Milano, 9 luglio 2011. Condanna con sconto per Fininvest. La seconda Corte d'Appello civile di Milano ha condannato il biscione a pagare alla Cir complessivamente 560 milioni, tra capitale, interessi legali dall'ottobre 2009 e spese legali, come risarcimento per i danni causati a Carlo De Benedetti dalla corruzione giudiziaria che nel 1991 inquinò l'ultima pagina della cosidetta guerra di Segrate per il controllo della prima casa editrice italiana, la Mondadori. La somma indicata dai giudici milanesi in parziale riforma del verdetto di primo grado, che aveva invece quantificato il risarcimento in 750 milioni, è composta da 540 milioni di risarcimento vero e proprio, più gli interessi legali del 2,5% a partire dalla data della sentenza di primo grado emessa dal giudice Raimondo Mesiano, cioè l'ottobre 2009, e dalle spese legali fissate in 8 milioni di euro. A influire su gran parte dello sconto del risarcimento è stato l'esito della consulenza tecnica d'ufficio che nel marzo 2010 la Corte d'Appello ha affidato ai professori Luigi Guatri, Maria Martellini e Giorgio Pellicelli per accertare «se fra giugno 1990 e aprile 1991 siano intervenute variazioni dei valori delle società e delle aziende oggetto di scambio tra le parti». Proprio la consulenza ha stabilito che le variazioni del valore delle azioni del gruppo scambiate tra il giugno del '90 e l'aprile del '91 è di 88,6 miliardi di lire in meno.
Non solo. A incidere sulla riduzione del risarcimento è stato anche il mancato calcolo, in primo grado, dell'acquisto delle azioni dell'Espresso, passaggio che ha ridotto la prima quantificazione di 750 milioni di circa 66,8 miliardi di lire. E non è finita perchè a giudizio della Corte presieduta da Luigi de Ruggiero, la sentenza della Corte d'appello di Roma del '91 non ha determinato un danno all'immagine della Cir, indicata all'epoca come il gruppo perdente. Per questo, alla somma finale, sono stati tolti altri 40 milioni di euro che invece il giudice Mesiano aveva riconosciuto al gruppo di De Benedetti. A parte la riduzione di un quarto netto dell'importo indicato in primo grado, nel resto la sentenza d'appello conferma nella sostanza quanto già valutato: la Mondadori venne assegnata a Berlusconi grazie alla corruzione di un giudice, Vittorio Metta, comprato per emettere una sentenza aggiustata in favore della Fininvest. «Con Metta non corrotto il lodo sarebbe stato confermato», scrivono i giudici milanesi in un passaggio delle circa 300 pagine di motivazioni. A loro giudizio, dunque, la Cir subì un danno «immediato e diretto» dalla sentenza Metta, e non una semplice «perdita di chanches» come aveva stabilito il giudice Raimondo Mesiano: la corruzione di Metta ha privato Cir, scrive la Corte in sentenza, non tanto della «chance» di una sentenza favorevole, ma, senz'altro, della sentenza favorevole, nel senso che, con «Metta non corrotto», l'impugnazione del lodo arebbe stata respinta.
Su questo i giudici d'appello non hanno dubbi: il premier è «corresponsabile», scrive la Corte facendo propria una valutazione già espressa dal giudice di primo grado, di una corruzione ormai accertata da sentenza passata in giudicato dalla Cassazione nel 2007. Un passaggio pesante nei confronti di Berlusconi, che penalmente non ha mai subito nessuna conseguenza dalla vicenda del Lodo Mondadori dopo che, nel 2001, in udienza preliminare, il gup Rosario Lupo gli ha concesse le attenunati generiche e, dunque, la prescrizione del reato. Per confutare ogni dubbio e replicare alle tante questioni sollevate in udienza da Fininvest, la Corte milanese ha addirittura provato a riscrivere quel verdetto inquinato del 1991 individuandone tutti gli «errori evidenti (non argomentazioni opinabili) della sentenza Metta: per riassumerli -scrive la Corte- quegli errori consistono in una lettura infedele della motivazione del lodo, nel capzioso superamento dei limiti propri del giudizio d'impugnazione di un lodo di equità, ancorchè avente ad oggetto norme fondamentali di ordine pubblico, nell'aver ritenuto inesistente una neppur essenziale motivazione sulla scindibilità, invece esistente e comprensibile, in un uso alternativo del diritto in tema di intervento di terzo». Il fatto che la Cir, all'epoca, non abbia proposto ricorso in Cassazione ma abbia poi partecipato alla mediazione guidata da Giuseppe Ciarrapico, non cambia nulla, sostengono i giudici milanesi. Anzi, per il gruppo di De Benedetti, era una scelta obbligata. «La decisione (della Cir, ndr) più che una libera scelta di rinunciare al ricorso (quale necessario corollario di una transazione) era -si legge in sentenza- a quel punto della vicenda, in fatto praticamente obbligata, a prescindere dalle eventuali prospettive di finale successo giudiziario».
