di Edmondo Rho - CdA dell’Inpgi
per www.quartopotere.org (26/6/2011)
Slitta di 15 giorni, dal 30 giugno al 15 luglio 2011, l’approvazione della riforma Inpgi, che prevede l’aumento del 3% delle aliquote contributive a carico degli editori (tra il 2012 e il 2016) e il graduale innalzamento (tra il 2012 e il 2021) dell’età pensionabile per le donne, passando da 60 a 65 anni. Il consiglio d’amministrazione Inpgi, nella seduta del 24 giugno, ha deliberato in questo senso, accogliendo una richiesta di dilazione presentata con una lettera congiunta da Fnsi e Fieg che, su sollecitazione ministeriale, già hanno scritto: comunque l’Inpgi potrà deliberare, a prescindere dalle nostre intese, su contribuzione e prestazioni. I conti tecnici: quanto prenderanno di pensione i giornalisti più giovani, come cambieranno le regole per le donne. E alcune considerazioni ‘politiche’ di Edmondo Rho, consigliere d’amministrazione Inpgi ed esponente di Quarto Potere.
L’impasse nel rinnovo della parte economica biennale del contratto Fnsi-Fieg non blocca la riforma Inpgi, studiata per ripristinare un corretto equilibrio tra le entrate e le uscite nel lungo periodo. Anzi, paradossalmente, il rinvio di 15 giorni (dal 30 giugno al 15 luglio) rafforza l’Inpgi: il segretario della Fnsi, Franco Siddi, e il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, hanno chiesto con una lettera al presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, questa dilazione “fermo restando che l’aumento contributivo sarà di tre punti percentuali nell’arco di cinque anni e che l’età pensionabile delle donne sarà aumentata progressivamente a 65 anni nell’arco di dieci anni”.
In sostanza, i casi sono due: quello più auspicabile è che Fnsi e Fieg raggiungano l’accordo, anche sugli aumenti contrattuali in busta paga, entro metà luglio; ma nel caso non si firmi il rinnovo della parte economica biennale del contratto, l’Inpgi potrà comunque varare la sua riforma. Infatti nella lettera a Camporese, che ha avuto un preventivo assenso a livello ministeriale, Siddi e Malinconico scrivono che, superata la data del 15 luglio, il cda Inpgi “potrà prendere le formali delibere in merito alla contribuzione e alle prestazioni, a prescindere dalle intese tra le Parti, che con la presente lettera si impegnano a ritenere pienamente valide”.
Il cda Inpgi, nella seduta del 24 giugno, ha già deliberato in questo senso, prendendo atto della lettera di Siddi e Malinconico (“che costituisce parte integrante e sostanziante” della delibera) e convocando “sin d’ora, per il 15 luglio 2011, la prossima riunione del consiglio d’amministrazione per l’esame e l’approvazione della manovra per il riequilibrio del rapporto tra contributi e prestazioni, sulla base delle risultanze del bilancio tecnico attuariale con base al 31/12/2009”.
Per capire di cosa si tratta, va ricordato che il bilancio attuariale, approvato dal cda Inpgi lo scorso 10 novembre 2010, esamina i conti con una prospettiva di 50 anni, dal 2009 al 2059. In questo lungo periodo, “in assenza di elementi correttivi, la gestione previdenziale – pur garantendo il pagamento delle prestazioni per l’intero periodo considerato – andrebbe incontro ad un’elevata erosione del patrimonio”, scrive, nel suo promemoria per il consiglio d’amministrazione, il direttore generale dell’Inpgi, Tommaso Costantini.
Ecco, quindi, la necessità d’intervenire. Senza allarmismi, perché il nostro istituto ha un patrimonio molto cospicuo, pari a oltre 2 miliardi di euro: LE PENSIONI DEI GIORNALISTI NON SONO A RISCHIO, IN NESSUN CASO. Il patrimonio dell’Inpgi cresce di anno in anno, anche in base ai calcoli attuariali del professor Marco Micocci, che ha predisposto il nostro bilancio tecnico: ma occorre rispettare la riserva prevista dalla legge del 1994 con cui l’Inpgi venne privatizzato, vale a dire un patrimonio pari almeno a 5 annualità di pensione accantonate. Se i contributi versati non basteranno di anno in anno a pagare le pensioni, bisognerà intaccare il patrimonio e quindi, secondo i calcoli attuariali, si scenderà sotto la riserva prevista dalla legge tra il 2025 e il 2051 (invece, considerando il patrimonio a valore di mercato e quindi rivalutando gli immobili di proprietà dell’istituto, si andrebbe sotto le 5 annualità solo tra il 2032 e il 2047).
Una relazione del professor Marco Micocci sottolinea che “la riforma mette, nel lungo periodo, gli iscritti al riparo da rischi di tenuta dell’Istituto anche grazie al fatto che contestualmente giungono a maturazione precedenti riforme riguardanti i ‘giovani’ giornalisti”: a questo proposito, mi pare importante ricordare che i colleghi più giovani avranno comunque dall’Inpgi pensioni migliori rispetto a quelle che pagherebbe l’Inps. Infatti, nella relazione di Micocci sono anche evidenziati i ‘tassi di sostituzione’ netti (ovvero, quanto si prenderà come prima rata di pensione in percentuale rispetto all’ultimo stipendio) ipotizzando i casi di diversi giornalisti nati tra il 1965 e il 1982, e iscritti all’Istituto tra il 1992 e il 2009: ebbene, i ‘tassi di sostituzione’ netti vanno a seconda dei casi dal 61% all’82%, quindi l’Inpgi anche in futuro darà molto di più dell’Inps!
Per le donne, l’aumento dell’età pensionabile sarà graduale: 61 anni dal 1° luglio 2012 e fino al 2014, 62 anni dal 2015, 63 anni dal 2017, 64 anni dal 2019 e 65 anni dal 1° gennaio 2021, quando la riforma andrà a regime. Nel periodo transitorio, fino al 2020, le colleghe che vorranno andare in pensione comunque a 60 anni potranno farlo, con penalizzazioni ridotte: dal 2,3% all’8% circa, a seconda di quanti anni d’anticipo comporti il pensionamento. Da notare anche che i nuovi requisiti previsti per le donne non si applicheranno – e quindi potranno anche in seguito andare in pensione a 60 anni senza penalizzazioni – per le colleghe che al 30 giugno 2012:
- abbiano già maturato i requisiti d’età e di contribuzione (60 anni d’età e 20 di contribuzione);
- oppure risultino ammesse alla prosecuzione volontaria dei contributi.
Date le notizie e fatte queste considerazioni tecniche, vorrei concludere con un paio di valutazioni più ‘politiche’.
La prima: merita un plauso l’iniziativa del presidente Inpgi, Andrea Camporese, che ha avuto l’idea di chiedere la lettera congiunta a Fnsi e Fieg ottenendo, su questo rinvio di 15 giorni, il preventivo assenso a livello ministeriale.
La seconda: che alcuni grandi editori chiedano in questa fase di sospendere il rinnovo della parte economica biennale del contratto, è quanto meno bizzarro.
Su questi temi, a breve i giornalisti italiani dovranno dare le loro valutazioni: sia sul contratto, sperando che si chiuda a luglio con aumenti congrui in busta paga, sia sul rinnovo degli organismi Inpgi, con le elezioni in calendario all’inizio del 2012.
(Testo in: http://www.quartopotere.org/news/index.php?option=com_content&task=view&id=641&Itemid=1)