Milano, 28 febbraio 2011. A fine marzo scade il biennio economico del Cnlg in vigore. La Fnsi si sta preparando ad avviare la trattative con la Fieg per il biennio economico 2011/2013. Frattanto l’Inpgi ha chiuso il 2010 con 280 iscritti in meno e il trend negativo è destinato a manifestarsi ancora nei prossimi anni. Guido Besana, vicesegretario generale della Fnsi, ha sottolineato, intervenendo oggi all’assemblea degli iscritti alla Lombarda, i rischi della crisi del comparto editoriale. Dopo aver ricordato che il bilancio tecnico erariale dell’Istituto proiettato a 50 anni non e’ dei piu’ rosei, ha richiamato indirettamente quanto si legge nel comunicato diramato dall’Inpgi il 28 novembre 2010 in sede di approvazione del bilancio preventivo 2011 e del preconsuntivo di bilancio del 2010: <La crisi di settore non è ancora risolta e per questo occorre non abbassare la guardia e mettere in campo nuove iniziative che possano continuare ad assicurare la specificità dell’Inpgi e l’eccellenza delle sue prestazioni. Per il raggiungimento di questi obiettivi il presidente della Fieg, Carlo Malinconico e il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, a nome delle rispettive organizzazioni e sulla base delle facoltà attribuite loro dalla legge di privatizzazione dell’ente, si sono formalmente impegnati a definire entro il primo semestre 2011 e nel contesto della contrattazione collettiva nazionale le determinazioni necessarie per garantire l’equilibrio di gestione dell’Istituto>.
Besana, che ha sviluppato un intervento franco e leale, ha sottolineato che oggi tra gli oneri sociali versati dalle aziende editoriali all’inps e quelli versati all’Inpgi corre una differenza di circa 7 punti a sfavore dell’Inpgi. Per dare equilibrio ai conti dell’Inpgi bisognerebbe addossare agli editori almeno 3,5 punti pari a circa 28 milioni di euro all’anno. Occorre, secondo Besana, arrivare a un accordo tra le parti in tempi rapidi, al massimo entro giungo, per scongiurare un intervento dei Ministri vigilanti (Economia e Lavoro). Scaricare i 7 punti sugli editori potrebbe comportare conseguenze drammatiche sull’occupazione e anche il sostanziale rinvio delle trattative per il rinnovo della parte economica contrattuale 2011/2013.
Il rinnovo della parte economica del Cnlg e l’incremento delle aliquote dell’Inpgi camminano affiancati: la Fnsi si trova davanti a difficili scelte, che richiedono equilibrio e saggezza. Lo stesso discorso vale per gli editori. Gli stati di crisi sono ancora in piedi, mentre, ha ricordato Besana, nelle piccole aziende continuano tagli e licenziamenti. Uno stillicidio infinito. Besana ha parlato anche della stampa sovvenzionata dallo Stato, che presenta un panorama difficile con gli occupati a rischio. Il problema drammatico e’ che gli editori non hanno ancora scoperto un modello di business vincente. Questo deficit progettuale alimenta le incertezze e acuisce la crisi.
L’Inpgi peraltro sta studiando il recepimento spontaneo, prima che decida il Parlamento, di una sentenza della Corte europea di Giustizia che ha portato a 65 anni l’eta’ di pensione delle donne del settore privato dopo analoga sentenza per il settore pubblico gia’ recepita con legge. Il nuovo limite dovrebbe entrare in vigore gradualmente, diluito nel tempo.
In conclusione aliquote accresciute di 3,5 punti ed eta’ pensionabile per le giornaliste a 65 anni sono le misure per mettere in sicurezza i conti dell’Istituto. Almeno nel breve periodo. Poi c’e’ la gobba dal 2020 al 2040, quando i conti dell’Inpgi saranno messi a dura prova – ne parla Andrea Camporese qui sotto - dalla prevista riduzione delle entrate, ma in cascina l’Istituto ha accumulato riserve per 2,3 miliardi di euro. A meno che la categoria non intenda chiedere al Parlamento e al Governo il ritorno all’Inpgi della stagione 1951/1994 ente pubblico con le pensioni garantite dallo Stato come accade per le rendite dell’Inps. Anche l’Inpdai fu privatizzato dal dlgs 509-1994, ma il Governo Dini, nel quale i ministri assicurati con l’Inpdai erano 8, ne decise il ritorno al pubblico una volta accertata la vulnerabilita’ dei conti di quell’Istituto. Questo e’ il precedente al quale appigliarsi. Le sezioni unite civili della Cassazione (sentenza 16 luglio 2008 n. 19497) hanno stabilito che “L’Inpgi - unico ente privatizzato sostitutivo per legge dell’Inps, ndr - ha natura pubblica. La disciplina legislativa rende l'Istituto un unicum nel panorama degli enti previdenziali privatizzati dal dlgs 509/94”. Una valutazione di grande peso e non solitaria, mentre anche la Corte costituzionale e’ dello stesso avviso con la sentenza 248-1997: “Le casse privatizzate) mantengono il carattere pubblicistico dell’attività istituzionale di previdenza e assistenza”. Se ne puo’ discutere, per ora, almeno in chiave accademica.
