Roma, 30 marzo 2007. Scontro tra i Poli sulle sanzioni per i giornalisti che violano le nuove norme sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche o su altro materiale coperto da segreto istruttorio. Il centrosinistra, che su questo ha tenuto una riunione dei capigruppo in commissione Giustizia a Montecitorio, sembra poter arrivare compatto in aula a sostegno del testo che la commissione sta per licenziare dopo l'esame del Ddl Mastella. Il centrodestra, invece, sembra intenzionato a seguire la strada di un inasprimento delle stesse sanzioni, con posizioni differenziate al suo interno. La partita, probabilmente, si risolverà all'inizio della prossima settimana in Comitato dei nove, dove Alleanza nazionale dovrebbe arrivare con la proposta di una sanzione detentiva fino ad un anno, mentre Forza italia dovrebbe confermare la sanzione pecuniaria da 250mila a 500mila euro. "Non disperiamo - dice all'ADNKRONOS l'ulivista Paolo Gambescia- di poter ricucire lo strappo, cercando di convincere An e Forza italia sulla inopportunità di sanzioni così pesanti nei confronti della stampa. Anche perché -aggiunge- quella che ci apprestiamo a licenziare è una buona legge, equilibrata, che consente ai magistrati di ricorrere, pur con limiti precisi, alle intercettazioni che nel caso di reati particolarmente gravi rappresentano uno strumento investigativo importante; che impedisce la fuga di notizie su elementi che nulla hanno a che fare con il processo e che, infine, difende la libertà di informazione".
Il provvedimento all'esame della commissione prevede che i magistrati possano continuare ad utilizzare lo strumento delle intercettazioni nel caso di reati particolarmente gravi, come il traffico di stupefacenti o l'associazione per delinquere. A patto però che le intercettazioni stesse rappresentino l'unico mezzo per raggiungere la prova. In ogni caso, vi è un limite temporale di quindici giorni che può essere oltrepassato e reiterato solo con l'autorizzazione del Gip. Inoltre, il testo all'esame della commissione crea una rete, una 'griglia' che limita la possibilità di conoscere il contenuto degli atti giudiziari nella fase delle indagini. Ed è compito del magistrato stralciare dagli atti tutto quel materiale che non è attinente al processo. Materiale che, sotto la responsabilità del Procuratore capo, deve essere conservato per cinque anni dopo la conclusione del processo. Il testo, poi, prevede che le intercettazioni debbano essere fatte nei palazzi di giustizia e non possano essere 'appaltate' a terzi. Quanto ai mezzi di informazione, "possono sapere tutto -sottolinea Gambescia- ma al momento giusto. Fino a che il magistrato ritiene che gli atti debbano restare segretati, o lo chieda la difesa, nulla deve trapelare. Tutto quel che riguarda il processo, invece, diventa pubblico una volta che gli atti siano stati depositati, fatta eccezione, ovviamente, per la parte stralciata e 'conservata' dal procuratore".
