Napoli, 12 febbraio 2010. C’erano anche alcuni familiari di Antonio Iovine, il superlatitante del clan dei Casalesi, alla presentazione ieri sera del libro «’O cecato», dedicato a Giuseppe Setola, il boss autore della strage di Castelvolturno poi arrestato. Nella sala affollatissima della libreria Feltrinelli, a Chiaia, si sono infilati un cugino della primula rossa e la moglie, tutt’e due provenienti da San Cipriano d’Aversa. Una circostanza passata inosservata ed emersa solo a fine presentazione quando l’uomo si è avvicinato a Rosaria Capacchione, la giornalista del «Mattino» che vive da tempo sotto scorta proprio per le gravi minacce subite dai Casalesi. Poche frasi ma in modo deciso e risentito, per alcuni recenti articoli scritti dalla cronista a proposito di uno degli esponenti della famiglia Iovine, Riccardo, arrestato dai carabinieri perché sorpreso insieme a Setola durante il blitz dell’anno scorso. Parole chiare, inequivocabili, con un significato ancor più sinistro per il luogo e la circostanza: una sala affollata (peraltro con numerosi esponenti delle forze dell’ordine, in divisa e in borghese) per la presentazione di un libro dedicato al killer sanguinario, diventato il simbolo mediatico dei Casalesi. Peraltro, alla presentazione del libro c’era un altro personaggio simbolo della lotta al clan, il magistrato Raffaele Cantone, anche lui sotto scorta. Sia Cantone, sia Capacchione presentavano il libro «’O cecato», scritto da un’altra giornalista del «Mattino», Daniela De Crescenzo (già allieva dell’Ifg De Martino di Milano). Un libro, edito da Tullio Pironti, che in poche settimane ha avuto un significativo successo, con affollate presentazioni itineranti organizzate in Campania. Il libro intreccia le vicende dell’assassino e quelle della sua potenziale vittima, Gaetano Vassallo, che per sfuggirgli passa dalla parte dello Stato e racconta come la camorra, complici imprenditori e politici, abbia avvelenato la Campania. Intorno a Setola e Vassallo si muovono tanti personaggi che con il proprio impegno riescono a mettere in scacco il killer: magistrati, carabinieri, poliziotti, commercianti che denunciano. Nella sala della Feltrinelli molti esponenti della società civile, diversi giornalisti, il capo della Procura della Repubblica di Napoli Giovandomenico Lepore alcuni magistrati e tanti giovani. La presenza dei due membri della famiglia Iovine è passata inosservata fino all’incontro con Capacchione. Non è escluso, a questo punto, che ci fossero altri soggetti dello stesso gruppo. «Sono sconcertata, perché non riesco a interpretare chiaramente un fatto che non capisco». «L'uomo che si è avvicinato a me - dichiara la giornalista del Mattino - l'avrò incontrato tante volte a Caserta ma non mi ha mai detto niente. Mi chiedo perché sia venuto a Napoli a comprarsi il libro e a contestare il contenuto di articoli che risalgono ad oltre un anno fa», aggiunge la Capacchione. Un atteggiamento che «turba e che è difficile interpretazione». (www.ilmattino.it)
Le minacce della criminalità. Del Boca: “L’Ordine agirà legalmente contro chi cerca di intimidire i giornalisti”.
