CASO BOFFO. FELTRI interrogato dall’Ordine dei Giornalisti di Milano. ANCORA NESSUNA DECISIONE dopo l’AUDIZIONE del direttore:. “NON ERA SOLA, HO CORRETTO INESATTEZZE”.
Milano, 22 febbraio 2010. È durata circa cinquanta minuti l'audizione del direttore del Giornale Vittorio Feltri all'Ordine dei giornalisti della Lombardia che ha aperto nei suoi confronti un procedimento disciplinare per gli articoli scritti prima su Libero e poi sul Giornale sull'ex direttore di Avvenire Dino Boffo. L'audizione, secondo quanto si è appreso, è avvenuta in un clima cordiale e Feltri ha risposto a tutte le domande poste dal Consiglio dell'ordine e dal presidente Letizia Gonzales. Prima prendere una decisione, il Consiglio ascolterà anche il giornalista de Il Giornale Gabriele Villa estensore di un articolo su Boffo. L'audizione di Villa è prevista per il 3 marzo. Feltri inoltre, sempre in seguito ad un esposto della «Società Pannunzio per la libertà di stampa», dovrà essere sentito anche nell'ambito di un altro procedimento disciplinare, per un articolo su Gianfranco Fini nel quale scrisse di un «dossier» contro il presidente della Camera e contro uomini a lui vicini in merito a incontri con squillo in sedi istituzionali. Il fondo, pubblicato a settembre, era intitolato «Il presidente Fini e la strategia del suicidio lento». A Feltri non sono state poste domande su un terzo provvedimento disciplinare quello sul caso di Renato Farina, radiato dall'Ordine nazionale nel 2007, ma che ha continuato a scrivere sul quotidiano diretto da Feltri. «Ho cercato di spiegare come sono andare le cose - ha detto Feltri al termine dell'audizione - cosa che ho fatto anche varie volte sul mio giornale. Ma non c'è nulla di nuovo rispetto a quello che ho scritto». Alla domanda se, durante l'audizione sul caso Boffo siano stati fatti nomi, in particolare quelli del Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone e del direttore dell'Osservatore romano Giovanni Maria Vian, Feltri ha risposto: «Non sono stati fatti nomi nè nessuno mi ha chiesto nulla in merito. Ma è normale che non mi chiedano nulla. Perchè la mia fonte non è che mi ha rifilato una sola, mi ha dato una notizia vera. Basta controllare a Terni, poi se c'era qualche dettaglio che non era esatto lo abbiamo corretto in corso d'opera. La verità sostanziale della notizia è stata verificata ed è stata data. Non era neppure facile saperne di più perchè i fascicoli erano secretati. Che ci siano state delle imprecisioni siamo stati peraltro noi i primi a riconoscerlo nel momento in cui abbiamo fatto delle rettifiche sul Giornale. Peraltro nessuno mi ha chiesto di rivelare una fonte: tu una fonte la riveli nel momento in cui ti rifila una sola. Chi mi ha dato la notizia mi ha dato una notizia vera, che è la condanna per molestie». Sul fatto che il documento non fosse una «informativa», Feltri ha aggiunto: «Quella è una sciochezza. È stata chiamata in mille modi. La verità è che è stata data a me, ma non solo a me ma anche a 180 vescovi, ed è sempre stata spacciata come il riassunto del contenuto degli atti secretati in cui ci sono un sacco di cose che però non si possono dire perchè sono secretate. Non contegono però alcuni particolari che invece nella informativa c'erano e quando io ho appreso che quei particolari erano inesatti li ho corretti sul Giornale». (ANSA).
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