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INPGI. CAMPORESE: “LE PENSIONI
dei GIORNALISTI NON SONO IN PERICOLO”
Milano, 21 febbraio 2011. “Le pensioni dei giornalisti non sono in pericolo”, dichiara a “Prima Comunicazione” il presidente dell’Inpgi Andrea Camporese. Tra il 2020 e il 2040 i contributi saranno insufficienti per pagare le pensioni dei giornalisti, ma l’istituto di previdenza sta già affrontando il problema, come spiega Camporese in un’intervista a “Prima”. “Per effetto del ciclo economico negativo cominciato due anni fa, tra pensionamenti e prepensionamenti hanno lasciato le redazioni oltre mille giornalisti e per la prima volta nel decennio il numero degli iscritti all’Inpgi è diminuito. Di 280 persone precisamente”, spiega Camporese. Questo aggrava un fenomeno previsto dall’Inpgi già da un decennio, la cosiddetta gobba negativa, cioè un periodo in cui per effetto del non equilibrio tra entrate e uscite, l’istituto avrà grandi difficoltà a pagare le pensioni. “Una fase che partirà all’inizio degli anni Venti e dovrebbe concludersi all’inizio degli anni Quaranta. Ma la situazione non è drammatica. Innanzitutto, perché il patrimonio dell’Inpgi - a oggi 2,3 miliardi - è sufficiente a garantire lo squilibrio tra entrate e uscite”, chiarisce Camporese nell’intervista a “Prima”. E su come l’Inpgi intende affrontare il problema della “gobba”, Camporese dice: “Sull’argomento non c’é ancora alcuna delibera dell’Inpgi. Il Cda, però, ha deciso di affrontare la questione entro il 30 giugno. Comunque, a mio parere ci sono due o tre leve su cui si potrebbe agire. La prima riguarda i contributi a carico degli editori”. “Io propongo un aumento graduale prospettico delle aliquote a carico degli editori. Oltre a questa leva puramente economica, si sta valutando di aumentare l’età pensionabile delle donne da 60 a 65 anni. Anche in questo caso è indispensabile la gradualità e sono esclusi i cosiddetti scaloni, cioé’ passaggi bruschi”. Ma l’Inpgi si pone anche il problema di come stimolare un mercato editoriale ancora molto depresso. “Stiamo discutendo la possibilità di concedere per un periodo da definire sgravi contributivi a quanti assumono a tempo indeterminato. Sarebbe uno stimolo al mercato del lavoro, un investimento che ritengo l’Inpgi dovrebbe fare insieme alle parti sociali”, conclude Camporese nell’intervista a “Prima”. (ITALPRESS).
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INTERVENTO. Casse e welfare
Cresce l’aspettativa di vita
Bisogna cambiare strategia
di Andrea Camporese* /Il Sole 24 Ore 7/12/2010
Il rischio di trovarsi di fronte a una società composta da professionisti con pensioni inadeguate, scarsa copertura sanitaria statale ed età molto avanzata è reale e grave. Le proiezioni attuariali, gli studi più accreditati e gli stessi dati forniti dal ministero del Lavoro convergono a formare uno scenario, nei futuri decenni, che ci obbliga, sul piano morale e istituzionale, a una riflessione profonda. Si tratta di un problema del Paese, non solo del sistema delle 20 Casse privatizzate aderenti all’Adepp.
L’attesa di vita aumenta di alcuni mesi ogni anno e arriverà presto a superare la quota media di 85 anni. È del tutto evidente che una società composta da centinaia di migliaia di ottantenni e novantenni renderà ineludibili richieste di copertura di welfare inedite e crescenti. Sul lungo periodo la sanità pubblica non sarà in grado di soddisfare efficacemente prestazioni verso i non autosufficienti, moltiplicare le strutture protette, affrontare problematiche sanitarie che incideranno fortemente sulla qualità della vita.
A questo processo inesorabile si affianca una modificazione sostanziale dello status dei professionisti, in particolare dei giovani. La crisi economica ha accelerato una dinamica conosciuta: si entra nel mondo del lavoro tardi, con redditi molto bassi, con una discontinuità di committenza ormai endemica. L’immagine del professionista ricco e privilegiato, salvo una minoranza di casi, appartiene definitivamente al passato. Al di là delle necessarie politiche economiche affidate alle istituzioni, le Casse privatizzate ritengono di dover fare tutto il possibile per modificare il quadro, pur non ricevendo alcun finanziamento pubblico, vietato dalla stessa legge che le ha rese autonome.
