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Stampa

STAMPA DEMOCRATICA:
componente sindacale oggi
dominata dagli stalinisti
e dalla Santa Inquisizione.
Eppure era nata con Tobagi
in difesa delle minoranze
e aveva un progetto sulla
professione giornalistica.
Slogan e parole vuote: avviata
verso la sconfitta definitiva
dopo la batosta delle elezioni
dell’Ordine della Lombardia.

In coda il documento di Stampa democratica 14/6 e la cronaca della riunione di Stampa democratica che l’11 giugno ha “processato” con stile sovietico Franco Abruzzo, costringendolo ad allontanarsi dalla componente che ha fondato con Walter Tobagi e Massimo Fini. Questo documento, nella stesura originale letta l’11 giugno nella riunione di Stampa democratica, pubblicata in facebook e dedicata alla messa in stato di accusa di Franco Abruzzo, conteneva un peana per Giovanni Negri, attuale presidente uscente della Lombarda, Marco Volpati ha suggerito prudentemente di togliere ogni riferimento a Negri. Come si fa a tessere l’elogio del comandante sconfitto? Dopo Caporetto Cadorna è stato “avvicendato” con Diaz per non dire destituito. E Negri può rimanere ancora al suo posto? Gli amici di Stampa democratica amano comunicati roboanti, come quello di oggi che correttamente pubblichiamo, ma non affrontano i problemi, le ragioni della sconfitta e della crisi.

di FRANCESCO M DE BONIS

Una volta c’era Stampa democratica che si identificata nel suo fondatore Walter Tobagi, cristiano e socialista, tollerante, aperto al confronto, con una idea del sindacato al servizio dei giornalisti. Oggi gli epigoni di quel grande movimento – che ha segnato la storia del giornalismo italiano -, si sono ridotti, come hanno fatto oggi, a ripetere in un documento reso incautamente pubblico slogan e frasi logore e vecchie. “dalla parte dei giornalisti….Dobbiamo rinnovare la fiducia dei colleghi con un percorso di trasparenza e di onestà intellettuale che lasci da parte sterili protagonismi, faccia tornare la voglia di un impegno collettivo aperto al pluralismo delle idee, alla democraticità del confronto, alla capacità di sintesi condivisa e a quella forza propositiva che trae origine dalla consapevolezza di offrire soluzioni reali ai bisogni espressi dalla base dei nostri colleghi”.  “Dobbiamo rinnovare” sta per “dobbiamo recuperare” i voti persi nelle elezioni recenti per l’Ordine dei giornalisti della Lombardia. E’ accaduto che un uomo solo, Franco Abruzzo, alla testa di un gruppo di 42 volenterosi, ha fatto fuori con Stampa democratica anche Quarto potere, le componenti che governano il sindacato regionale, la Lombarda, e che formano la maggioranza, con Nuova Informazione, che governa la Fnsi. Un tonfo senza appello, un disastro, una Caporetto non prevista da nessuno, una sconfitta amara e sconvolgente. Oggi nel documento citato c’è un  “no alle sfide individuali”, dimenticando che nel 1978 Tobagi lanciò una sfida, con i suoi amici, a tutto quel c’era di vecchio nel sindacato. La storia sociologica   dimostra che tutti i movimenti sono guidati da leader carismatici. Tobagi lo era. Coloro che oggi dicono con presunzione  di  richiamarsi a lui non lo sanno. Povere anime.