"Quel che abbiamo cercato di fare -spiega Gambescia- è di evitare che persone che non c'entrano nulla con il processo vadano a finire nel 'tritacarne mediatico'. Ma la legge difende la libertà di informazione. Anche perche' se il giornalista viene in possesso di materiale coperto da segreto istruttorio, è' segno che qualcuno, qualche pubblico ufficiale, ha scelto di far trapelare qualcosa: una scelta che però puo' costare fino a cinque anni di reclusione". Per il centrosinistra, quindi, è giusto ipotizzare, come stabilito nel testo che An e Fi sembrano intenzionate ad emendare in maniera più restrittiva, una sanzione pecuniaria di 250 euro o un mese di carcere, che sempre, sottolinea Gambescia, si trasforma nella sola ammenda. Quanto alla violazione della privacy, il Garante può intervenire obbligando il giornale che ha violato le norme sulla riservatezza o un altro giornale a pubblicare, a spese degli autori, la delibera di 'risarcimento' della stessa Autorithy. (Pol-Fer/Ct/Adnkronos) 30-MAR-07
DOSSIER ILLECITI: GIP MILANO RINVIA A CONSULTA LEGGE INTERCETTAZIONI
Milano, 30 marzo 2007. Il giudice per le indagini preliminari di Milano Giuseppe Gennari, ha inviato alla Corte Costituzionale una questione relativa all'art. 240, così come è stato recentemente riformulato, della legge sulle intercettazioni laddove prevede la distruzione di atti e informazioni acquisitesi in modo illecito. La decisione è stata presa dopo che il 2 marzo scorso sia la procura di Milano, nell'ambito dell'inchiesta sui dossier illeciti, sia il difensore di Fabio Ghioni, l'avvocato Pilerio Plastina, che alcune parti coinvolte, avevano sollevato eccezioni di costituzionalità sulla norma entrata in vigore. In sei pagine di dispositivo il giudice ha accolto un po’ tutte le istanze presentate e ha sottoposto alla consulta l'art. 240 in relazione a presunte violazioni del principio legato al giusto processo, diritto di difesa, obbligatorietà dell'azione penale, e anche il principio della conservazione della prova processuale, cosi' come era stato richiesto dall'accusa. (Cri/Lr/Adnkronos) 30-MAR-07
FIEG: GIORNALI SPINA DORSALE MERCATO MA SERVE FLESSIBILITA' PER SPERIMENTARE FORMULE INNOVATIVE
Roma, 30 marzo 2007. ''Lo scenario futuro dei media. La stampa tra crisi e cambiamento'' e' il tema sul quale si sono confrontati a Roma, in una Tavola-rotonda organizzata dalla Federazione Italiana Editori Giornali nella Protomoteca del Campidoglio, alcuni tra i piu' noti esponenti del mondo dell'editoria e del giornalismo internazionale: Hubert Burda, Luca Cordero di Montezemolo, Carlo d'Asaro Biondo, Gavin K O'Reilly, Norman Pearlstine e Vittorio Sabadin. Le indicazioni fornite dai partecipanti al dibattito - moderato dal Presidente della Fieg, Boris Biancheri - pur nella diversita' delle intonazioni, sono state concordi nell'affermare -si legge in una nota diffusa dalla Fieg- che i giornali, quotidiani e periodici, restano la spina dorsale del mercato dei media. Tuttavia il settore sta attraversando grandi trasformazioni che richiedono ''flessibilita' e mobilita' nella struttura delle redazioni e non gli steccati frapposti da tradizioni e regolamentazioni del tutto anacronistiche rispetto ai tempi attuali''. L'informazione sta subendo, si legge nella nota, ''profondi cambiamenti e in un momento di trasformazioni e di pressioni competitive sempre piu' forti, gli editori devono sperimentare formule innovative per puntare ad attirare l'interesse dei lettori. Nuovi formati e l'estesa introduzione del colore sono state le novita' di questi ultimi anni. Ma non basta; l'era digitale e della convergenza tecnologica apre ora spazi per attivita' multimediali, vale a dire la distribuzione dei contenuti informativi in forma digitale non solo sulle pagine scritte, ma anche attraverso internet, telefonia mobile, iPod, radio, televisione ed ogni altro mezzo disponibile''.