In queste settimane si è aperto un importante dialogo con il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, al quale contiamo si affianchi il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. L’obiettivo è quello di arrivare alla firma di un memorandum che contenga una serie di azioni condivise, alcune delle quali di immediata attuazione. I temi verranno delineati nel confronto con i presidenti delle Casse, ma alcune linee guida sono già evidenti e attraversano da tempo il nostro dibattito. Le riassumo.
1) Rendere il più possibile sistematico l’impianto di welfare già esistente, pur frammentato nelle libere scelte di ciascun istituto. Mettere a sistema le priorità, cogliendo l’opportunità di conseguire migliori prestazioni tramite un’economia di scala.
2) Lavorare sull’adeguatezza delle prestazioni aumentando le aliquote contributive e destinando parte dell’aumento proprio alla creazione di strumenti di protezione sanitaria, assicurativa e del reddito. In questo senso la proposta di legge Lo Presti, già approvata da un ramo del Parlamento, potrebbe risultare un importante passo in avanti. Il ministro Sacconi ha garantito un forte impegno affinché venga inserita in uno dei provvedimenti di legge di fine anno.
3) Raggiungere una fiscalità di vantaggio che possa liberare risorse a favore del welfare. Oggi le Casse privatizzate vedono tassate le rendite finanziarie dei propri investimenti al 12,5% (i Fondi di secondo pilastro sono tassati all’11%) alla pari di un soggetto privato. Allo stesso tempo le prestazioni pensionistiche vengono tassate secondo le aliquote Irpef. Una doppia tassazione iniqua che non ha eguali in Europa. Oggi, vista la situazione economica del Paese, non si tratta di richiedere un generico sconto fiscale, ma di concordare una destinazione della riduzione dell’aliquota proprio al sostegno sociale, riducendo quei costi, presenti e futuri, che lo Stato non è in grado di sopportare. Una sorta di riforma a costo zero che rappresenterebbe un valore comune e un futuro migliore per i professionisti.
*L’autore è presidente Adepp (e dell’Inpgi)
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Nelle Casse più peso al welfare
di Federica Micardi (Il Sole 24 Ore 7/12/2010)
Il welfare delle professioni oggi si presenta disomogeneo, frammentario e "a macchia di leopardo". Da una ricognizione fatta dal ministero del Lavoro (i risultati sono riportati nelle schede accanto) emerge come l'attuale impianto delle Casse di previdenza private (circa un milione e centomila iscritti) preveda l'erogazione di diverse tipologie di prestazioni previdenziali e assistenziali, alcune temporanee - per far fronte a situazioni contingenti - altre permanenti. Il tutto però in modo piuttosto disaggregato. Ma il quadro potrebbe cambiare.
L'attenzione politica sul tema welfare e professioni trova conferma nelle parole di Francesco Verbaro, segretario nazionale del ministero del Lavoro: «Ora abbiamo fatto una ricognizione generale - spiega – ma ne faremo una puntuale nel prossimo futuro. L'idea che si pone alla base di questo lavoro - spiega Verbaro – è far diventare il welfare delle professioni un pilastro nel sistema. Come primo passo lavoriamo sulle riforme dei singoli enti per favorire gli interventi dedicati all'assistenza; il secondo passaggio riguarderà l'aumento del contributo integrativo che potrebbe sostenere iniziative di aiuto e sostegno alle categorie» (si veda Il Sole 24 Ore del 2 dicembre).
Si sta anche studiando la fattibilità di un sistema di welfare con prestazioni omogenee per tutti. «Sappiamo che esistono tratti comuni e tratti specifici che dipendono dall'andamento demografico e professionale delle singole Casse – dice Verbaro - esistono però problematiche oggi condivise: l'instabilità, la fluidità e la ciclicità del mondo del lavoro anche professionale. Le forme di aiuto condivise, quindi, dovrebbero riguardare la fase d'ingresso, e quindi i giovani, e le fasi di transizione», che comprendono la necessità di formazione continua e i momenti di crisi.
La leva fiscale è certamente «dirimente» per il welfare delle professioni. Da tempo si parla di una tassazione delle rendite delle Casse, oggi al 12,5%, allineata a quella dei fondi di previdenza complementare (pari all'11%), in questo modo si libererebbero risorse da investire nell'assistenza, quantificate in circa 300 milioni l'anno. «Data la complessa fase economico-finanziaria, però – afferma Verbaro – il tema sarà trattato al tavolo della riforma fiscale».