«Obbligata -aggiungono i giudici milanesi- perchè in ogni caso per la sentenza della Cassazione ci sarebbe voluto del tempo, mentre la Mondadori era sempre più ingovernabile (si ricordi quanto narrato all'inizio) e, per convergente interesse ed opinione delle parti, la sua sistemazione non poteva ritardare neppure per pochi mesi; peraltro, come ancora si dirà, ad una spartizione del gruppo si doveva pure arrivare, non solo perchè ad essa in realtà puntavano entrambe le parti (pur se a condizioni diverse), ma anche perchè le pressioni politiche in tal senso (nel senso della spartizione, non della quantificazione dei prezzi) erano diventate concretamente irresistibili». Questa volta, il verdetto d'appello è immediatamente esecutivo, così come lo sono tutte le sentenze nella giustizia civile. Lo sono già dal primo grado ma in questo caso, precisamente nel dicembre 2009, gli avvocati delle due parti hanno raggiunto un'intesa per congelare il pagamento a fronte di due condizioni: una fideiussione da 800 milioni prestata da un pool di quattro banche alla Fininvest in favore della Cir, e l'impegno della Corte d'Appello a definire in tempi rapidi la causa di secondo grado. In linea teorica l'esecutività del provvedimento potrebbe essere sospesa soltanto in caso di «grave e irreparabile danno», vale a dire il rischio di fallimento per la Mondadori. Un rischio che però, fanno notare negli ambienti giudiziari milanesi, non rientra in questo caso specifico. Questo significa che ora la Cir, non appena avrà in mano le copie «registrate» della sentenza firmata dai giudici Luigi De Ruggiero, Walter Saresella e Giovambattista Rollero, potrà riscuotere la fideiussione in Banca Intesa Sanpaolo, che è capofila del pool con Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Popolare di Sondrio, e così incassare i 560 milioni di euro. È evidente che Fininvest, che ha già preannunciato ricorso in Cassazione, chiederà la sospensione del provvedimento in attesa del pronunciamento definitivo della Suprema Corte. Ma non è detto che gli venga concessa. (Adnkronos)
CIR: LA SENTENZA D’APPELLO CONFERMA CHE CI FU CORRUZIONE.
Milano, 9 luglio 2011. «Cir e i propri legali, avvocati Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, rilevano con soddisfazione che la sentenza della Corte d'Appello conferma ancora una volta che nel 1991 la Mondadori fu sottratta alla Cir mediante la corruzione del giudice Vittorio Metta, organizzata per conto e nell'interesse di Fininvest». È quanto si legge in una nota diffusa da Cir a commento della sentenza della Corta d'Appello Civile di Milano che condanna Fininvest al risarcimento nei confronti del gruppo di De Benedetti per 560mln di euro. «Si è inoltre riconosciuto il diritto di Cir a un congruo risarcimento per il danno sofferto. Tale danno, enorme già in origine, si è poi notevolmente incrementato - evidenzia la nota - per rivalutazione e interessi in considerazione del lungo tempo trascorso dai fatti». (Adnkronos)
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SCHEDA. Lodo Mondadori, le tappe della vicenda giudiziaria
Milano, 9 luglio 2011. Ecco le tappe principali della vicenda giudiziaria per il Lodo Mondadori che oggi ha visto la II sezione civile della Corte d’Appello di Milano emettere una provvedimento di condanna contro la Fininvest che dovrà versare a Cir 560 milioni a titolo di risarcimento per danno patrimoniale.
4 ottobre 2001. Davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Milano comincia il processo per il Lodo Mondadori. Imputati sono Cesare Previti, Attilio Pacifico, Vittorio Metta e Giovanni Acampora. A giugno, i giudici della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano hanno ritenuto che nei confronti di Silvio Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice e, grazie alla concessione delle attenuanti generiche, questo reato è stato dichiarato prescritto.
28 gennaio 2002. Il processo Imi-Sir, cominciato nel 2000, è riunito con quello sul Lodo Mondadori.
29 aprile 2003. La Corte di Appello di Milano condanna a 13 anni Vittorio Metta, 11 anni Cesare Previti e Attilio Pacifico, 8 anni e 6 mesi Renato Squillante, 6 anni Felice Rovelli, 5 anni e 6 mesi Giovanni Acampora, 4 anni e 6 mesi Primarosa Battistella. Assolto Filippo Verde.
7 gennaio 2005. Comincia a Milano, davanti alla seconda Corte d'appello, presieduta da Roberto Pallini, il processo di secondo grado per i casi Imi-Sir e Lodo Mondadori.
23 maggio 2005. I giudici confermano la condanna di Cesare Previti per la sola vicenda Imi-Sir, assolvendolo per quella Lodo Mondadori. Previti e Attilio Pacifico hanno avuto una riduzione della condanna da undici a sette anni. Riduzioni delle pene per gli altri imputati: Vittorio Metta da 13 a 6 anni, Renato Squillante da 8 anni e 6 mesi a 5 anni, Felice Rovelli da 6 a 3 anni, Primarosa Battistella da 4 anni e 6 mesi a 2 anni.
