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Stampa

INTERCETTAZIONI.
DEL BOCA: “TORNA
LO SPAURACCHIO
DEL BAVAGLIO” .

Lettera di Francesco De Vito a Lorenzo del Boca: “L’Ordine dei giornalisti, insieme alla Fnsi e all’Unione cronisti, deve farsi promotore di iniziative finalizzate a evitare che il ddl Alfano divenga legge dello Stato nel testo già licenziato dalla Camera”.

Roma, 23 febbraio 2010. «Dopo mesi in sonno, torna lo spauracchio del bavaglio per i giornalisti che si occupano di questioni giudiziarie. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi hanno impresso un'accelerazione all'iter della legge che disciplina l'utilizzo di intercettazioni telefoniche e ne vieta (di fatto) la pubblicazione sugli organi di stampa»: è la posizione del presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca. «Il mondo dell'informazione - prosegue - deve mostrarsi più responsabile nella divulgazione di testi che compaiono nei brogliacci della polizia giudiziaria, ma che poco significato hanno in rapporto alle vicende di cui si parla. Tuttavia, il senso di responsabilità della categoria (che deve crescere) non aumenta con l'imposizione di una legge che vieta tout court l'accesso alle fonti d'informazione e che si configura nei fatti come una disdicevole censura preventiva». «Se il cosiddetto ddl Alfano fosse in vigore, le cronache che sono state proposte ai cittadini in questi mesi - sottolinea Del Boca - sarebbero, in larga misura, vietate: dall'inchiesta sulle malefatte della clinica di Milano che moltiplicava i pazienti e inventava le malattie alle notizie sulla scandalo degli appalti del dopo-terremoto. L'informazione è un bene prezioso che va difeso anche al prezzo di rinunciare al la difesa di qualche piccolo interesse personale: e la difesa più efficace consiste nell'assicurare ai giornalisti l'indipendenza e l'autonomia che sono il fondamento ineludibile della loro professione». (ANSA).


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Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5242


INTERCETTAZIONI.


ALFANO: “Avanti, ma


il ddl non sarà votato


prima delle regionali”.


LA STRETTA NEL DDL ALL'ESAME DEL SENATO. PIU' VINCOLI PER AUTORIZZARLE, CARCERE PER CHI LE PUBBLICA. FNSI: GOVERNO VUOLE IMBAVAGLIARE GIORNALISTI.


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Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5262


INTERCETTAZIONI.


AVVENIRE: “SERVE


UN LIMITE DI CIVILTÀ”


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Lettera di Francesco De Vito a Lorenzo del Boca: “L’Ordine dei giornalisti, insieme alla Fnsi e all’Unione cronisti, deve farsi promotore di iniziative finalizzate a evitare che il ddl Alfano divenga legge dello Stato nel testo già licenziato dalla Camera”


 


Roma, 23 febbraio 2010. Riceviamo da Francesco De Vito, consigliere dell’Ordine nazionale, la lettera (diretta al presidente Lorenzo Del Boca) che pubblichiamo volentieri qui sotto:


Caro Presidente,    con l¹esplosione dello scandalo sugli appalti della Protezione civile torna all¹o.d.g. il bavaglio ai giornalisti. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, come avrai potuto leggere, chiede che il Senato riprenda in mano il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni e lo approvi rapidamente in maniera definitiva nel testo già licenziato prima dell’estate dello scorso anno dalla Camera. In verità dice anche che preferirebbe norme ancor più pesanti, ma per ragioni di rapidità si contenta di quelle approvate a Montecitorio. Di questo rilancio non trovo traccia sul sito dell¹Ordine.


 Come ben sai, il testo votato dalla Camera prevede il divieto di pubblicazione anche parziale degli atti non più coperti da segreto (comprese le intercettazioni) fino alle conclusioni delle indagini preliminari. Dopo se ne potrebbe scrivere per riassunto o raccontandone il contenuto. E’ vietata persino la pubblicazione delle intercettazioni che compaiono nelle ordinanze dei magistrati. I giornalisti che pubblicano atti coperti da segreto rischiano fino a tre anni di carcere e la sospensione dalla professione per tre mesi, che dovrebbe essere inflitta dall¹Ordine professionale.


   Ma il giro di vite coinvolge anche gli editori, chiamati a pagare multe salatissime, da un minimo di 65.000 a un massimo di 465.000 euro per violazioni delle nuove norme commesse dai giornalisti. Si tratta di una grave distorsione. Per evitare multe pesanti gli editori sarebbero costretti a istituire nelle redazioni uffici che svolgano la funzione di una censura preventiva.


Se queste norme fossero già in vigore, nulla sapremmo della cricca degli appalti e la Protezione civile Spa sarebbe già operante.


Siamo dunque nuovamente di fronte a un’emergenza analoga a quella affrontata durante il passaggio del ddl Alfano alla Camera. Ritengo pertanto che l’Ordine dei giornalisti, insieme alla Fnsi e all¹Unione cronisti, debba farsi promotore di iniziative finalizzate a evitare che il ddl Alfano divenga legge dello Stato nel testo già licenziato dalla Camera.


 Un cordiale saluto.


                                                         Francesco De Vito                              


                                                 


 







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