Ringrazio Giovanni Negri per quel che scrive e lo dico senza ghirigori retorici. In sostanza il presidente della Lombarda rende omaggio a tutta la mia azione svolta da 35 anni a questa parte. Dice che volevo recuperare una poltrona e dimentica di precisare che è una poltrona senza prebende o vantaggi, ma impegnativa e rischiosa perché l’incarico è connotato dagli aspetti pubblicistici con tutto quel che ne consegue sotto il profilo penale, amministrativo e civilistico. Chi fa il presidente di un Ordine ha pesanti e delicatissime responsabilità. Afferma che “nessuno mette in dubbio le qualità di Franco Abruzzo” che “è uno dei massimi esperti in materia giuridica legata alla nostra professione”. Ma un candidato presidente non deve avere tali caratteristiche? Sostiene che non ho mai posto la mia candidatura e fa finta che non esista una email 23 aprile che lo smentisce sul punto. Nell’incontro del giorno precedente avvenuto alla Lombarda avevo posto il problema in maniera nitida, dimostrando che la sconfitta del 2007 era frutto di un errore collegato alla lista del ballottaggio, che aveva creato disorientamento tra i miei amici e che aveva regalato agli avversari decine di voti. In breve sulla colonna di sinistra della lista ero seguito da 5 avversari, mentre i mie cinque colleghi di lista erano sulla colonna destra (seguiti dalla sesta candidata avversaria). Diversi avevano messo la X sul mio nome e sui 5 che mi seguivano pensando che formassero la mia lista. Non spendo una parola sul collega di lista che preferì farsi votare da solo innumerevoli volte.
Successivamente Negri sostiene: “Per te, caro Abruzzo, avevamo suggerito un ruolo da padre nobile, l’uomo che ci avrebbe fatto vincere e che poteva essere protagonista a Roma: gestire la riforma dell’Ordine e seguire, per esempio, la legge sulle intercettazioni e tutto ciò che minaccia la nostra professione. Ti avevamo dimostrato grande rispetto, stima. Ma essere voltagabbana per pensare solo a te stesso, sono le tue altre abitudini. Per noi eri il passato, da recuperare e valorizzare in altro ambito”. Anche su questo punto Negri cade più volte in contraddizione:
a) chi finora ha ottimamente gestito la riforma dell’Ordine è il collega Marco Volpati, presidente della Commissione giuridica, capolista di Stampa democratica per il Consiglio nazionale (purtroppo bocciato dagli elettori). Secondo Negri, dovevo essere il n. 2 della lista per il Consiglio nazionale (dietro Volpati). Non si è mai visto che il n. 2 sia destinato poi a sostituire il n. 1 della lista negli incarichi operativi fondamentali;
b) voltagabbana? Il voltagabbana è persona che cambia schieramento in vista di vantaggi sicuri. Quali vantaggi sicuri potevo avere con una lista creata tra il 27 e il 30 aprile e presentata il 2 maggio? Sapevo di correre grossi rischi, ma ho deciso di affrontare il mare aperto per dare ancora una volta una prova di dedizione alla professione;
c) Negri deve chiarire un punto: perché si è occupato di me e del mio futuro destinandomi a un incarico (retribuito) che non ho chiesto e di cui ero all’oscuro fino ai primi di aprile? Chi di questi tempi rifiuta un posto sicuro e retribuito può essere definito voltagabbana?
d) Negri mi garantisce, quindi, un incarico di prestigio e retribuito: è sicuro, quindi, della vittoria della sua parte nelle elezioni. La parte di Negri ha perso sia a Milano e sia altrove: si profila l’elezione di Enzo Iacopino a presidente dell’Ordine nazionale e Iacopino passa per avversario della Fnsi (e quindi di Negri). Quella di Negri era, quindi, una promessa di marinaio, fondata sul nulla, ma buona per allontanarmi dall’Ordine di Milano. Stia tranquillo: da semplice consigliere continuerò a dare il mio contribuito a tutte le battaglie per la professione e la libertà. In questi tre anni ho continuato a lavorare forse più di prima, come testimoniano i messaggi che ricevo per il mio sito e per la mia opera informativa.