Roma, 12 febbraio 2010. “Dalla Calabria, alla Sicilia, al Friuli, senza trascurare la Campania e Napoli. La criminalità organizzata, comunque si chiami (mafia, ‘ndrangheta o camorra) individua nei giornalisti e nel loro lavoro un pericolo per i suoi immondi traffici”: è il commento di Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti a quanto accaduto nel capoluogo campano a danno di Rosaria Capacchione. “Non si tratta, continua Del Boca, tanto di esprimere solidarietà ai colleghi, che hanno consapevolezza di avere l’affetto di tutti i giornalisti, ma di chiedere alla società di essere affianco a quanti, in questa professione, onorano il dovere costituzionale di fornire ai cittadini le informazioni necessarie per conoscere e capire quanto avviene. L’Ordine nazionale sarà al fianco dei colleghi per perseguire in sede penale tutti coloro i quali tentano di impedire ai giornalisti di svolgere il loro lavoro nell’interesse della collettività", (www.odg.it)
CAMORRA. FNSI: SCONCERTANTE INTIMIDAZIONE A CAPACCHIONE. CASO PIÙ RECENTE DI LUNGA SERIE. COLPENDO ED INTIMIDENDO L'INFORMAZIONE SI COLPISCE E SI MORTIFICA LA DEMOCRAZIA, SIA FATTA PIENA LUCE.
Roma, 12 febbraio. «Desta grande preoccupazione l'aumento di atti di intimidazione nei confronti dei giornalisti. Ai numerosi e preoccupanti episodi calabresi, che vanno dalle anonime minacce di morte all'incendio di auto di cronisti, al caso di Udine dove è stato recapitato ad un giornalista un proiettile si aggiunge quello il più recente e sconcertante di Napoli dove la collega de 'Il Mattinò, Rosaria Capacchione, da tempo sotto scorta, ha subito gravi e pesanti minacce da parte di clan camorristici nel corso di una pubblica manifestazione». Lo afferma, in una nota, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi). «Si tratta ormai di decine di casi sui quali alcuni Parlamentari hanno rivolto una interrogazione al Ministero degli Interni. La situazione appare ormai non più tollerabile. La Federazione della Stampa, che ha espresso la solidarietà a tutti i colleghi coinvolti, rinnova l'appello al Ministro degli Interni ed a tutti gli organismi preposti alla sicurezza perchè sia fatta piena luce su questi fatti e perchè siano individuati i responsabili. Colpendo ed intimidendo l'informazione si colpisce e si mortifica la democrazia. Di questo il Governo e le forze politiche tutte devono essere consapevoli. Anche a loro la Federazione della Stampa chiede che siano messi in atto tutti i provvedimenti per ripristinare un clima di civile serenità, che possa consentire il libero esercizio del lavoro giornalistico senza paure e condizionamenti», conclude la Fnsi (Adnkronos)
CAPACCHIONE. UNCI: , VA GARANTITA LA SUA SERENITÀ.
Roma, 12 febbraio 2010. I cronisti italiani, intervenuti subito attraverso il gruppo Campano, nella vicenda delle nuove intimidazioni alla collega Rosaria Capacchione, ritengono che «sia necessario uno sforzo particolare per arrestare un fenomeno, quello delle minacce ai cronisti, che negli ultimi tempi ha assunto particolare rilevanza». «La vicenda denunciata oggi - sottolinea l'Unci - costituisce un nuovo preoccupante campanello di allarme sul clima nel quale troppi cronisti sono costretti a lavorare nelle Regioni dove è presente la criminalità organizzata. Occorre uno sforzo congiunto e convinto di tutte le istituzioni, Forze dell'ordine in primo luogo, perchè a Rosaria Capacchione sia garantita non solo l'incolumità, come avviene con la scorta, ma anche la possibilità di lavorare in modo sereno». L'Unci considera necessario che «queste garanzie debbano essere assicurate anche ai tanti, troppi cronisti vittime di minacce e intimidazioni solo perchè intendono mantenere fede al loro impegno etico e professionale di informare i cittadini». (ANSA).
CAMORRA. CDR MATTINO: GRAVISSIMA SFIDA A CAPACCHIONE. PREOCCUPA GESTO INTIMIDATORIO DAL FORTE VALORE SIMBOLICO.
