Milano, 10 luglio 2011. Il nuovo contratto biennale ha effetti a cascata ed è un mix di norme che tutelano il potere d’acquisto degli stipendi (aumento mensile di 105 euro, 50 nel primo anno e 55 nel secondo, che vanno sommati ai 265 euro mensili ottenuti il 26/27 marzo 2009), le pensioni presenti e future anche attraverso il potenziamento delle entrate dell’Inpgi (tra il 2012 e il 2016), l’occupazione stabile e l’aggiornamento professionale. Flessibile la pensione a 65 anni per le giornaliste (l’aumento dell’età pensionabile sarà graduale: 61 anni dal 1° luglio 2012 e fino al 2014, 62 anni dal 2015, 63 anni dal 2017, 64 anni dal 2019 e 65 anni dal 1° gennaio 2021, quando la riforma andrà a regime). Nel periodo transitorio, fino al 2020, le colleghe che vorranno andare in pensione comunque a 60 anni potranno farlo, con penalizzazioni ridotte: dal 2,3% all’8% circa. La commissione per il lavoro autonomo (tema al centro del dibattito parlamentare) dovrebbe partorire soluzioni accettabili. In conclusione è un buon accordo – che avrà riflessi positivi anche sui conti Casagit - ottenuto in un contesto difficile (crisi internazionale, ripresa lentissima ed entrate pubblicitarie statiche, mentre le edicole continuano a piangere). E’ condivisibilissima, pertanto, la dichiarazione rilasciata la sera dell’8 luglio, a trattativa conclusa, dal segretario generale della Fnsi Franco Siddi: “L’intesa è un atto di fiducia che scommette sulla tenuta del lavoro professionale e sul futuro dell'industria dell'informazione”. Qualcuno potrebbe obiettare che il risultato positivo di questo negoziato ha alle spalle una lunga scia di pensionamenti e prepensionamenti (1.200 circa) messi in opera in virtù del contratto normativo quadriennale 2009-2013 (mentre gli aumenti economici sono biennali, 2009/2011 e 2011/2013) e delle leggi Tremonti/Sacconi (2, 14 e 33/2009) che hanno finanziato l’esodo, sollevando l’Inpgi da oneri impropri. L'ipotesi di rinnovo del biennio economico del Cnlg sarà sottoposta mercoledì 13 agli organismi delle due Federazioni per la firma definitiva, mente il CdA dell’Inpgi il 15 luglio approverà la riforma salva-conti di lungo periodo.
La politica, ammonisce un antico assunto, è l’arte del possibile. Questo discorso vale anche per la Fnsi. Non esiste una controprova per dimostrare che risultati migliori fossero a portata di mano nel 2009 e oggi nel 2011. Chi come me ha attraversato la crisi storica dei quotidiani degli anni 70 – il cosiddetto passaggio dal caldo al freddo, dalle linotype ai computer - può affermare serenamente che la Fnsi ha svolto il suo mestiere meglio oggi e con risultati più significativi. L’evoluzione tecnologica, che ha sconvolto la vita redazionale, non prometteva e non promette nulla di buono soprattutto in tema di occupazione. Un buon giornalista oggi “produce” almeno quanto 3 giornalisti degli anni ’70. Parlo per consolidata esperienza personale. Internet e gli archivi elettronici imprimono al lavoro ritmi impensabili fino a 20 anni fa, offrendo scorciatoie sconvolgenti (penso alla banche dati giuridiche, economiche, politiche, ma anche alle ricerche sui fatti di cronaca rilevanti e non solo). Che dire poi delle agenzie che rovesciano in redazione centinaia e centinaia di notizie? La selezione spetta alle donne e agli uomini che lavorano al desk. La centralità della redazione rimane immutata e con peso rilevante. La crescita dell’occupazione è collegata ai nuovi mezzi elettronici e all’online (che è l’unico settore che tira in tema di pubblicità). Gli editori devono investire in tale comparto con decisione, spostando uomini e mezzi. Intervistato da Leonardo Maisano (Il Sole 24 Ore del 6 luglio), Martin Sorrel, Chief Executive Officer Wpp, ha affermato che «La carta stampata non sparirà» e ha aggiunto: “La diffusione della banda larga in Italia stenta a decollare: è un punto di debolezza”.“Se poi crediamo, e io ne sono convinto, che il giornalismo prodotto da professionisti debba essere preservato perché è molto più importante di quello fatto da blogger armati di telecamerina, ci vogliono aiuti”. La banda larga, quindi, per trasferire velocemente dati, film e immagini. Ma soprattutto la partita viene decisa da professionisti di alto profilo intellettuale e deontologico, lontani dagli abissi inglesi delle intercettazioni abusive ai danni di cittadini innocenti e ignari.