Dalle singole Casse, intanto, arrivano segnalazioni diverse. Sia in Epap (ente pluricategoriale) sia nella Cassa geometri, per esempio, è forte la richiesta di agevolazioni per l'accesso a finanziamenti e per la tutela sanitaria. L'Inpgi (giornalisti) evidenzia la necessità di offrire coperture assistenziali ai liberi professionisti e di alzare le coperture per i co.co.co. L'Enpapi (infermieri) da tempo porta avanti un'operazione "culturale" per invitare a considerare la previdenza una forma di risparmio, e tra le conseguenze di questa politica c'è una crescente richiesta da parte degli iscritti di aumentare gli interventi di tipo assistenziale da affiancare alla previdenza tradizionale.
Il presidente della Cassa dei dottori commercialisti, Walter Anedda, sottolinea come l'allungamento della vita renda necessario rivedere le tutele attuali e analizzare nuove forme di copertura assistenziale volte a garantire la copertura di spese correlate a situazioni di non auto sufficienza (il cosiddetto long term care). Per Paolo Saltarelli, presidente della Cassa ragionieri, «la creazione di una struttura che possa fungere da cassa sanitaria intercategoriale per i professionisti non deve essere più considerata come un'utopia, ma come un obiettivo perseguibile e raggiungibile».
Un altro fenomeno che incide e inciderà sempre di più sulle prestazioni richieste e che caratterizza diversi ordini è la femminilizzazione delle professioni. Le donne superano il 50% degli iscritti tra psicologi, infermieri, biologi e farmacisti, e stanno aumentando velocemente tra consulenti del lavoro, avvocati, veterinari, medici e commercialisti. Il fenomeno, quindi, non può e non deve essere ignorato. La sola previdenza, oggi, non basta. Serve un sistema di assistenza che garantisca ai professionisti prestazioni base. L'obiettivo, dunque, è chiaro. Ora bisogna trovare il modo di centrarlo.
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La Previdenza dei giornalisti tiene nonostante i colpi della crisi. Il Consiglio generale approva i bilanci dell'Inpgi e le parti sociali si impegnano a garantire la stabilità dei conti. Accordo tra Inpgi, Fieg e Fnsi sul fondo ex fissa
Roma, 28/11/2010. “La drammatica crisi che ha attraversato il settore dell’editoria ha creato inevitabili difficoltà in tutto il sistema con ripercussioni sull’occupazione giornalistica e sugli assetti previdenziali. Ciò nonostante, i conti dell’Inpgi, l’ Istituto di Previdenza del Giornalisti, continuano a testimoniarne la solidità e a garantirne, anche per il futuro, la tipicità della professione. E’ questa la sintetica conclusione che si può trarre dall’odierna approvazione da parte del Consiglio Generale dell’Istituto del bilancio preventivo 2011 e del preconsuntivo di bilancio dell’anno in corso.
Questi positivi risultati sono stati raggiunti grazie alla somma di due fattori: da una parte la buona gestione amministrativa e la guida capace del Presidente Camporese, dall’altra la cura persistente posta dalla Federazione della Stampa, anche in occasione delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro, sia nel confronto con gli editori che in quello con il Governo, per favorire un sistema di socialità partecipato. Con l’intervento finanziario conseguito per via legislativa e con il contributo del 30% a carico degli editori a parziale copertura degli oneri derivanti dai prepensionamenti, ottenuto a conclusione della trattativa contrattuale, l’impatto della crisi sui conti dell’Istituto di Previdenza è stato affrontato senza conseguenze traumatiche. Nonostante gli importanti risultati ottenuti, la crisi di settore non è ancora risolta e per questo occorre non abbassare la guardia e mettere in campo nuove iniziative che possano continuare ad assicurare la specificità dell’Inpgi e l’eccellenza delle sue prestazioni. Per il raggiungimento di questi obiettivi il Presidente della Fieg, Carlo Malinconico e il Segretario della Fnsi, Franco Siddi, a nome delle rispettive organizzazioni e sulla base delle facoltà attribuite loro dalla legge di privatizzazione dell’ente, si sono formalmente impegnati a definire entro il primo semestre 2011 e nel contesto della contrattazione collettiva nazionale le determinazioni necessarie per garantire l’equilibrio di gestione dell’Istituto. Sempre con questo spirito di operoso confronto è stata raggiunta un’intesa tra Inpgi, Fnsi e Fieg, rappresentata dal responsabile delle relazioni sindacali, Alberto Donati, che consentirà di alimentare il fondo ex fissa, in modo da accelerare notevolmente i tempi di attesa per tutti i colleghi che hanno cessato il rapporto di lavoro per pensionamento. Al termine dei lavori del Consiglio Generale, il Segretario della Fnsi, Franco Siddi, ha voluto esprimere grande soddisfazione per lo sforzo compiuto da tutte le parti e ha ringraziato per il suo impegno il Presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, che ha confermato, da parte sua, la volontà dell’Istituto di impegnarsi a garantire gli assetti di welfare della categoria”. (www.fnsi.it)