Negri, che è un uomo d’onore, dice che “ho fatto una campagna elettorale violenta, attaccando Stampa Democratica e il presidente della Lombarda. Insulti, bugie…E poi non ho proposto nulla a Nuova Informazione: chi lo ha fatto è Massimo Alberizzi di Senza Bavaglio che non ha difficoltà ad ammetterlo. Non solo, Letizia Gonzales correttamente mi ha detto di avere riferito ad Abruzzo che tale proposta non veniva da me. Eppure Abruzzo ha continuato nella menzogna”. Preciso che a me Letizia Gonzales non ha mai parlato di Massimo Alberizzi (e sfido chiunque a dimostrare il contrario), ma la stessa ha scritto nella sua newletter: “Anche noi siamo stati corteggiati ed invitati ad alleanze post elettorali con la proposta di abbandonare qualche nostro candidato vincente, per fare spazio a new entry che ci garantivano il successo al ballottaggio. Abbiamo rifiutato. Non è così che intendiamo il nostro modo di operare all’Ordine, costruendo un successo a scapito della lealtà fra colleghi, all’interno della nostra squadra. La competizione deve essere trasparente, senza giochini o traffichini di corridoio. Leale. In questo modo ci siamo comportati nei tre anni che abbiamo governato con trasparenza, dignità ed energia e così intendiamo proseguire se verremo eletti”. Massimo Alberizzi, in verità, è autore di un secondo tentativo di compromesso alla luce del sole con lettera inviata a Guido Besana e allo stesso Negri, ma il tentativo è fallito (anche Alberizzi prevedeva dimissioni a catena per recuperare candidati delle parti sconfitte il 23/24 maggio). In sostanza Giovanni Negri, giocando in proprio, voleva piazzare nella lista di Letizia due colleghe (Elena Golino e Sara Bianchi) che peraltro hanno rifiutato l’immondo mercato. Questa trattativa è stata avviata dopo quella tentata da Negri con Enrico Fedocci nella notte tra il 24 e 25 maggio (e respinta con sdegno dallo stesso Fedocci). Questo mercato, come ho già scritto, è stato bloccato anche con il contributo di Giuseppe Gallizzi (alleato. con il suo Movimento, di Letizia Gonzales) e di Edmondo Rho. Dici, caro Negri, che ci sono tabulati telefonici, sms e registrazioni. Per quanto riguarda i tabulati non possono che evidenziare che ci sono state tre telefonate: una tua a Fedocci in piena notte tra il 24 e il 25 maggio, e due il giorno dopo, verso le 17. Una di Fedocci e una mia che ti ho fatto su richiesta di Enrico per fare un accordo pulito, senza dimissioni forzate per i nostri candidati che i voti li avevano cercati uno a uno. A quella chiamata non hai risposto e ti ho lasciato un messaggio in segreteria in cui ti chiedevo di richiamarmi. L’accordo reciproco, come già ti aveva detto Fedocci, prevedeva l’appoggio nostro ai vostri candidati al Nazionale e il vostro per i nostri al ballottaggio nel Regionale. Hai parlato anche di una registrazione. Mi auguro che sia quella della telefonata tua con Fedocci che già da ora sei autorizzato a rendere pubblica. Vedremo, così, chi mente pubblicamente a noi e agli elettori. Ripeto: rendi pubblica la telefonata fatta a Fedocci, poi saranno i colleghi a giudicare se menti per malafede o se menti per paura delle conseguenze.
Ho documentato (in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5751) che ho condotto una campagna sui fatti e sulle “cose”, polemizzando sui fatti e sulle “cose”, mai mancando di rispetto alle persone. Ho sollevato i casi Mondadori, ReedBusiness, Domus e Rusconi e i problemi legati alla libertà di cumulo, alla formazione, all’Inpgi e alla chiusura dell’Ifg De Martino. Ho scritto: “Ditemi dove sono le bugie e spiegatemi i vostri silenzi sugli stati di crisi firmati a gogò”. Nessuna risposta. Dietro quelle accuse non c’è una prova.