Per la vicenda Lodo Mondadori l'avvocato Giovanni Acampora, Metta, Pacifico e Previti sono stati assolti "perché il fatto non sussiste".
4 maggio 2006. Per la vicenda Imi/Sir, la Corte di Cassazione riduce a 6 anni la condanna per Previti e Pacifico, conferma la condanna a 6 anni per Metta, riduce la pena per Acampora a 3 anni e 8 mesi, annulla senza rinvio la condanna per Squillante e Battistella e considera prescritta l'accusa per Felice Rovelli. Per il lodo Mondadori, la Cassazione accoglie il ricorso della Procura Generale di Milano e della parte civile Cir, contro le assoluzioni del maggio 2005.
18 dicembre 2006. Davanti alla terza sezione della Corte d'appello di Milano, comincia il nuovo processo d'appello per il lodo Mondadori.
23 febbraio 2007. I giudici condannano Previti, Acampora e Pacifico ad un anno e 6 mesi, Metta a due anni e otto mesi. Le condanne vanno aggiunte in continuazione con quelle del processo Imi-Sir, ormai diventate definitive.
3 ottobre 2009. La I sezione del Tribunale di Milano dichiara che la Cir ha diritto al risarcimento di 750 milioni da parte di Fininvest per il danno patrimoniale da 'perdita di chance' subito nella vicenda per la 'battaglia di Segrate'. Il provvedimento civile è arrivato alla luce dalla definitiva condanna penale per corruzione del 2007.
9 luglio 2011. La II sezione civile della Corte d’Appello di Milano condanna la società del presidente del Consiglio e dei suoi figli a pagare alla Cir complessivamente circa 560 milioni (tra capitale, interessi legali dall’ottobre 2009 e spese legali) come risarcimento a Carlo De Benedetti per i danni causati all’editore di «Repubblica» dalla corruzione giudiziaria che nel 1991 inquinò la fine del braccio di ferro tra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della prima casa editrice italiana, la Mondadori.
(fonte: www.repubblica.it del 3 ottobre 2009+ www.corriere.it)
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LODO MONDADORI. CIR, L'AMMIRAGLIA DELL'INGEGNERE DALL'ENERGIA AI MEDIA, UN GRUPPO DA 4,8 MLD di RICAVI – Milano, 9 luglio 2011. Cir - Compagnie Industriali Riunite, è l'ammiraglia tra le società quotate del gruppo De Benedetti e comprende le attività dell'Ingegnere nei settori dell'energia (Sorgenia), media (Espresso), componenti auto (Sogefi), sanità (Kos) e nella finanza in genere. Nel 2010 Cir ha registrato ricavi consolidati per 4,8 miliardi di euro, un margine operativo lordo di 400,1 milioni di euro e un utile netto di 56,9 milioni di euro. Ha circa 12.900 dipendenti. La holding è controllata per il 45,8% dalla Cofide, a sua volta quotata e in mano per il 52% alla cassaforte di famiglia, la Carlo De Benedetti & C sapa, dove con il fondatore Carlo De Benedetti (76 anni), figurano i tre figli: Rodolfo, che è ormai il capo azienda, con l'incarico di amministratore delegato di Cir e Cofide e presidente di Sorgenia e Sogefi (è anche consigliere dell'Espresso); l'ex amministratore delegato di Telecom Italia Marco De Benedetti, oggi managing director in Italia di Carlyle; e il più giovane Edoardo, cardiologo, coinvolto recentemente nel gruppo con un incarico nel consiglio di Kos. Tra i soci accomandatari della sapa figura anche Franca Bruna Segre, banchiera torinese alleata storica dell'Ingegnere. Storicamente l'altro 'contenitorè della famiglia era la Romed, cui fa capo tutt'ora lo 0,44% di Cofide e che un tempo era l'intestataria della quota in Cdb Web Tech, poi ceduta al gruppo De Agostini, oltre che della quota di Management & Capitali. Su quest'ultima l'Ingegnere ha però lanciato un'offerta di acquisto inaugurando anche una cassaforte tutta nuova, la Per spa, di cui è l'unico azionista. In fase di lancio Management & Capitali aveva tra l'altro portato all'unico avvicinamento nel corso di tanti anni tra De Benedetti e Silvio Berlusconi, quando brevemente nell'estate del 2005 sembrò che il Cavaliere potesse investire accanto all'Ingegnere in questo fondo soprannominato 'salva-impresè. Alla fine l'ipotesi naufragò non senza scambi reciproci di accuse e i due 'arcinemicì hanno proseguito imperterriti la battaglia di sempre. De Benedetti aveva annunciato poco più di due anni fa l'addio agli impegni diretti nel gruppo, dichiarando di voler lasciare la presidenza di tutte le società fondate. La passione di sempre per l'editoria ha però avuto la meglio: l' 'Ingegnerè per antonomasia della finanza italiana, Cavaliere del Lavoro e Ufficiale della Legion d'Honneur, amministratore delegato Fiat ormai 35 anni fa - prima dell'inizio dell'avventura in Cir e Olivetti - resta tutt'ora presidente dell'Espresso, oltre ad avere comunque la presidenza onoraria delle altre aziende del gruppo. (ANSA).