Un altro esempio di parole spese in libertà. Eccone un passaggio: “La forza di Stampa Democratica sta nella condivisione d’intenti. Nell’ampio dibattito interno culminante in una concreta capacità di sintesi. Nella condivisione di tattiche e strategie da portare avanti su singoli problemi o in intere stagioni. Nelle scelte unitarie sulle persone cui affidare responsabilità nel nostro movimento. … Noi vogliamo costruire il nuovo futuro del giornalismo e dei giornalisti…. Noi dobbiamo remare verso il futuro traghettando lì, rinnovata e ancora più forte, Stampa Democratica….Remare tutti: da una parte sola. Dalla parte dei giornalisti”. Questo documento, nella stesura originale letta l’11 giugno nella riunione di Stampa democratica, pubblicata in facebook e dedicata alla messa in stato di accusa di Franco Abruzzo,  conteneva un peana per Giovanni Negri, attuale presidente uscente della Lombarda, Marco Volpati ha suggerito prudentemente di  togliere ogni riferimento a Negri. Come si fa a tessere l’elogio del comandante sconfitto?. Dopo Caporetto Cadorna è stato “avvicendato” con Diaz per non dire destituito.  E Negri può rimanere ancora al suo posto?  Gli amici di Stampa democratica amano comunicati roboanti, come quello di oggi che correttamente pubblichiamo, ma non affrontano i problemi, le ragioni della sconfitta e della crisi. Abruzzo ha detto l’11 che Negri&C.  non conoscono le persone che vivono sul territorio lombardo. Visto che nel documento  si parla di  “trasparenza” chiediamo a  Giovanni Negri di rendere pubblici le 60 vertenze e i 60 accordi (=stati di crisi?) che ha firmato negli ultimi mesi. Si convinca il povero Negri: quelle “carte”  non sono coperte dalla “privacy”.  Negri e Stampa democratica non incantano più. La poesia è finita. E’ tempo di prosa. Molto dura, molto brutale.


Processo stalinista a Franco Abruzzo. Qui sotto pubblichiamo la cronaca della riunione di Stampa democratica dell’11 giugno. In perfetto stile togliattiano, Negri ha affidato la requisitoria al migliore amico di Abruzzo ai tempi del vecchio Giorno: Achille Lega. Un tempo laico, socialista,  polemista di valore. Oggi cattolico “tridentino”, che spara bordate contro i massoni che hanno fatto il Risorgimento e che hanno tolto al Papa il potere temporale. Una deriva inspiegabile almeno per Franco Abruzzo, che non riconosce più nel Lega del 2010 il Lega degli anni 70. Abruzzo si commuove ricordando le battaglie comuni in difesa del grande Giorno. Eppure i tempi portano cambiamenti anche positivi. Il  Vaticano non rimpiange il Papa Re e oggi la Chiesa cattolica  difende il Tricolore e l’Italia unita. Lega non lo sa.  


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Stampa Democratica


fondata da Walter Tobagi


Sempre da una parte sola. Quella dei giornalisti


 


NO ALLE SFIDE INDIVIDUALI


Un patrimonio di idee e di valori da traghettare verso un nuovo futuro


 


Dalla parte dei giornalisti. Sempre più al servizio dei colleghi, dentro e fuori le redazioni. Capaci di cogliere i cambiamenti del mondo variegato dell’editoria, coraggiosi nel proporre e perseguire quel rinnovamento di idee e progetti imposto con urgenza dall’attuale fase che coinvolge e sconvolge la nostra professione. 


Devono essere queste le linee guida del nostro impegno. Dobbiamo rinnovare la fiducia dei colleghi con un percorso di trasparenza e di onestà intellettuale che lasci da parte sterili protagonismi, faccia tornare la voglia di un impegno collettivo aperto al pluralismo delle idee, alla democraticità del confronto, alla capacità di sintesi condivisa e a quella forza propositiva che trae origine dalla consapevolezza di offrire soluzioni reali ai bisogni espressi dalla base dei nostri colleghi.


Non è più il tempo delle sfide “individuali”.


Non servono gli sconquassi dettati da liti di bottega; non servono picconatori che per erigere nuovi muri distruggono i tanti ponti che con fatica, con senso di responsabilità e con lungimirante progettualità, abbiamo costruito e stiamo costruendo.


La forza di Stampa Democratica sta nella condivisione d’intenti. Nell’ampio dibattito interno culminante in una concreta capacità di sintesi. Nella condivisione di tattiche e strategie da portare avanti su singoli problemi o in intere stagioni. Nelle scelte unitarie sulle persone cui affidare responsabilità nel nostro movimento.