Ho scritto che – con Walter Tobagi in primis e con Massimo Fini – sono stato uno dei fondatori di Stampa democratica e a Marco Volpati che dava una versione dei fatti parziale ho risposto così: “L’avvenimento politico che ha partorito Stampa democratica è avvenuta il 14 settembre 1978, quando è crollata la Giunta dell’Alg (presieduta da Marino Fioramonti) grazie al disimpegno di tre consiglieri di Rinnovamento (Walter Tobagi, Franco Abruzzo e Massimo Fini). Successivamente la Giunta ha eletto Tobagi presidente (con Abruzzo in Giunta) grazie al concorso di eminenti figure del giornalismo lombardo come Egisto Corradi, Palumbo. Caputo, Sterpa, Gagliardi, Tanzi, eccetera. Quell’avvenimento provocò reazioni a sinistra violente (Unità, Manifesto, Prima comunicazione). Fu scritto che Craxi e Montanelli avevano espugnato la “Lombarda”. Balle. In ottobre ci fu, poi, la nascita ufficiale di “Stampa democratica” dopo una riunione in Cisl. Io c’ero. La rottura nella corrente di Rinnovamento era avvenuta proprio sul mio nome e su quello del collega D’Adda, socialisti, e quindi non degni di partecipare al Congresso Fnsi di Pescara come delegati. La storia di Stampa democratica, quindi, è cominciata il 14 settembre 1978”. Solo Stampa democratico ha diffuso comunicati, durante la campagna elettorale, scrivendo: “Stampa democratica fondata da Walter Tobagi”. Questo è un fatto storico, come è un fatto storico scrivere che “Franco Abruzzo è uno dei fondatori di Stampa democratica”.
Il futuro e le elezioni di ottobre al sindacato sono nel grembo di Giove. Vedremo. E’ evidente che “saranno i giornalisti a scegliere”. Come sempre, come il 23/24 e il 30/31 maggio. Resta l’amarezza della frattura tra me e Stampa democratica. Insanabile?
Milano, 7 giugno 2010
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Stampa Democratica fondata da Walter Tobagi. Sempre da una parte sola. Quella dei giornalisti.
ORA BASTA
Diciamo le cose come stanno
di Giovanni Negri
Stampa Democratica non è riuscita a eleggere nessun candidato alle cariche dell’Ordine. E’ un dato.
Lo sono anche gli insulti, la disinformazione di un uomo giunto alla fine.
Parlo ora dopo il delirio.
Franco Abruzzo vi ha raccontato presunte verità, ha sparso veleni. E’ un uomo che non rispetta le regole che ogni componente sindacale si dà. Vanta di essere il fondatore di Stampa Democratica. I protagonisti di quella storia sono stati altri. C’era anche Abruzzo, è vero. Ma poi ha cambiato bandiera più volte per scopi personali. E’ stato portato da Stampa Democratica nell’Ordine Lombardo nel 1986, e ancora nel 1989 quando, dopo la morte di Carlo De Martino, divenne presidente. Dopo ha cambiato sponda per allearsi con Nuova Informazione. E’ rientrato in Stampa Democratica nel 2004 e la componente, insieme agli alleati di Quarto Potere, lo ha sostenuto nelle elezioni del 2007. Perdendo. Ora, nel 2010 c’era la possibilità della svolta storica. Fallita l’opportunità di proporre alla categoria una lista unitaria da me fortemente voluta, Stampa Democratica, con Quarto Potere e altri colleghi indipendenti, aveva la possibilità di andare alle elezioni con buone probabilità di successo. Il ruolo di Franco Abruzzo era quello di candidato al Consiglio nazionale.
Il mio errore, una colpa per Abruzzo, è stato quello di non capire che l’uomo covava da tre anni la voglia di rivincita, il rancore di chi si è sentito esautorato, di chi non ha accettato il verdetto e il giudizio dei giornalisti.
Non volevo la contrapposizione perché ci avrebbe fatto perdere. Si sarebbe riproposto uno scenario conosciuto: Abruzzo con Stampa Democratica-Quarto Potere da una parte e Nuova Informazione, Movimento Liberi Giornalisti, Impegno Sindacale e Senza Bavaglio dall’altra.
Quello scontro epocale del 2007 doveva insegnare a tutti qualcosa, così non è stato, in modo particolare per Franco Abruzzo.
Ci siamo riuniti più volte e nessuno in Stampa Democratica ha mai proposto la candidatura di Franco Abruzzo (nemmeno lui) per il Consiglio regionale. In ulteriori riunioni con Quarto Potere, nessuno ha proposto la sua candidatura.