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LODO MONDADORI: FININVEST, LA HOLDING DEL CAVALIERE. CONTI, PARTECIPAZIONI E STRUTTURA DI CONTROLLO DELLA FINANZIARIA – Milano, 9 luglio 2011. Fininvest è la holding che raggruppa le proprietà della famiglia Berlusconi, ha un patrimonio di 2,5 miliardi e ha registrato utili nel 2010 per 87,1 milioni decidendo però di non versare alcun dividendo ai soci. Solo l'anno prima aveva distribuito cedole per 200 milioni di euro e così la decisione è stata collegata dagli osservatori all'imminente decisione sul Lodo Mondadori: anche dieci giorni fa, approvando i dati di bilancio, la finanziaria aveva però ribadito la convinzione che non ci fosse proprio alcun danno da risarcire, decidendo di non accantonare alcuna cifra per la vicenda. L'intero gruppo che fa capo a Fininvest conta su ricavi per ben 5,8 miliardi e utili per 160,1 milioni. A fine anno aveva un indebitamento netto di 1,3 miliardi. La holding controlla il 39% di Mediaset, il 50% di Mondadori, il 36% di Mediolanum, oltre al Milan (100%) e al Teatro Manzoni (100%). Fa capo alla finanziaria anche la quota del 2% di Mediobanca, il 'salotto buonò della finanza milanese: l'1% è conferito al patto di sindacato, e per la famiglia partecipa il presidente Fininvest Marina Berlusconi, consigliere anche dell'istituto di Piazzetta Cuccia. Fininvest ha poi una quasi il 24% di Molmed, lo spin off quotato del San Raffaele attivo nella ricerca oncologica, e il 2,06% di Aedes. La famiglia Berlusconi controlla Fininvest tramite otto finanziarie, denominate tutte Holding Italiana, ma con diversa numerazione. Inizialmente queste 'scatolè erano ben 22, ridotte a otto dopo l'ultimo riassetto del 2004. Il controllo fa sempre capo a Berlusconi con il 63% del capitale (tramite la Holding Italiana Prima, Seconda, Terza e Ottava). I figli del primo matrimonio Marina (è anche presidente Mondadori) e Piersilvio (vice presidente Mediaset) hanno una quota del 7,65% a testa (rispettivamente attraverso le holding Quarta e Quinta). Nell'estate del 2005 anche i figli di secondo letto, Barbara, Eleonora e Luigi, hanno ricevuto una quota del patrimonio e hanno attualmente il 21,4% di Fininvest (attraverso la holding Quattordicesima). Tra le vicende famigliari, resta intanto ancora aperta la causa di separazione tra Berlusconi e Veronica Lario, e con essa ogni eventuale impatto sul patrimonio di famiglia. Nella vicenda del Lodo Mondadori, Fininvest ha ottenuto di congelare il risarcimento alla Cir di Carlo De Benedetti, almeno fino all'esito del processo d'appello, presentando nel dicembre 2009 una fideiussione per 806 milioni di euro garantita da Intesa Sanpaolo e controgarantita da Unicredit, Mps e Popolare di Sondrio. Tecnicamente la fideiussione scadeva in aprile ma nel frattempo è stata rinnovata in attesa della sentenza. Nel bilancio 2009 Fininvest spiegava di non aver presentato alcuna garanzia o pegno per la fideiussione, «anche in considerazione del valore del patrimonio netto contabile della capogruppo, del valore economico dello stesso ed infine del merito di credito conosciuto».(ANSA).
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LODO MONDADORI: PARTITA APERTA DA PIÙ DI 20 ANNI LA GUERRA DI SEGRATE E IL DUELLO BERLUSCONI-DE BENEDETTI – Milano, 9 luglio 2011. Al centro della cosiddetta «Guerra di Segrate» c'è lo scontro, avvenuto tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per assicurarsi il controllo di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani, soprattutto dopo che nel 1989 la Mondadori aveva acquistato l'Editoriale L'Espresso e il controllo di Repubblica, di una catena di quotidiani locali e di importanti settimanali come Panorama, L'Espresso, Epoca. Il lodo arbitrale sul contratto Cir-Formenton è del 20 giugno 1990. La decisione fu presa dai tre arbitri, Carlo Maria Pratis (Presidente), Natalino Irti (per Cir) e Pietro Rescigno (per la famiglia Formenton), incaricati di dirimere la controversia tra De Benedetti e Formenton per la vendita alla Cir della quota di controllo della Mondadori, promessa a De Benedetti e poi venduta all'asse Silvio Berlusconi/Leonardo Mondadori. Il lodo è favorevole alla Cir e dà a De Benedetti il controllo del 50,3% del capitale ordinario Mondadori e del 79% delle privilegiate. Berlusconi perde la presidenza, da poco conquistata, che va al commercialista Giacinto Spizzico, uno dei quattro consiglieri espressi dal Tribunale, gestore delle azioni contestate. Nel luglio del '90 la famiglia Formenton fa ricorso. Il 24 gennaio 1991, la Corte d'Appello di Roma, presieduta da Arnaldo Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini, dichiara che, dato che una parte dei patti dell' accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir era in contrasto con la disciplina delle società per azioni, era da considerarsi nullo l'intero accordo e ,quindi, anche il lodo arbitrale. La Mondadori sembra così tornare nelle mani di Berlusconi. Dopo alterne vicende di carattere legale e