''Nell'editoria della carta stampata - di cui tutti i relatori hanno riaffermato la persistente validità - si profilano, sia nell'ambito dei periodici che dei quotidiani, strategie di mercato più aggressive e, soprattutto, più attente alle esigenze informative di un pubblico sempre più frammentato, anche attraverso l'utilizzazione delle nuove tecnologie'', prosegue la Fieg. ''Si tratta comunque di operazioni complesse il cui successo presuppone flessibilità e mobilita' nella struttura delle redazioni e non gli steccati frapposti da tradizioni e regolamentazioni del tutto anacronistiche rispetto ai tempi attuali. Se non vengono sfruttate le possibilita' offerte dalle tecnologie e se non vengono seguiti comportamenti coerenti da tutte le parti in causa, il rischio e' che nello scenario futuro dei media lo spazio per quotidiani e periodici si riduca inesorabilmente, rendendo attendibili perfino le apocalittiche previsioni sulla carta stampata apparse in questi ultimi tempi'', conclude la nota della Fieg. (Sec-Val/Pe/Adnkronos) 30-MAR-07
EDITORIA: BURDA, VINCE IL DIGITALE MA GIORNALI NON MORIRANNO
Roma, 30 marzo 2007. Giornali, riviste e reti tv che non coglieranno l'occasione di andare sul digitale, invecchieranno. Ma chi ha un marchio forte da medium tradizionale, accoppiato a un sito web, ha una chance: lo afferma in un'intervista a Repubblica Hubert Burda, numero uno del gruppo editoriale tedesco, che oggi partecipa a una tavola rotonda promossa dalla Fieg sul futuro dei media. Per Burda, ''chi ha un grande marchio'' - e cita ad esempio Repubblica, l'Espresso, Panorama, Oggi , la Stampa e il Corriere della Sera - ''ha una chance''. La carta stampata, a suo avviso, ha un vantaggio: i marchi. ''Anche nei media tradizionali si deve mirare a nuovi ricavi, puntando a raggiungere online le communities e allo e-commerce'', sottolinea. Secondo il re della stampa tedesca, inoltre, ''ricavi ed entrate non cresceranno''. La crescita delle entrate verra' dai media digitali e nasceranno poi nuovi mestieri, come il videogiornalista, l'online editor, l'esperto di affari online. ''La stampa cartacea - aggiunge Burda - da' un ordine a fatti, analisti, idee. La nuova tv digitale invece e' una tv di 'snack', di spuntini. Le nuove possibilita' possono arricchire il cartaceo e portare entrate pubblicitarie molto piu' cospicue''. Burda infine e' ottimista riguardo il futuro dei media italiani: ''Dobbiamo imparare un nuovo modo di pensare. L'Italia e' molto avanti: i nuovi media sembrano fatti apposta per l'Italia che e' un mondo ottico''. (ANSA). MV 30-MAR-07
CONTRATTO
Boris Biancheri: “Tregua sì ma non
accordo-ponte”.
Paolo Serventi Longhi: “Ma di che
cosa parla il presidente della Fieg?”
Roma, 30 marzo 2007. Il presidente della Fieg, Boris Biancheri, ha auspicato una pausa di riflessione nella vertenza del rinnovo del contratto dei giornalisti italiani ed ha detto no ad un accordo tregua.
In una dichiarazione a margine di un convegno internazionale in corso stamani al Campidoglio sul futuro dei media, Biancheri ha detto che finora c'è stata una ''lunga stasi'' e adesso ''bisogna riflettere, non possiamo fare delle regole arcaiche''.
A suo avviso in questo momento non ha senso fare un accordo sul fatto che non c'è un accordo. Citando anche quando detto al convegno dal presidente della Confindustria Luca di Montezemolo, Biancheri ha detto che occorre un ''tempo di riflessione''.
Alla domanda sulla durata dei tempi, e se questi tempi saranno lunghi come i due anni di assenza del contratto nazionale giornalistico, il presidente della Fieg, scherzando ha detto di potersi sbilanciare a dire che ''non ci vorranno due anni''.
Il presidente ha ricordato che il 65% dei giornalisti italiani è occupato nel settore della carta stampata e ciò, essendo il settore in grave pericolo, rappresenta un grave problema. Quanto all'ipotesi di arrivare con il Governo a un ''accordo di tregua'', Biancheri si è detto in favore della tregua ma meno dell'accordo: perché se si fa un accordo e si passa al secondo livello contrattuale (gli accordi integrativi all'interno delle aziende), è un accordo sul fatto che non c'è un accordo. L'esortazione è invece - ha sottolineato - ''pensiamoci insieme tutti quanti'' e procediamo appunto a una ''pausa di riflessione''. (ANSA)
Il Segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Paolo Serventi Longhi, ha dichiarato:
“Francamente non riesco a comprendere cosa il Presidente della Fieg intenda quando dice di essere favorevole ad una tregua con il Sindacato dei giornalisti, tregua che però non deve essere formalizzata. Boris Biancheri si dice peraltro dubbioso su un possibile accordo ponte.
Chiedo pertanto un immediato incontro di chiarimento con il Presidente Biancheri.”. (www.fnsi.it).