di Francesco M. De Bonis
Milano, 25 novembre 2010. Per tutta l’estate 2009, il CDR Mondadori ha condotto la trattativa per i prepensionamenti, in gran segreto, e soprattutto all’oscuro degli interessati che sarebbero stati di lì a poco messi prepensionati senza saperlo. Poi, il 29 settembre, senza che nulla di tutto questo fosse neppure all’ordine del giorno, ha fatto votare in assemblea il via libera al taglio di 82 giornalisti, con il “sacrificio” di 52 colleghi prepensionabili, 10 pensionamenti e 20 uscite da trovare in altro modo – anche con forti incentivi - fra gli under-58.
Contemporaneamente, ha fatto votare all’assemblea anche il nuovo contratto integrativo. Ma entrambi a scatola chiusa: nessuno, infatti, aveva potuto leggere né l’accordo per i prepensionamenti né il testo dell’integrativo che ha votato. Con questa mossa, il Cdr ha bloccato la strada a chi avrebbe desiderato una seria discussione sui prepensionamenti che, come vuole la legge, dovrebbero essere volontari. E che invece, di fatto, non lo sono stati.
A nulla sono valse ben due lettere inviate da alcuni colleghi alla Fnsi per segnalare l’anomalia della procedura: perché nessuno aveva potuto vedere che cosa era stato sottoscritto? Perché non fare un referendum una volta letto il testo? Non c’è mai stata alcuna risposta.
Come non c’è mai stata alcuna risposta alle diverse domande fatte al Cdr da tanti colleghi in questi mesi.
La prima di queste è stata: la crisi era, davvero, così profonda da giustificare una rottamazione di massa senza libera scelta? Il bilancio è sempre stato in utile e neppure la società di consulenza chiamata dal Cdr ad analizzare i conti aveva potuto escludere con certezza che il 2009 avrebbe chiuso in attivo: e, infatti, il bilancio è stato in attivo. Ma i prepensionamenti sono stati fatti ugualmente. Non si tratta di aver negato (solo a una parte di colleghi) il principio, legittimo, di lavorare fino a 65 anni come sancito per tutti i lavoratori italiani. Ma di aver aggravato i conti pensionistici con una folta schiera di baby-pensionati di 58 anni, troppo giovani per accompagnare i nipoti ai giardinetti, troppo anziani per rientrare in un mercato del lavoro tanto chiuso come quello dei giornali italiani.
In base agli accordi sottoscritti, 52 esuberi erano da ottenere attraverso Cigs ai fini di prepensionamento. Tuttavia, solo molto più tardi, si è appreso che non c’erano 52 giornalisti con i requisiti di prepensionabilità. Come nei vasi comunicanti se una parte scende, l’altra sale. Quindi chiunque legittimamente aveva scelto di restare in Cigs, magari in attesa che gli esuberi totali potessero essere raggiunti prima della fine del biennio di crisi grazie agli esodi incentivati e altre uscite volontarie (che, effettivamente, hanno superato le 20 unità necessarie per raggiungere gli 82 esuberi) ha visto cancellata questa possibilità in partenza. Le uscite extra hanno dovuto "ripianare" i 52 prepensionandi che non c’erano. Il Cdr non ha mai risposto a chi ha chiesto: quanti mancano all'appello? Quale è il requisito mancante? Perché non avete controllato prima di chiudere l’accordo?
Ogni prepensionabile poteva scegliere fra due percorsi: optare entro 60 giorni per il prepensionamento o affrontare la Cigs per conservare il suo posto di lavoro. Ma fino a quando? L’accordo sullo stato di crisi siglato in sede ministeriale (19.11.2009) prevedeva una Cigs per 52 giornalisti che avrebbero maturato nel corso del predetto biennio i requisiti per il prepensionamento ex legge 416, concordando una Cigs senza rotazione (poi autorizzata dal decreto ministeriale del 26.03.2010). Ma se la Cigs richiesta è finalizzata al prepensionamento e a questo scopo è autorizzata dal decreto ministeriale, per quale motivo trascorsi i 60 giorni entro i quali il giornalista può optare per il prepensionamento volontario (e legittimamente sceglie di non farlo) deve restare in Cigs a tempo indeterminato fino alla fine dello stato di crisi? Non è forse una violazione del principio di non discriminazione dell’età e, di fatto, una pressione sulla volontarietà stessa del prepensionamento?
Ci sono stati 10 trasferimenti dalla consociate dall'inizio dello stato di crisi. Quattro di questi sono stati anche ammessi, nero su bianco, nel rapporto sullo stato di crisi stilato dal Cdr aziendale il 20 luglio scorso, poiché erano stati riassorbiti nell'organico AME senza che questo fosse stabilito negli accordi siglati per lo stato di crisi di Mondadori. Gli altri 6, dice il Cdr, sono ancora in distacco. Ma c’è una evidente distorsione: si sono ammesse persone in più sull'organico AME (ovvero nuove assunzioni), quando c’erano e ci sono ancora colleghi che si dovrebbero prepensionare. Mentre alle consociate è stato applicato uno stato di crisi diverso: Mondadori-Hoerst ha avuto un solo prepensionato, mentre il contratto di solidarietà Mondadori-Aci è stato chiuso dopo appena quattro mesi. Si è chiesto al Cdr: l'assorbimento in organico dei nuovi colleghi non richiede almeno una ridefinizione degli 82 esuberi previsti, abbassando il numero di quanti rimanevano da prepensionare? Anche qui, nessuna risposta.
