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Stampa

Stampa Democratica ha preso atto della dichiarazione di Franco Abruzzo di voler lasciare la corrente. Cronaca sintetica (per temi) della riunione 11/6/2010 di Stampa Democratica vista e raccontata da Franco Abruzzo: “Per ora prendo atto del clima ostile verso la mia persona e della requisitoria di Achille Lega. Le nostre strade si separano. Avete ancora una decina di giorni per tendermi la mano in maniera fraterna. Poi la parola passerà agli elettori e sarà troppo tardi”.

Cari colleghi, oggi ho partecipato ai lavori di Stampa democratica (dalle 12.30 alle 15). Il mio racconto è sintetico e va per temi. Ho percepito subito un clima ostile, pesante, da Santa Inquisizione o da tribunale stalinista. L’accusa principale: “Abruzzo non ha mai detto che voleva candidarsi”. Achille Lega, vecchio amico del grande “Giorno”, ha pronunciato la requisitoria accusando Abruzzo di bonapartismo o di dipietrismo: “Non esistono più le ragioni per stare insieme. Abruzzo è una scheggia impazzita, ma è sicuramente un galantuomo. Da gentiluomo dovrebbe dire che ha sbagliato. La sua violenza verbale è inaccettabile”.  In sostanza Lega ha chiesto l’abiura o il pentimento. Abruzzo: “Lega dovrebbe vergognarsi di questo discorso veterocattolico o stalinista. La libertà è libertà, non è una prigione. Come cittadino ho ‘il dovere di svolgere, secondo le mie possibilità e le mie scelte, una attività o  una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società’. Queste sono le parole del secondo comma  dell’articolo 4 della Costituzione. Un comma ignoto ai più”.


Abruzzo ha spiegato che Stampa democratica è ormai una forza residuale, che segue in maniera sciocca Nuova Informazione (alias Autonomia e Solidarietà): lo dimostra la vicenda del “dl Alfano”. “Il dl cambia l’articolo 114 Cpp. I giornalisti – ha detto Abruzzo - potranno raccontare le indagini  per “riassunto”. La pubblicazione delle intercettazioni viene spostata a valle, alla conclusione delle indagini preliminari. I Pm continueranno a fare le intercettazioni, ma ne faranno di più, una (di 75 giorni) per ogni sospettato o indagato. Alla fine sommando i vari spezzoni (di 75 giorni l’uno) risulterà che  le intercettazioni avranno durate complessive  maggiori rispetto al passato. Siddi ha un fratello giudice,  può chiedere aiuto in famiglia, ma preferisce fare propaganda, un brutto mestiere. Se legge l’attuale art. 114 Cpp scoprirà che i divieti sono più pesanti oggi. Che dire poi degli editori. Piangono per le sanzioni collegate alla legge 231/2000. Possono evitarle se adottano piani di organizzazione. Che significa? Gli editori dovranno organizzare corsi di aggiornamento professionale per i loro giornalisti  e predisporre una adeguata struttura redazionale di comando e controllo. Ben venga allora questa norma”. Abruzzo ha poi aggiunto: “C’era bisogno che  mi candidassi?  Sono il giornalista, che, come dice Negri, ha conoscenze sicure e certificate. Parla la mia storia personale. Sono un unicum a livello nazionale. E’ mancata un’analisi del voto del 2007, è mancata un’analisi empirica dell’andamento delle simpatie e delle preferenze di voto nel mondo giornalistico lombardo. Negri non conosce il territorio e la realtà delle redazioni. Nelle grosse redazioni lavorano 2.400 circa degli 8mila professionisti lombardi, gli altri sono sparpagliati in piccole realtà editoriali, che Negri ignora. Lì lavorano molti dei  miei  ex praticanti d’ufficio”.


Abruzzo ha poi detto: “La Fnsi si comporta ormai da soggetto politico, Stampa democratica è legato alla carro di Siddi, Natale e Besana. E’ un cagnolino fedele. Vedo male il presidente dell’Inpgi, Camporese, che si appresta a chiedere al Governo lo stralcio della posizione delle casse previdenziali dal dl 78/2010 sulla manovra economica. Non  vogliamo capire che le casse previdenziali sono considerate dalla Ue enti pubblici, che rientrano nel contesto della finanza pubblica. L’emergenza impone allo Stato di fare questa operazione accompagnata da un rigido controllo sulle dismissioni e sulle acquisizoni. Siddi e Natale, con le loro dissennate politiche, creano difficoltà a Camporese, che oggi appare destinato alla sconfitta”.


Abruzzo ha così concluso: “Volpati dice che il leader di Stampa è Giovanni Negri. Negri e la sua squadra sono odiati in tutte le redazioni lombarde per gli stati di crisi che hanno firmato. Negri dice che ha trattato 60 vertenze e  60 stati di crisi. Renda pubblici i documenti. Non sono coperti dalla privacy come ama dire senza alcuna base giuridica. Ha fatto le verifiche dopo i 6 mesi? E’ vero che ho detto di volermi candidare come capolista per il Congresso della Fnsi. Lo confermo.  Negri tenga il posto di capodelegazione con diritto di parola al Congresso. In aprile ha annunciato che in ottobre lascerà la presidenza della Lombarda. I capi di Stampa democratica, una oligarchia chiusa in se stessa, non hanno fatto un’analisi del voto per l’Ordine.  Nessuna si rende conto, tranne Giuseppe Baiocchi, che Stampa Democratica è ai minimi storici e che si avvia alla fine. Solo io posso tentare di  salvarvi. Sono il giornalista di Stampa Democratica più votato da 24 anni a questa parte. Per ora prendo atto del clima ostile verso la mia persona e della requisitoria di Lega. Le nostre strade si separano. Avete ancora una decina di giorni per tendermi la mano in maniera fraterna. Poi la parola passerà agli elettori e sarà troppo tardi”.


 





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