Il forte rinnovamento in atto negli ultimi anni all’interno di Stampa Democratica sul piano della proposta politico-sindacale e su quello dei suoi quadri dirigenti ha l’obbiettivo di traghettare verso un nuovo futuro il patrimonio di idee e di valori che ci ha lasciato Walter Tobagi.  


Ad imporlo sono i tempi e il quadro di riferimento in profonda evoluzione. A chiedercelo sono i colleghi giornalisti che, lontani “dai palazzi” e coinvolti dall’impegno quotidiano, mal sopportano le suddivisioni ideologiche e non comprendono il significato di fazioni, considerando queste situazioni atteggiamenti sterili e inconcludenti.


Noi vogliamo costruire il nuovo futuro del giornalismo e dei giornalisti.


Un futuro che sia a garanzia dell’informazione libera, di sviluppo dei giornalismi, di valorizzazione della professione e di tutela dei giornalisti: siano essi operatori dell’informazione tradizionale, dei new media, degli uffici stampa, freelance, coinvolti dalla stagione delle crisi o in cerca di occupazione. 


In un mare in burrasca non è più tempo di remare contro.


Noi dobbiamo remare verso il futuro traghettando lì, rinnovata e ancora più forte, Stampa Democratica.


Remare tutti: da una parte sola. Dalla parte dei giornalisti.


Paolo Perucchini, Andrea Morigi, Gianfranco Giuliani, Toni Filippini, Cesare Giuzzi, Claudio Scarinzi, Enrico Mirani, Paolo Costa. 


Milano 14 giugno 2010


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Leggi in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5754


ULTIMA POLEMICA.


Diciamo le cose come stanno.


 


Franco  Abruzzo risponde


a Giovanni Negri: “La mia


coerenza è nota ai colleghi,


sempre da una sola parte,


dalla parte dei giornalisti,


sacrificando l’interesse personale.


La rottura provocata da te


che mi consideri il passato”.


 


INCIUCI - “Hai parlato anche di una registrazione. Mi auguro che sia quella della telefonata con Fedocci che già da ora sei autorizzato a rendere pubblica. Vedremo, così, chi mente pubblicamente a noi e agli elettori. Ripeto: rendi pubblica la telefonata fatta a Fedocci, poi saranno i colleghi a giudicare se menti per malafede o se menti per paura delle conseguenze”. IN CODA la lettera di Giovanni Negri.


di FRANCO ABRUZZO


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Leggi in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5775


Stampa Democratica ha preso atto della dichiarazione di Franco Abruzzo di voler lasciare la corrente. Cronaca sintetica (per temi) della riunione 11/6/2010 di Stampa Democratica vista  e raccontata da Franco Abruzzo: “Per ora prendo atto del clima ostile verso la mia persona e della requisitoria di Achille Lega. Le nostre strade si separano. Avete ancora una decina di giorni per tendermi la mano in maniera fraterna. Poi la parola passerà agli elettori e sarà troppo tardi”.


 


Cari colleghi, oggi ho partecipato ai lavori di Stampa democratica (dalle 12.30 alle 15). Il mio racconto è sintetico e va per temi. Ho percepito subito un clima ostile, pesante, da Santa Inquisizione o da tribunale stalinista. L’accusa principale: “Abruzzo non ha mai detto che voleva candidarsi”. Achille Lega, vecchio amico del grande “Giorno”, ha pronunciato la requisitoria accusando Abruzzo di bonapartismo o di dipietrismo: “Non esistono più le ragioni per stare insieme. Abruzzo è una scheggia impazzita, ma è sicuramente un galantuomo. Da gentiluomo dovrebbe dire che ha sbagliato. La sua violenza verbale è inaccettabile”.  In sostanza Lega ha chiesto l’abiura o il pentimento. Abruzzo: “Lega dovrebbe vergognarsi di questo discorso veterocattolico o stalinista. La libertà è libertà, non è una prigione. Come cittadino ho ‘il dovere di svolgere, secondo le mie possibilità e le mie scelte, una attività o  una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società’. Queste sono le parole del secondo comma  dell’articolo 4 della Costituzione. Un comma ignoto ai più”.