dopo l'approvazione della legge Mammì, nell'aprile 1991, con la mediazione di Giuseppe Ciarrapico, Fininvest e Cir-De Benedetti raggiungono un accordo: la transazione in sostanza attribuisce la casa editrice Mondadori, Panorama ed Epoca alla Fininivest di Belusconi, che riceve anche 365 miliardi di conguaglio, mentre il quotidiano La Repubblica, il settimanale l'Espresso e alcune testate locali a Cir-De Benedetti. Questa transazione è al centro del risarcimento chiesto in sede civile (complessivamente un miliardo) da parte della holding della famiglia De Benedetti alla luce della sentenza penale arrivata nel 2007 con la condanna definitiva per corruzione in atti giudiziari del giudice Vittorio Metta, dell'avvocato di Fininvest Cesare Previti e degli altri due legali Giovanni Acampora e Attilio Pacifico. La Cassazione ha confermato l'ipotesi delle indagini avviate dalla Procura di Milano: la sentenza del 1991 della Corte d' Appello di Roma sfavorevole a De Benedetti fu in realtà comprata corrompendo il giudice estensore Metta con 400 milioni provenienti da Fininvest. Tesi quest'ultima contestata dalla holding della famiglia Berlusconi secondo la quale dei tre giudici che annullarono il Lodo Mondadori nel 1991 due «avevano condiviso» la sentenza di annullamento «in piena autonomia». In primo grado il giudice civile Raimondo Mesiano, il 3 ottobre 2009, ha condannato Fininvest a versare alla controparte quasi 750 milioni di euro per danni patrimoniali «da perdita di chance» per un «giudizio imparziale». Oggi la conferma della condanna da parte della Corte d'Appello di Milano che ha però ridotto l'entità del risarcimento a circa 560 milioni. (ANSA).
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CRONOLOGIA/ LODO MONDADORI: LA STORIA GIUDIZIARIA – Milano, 9 luglio 2011. Ecco le tappe principali della vicenda giudiziaria per il Lodo Mondadori i cui risvolti civili il 3 ottobre del 2009 hanno portato il giudice Raimondo Mesiano del Tribunale di Milano a condannare la Fininvest a versare, per danno patrimoniale, un risarcimento di 750 milioni di euro a Cir. Oggi la seconda sezione civile della Corte d'Appello ha condannato Fininvest a pagare 540 milioni più spese ed interessi per un totale di circa 560 milioni. - 4 ottobre 2001 - Davanti ai giudici della quarta sezione del Tribunale di Milano, presidente Paolo Carfì, comincia il processo per il Lodo Mondadori. Imputati per corruzione in atti giudiziari sono Cesare Previti, Attilio Pacifico, Vittorio Metta e Giovanni Acampora. Qualche mese prima i giudici della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano ritengono che nei confronti di Silvio Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice. Reato che, grazie alla concessione delle attenuanti generiche, viene dichiarato prescritto. - 28 gennaio 2002 - il processo Imi-Sir, cominciato nel 2000, viene riunito con quello sul Lodo Mondadori. - 29 aprile 2003 - Il Tribunale condanna a 13 anni Vittorio Metta, a 11 anni Cesare Previti e Attilio Pacifico, a 8 anni e 6 mesi Renato Squillante, a 6 anni Felice Rovelli, a 5 anni e 6 mesi Giovanni Acampora, 4 anni e 6 mesi Primarosa Battistella. Assolto Filippo Verde. - 7 gennaio 2005 - Comincia a Milano, davanti alla seconda Corte d'appello, presieduta da Roberto Pallini, il processo di secondo grado per i casi Imi-Sir e Lodo Mondadori. - 23 maggio 2005 - I giudici confermano la condanna di Cesare Previti per la sola vicenda Imi-Sir, assolvendolo per quella Lodo Mondadori. Previti e Attilio Pacifico hanno avuto una riduzione della condanna da undici a sette anni. Riduzioni delle pene per gli altri imputati: Vittorio Metta da 13 a 6 anni, Renato Squillante da 8 anni e 6 mesi a 5 anni, Felice Rovelli da 6 a 3 anni, Primarosa Battistella da 4 anni e 6 mesi a 2 anni. Per la vicenda Lodo Mondadori l'avvocato Giovanni Acampora, Metta, Pacifico e Previti sono stati assolti «perchè il fatto non sussiste». - 4 maggio 2006 - Per il caso Imi/Sir, la Cassazione riduce a 6 anni la condanna per Previti e Pacifico, conferma la condanna a 6 anni per Metta, riduce la pena per Acampora a 3 anni e 8 mesi, annulla senza rinvio la condanna per Squillante e Battistella e considera prescritta l'accusa per Felice Rovelli. Per il Lodo Mondadori, la Suprema Corte accoglie il ricorso della Procura Generale di Milano e della parte civile Cir, contro le assoluzioni del maggio 2005. - 18 dicembre 2006 - Davanti alla terza sezione della Corte d'appello di Milano, comincia il nuovo processo di secondo grado per il Lodo Mondadori. - 23 febbraio 2007 - I giudici condannano Previti, Acampora e Pacifico ad un anno e 6 mesi, Metta a due anni e 9 mesi. - 13 luglio 2007 - Le condanne del processo bis di secondo grado vengono confermate dalla Cassazione che ha così cristallizzato l'ipotesi delle indagini avviate nel 1996 dalla Procura di Milano: la sentenza del 1991 della Corte d' Appello di Roma sfavorevole a De Benedetti fu in realtà comprata corrompendo il giudice estensore Vittorio Metta con 400 milioni