Sebbene in stato di crisi, sono stati firmati cinque contratti di consulenza a giornalisti (anche a pensionati altrove) che svolgono mansioni di Vicedirettore. Una questione che è sembrata a molti colleghi contraddittoria rispetto alla necessità di riduzione del personale. Risulta inoltre che, ad alcuni colleghi prepensionati, siano stati fatti contratti di collaborazione in centri di costo diversi dai periodici e questi continuino un’attività professionale. L'uso smodato di collaboratori esterni, in tutti i periodici della Mondadori, contrasta con l'asserito stato di crisi. Il fatto che si tratta di collaborazioni a borderò (e non di co.co.co) non è una giustificazione sufficiente: in uno stato di crisi il contenimento dei costi resta l'obiettivo principale e avere costi esterni sempre più numerosi resta un'anomalia. Alle lamentele dei colleghi della Mondadori in merito agli straordinari regolarmente messi e ai festivi lavorati, il Cdr ha risposto che in stato di crisi si possono benissimo fare gli straordinari se i redattori non riescono a chiudere il giornale. E nessuna smentita è arrivata dal Cdr su presunte «una tantum» a fine 2009.
Sì è chiesta, infine, una verifica dei numeri puntuale. Ma i numeri sono stati sempre ballerini: non si sa perché, per esempio, non rientravano i vicedirettori, o tutti i vicedirettori. Gli 82 esuberi sono stati ormai raggiunti ma il Cdr tace. Per ogni richiesta si invoca un rispetto della privacy che appare surreale: i nomi dei colleghi sono in bella mostra su tutti i colophon e gli albi professionali con tanto di date di nascita sono online. Di quale privacy si ciancia? La legge sulla privacy tutela i soggetti deboli, gli ammalati, i bambini, le persone violentate. Il Garante ha dichiarato pubblici i quadri scolastici con i risultati degli esami. La trovata della privacy appartiene a Giovanni Negri, presidente dell’Alg, che l’ha esposta in Hachette, sollevando risolini, mugugni e proteste vivaci. Edmondo Rho. dominus del Cdr Mndadori, non ne sapeva nulla?
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Mondadori manda a casa 82 giornalisti e 182 poligrafici.
di Natalia Lombardi per "L'Unità" del 22/10/2009
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IL FATTO 25/4/2010
PREPENSIONAMENTI.
Editoria (Mondadori):
il governo non controlla,
ma sono soldi pubblici.
Ristrutturazione per stato di crisi aziendale nonostante i 34 milioni di euro di utili netti prodotti nel 2009.
di Alfredo Faieta
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Mondadori: ricorso agli straordinari e ai
collaboratori per chiudere i giornali.
Ma in stato di crisi si può? Che fa il CdR? Tace.
Milano, 16 giugno 2010. Mentre girano sempre più insistenti le voci di un acquisto del settore periodici Rcs da parte di Mondadori che ha chiuso il bilancio in utile anche nel primo trimestre, a Segrate, in pieno stato di crisi, si fanno gli straordinari. Sì perché fra ferie da smaltire e per via di almeno una settantina di uscite fra giornalisti pensionati, prepensionati ed esodi volontari, le redazioni sono in forte affanno. Così nel settimanale “Chi” della casa editrice si è lavorato sia sabato sia domenica e comunque in molte redazioni si ricorre abitualmente a un uso sempre più massiccio di collaboratori esterni e agli straordinari per poter chiudere il numero. Ma si possono fare gli straordinari in stato di crisi? Si può far lavorare i giornalisti sabato e domenica in stato di crisi? Si può usare un numero spropositato di collaboratori? Cosa fa il Cdr della Mondadori ? Tace. Forse sta ancora contando il numero esatto dei giornalisti usciti al 31 maggio. Sì perché il Cdr, dopo le insistenti richieste, ha dovuto rendere noti, finalmente, i numeri parziali delle uscite. Numeri che confermano che si poterebbe già sospendere lo stato di crisi. Tanto più perché il Cdr
ha dato via libera a una decina di colleghi delle consociate di essere trasferiti nell’organico Mondadori. (Francesco De Bonis)
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Mondadori: cinque
collaboratori di lusso,
mentre 82 redattori
vengono rottamati.
Che ne dicono Fnsi,
“Lombarda” ed
Edmondo Rho? Che ne
pensa Gabriella Piroli?
Il nuovo caso fa il paio con il lavoro straordinario di sabato e domenica. Ristrutturazione per stato di crisi aziendale nonostante i 34 milioni di euro di utili netti prodotti nel 2009, trend positivo che continua nel 2010.
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Rapporto sindacale sulle
gestioni dello “Stato di Crisi”
Mondadori, Palazzo
Niemeyer, 20 luglio 2010
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