Napoli, 12 febbraio 2010. Il Cdr del Mattino denuncia «l'ultima gravissima sfida lanciata dalla camorra alla collega Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino da sempre impegnata in prima linea contro i clan. Preoccupa e inquieta l'eccezionalità di un gravissimo gesto intimidatorio dal forte ed evidente valore simbolico. Rosaria, punto di riferimento dell'intera redazione, per anni ha raccontato dalle pagine del nostro giornale e attraverso il suo libro-documento 'L'oro della camorra ', i delitti e gli affari dei casalesi». Il Cdr del Mattino, «redazione che ha già contato un martire anticamorra, Giancarlo Siani, oggi simbolo della guerra contro ogni forma di illegalità per intere generazioni», chiede «con forza a tutte le istituzioni un impegno forte e concreto contro mafia, 'ndrangheta e camorra e in difesa della libertà di stampa». Il Cdr del Mattino «nel ribadire che non è più tempo di parole di solidarietà invita il Presidente della Repubblica, il ministero dell'Interno, il ministero della Giustizia, i magistrati, le forze dell'ordine, tutti gli organi di stampa e le associazioni di categoria a rinnovare l'impegno e la denuncia netta, chiara e forte contro boss, clan e cosche perchè la voce di Rosaria non resti isolata». «Alla coraggiosa nostra collega - conclude la nota - vanno subito e senza alcun indugio rafforzate le misure di protezione. Il Cdr del Mattino ribadisce con forza e con determinazione l'impegno dell'intera redazione nella lotta contro la camorra».(ANSA).
CAMORRA. MINACCE A GIORNALISTA, SOLIDARIETÀ DA ALFANO.
Napoli, 12 febbraio 2010. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha espresso la vicinanza del governo alla giornalista de «Il Mattino» Rosaria Capacchione, minacciata ieri sera in pubblico dai familiari di un boss dei 'casalesì «Le gravi minacce subite dalla giornalista de Il Mattino ci spronano a rispondere con più determinazione e fermezza alla sfida lanciata della malavita organizzata. Gli apparati dello Stato non indietreggeranno davanti a vicende del genere», ha affermato Alfano. Alla Capacchione hanno espresso solidarietà politici di entrambi gli schieramenti, tra i quali il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, che le ha telefonato, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, e il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro. La giornalista era stata avvicinata ieri sera da alcuni familiari del boss latitante dei 'casalesì Antonio Iovine, che le hanno contestato il contenuto di alcuni articoli. L'episodio è avvenuto alla presentazione di un libro su Giuseppe Setola, ritenuto il capo del gruppo di fuoco del clan, in una nota libreria. Ad avvicinare la Capacchione, alla fine dell'incontro, sarebbero stati la moglie ed un cugino di Iovine. I due, con toni risentiti, avrebbero espresso il proprio dissenso su alcuni articoli che riguardavano un altro esponente della famiglia, Riccardo Iovine, 43 anni, medico incensurato, che fu arrestato dai carabinieri nell'ambito della stessa operazione che portò alla cattura del boss latitante Giuseppe Setola il 14 gennaio 2009 a Mignano Montelungo (Caserta). Nella libreria erano presenti numerosi esponenti delle forze dell'ordine, ed il magistrato Raffaele Cantone, che in passato ha condotto inchieste sui Casalesi. «Sono sconcertata, è un fatto che non capisco - ha commentato la giornalista - l' uomo che mi si è avvicinato l'avrò incontrato tante volte a Caserta, ma non mi ha mai detto niente. Mi chiedo perchè sia venuto a Napoli a comprare il libro ed a contestare il contenuto di articoli che risalgono ad oltre un anno fa». Il Cdr del quotidiano 'Il Mattino parla di «ultima gravissima sfida lanciata dalla camorra alla collega Rosaria Capacchione, giornalista da sempre impegnata in prima linea contro i clan». «Preoccupa e inquieta l'eccezionalità di un gravissimo gesto intimidatorio dal forte ed evidente valore simbolico», aggiunge l' organismo sindacale. (ANSA).