provenienti da Fininvest. La somma, questa l'accusa, faceva parte dei 3 miliardi di lire che il 14 febbraio 1991, 20 giorni dopo la sentenza di Metta, dai conti esteri Fininvest «All Iberian» e «Ferrido» vennero bonificati sul conto svizzero «Mercier» di Previti, e che poi vennero movimentati da Acampora e Pacifico per fare arrivare, appunto, i 400 milioni a Metta. - 3 ottobre 2009 - La prima sezione del Tribunale di Milano ha dichiarato che la Cir ha diritto al risarcimento di 750 milioni da parte di Fininvest per il danno patrimoniale da 'perdita di chancè subito nella vicenda per la 'battaglia di Segratè. Il provvedimento civile è arrivato alla luce dalla condanna penale definitiva per corruzione in atti giudiziari di Metta, Previti, Acampora e Pacifico. - 9 luglio 2011 - La seconda sezione civile della Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna di primo grado alla Fininvest riducendo però il risarcimento dovuto alla Cir a circa 560 milioni di euro compresi spese ed interessi. (ANSA)
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LODO MONDADORI: CHI SONO I GIUDICI D'APPELLO LUIGI DE RUGGIERO, WALTER SARESELLA E GIOVAN BATTISTA ROLLERO – Milano, 9 luglio 2011. Luigi de Ruggiero, Walter Saresella e Giovan Battista Rollero sono i tre giudici della seconda sezione civile della Corte d'Appello di Milano che hanno emesso oggi la sentenza nell'ambito della vicenda del Lodo Mondadori che condanna Fininvest al pagamento di circa 560 milioni di euro. Luigi de Ruggiero: il presidente, 60 anni, è stato assistente di Filosofia del diritto all'Università di Napoli, la sua città natale. Nel 1975 è entrato in magistratura ed era il più giovane del suo concorso. Dal 1976 al 1991 è stato pm a Milano occupandosi di lotta al terrorismo ed anche di un filone dell'inchiesta sullo scandalo petroli. Dopo la legge dell'82 sulle manette agli evasori, ha guidato il pool reati fiscali e, con Gherardo Colombo giudice istruttore, ha indagato sulla vicenda dei fondi neri dell'Iri. Nel 1991 è passato, come giudice, in Corte d'Assise d'Appello dove ha condannato con sentenza poi passata in giudicato, Sofri, Bompressi e Pietrostefani, per l'omicidio Calabresi. Nel 1995, come giudice civile, è stato consigliere di varie sezioni del Tribunale milanese. Da 2009 è presidente della seconda sezione civile della Corte d'Appello e per più di cinque anni è stato il segretario generale della Corte d'Appello sotto la presidenza di Giuseppe Grechi. Attualmente è anche il coordinatore del progetto Innovagiustizia che, con la collaborazione del Politecnico, sta riorganizzando la struttura amministrativa degli uffici giudiziari del capoluogo lombardo. Walter Saresella: 59 anni, è entrato in magistratura nel 1980 e si è sempre occupato di diritto penale del lavoro, infortunistica e malattie professionali. Come pretore della sezione specializzata, nel 1984 è stato l'estensore della sentenza-pilota del processo a carico di 5 dirigenti di Ibm Italia, assolti per insufficienza di prove, relativa al controllo a distanza dei lavoratori mediante l'utilizzo dei videoterminali. Nell'89 ha assunto il ruolo di gip presso la Pretura e nel 2000 di gip in Tribunale dove ha scritto un'altra sentenza-pilota, quella sul fumo passivo. Nel 2002, sempre come giudice, è passato al civile occupandosi di diritti reali e questioni legate alle successioni e quattro anni dopo è approdato alla seconda Corte d'Appello civile, dedicandosi alle stesse materie oltre che delle questioni relative alla responsabilità extracontrattuale. Circa un mese fa il Csm ha deliberato la sua nomina come presidente di sezione in Tribunale e di recente ha curato l'introduzione del sistema di notifiche telematiche in Corte d'Appello. Giovan Battista Rollero:54 anni, è entrato in magistratura nell'85. Prima è stato giudice alla settima sezione penale del Tribunale di Milano ed è stato l'estensore della sentenza sulla Duomo Connection. Nei primi mesi del 1992 è diventato pm, sempre negli uffici milanesi, e assieme ai colleghi Fabio Napoleone e Claudio Gittardi, avviò la maxinchiesta sul malaffare edilizio e nel settore urbanistico a Milano e soprattutto nell'hinterland: tra le sue indagini anche quella per tangenti agli amministratori locali degli allora Pci, Psi e Dc per il golf di Tolcinasco, nella quale, tra gli indagati figurava Paolo Berlusconi. Passato alla fine del '96 alla Dda, nel 2003 ha ricoperto il ruolo di giudice civile, prima in Tribunale per approdare nel 2010 alla seconda sezione civile della Corte d'Appello. (ANSA)
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“Lodo Mondadori”: i 560 milioni di euro valgono un quinto del patrimonio Fininvest
Guardando ai numeri iscritti sul bilancio 2010 del Gruppo Fininvest, approvato di recente, il valore della condanna risulta pari al 20% del patrimonio netto. Sulla holding di Berlusconi, tuttavia, pesano i contenziosi aperti con l’Agenzia delle Entrate e le incertezze legate allo sviluppo del mercato televisivo in Italia e Spagna.
