EDITORIA.UNA STORIA ITALIANA. L'ENNESIMO FLOP DEI CASO
Roma, 16 aprile 2010. Mentre a Roma è stato celebrato il rilancio del Romanista (nuova direzione affidata a Carmine Fotia, nuova veste grafica, nuova foliazione, nuovo prezzo passato da 1,20 a 1 euro e nuovo editore) in una conferenza stampa svoltasi mercoledì 14 aprile alla Stampa Estera, la famiglia Caso, che appunto ha assunto il controllo della cooperativa che edita il quotidiano dedicato alla Roma Calcio (alla conferenza stampa è intervenuto Fabio Caso), inanella un ennesimo flop in campo editoriale con la conseguenza di mettere sulla strada decine di dipendenti, sia giornalisti che poligrafici. Dopo i fallimenti, negli anni scorsi, dell'operazione Globo (primo esempio di giornale gratuito che non ha mai visto la luce) e del quotidiano sportivo Dieci, fallito dopo quattro mesi lasciando senza lavoro circa 35 giornalisti, più recentemente la famiglia Caso (Giangaetano il padre, Fabio il figlio) è stata protagonista, ancora una volta in negativo, dell'operazione Clandestino, il quotidiano messo in piedi con i fratelli Crespi (i sondaggisti Luigi e Ambrogio), partito a Roma il 24 novembre scorso e chiuso improvvisamente il 18 marzo dopo una furibonda lite con i soci, che pochi giorni prima della chiusura avevano disconosciuto l'operazione. Durante il periodo di uscita del quotidiano Fabio Caso aveva anche assunto il controllo della Cooperativa Il Campanile, che prima editava il giornale di Clemente Mastella, dentro cui aveva provveduto a infilare il Clandestino per poter così accedere ai contributi pubblici.
Ma l'ultimo botto dei Caso come editori risale al 1° aprile 2010 quando il Tribunale di Roma ha decretato il fallimento della Giornali e Associati Spa, la società presieduta dallo stesso Fabio Caso (che è anche amministratore delegato) che editava due settimanali, Di Tutto e Tutto In, e tre mensili, La mia casa, Buona cucina e Top salute, nominando come curatore fallimentare il dott. Lucio Francario, con studio in via Gramsci 34 a Roma. Questi periodici già non uscivano in edicola da alcune settimane, ma erano entrati in difficoltà a partire da ottobre 2009 (nonostante i due settimanali fino a settembre avessero venduto complessivamente quasi 200 mila copie a numero), quando la Giornali e Associati non era più stata in grado di ottenere forniture costanti di carta e di trovare stampatori disposti a lavorare per suo conto. In realtà i Caso avevano tentato di superare il problema acquisendo il controllo della Ponti Editoriale Spa, tipografia con sede a Città di Castello, ma non sono mai stati in grado di farla funzionare regolarmente e dopo lunghi periodi di cassa integrazione, di recente hanno licenziato gli oltre 80 dipendenti, mentre l'Asl locale ha posto i sigilli allo stabilimento per assenza totale di misure di sicurezza. Il fallimento della Giornali e Associati è stato deliberato su istanza di uno dei numerosi stampatori che non è stato pagato. I dipendenti hanno preso contatto con l'Associazione Lombarda Giornalisti per intraprendere qualsiasi azione tesa a fermare questi editori che finora sul loro cammino hanno lasciato solo cadaveri e hanno appreso che le testate periodiche in capo alla Giornali e Associati erano state sfilate dalla società poche settimane prima del fallimento.
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