CAMORRA. CARFAGNA: SOLIDARIETÀ A CAPACCHIONE, NAPOLI SI STRINGA A LEI
Roma, 12 febbraio 2010. «Desidero esprimere la mia solidarietà e vicinanza a Rosaria Capacchione, donna coraggiosa e giornalista in prima linea nel denunciare il dramma della camorra». Così il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, capolista a Napoli e provincia del Pdl per le elezioni del Consiglio regionale, commenta l' «inaccettabile» aggressione fatta ieri sera alla giornalista de Il Matttino da parte di alcuni familiari del boss latitante Antonio Iovine. «La lotta alla criminalità organizzata si fa, prima che con le forze dell'ordine, con la denuncia e la consapevolezza che il problema esiste e va risolto. Per questa ragione -sottolinea Carfagna- donne e uomini come Rosaria, sono preziose e l'intera città si dovrebbe stringere attorno a lei». (Adnkronos)
CAMORRA. BERSANI CHIAMA CAPACCHIONE: SOLIDARIETÀ DAL PD
Napoli, 12 febbraio 2010. Il segretario nazionale del Pd Pier Luigi Bersani ha telefonato alla giornalista Rosaria Capacchione esprimendole «la solidariet… e la vicinanza di tutto il Partito democratico e sua personale», dopo le minacce ricevute da personaggi vicini a boss della camorra. (ANSA)
Camorra. Libera e comitato don Peppe Diana: solidarieta a Capacchione
Roma, 12 febbraio 2010. A Rosaria Capacchione, giornalista de Il Mattino, Libera Caserta ed il Comitato don Peppe Diana esprime in una nota "la piena e convinta solidarieta' e vicinanza". "La sua indiscutibile opera di informazione - sottolinea la nota - tesa ad illuminare le zone d'ombra e a rompere il muro del silenzio contro la camorra ed i camorristi del clan dei Casalesi, non puo' e non deve essere messa in alcun modo in discussione da intimidazioni e minacce di chicchessia"."Alla Capacchione e a tutti i giornalisti che ancora conservano la schiena dritta e che mai hanno fatto un passo indietro dinanzi al senso del dovere che li anima - prosegue - gridiamo 'Forza e Coraggio, noi siamo con voi'. Facciamo parte di una societa' responsabile e della camorra e dei camorristi, affiliati e parenti conniventi, non ne vogliamo sapere piu' niente. Non vogliamo essere rassegnati e non vogliamo neppure girarci dall'altra parte. All' amica Rosaria Capacchione diciamo semplicemente: 'Vai avanti, noi siamo al tuo fianco'". (Adnkronos)
CAMORRA. DA CDR IL MESSAGGERO SOLIDARIETÀ A CAPACCHIONE.
Rpma, 12 febbraio 2010. Il Cdr del Messaggero esprime preoccupazione per l'ennesimo atto di intimidazione lanciato dalla camorra alla collega del Mattino Rosaria Capacchione. «Alla giornalista che vive sotto scorta, da sempre impegnata nel raccontare e denunciare l'intreccio malavitoso di boss, clan e cosche, va la solidarietà della redazione. Le gravi minacce subite dalla collega, alla presenza di magistrati e forze dell'ordine, mortifica la democrazia ma non riusciranno ad intimidire il lavoro della collega de 'Il Mattinò, giornale che ha già pagato un prezzo nella lotta alla camorra», scrive il cdr della testata. (ANSA).
CAMORRA. FNSI al GOVERNO: “PIENA LUCE sulle MINACCE ai GIORNALISTI”.
