la loro dignità. Magni che tende bene l’orecchio quando sente parlare gli anziani come lui, ha registrato una lunga serie di modi di dire con i quali la gente si esprimeva una volta: poche parole schiette per esprimere concetti, liberare emozioni, sentimenti, arrabbiature, imprecazioni, meraviglia e curiosità. Basta “lirôn lirèla”, per dire che uno passa il tempo senza combinare nulla. Questi modi dire non sono i proverbi, questi non insegnano nulla, ma sono solo una espressione dello stato d’animo. Ecco quindi il libro come “I morön fan l’üga” . Magni elenca pure oltre cento modi di dire che si dicono sia a Milano che nel Canton Ticino.
Perché questo titolo? Nel modo di dire c’è, pur espressa con garbata, ma sarcastica ironia, quel senso di riscatto della gente del contado nei confronti della Milano dominante la quale faceva valere il suo potere sull’umile “stirpe della zolla”.
Nonostante questa rivalsa il contadino brianzolo, o della Bassa Comasca, o delle colline del Varesotto ha sempre avuto atteggiamento deferente e pure generoso nei confronti dei cittadini che giungevano in campagna. Tuttavia quella spina è rimasta in gola ed ogni tanto usciva con qualche scherno. Quando “ul paisan” ascoltava il signore meneghino, vantare in continuazione: “Num a Milan fémm inscì…. fèmm inscià”, “A Milan gh’è quest…. gh’è quell”, Il “villano” non poteva tenersi proprio dentro:”E a Milan i morön fan l’üga”.
Emilio Magni
A Milan i morön fan l’üga.
Oltre duecento modi di
dire del dialetto meneghino.
(Mursia editore, 180 pagg., 18 euro)
L'Autore
Emilio Magni, giornalista professionista, è stato redattore a «La Provincia di Como» e a «Il Giorno». Appassionato della sua terra, la Brianza, ma anche di viaggi in terre lontane, ha scritto numerosi saggi sulle tradizioni popolari brianzole e un reportage sul traffico internazionale di droga nel Sud-Est asiatico. Con Mursia ha pubblicato Il dialetto dei mestieri perduti (2007), Ciumbia che bèla tusa (2008) e Storie di paese (2009).