Quando si aderisce a una componente si accettano le decisioni collegiali. Soprattutto se ci sono degli alleati. Abruzzo no. Senza discutere, senza manifestare le proprie intenzioni ha deciso di formare una sua lista. Ancora una volta ha fatto di testa sua pensando di essere l’ombelico del nostro mondo, contraddicendo se stesso dopo che a febbraio, ripetutamente, aveva dichiarato di non essere più disponibile, e in modo irrevocabile, a candidarsi. Ha fatto una campagna elettorale violenta, attaccando Stampa Democratica e il presidente della Lombarda. Insulti, bugie. Dopo il primo turno, alle sollecitazioni per un accordo improponibile non ho risposto. Come ho già detto, per fortuna ci sono tabulati telefonici e sms, nonché registrazioni, sul mio telefonino. Non potevo proporre nulla anche perché né la gran parte di Stampa Democratica né i miei alleati mai avrebbero accettato una candidatura con Abruzzo. E poi non ho proposto nulla a Nuova Informazione: chi lo ha fatto è Massimo Alberizzi di Senza Bavaglio che non ha difficoltà ad ammetterlo. Non solo, Letizia Gonzales correttamente mi ha detto di avere riferito ad Abruzzo che tale proposta non veniva da me. Eppure Abruzzo ha continuato nella menzogna.
Franco Abruzzo ha dimostrato di essere l’esatto contrario di chi deve governare un Ordine dove occorrono serenità, equilibrio, autonomia di giudizio.
Ma ciò che più addolora Stampa Democratica è l’abuso del nome di Walter Tobagi durante la campagna elettorale. Ebbene mai, mai Stampa Democratica durante le elezioni per l’Ordine ha “usato” il nome di Walter. Franco Abruzzo ne ha abusato. E tutto per un pugno di voti.
Nessuno mette in dubbio le qualità di Franco Abruzzo. E’ uno dei massimi esperti in materia giuridica legata alla nostra professione. E dovrebbe dire grazie a Stampa Democratica che lo ha difeso quando era attaccato da tutti e gli ha proposto un rientro più che onorevole. Gli avevamo offerto una candidatura di prestigio.
Per te, caro Abruzzo, avevamo suggerito un ruolo da padre nobile, l’uomo che ci avrebbe fatto vincere e che poteva essere protagonista a Roma: gestire la riforma dell’Ordine e seguire, per esempio, la legge sulle intercettazioni e tutto ciò che minaccia la nostra professione. Ti avevamo dimostrato grande rispetto, stima. Ma essere voltagabbana per pensare solo a te stesso, sono le tue altre abitudini. Per noi eri il passato, da recuperare e valorizzare in altro ambito.
La sete di “vendetta lombarda” ha prevalso. Ora nonostante una rincorsa forsennata probabilmente non sarai presidente. Sarai uno dei consiglieri e ti faccio tanti auguri di buon lavoro.
C’è una grande differenza tra te e me che i colleghi sapranno cogliere. Ancora una volta tu pensi a te stesso, alla vendetta, a sconfiggermi. Più semplicemente io darò conto del mio lavoro, delle sofferenze che ho condiviso con molti colleghi. I miei avversari sono gli editori non le correnti che a ottobre competeranno com’è giusto alle elezioni del sindacato. Io non mi batterò per sconfiggere un nemico come fai tu, sempre. Farò proposte per costruire, non per distruggere.
Dovresti sapere che i presidenti passano, ma l’impegno, il lavoro fatto resta. Alle spalle della mia scrivania in Associazione c’è una mia fotografia con sotto un titolo: “L’uomo con le valigie in mano”. L’ho appesa nel 2005. Da allora la valigia l’ho pronta. Tu quella valigia non l’hai mai preparata.
La mia componente, Stampa Democratica, la difenderò con tutte le mie forze, con le idee, la ragione, mai con la violenza.
Dici che non hai finito, che il “calabrese-calvinista-determinatissimo” mi dà appuntamento ad ottobre alle elezioni per la Lombarda e per il Congresso Fnsi. Promuoverai un’altra corrente e so che altri si stanno muovendo per conquistare la Lombarda.
Saranno i giornalisti a scegliere tra chi condivide ogni giorno, con la Fnsi, i loro problemi e i voltagabbana che hanno sete personale di vendetta per aver perso una poltrona occupata per 18 anni.
Milano, 7 giugno 2010