Abruzzo ha spiegato che Stampa democratica è ormai una forza residuale, che segue in maniera sciocca Nuova Informazione (alias Autonomia e Solidarietà): lo dimostra la vicenda del “dl Alfano”. “Il dl cambia l’articolo 114 Cpp. I giornalisti – ha detto Abruzzo - potranno raccontare le indagini  per “riassunto”. La pubblicazione delle intercettazioni viene spostata a valle, alla conclusione delle indagini preliminari. I Pm continueranno a fare le intercettazioni, ma ne faranno di più, una (di 75 giorni) per ogni sospettato o indagato. Alla fine sommando i vari spezzoni (di 75 giorni l’uno) risulterà che  le intercettazioni avranno durate complessive  maggiori rispetto al passato. Siddi ha un fratello giudice,  può chiedere aiuto in famiglia, ma preferisce fare propaganda, un brutto mestiere. Se legge l’attuale art. 114 Cpp scoprirà che i divieti sono più pesanti oggi. Che dire poi degli editori. Piangono per le sanzioni collegate alla legge 231/2000. Possono evitarle se adottano piani di organizzazione. Che significa? Gli editori dovranno organizzare corsi di aggiornamento professionale per i loro giornalisti  e predisporre una adeguata struttura redazionale di comando e controllo. Ben venga allora questa norma”. Abruzzo ha poi aggiunto: “C’era bisogno che  mi candidassi?  Sono il giornalista, che, come dice Negri, ha conoscenze sicure e certificate. Parla la mia storia personale. Sono un unicum a livello nazionale. E’ mancata un’analisi del voto del 2007, è mancata un’analisi empirica dell’andamento delle simpatie e delle preferenze di voto nel mondo giornalistico lombardo. Negri non conosce il territorio e la realtà delle redazioni. Nelle grosse redazioni lavorano 2.400 circa degli 8mila professionisti lombardi, gli altri sono sparpagliati in piccole realtà editoriali, che Negri ignora. Lì lavorano molti dei  miei  ex praticanti d’ufficio”.


Abruzzo ha poi detto: “La Fnsi si comporta ormai da soggetto politico, Stampa democratica è legato alla carro di Siddi, Natale e Besana. E’ un cagnolino fedele. Vedo male il presidente dell’Inpgi, Camporese, che si appresta a chiedere al Governo lo stralcio della posizione delle casse previdenziali dal dl 78/2010 sulla manovra economica. Non  vogliamo capire che le casse previdenziali sono considerate dalla Ue enti pubblici, che rientrano nel contesto della finanza pubblica. L’emergenza impone allo Stato di fare questa operazione accompagnata da un rigido controllo sulle dismissioni e sulle acquisizoni. Siddi e Natale, con le loro dissennate politiche, creano difficoltà a Camporese, che oggi appare destinato alla sconfitta”.


Abruzzo ha così concluso: “Volpati dice che il leader di Stampa è Giovanni Negri. Negri e la sua squadra sono odiati in tutte le redazioni lombarde per gli stati di crisi che hanno firmato. Negri dice che ha trattato 60 vertenze e  60 stati di crisi. Renda pubblici i documenti. Non sono coperti dalla privacy come ama dire senza alcuna base giuridica. Ha fatto le verifiche dopo i 6 mesi? E’ vero che ho detto di volermi candidare come capolista per il Congresso della Fnsi. Lo confermo.  Negri tenga il posto di capodelegazione con diritto di parola al Congresso. In aprile ha annunciato che in ottobre lascerà la presidenza della Lombarda. I capi di Stampa democratica, una oligarchia chiusa in se stessa, non hanno fatto un’analisi del voto per l’Ordine.  Nessuna si rende conto, tranne Giuseppe Baiocchi, che Stampa Democratica è ai minimi storici e che si avvia alla fine. Solo io posso tentare di  salvarvi. Sono il giornalista di Stampa Democratica più votato da 24 anni a questa parte. Per ora prendo atto del clima ostile verso la mia persona e della requisitoria di Lega. Le nostre strade si separano. Avete ancora una decina di giorni per tendermi la mano in maniera fraterna. Poi la parola passerà agli elettori e sarà troppo tardi”.





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