di Antonio Vanuzzo per www.linkiesta.it
Milano, 9 luglio 2011. Una multa pari al 20% del valore patrimoniale del Gruppo Fininvest. È questo il peso della sentenza di condanna depositata stamani dai giudici d’appello del Tribunale di Milano. La holding di Silvio Berlusconi dovrà così risarcire la Cir di Carlo Debenedetti. Il quale, in attesa della decisione della Cassazione, potrà chiedere immediatamente la cifra al premier, non essendo riuscito alla maggioranza il blitz in Finanziaria che avrebbe dovuto sospendere, a fronte di idonea cauzione, l’esecutività della sentenza di secondo grado.
Qualora la Cir decidesse di rivalersi immediatamente nei confronti del Gruppo, Fininvest (le cui partecipazioni rilevanti sono Mondadori, Mediaset e Banca Mediolanum) si ritroverebbe costretta ad accantonare mezzo miliardo di euro. Non proprio noccioline, nemmeno per una società che ha chiuso da poco il bilancio 2010 con numeri solidi rispetto al difficile 2009. Spulciando i conti approvati lo scorso 29 giugno, salta all’occhio la nota finale, che recita: «In riferimento alla vicenda Lodo Mondadori, Fininvest Spa conferma la propria convinzione che non sussista un danno risarcibile di cui debba rispondere e quindi, sotto il profilo delle appostazioni di bilancio, ritiene che non ci siano i presupposti per dar luogo ad alcun accantonamento». Tradotto: l’anno scorso non sono state prese misure per bilanciare un eventuale esito negativo della vicenda.
Tuttavia, il risarcimento nei confronti del rivale Debenedetti potrebbe avere un impatto notevole sulla galassia Fininvest, pari al 20% circa del patrimonio netto consolidato al 31 dicembre 2010, a quota 2,525 miliardi di euro. Ovvero, oltre il 25% del margine operativo lordo (utile al lordo di tasse e ammortamenti) 2010, cresciuto dell’8,4% sul 2009, a quota 2,1 miliardi di euro. Questo per quanto riguarda il gruppo Fininvest nel complesso, che presenta un debito di 1,35 miliardi di euro, rispetto agli 1,17 del 2009.
Decisamente più critica la situazione di Mondadori. Quando, lo scorso aprile, presenziando a un convegno degli ex-Dc ex-Psi il Premier ha bollato come «rapina a mano armata» la multa allora quantificata dal giudice Raimondo Mesiano in 750 milioni di euro, per alcuni ha decisamente esagerato. Tuttavia, guardando sempre ai conti dell’anno passato, l’ammontare della sanzione comminata dai giudici milanesi supera il valore del patrimonio netto della casa editrice di Segrate: 518 milioni di euro.
Un disastro che si va ad aggiungere agli altri problemi dell’editore di Panorama e Il Giornale. Nei primi tre mesi del 2010, Mondadori aveva già accantonato 8 milioni di euro per per chiudere un contenzioso fiscale da 350 milioni di euro risalente al 1991, all’epoca dell’entrata nella galassia Fininvest, forte del giudizio favorevole in primo grado e in appello, rispettivamente nel 1996 e 1999. Nel Decreto incentivi prima, e in Finanziaria poi (22 maggio 2010), era stata inserita infatti una legge che, sostanzialmente, permetteva al contribuente che avesse una controversia pendente con l’Agenzia delle entrate da più di un decennio, a condizione di avere già vinto i primi due gradi di giudizio, di estinguerla pagando una cifra pari al 5 per cento della multa originaria.