''Teoricamente il negoziato doveva essere solo tecnico, con un semplice ricalcolo degli incrementi retributivi in relazione all'inflazione. La Fnsi - sottolinea Siddi - ha premuto con forza per cogliere l'occasione di affrontare correttamente alcune urgenze non rinviabili, che in caso contrario avrebbero potuto aprire la strada a scenari più negativi per la previdenza dei giornalisti, per i loro salari e per le garanzie per la libertà d'impresa''. Vediamo ora i vari passaggi dell’ipotesi di accordo economico biennale tra Fnsi e Fieg così come raccontati dalle agenzie Asca e Ansa:
1. Aumento biennale mensile di 105 euro, 50 nel primo anno e 55 nel secondo, che vanno sommati ai 265 euro mensili ottenuti il 26/27 marzo 2009), ''Gli aumenti retributivi - spiega Siddi - sono comunque in linea con una civile crescita retributiva, ma in relazione con la messa in sicurezza delle pensioni giornalistiche di oggi e di domani. Infatti una quota di risorse è stata destinata all'incremento delle aliquote a carico delle imprese''. “Novità in questo contratto - fa osservare Siddi- è l'aumento uguale per tutti: una scelta doverosa per garantire la crescita soprattutto alle nuove generazioni di giornalisti che hanno una remunerazione più bassa, ma attenti tuttavia a mantenere un equilibrio nella parametrazione giornalistica''.
2. Nonostante la trattativa avesse per oggetto l'adeguamento economico previsto per il secondo biennio (2011-2013) di durata contrattuale le parti hanno anche stabilito significativi interventi a sostegno del sistema di welfare autonomo della categoria. A carico dei datori di lavoro è stata infatti concordata una manovra previdenziale complessiva diretta a porre in sicurezza i conti dell'Inpgi, assicurando così l'erogazione delle pensioni alla categoria giornalistica. Aumentano le aliquote contributive (a carico degli editori) in cinque anni del 3%, con il primo punto nel gennaio del 2012. Ogni punto vale all’incirca 15 milioni di euro.
3. L’intesa recepisce nel testo anche il progressivo incremento dell'età pensionabile di vecchiaia delle donne che arriverà a 65 anni, a regime nel 2022, secondo l'ipotesi però che prevede il previo accordo delle parti sociali. Le donne potranno anche andare in pensione a 60 anni con un lieve abbattimento della misura dell'assegno. Fermo restando che la pensione di anzianità all'Inpgi potrà essere corrisposta a 57 anni di età e 35 di contributi anche qui con un abbattimento dell'assegno in rapporto agli anni esatti. Sul punto Franco Siddi ha detto: “La previsione di intervenire sull'età pensionistica delle donne era una via obbligata, ed è trasferita all'Inpgi, messa per altro a punto e studiata nei dettagli, con la previsione di criteri di gradualità di incremento dell'eta è e di salvaguardia delle attuali condizioni per chi liberamente vorrà andare in pensione a 60 anni anche dopo il 2022”.
4. È prevista nell'accordo la nascita di un ente bilaterale di formazione per la riqualificazione e il sostegno alle trasformazioni con attenzione a chi ha perso il lavoro. Un traguardo che chi scrive insegue dal 2004: “Come presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ho chiesto l’8 marzo 2004 l'istituzione e l'attivazione di un “Fondo nazionale paritetico interprofessionale per la Formazione continua dei giornalisti professionisti, dei pubblicisti contrattualizzati e dei praticanti giornalisti”. Ciò in base all’'articolo 118 della legge 19.12.2000 n° 388. Quel giorno ho scritto all’allora Ministro del Lavoro Roberto Maroni, alla Fieg, alla Fnsi , all’Ordine nazionale e all’Inpgi. Soltanto Maroni ha risposto: “L’iniziativa spetta a Fnsi e Fieg, a me compete soltanto la nomina dei sindaci del Fondo”. Poi ho appreso la verità: i quattrini che gli editori versano all’Inps sono stati girati all’Inpgi (nel calderone delle aliquote applicate per la mobilità e la disoccupazione) con il consenso anche della Fnsi (parte sociale come la Fieg dell’Istituto di previdenza). La mia curiosità era collegata a una notizia pubblicata il 14 settrembre 2005 da “Il Sole 24 Ore”: la nascita del “Fondo enti religiosi per la Formazione continua”. Da un giro di telefonate in quell’occasione ho appreso: 1) che i quattrini versati all’Inps per i poligrafici sono confluiti nel Fondo per la formazione continua gestito dall’industria; 2) che i quattrini, versati per i giornalisti, sono finiti, invece, nelle casse evidentemente bisognose di aiuti) dell’Inpgi con il consenso dei vertici delle nostre istituzioni Con una differenza sostanziale: i poligrafici fanno formazione, i giornalisti no. Chi dobbiamo ringraziare?” (Leggi tutto in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4754). Ora finalmente si volta pagina. Meglio tardi che mai.
5. Sul piano dello sviluppo dell'occupazione le parti hanno altresì concordato misure a sostegno dell'assunzione, a tempo indeterminato, di giornalisti da parte delle aziende editoriali. Verranno concessi sgravi previdenziali “per tre anni per le aziende che assumano a tempo pieno e indeterminato giornalisti (non pensionati), professionisti, praticanti e pubblicisti, disoccupati, cococo o freelance, con qualifica da praticante a caposervizio/redattore senior. L'aliquota agevolata è pari all'8%. L'incentivo è riconosciuto anche per la trasformazione dei contratti a termine in tempo indeterminato. Mentre è vietato per le aziende che si trovino in stato di crisi o riorganizzazione”.
