INTERCETTAZIONI. AVVENIRE: “SERVE UN LIMITE DI CIVILTÀ”
Roma, 23 febbraio 2010. Le intercettazioni devono essere adoperate «nella logica della giustizia» e non «in quella della politica»: pertanto rischiano di divenire «irrimediabilmente ingiuste» quando non rispettano il «limite insuperabile» della «presunzione d'innocenza dell'inquisito». È quanto si legge oggi in un editoriale del quotidiano dei vescovi, Avvenire, intitolato «intercettazioni: ora un limite di civiltà (ma non a chi indaga)», a proposito dei processi mediatici che spesso finiscono per sostituirsi a quelli giudiziari veri e propri. «Non si tratta - spiega il quotidiano - di proibire le intercettazione, ma la loro diffusione mediatica». «L'Italia - prosegue l'articolo - è divenuto il Paese in cui attraverso intercettazioni, pur legalmente autorizzate dalla magistratura, troppi cittadini sono divenuti vittime di ingiustificate umiliazioni, sofferenze, emarginazioni professionali e sociali, per le quali non può esistere forma di compensazione adeguata». La presunzione d'innocenza - conclude l'editoriale di Avvenire «un diritto fondamentale» che ha la «priorità» anche sulla libertà di stampa. (ANSA).
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