Fisco a parte, la sentenza sulla società editrice di Segrate arriva in un momento complicato per il Gruppo Fininvest. Il beauty contest bandito dal ministero dello Sviluppo Economico per l’assegnazione di cinque multiplex ai tre operatori “analogici” esistenti (Rai, Mediaset e La7) e a due nuovi entranti potrebbe essere rimandato in seguito al ricorso presentato da Tivuitalia, a cui il discastero di Paolo Romani non avrebbe riconosciuto lo status di operatore nazionale nonostante la copertura pari al 70% del territorio nazionale. Sul fronte Mediaset Premium, nonostante la scorsa settimana il vicepresidente del Biscione Piersilvio Berlusconi abbia dichiarato di aspettarsi una crescita dei ricavi pari al 20% anno su anno, nel primo quadrimestre 2011 la concessionaria sul digitale terrestre Digitalia08 avrebbe raccolto solo 38 milioni di euro, un livello non soddisfacente al netto di investimenti e promozioni. Per via della crisi, il mercato pubblicitario starebbe creando qualche grattacapo anche a Telecinco, principale canale privato generalista iberico controllato da Mediaset. Inoltre, rimane sul tavolo l’incognita della due diligence sull’acquisizione di Dmt, per integrare le rispettive infrastrutture di trasmissione, e la riorganizzazione della casa di produzione di format televisivi Endemol, acquistata a peso d’oro e ora nel pieno di una pesante riorganizzazione.
Forti incertezze permangono anche su Mediolanum, che, seppure chiudendo il 2010 con un utile netto in crescita del 3% sul 2009 a quota 224 milioni di euro, e con un incremento delle masse gestite a 45,5 miliardi di euro, +14% anno su anno, oltre a un dividendo distribuito di 0,155 euro per azione, deve fronteggiare l’Agenzia delle Entrate. Gli ispettori del Fisco hanno infatti contestato un’evasione fiscale per a 121 milioni di euro relativa agli anni 2006-2009. Per il Berlusconi imprenditore, insomma, le multe non finiscono mai.
(Testo in http://www.linkiesta.it/il-lodo-mondadori-vale-un-quinto-del-patrimonio-fininvest#ixzz1Re36r6Td)
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LODO MONDADORI. NEI CONTI FININVEST UN PARACADUTE D'ORO.
A fine 2009 nel portafoglio di via Paleocapa c'erano 701 milioni di euro. Quanto resta dei 2 miliardi incassati nel 2005 con il collocamento in Borsa del 16,6% di Mediaset. Un tesoretto che ha consentito alla cassaforte del premier di non accantonare fondi a bilancio in vista di una sentenza negativa sul lodo di Segrate. Ma il colpo resta pesante
di ETTORE LIVINI per la Repubblica 9/7/2011
FININVEST non dovrà penare troppo per trovare i 560 milioni necessari a risarcire la Cir (editore de La Repubblica) dopo la sentenza sul Lodo Mondadori. Non servirà andare in banca a far mutui. Basterà rompere il salvadanaio di famiglia. Nelle casse della holding del presidente del Consiglio, infatti, ci dovrebbe essere liquidità più che sufficiente a saldare il conto. Il dato a fine 2010 non è stato comunicato dal Biscione, ma a fine 2009 nel portafoglio di via Paleocapa c'erano contanti per 701 milioni di euro. Quanto resta dei 2 miliardi incassati nel 2005 con il collocamento a Piazza Affari del 16,6% di Mediaset a valle degli investimenti degli ultimi anni. Un tesoretto che non dovrebbe essersi intaccato più di tanto negli ultimi dodici mesi. E proprio la disponibilità di questo paracadute d'oro ha consentito alla cassaforte del premier di non accantonare fondi a bilancio in vista di una sentenza negativa sul lodo di Segrate. Il colpo finanziario resta comunque pesante. Anche perché in casa Berlusconi, in questo 2011 non proprio brillantissimo, piove sul bagnato. La tegola Mondadori è infatti solo l'ultimo atto di un anno finanziariamente tutto in salita. Il titolo Mediaset ha perso da gennaio il 30% circa bruciando quasi 800 milioni di valore dalla quota in portafoglio alla Fininvest. Endemol, la società di produzione de Il Grande Fratello partecipata da Telecinco, naviga in acque agitate, schiacciata da 2 miliardi di debiti. E l'unica vera soddisfazione degli ultimi mesi è arrivata per assurdo dalla pecora (rosso) nera - finanziariamente parlando - di famiglia: quel Milan che dopo aver perso per anni a bocca di barile (Berlusconi ha staccato nel tempo assegni per 500 milioni per il club) è riuscito almeno a regalare al Cavaliere lo scudetto. Tanti guai, insomma, ma nessuna crisi. Il bilancio 2010 della Fininvest è andato in archivio malgrado tutto con un utile di 160 milioni. Anche se i soci di Arcore, il premier e i cinque figli, hanno deciso alla luce del periodo di vacche magre di non staccare quest'anno nessun dividendo. Fieno in cascina comunque ce n'è visto che dal 2005 avevano incassato cedole per un miliardo. (Testo in http://www.repubblica.it/economia/2011/07/09/news/conti_finivest-18888721/?ref=HREA-1)
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1. Il testo integrale della sentenza della Corte d'Appello di Milano è in: http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2011/07/lodo-mondadori-sentenza.pdf
2. Il testo integrale della sentenza del Tribunale di Milano
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