6. Ci saranno anche premi aziendali per i titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2010, a 40 mila euro, recependo così la legge 220/2010 (art. 1, comma 47) per le maggiorazioni sui minimi. Lo sgravio dei contributi dovuti dal lavoratore e dal datore di lavoro previsto è concesso per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2011 con i criteri e le modalità di cui all'articolo 1, commi 67 e 68, della legge 24 dicembre 2007 n. 247, nei limiti delle risorse stanziate a tal fine per il medesimo anno 2011 ai sensi del quarto periodo dell'articolo 1, comma 68, della citata legge n. 247 del 2007. Questi riferimenti normativi vanno tradotti: in sostanza entrerà in vigore un’imposta sostitutiva dell'8% al posto della tassazione ad aliquota progressiva non solo sulle retribuzioni fino a 40mila euro ma anche sui premi di risultato o di produttività, sulle maggiorazioni retributive previste da istituti contrattuali e legate, per esempio, al lavoro straordinario, notturno, festivo e supplementare nel part time.
7. Tra le novità la nascita della commissione paritetica per il lavoro autonomo. L'obiettivo della commissione è “di approfondire il fenomeno del lavoro autonomo nella professione giornalistica, la sua diffusione e le modalità. Le conclusioni dovranno arrivare alla Fnsi e alla Fieg entro il 30 giugno 2012, perché possano essere valutate, anche pensando al futuro contratto nazionale”. Il 30 giugno il presidente della Camera Gianfranco Fini “ha chiesto di accelerare l'esame della proposta di legge sull'equa retribuzione dei giornalisti. Fini ha reso noto di aver scritto una lettera alla presidente della commissione Cultura, Valentina Aprea, chiedendo che la proposta di legge in materia venga calendarizzata quanto prima in commissione e portata al più presto in sede legislativa in aula. Il problema dell'equità retributiva dei giornalisti era stato più volte sollevato nelle settimane passate, dal presidente dell'Ordine Enzo Iacopino” (in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=6982). Probabilmente la Fieg intende bruciare l’iniziativa di Fini/Iacopino.
Conclude Siddi: “Per questo questa ipotesi che va ora alla considerazione degli organi direttivi delle due parti, è di coscienziosa responsabilità e fiducia sulla ripresa e sul futuro del settore e del lavoro professionale». Nella trattativa alcuni editori hanno giocato la parte dei cattivi. La maglia nera va, secondo voci autorevoli, alla Rcs e al Gruppo Espresso/Repubblica.
*portavoce del MIL (Movimento Informazione e Libertà)
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Leggi tutto in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=6956
DIBATTITO.
L’INPGI IL 15/72011
APPROVA LA RIFORMA
SALVA-CONTI
DI LUNGO PERIODO
Aumento del 3% delle aliquote contributive a carico degli editori (tra il 2012 e il 2016) - Graduale innalzamento (tra il 2012 e il 2021) dell’età pensionabile per le giornaliste, passando da 60 a 65 anni. Siddi e Malinconico scrivono che, superata la data del 15 luglio, il Cda Inpgi “potrà prendere le formali delibere in merito alla contribuzione e alle prestazioni, a prescindere dalle intese tra le Parti, che con la presente lettera si impegnano a ritenere pienamente valide”. Occorre rispettare la riserva prevista dalla legge del 1994 con cui l’Inpgi venne privatizzato, vale a dire un patrimonio pari almeno a 5 annualità di pensione accantonate. Se i contributi versati non basteranno di anno in anno a pagare le pensioni, bisognerà intaccare il patrimonio e quindi, secondo i calcoli attuariali, si scenderà sotto la riserva prevista dalla legge tra il 2025 e il 2051 (invece, considerando il patrimonio a valore di mercato e quindi rivalutando gli immobili di proprietà dell’istituto, si andrebbe sotto le 5 annualità solo tra il 2032 e il 2047). La riforma mette, nel lungo periodo, gli iscritti al riparo da rischi di tenuta dell’Istituto anche grazie al fatto che contestualmente giungono a maturazione precedenti riforme riguardanti i ‘giovani’ giornalisti”. Per le donne, l’aumento dell’età pensionabile sarà graduale: 61 anni dal 1° luglio 2012 e fino al 2014, 62 anni dal 2015, 63 anni dal 2017, 64 anni dal 2019 e 65 anni dal 1° gennaio 2021, quando la riforma andrà a regime. Nel periodo transitorio, fino al 2020, le colleghe che vorranno andare in pensione comunque a 60 anni potranno farlo, con penalizzazioni ridotte: dal 2,3% all’8% circa.
di Edmondo Rho - CdA dell’Inpgi
per www.quartopotere.org (26/6/2011
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