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Semestrale.
Mondadori
raddoppia l’utile
rispetto al 2009

Milano, 29 luglio 2010. Il fatturato consolidato al 30 giugno 2010 di Mondadori (dati rappresentati senza riclassifiche) è stato di 726,8 milioni di euro, sostanzialmente in linea (-0,5%) rispetto ai 730,7 milioni di euro del primo semestre 2009. Il margine operativo lordo consolidato al 30 giugno 2010 è risultato di 54,6 milioni di euro, in crescita del 35,8% rispetto ai 40,2 milioni di euro dell´esercizio precedente, pur comprendendo, come sopra riportato, maggiori investimenti in sviluppo e maggiori costi postali. L´incidenza sul fatturato è risultata del 7,5% rispetto al 5,5% di pari periodo 2009.Il risultato operativo consolidato al 30 giugno 2010 è stato di 42,8 milioni di euro, in aumento del 53,4% rispetto ai 27,9 milioni di euro dei primi sei mesi del 2009, con ammortamenti e svalutazioni di attività materiali e immateriali per 11,8 milioni di euro (12,3 milioni di euro nel 2009). L´incidenza sul fatturato è passata dal 3,8% del 2009 al 5,9%. L´utile prima delle imposte consolidato è risultato di 30,8 milioni di euro (+75% rispetto ai 17,6 milioni di euro del 2009), con maggiori oneri finanziari per 1,7 milioni di euro. L´utile netto consolidato al 30 giugno 2010 è stato di 15,1 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto ai 7,3 milioni di euro dell´esercizio precedente.Il cash flow lordo del primo semestre 2010 è pari a 26,9 milioni di euro, rispetto ai 19,6 milioni di euro del 2009. La posizione finanziaria netta è passata da -372,9 milioni di euro di fine 2009 a -393 milioni di euro al 30 giugno 2010; rispetto alla stessa data dell´esercizio precedente il miglioramento è risultato di 80,9 milioni di euro. (in http://www.trend-online.com/?stran=izbira&p=ansa&id=287040)


 


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IL FATTO 25/4/2010


PREPENSIONAMENTI.


Editoria (Mondadori):


il governo non controlla,


ma sono soldi pubblici.


 


Ristrutturazione per stato di crisi aziendale nonostante i 34 milioni di euro di utili netti prodotti nel 2009.


 


di Alfredo Faieta


Un sindacato che non controlla I'esecuzione di un accordo che riguarda


la sorte dei propri lavoratori è un organo sociale ben peggiore di un datore di lavoro che quegli accordi cerca di eluderli, o comunque di condurli a scopi che sono anche esterni a quelli dell'accordo stesso. E un ministero che pattuisce di non controllare se le parti sociali di un accordo sindacale stiano operando correttamente verso i dipendenti è un organo istituzionale che perde di vista il bene dei suoi cittadini, di cui si deve fare garante. Impossibile a verificarsi? Sembra proprio di no, a giudicare da quel che sta succedendo nella Mondadori della famiglia Berlusconi, nel bel mezzo di una ristrutturazione per stato di crisi aziendale nonostante i 34 milioni di euro di utili netti prodotti nel 2009 (la crisi in realtà ha colpito maggiormente altri grandi gruppi, in prìmìs Rcs e Il Sole 24 Ore).


Dove il comitato di redazione, il sindacato interno dei giornalisti, pare non stia vigilando sull'esatta applicazione del patto che prevede 82 esuberi tra prepensionamenti, pensionamenti e recessi incentivati. Dopo un mese di stato di crisi i recessi sarebbero già più di quanto stabilito, e nonostante ciò coloro che hanno raggiunto i 58 anni di età se non accettano il prepensionamento, che per legge è volontario, sono messi in cassa integrazione straordinaria, anche contro la loro volontà.


Una situazione che sta diventando sempre più pesante soprattutto a Panorama, dove ad esempio la redazione cultura è stata di fatto già azzerata e sopravvive solo con i contributi dei collaboratori, e dove si prevede che la redazione romana sia molto ridimensionata a fine programma. Il tutto nonostante proprio in questi giorni sia stato presentato il nuovo progetto del settimanale diretto da Giorgio Mulè. Il ministero del Lavoro nicchia, forte di un accordo che lo esautora dal controllo, in capo alle parti: un patto sul quale pende ora un ricorso al Tar prodotto da un esperto di diritto amministrativo, l'avvocato Filippo Lubrano, assolutamente non convinto che il ministero possa chiamarsi fuori quando c'è di mezzo l'uso di denaro pubblico come nel caso della cassa integrazione straordinaria.


Il malumore tra i dipendenti è alto, e la novità è che presto il caso arriverà in Parlamento, grazie a due distinte interrogazioni presentate


dagli onorevoli Vita, Zanda e Giulietti. Per il momento in azienda vige


il motto: non disturbate il manovratore.


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