Milano, 23 giugno 2010. In molte redazioni della Mondadori, ci sono consulenti esterni con mansioni di direzione o vicedirezione e quant'altro. Un caso curioso soprattutto in stato di crisi, mentre si mandano al macero 82 giornalisti. Un caso curioso e nemmeno tanto nascosto. Marina Fausti, chiamata a collaborare nel febbraio 2010, in pieno stato di crisi, risulta dal colophon fashion director di Flair,dove lavora il membro più importante del Cdr mondadori, Gabriella Piroli. La Fausti, nata (come risulta dall’Annuario) il 26/12/1948, è fra l'altro più vecchia dei prepensionandi della Mondadori, così come più anziana è Drori Burstin, consulente moda di Panorama First,12/10/1948 già collaboratore come consulente e riconfermata in pieno stato di crisi. Marina Bigi,chiamata come consulente moda e bellezza a Tustyle è stata chiamata anche alla redazione di Chi con mansioni di vicedirettore.e naturalmente riconfermata in stato di crisi.a Tustyle c'è un altro consulente esterno spagnolo, l'art director Pilar Ibanez con impaginati che vanno avanti e indietro dalla Spagna. Un collaboratore esterno con mansioni effettive di art director c'è anche a Cosmopolitan, Fabrizia Monticelli, riconfermata in stato di crisi.e il CDR che cosa fa? Sostiene che è del tutto normale che un consulente impartisca ordini a giornalisti assunti, siano essi redattori ordinari che caporedattori; .sostiene inoltre che un direttore se volesse potrebbe chiamare anche un giardiniere come consulente. Forse i membri del CDR Mondadori hanno archiviato le regole deontologiche e anche quelle contrattuali. Fnsi e “Lombarda” che ne dicono? Che ne dice Edmondo Rho, leader di Quarto potere e inviato di Panorama? Se ci siete battete un colpo! (Francesco M. De Bonis)
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Mondadori: ricorso
agli straordinari e ai
collaboratori per
chiudere i giornali.
Ma in stato di crisi si può?
Che fa il CdR? Tace (e lavora).
Milano, 16 giugno 2010. Mentre girano sempre più insistenti le voci di un acquisto del settore periodici Rcs da parte di Mondadori che ha chiuso il bilancio in utile anche nel primo trimestre, a Segrate, in pieno stato di crisi, si fanno gli straordinari. Sì perché fra ferie da smaltire e per via di almeno una settantina di uscite fra giornalisti pensionati, prepensionati ed esodi volontari, le redazioni sono in forte affanno. Così nel settimanale “Chi” della casa editrice si è lavorato sia sabato sia domenica e comunque in molte redazioni si ricorre abitualmente a un uso sempre più massiccio di collaboratori esterni e agli straordinari per poter chiudere il numero. Ma si possono fare gli straordinari in stato di crisi? Si può far lavorare i giornalisti sabato e domenica in stato di crisi? Si può usare un numero spropositato di collaboratori? Cosa fa il Cdr della Mondadori ? Tace. Forse sta ancora contando il numero esatto dei giornalisti usciti al 31 maggio. Sì perché il Cdr, dopo le insistenti richieste, ha dovuto rendere noti, finalmente, i numeri parziali delle uscite. Numeri che confermano che si poterebbe già sospendere lo stato di crisi. Tanto più perché il Cdr
ha dato via libera a una decina di colleghi delle consociate di essere trasferiti nell’organico Mondadori. (Francesco M. De Bonis)
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IL FATTO 25/4/2010
PREPENSIONAMENTI.
Editoria (Mondadori):
il governo non controlla,
ma sono soldi pubblici.
Ristrutturazione per stato di crisi aziendale nonostante i 34 milioni di euro di utili netti prodotti nel 2009.
di Alfredo Faieta
Un sindacato che non controlla I'esecuzione di un accordo che riguarda
la sorte dei propri lavoratori è un organo sociale ben peggiore di un datore di lavoro che quegli accordi cerca di eluderli, o comunque di condurli a scopi che sono anche esterni a quelli dell'accordo stesso. E un ministero che pattuisce di non controllare se le parti sociali di un accordo sindacale stiano operando correttamente verso i dipendenti è un organo istituzionale che perde di vista il bene dei suoi cittadini, di cui si deve fare garante. Impossibile a verificarsi? Sembra proprio di no, a giudicare da quel che sta succedendo nella Mondadori della famiglia Berlusconi, nel bel mezzo di una ristrutturazione per stato di crisi aziendale nonostante i 34 milioni di euro di utili netti prodotti nel 2009 (la crisi in realtà ha colpito maggiormente altri grandi gruppi, in prìmìs Rcs e Il Sole 24 Ore).
Dove il comitato di redazione, il sindacato interno dei giornalisti, pare non stia vigilando sull'esatta applicazione del patto che prevede 82 esuberi tra prepensionamenti, pensionamenti e recessi incentivati. Dopo un mese di stato di crisi i recessi sarebbero già più di quanto stabilito, e nonostante ciò coloro che hanno raggiunto i 58 anni di età se non accettano il prepensionamento, che per legge è volontario, sono messi in cassa integrazione straordinaria, anche contro la loro volontà.
Una situazione che sta diventando sempre più pesante soprattutto a Panorama, dove ad esempio la redazione cultura è stata di fatto già azzerata e sopravvive solo con i contributi dei collaboratori, e dove si prevede che la redazione romana sia molto ridimensionata a fine programma. Il tutto nonostante proprio in questi giorni sia stato presentato il nuovo progetto del settimanale diretto da Giorgio Mulè. Il ministero del Lavoro nicchia, forte di un accordo che lo esautora dal controllo, in capo alle parti: un patto sul quale pende ora un ricorso al Tar prodotto da un esperto di diritto amministrativo, l'avvocato Filippo Lubrano, assolutamente non convinto che il ministero possa chiamarsi fuori quando c'è di mezzo l'uso di denaro pubblico come nel caso della cassa integrazione straordinaria. Il malumore tra i dipendenti è alto, e la novità è che presto il caso arriverà in Parlamento, grazie a due distinte interrogazioni presentate dagli onorevoli Vita, Zanda e Giulietti. Per il momento in azienda vige il motto: non disturbate il manovratore.
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I conti 2009 hanno segnato un calo del fatturato del 9% a 1.540,1 milioni di euro e dell'utile del 64% a 34,3 milioni. Costa si è detto aperto alla possibilità di acquisizioni nel settore radiofonico.
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