Roma, 12 febbraio 2010. Il governo e le forze politiche facciano tutto il possibile per individuare i responsabili delle numerose, recenti minacce ai giornalisti: è la posizione della Federazione nazionale della stampa. «Desta grande preoccupazione - sottolinea la Fnsi in una nota - l'aumento di atti di intimidazione nei confronti dei giornalisti. Ai numerosi e preoccupanti episodi calabresi, che vanno dalle anonime minacce di morte all'incendio di auto di cronisti, al caso di Udine dove è stato recapitato ad un giornalista un proiettile si aggiunge il più recente e sconcertante di Napoli dove la collega de Il Mattino, Rosaria Capacchione, da tempo sotto scorta, ha subito gravi e pesanti minacce da parte di clan camorristici nel corso di una pubblica manifestazione. Si tratta ormai di decine di casi sui quali alcuni parlamentari hanno rivolto una interrogazione al Ministero degli Interni. La situazione appare ormai non più tollerabile». La Federazione della stampa, «che ha espresso la solidarietà a tutti i colleghi coinvolti, rinnova l'appello al ministro degli Interni ed a tutti gli organismi preposti alla sicurezza perchè sia fatta piena luce su questi fatti e perchè siano individuati i responsabili. Colpendo ed intimidendo l'informazione si colpisce e si mortifica la democrazia. Di questo il governo e le forze politiche tutte devono essere consapevoli. Anche a loro la Federazione della stampa chiede che siano messi in atto tutti i provvedimenti per ripristinare un clima di civile serenità, che possa consentire il libero esercizio del lavoro giornalistico senza paure e condizionamenti». (ANSA).
Capacchione: solidarietà dal Colle.
Napoli, 13 febbraio 2010. Sull’intimidazione subita l’altra sera alla libreria Feltrinelli dalla giornalista del Mattino Rosaria Capacchione - minacciata da familiari del boss latitante dei Casalesi, Iovine - si appunta l’attenzione del Quirinale. Dal Colle si apprende che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano segue costantemente l’evoluzione dei fatti e che, come già avvenuto in altre occasioni, il capo dello Stato ha espresso la sua solidarietà alla giornalista del Mattino, minacciata in pubblico durante la presentazione del libro di Daniela De Crescenzo «’O cecato». Quella del capo dello Stato è la prima di una lunga serie di attestazioni di solidarietà bipartisan giunte alla giornalista dal mondo politico e istituzionale. Il ministro della Giustizia Alfano ha sottolineato che le gravi minacce subite dalla cronista del Mattino ci spronano a rispondere con più determinazione e fermezza alla sfida lanciata dalla malavita organizzata. «Gli apparati dello Stato - ha aggiunto Alfano - non indietreggeranno davanti a vicende del genere». Telefonata del leader del Pd Bersani.Non un episodio isolato, una sortita estemporanea. Pressioni, intimidazioni, minacce contro la giornalista del «Mattino» Rosaria Capacchione (ma anche contro giudici e pm del pool anticasalesi) vanno avanti da tempo e hanno fatto registrare un pericoloso crescendo negli ultimi mesi. (www.ilmattino.it)
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'Ndrangheta: da Rosarno
allarme sulla situazione
dei giornalisti calabresi.
Interrogazione parlamentare:
"In Calabria atti gravi"
Rosarno (Rc), 6 febbraio 2010. Un forte allarme sulla situazione dei giornalisti calabresi minacciati dalla 'ndrangheta è stato lanciato stamattina dall'assemblea convocata a Rosarno dall'istituto di istruzione superiore «Raffaele Piria» in occasione della presentazione del libro di Arcangelo Badolati e Giovanni Pastore «Banditi e schiave» sul ruolo delle 'ndrine albanesi. Sono stati, in particolare, citati solo gli ultimi casi di minacce e pesanti intimidazioni a giornalisti calabresi, Antonino Monteleone, Michele Albanese e Angela Corica, sottolineando come ci sia ormai un problema vero e proprio di democrazia in alcune aree della Calabria, in modo particolare la provincia di Reggio Calabria. Nel corso del dibattito, cui hanno partecipato tra gli altri i giornalisti Genevieve Makaping, Filippo Veltri ed il magistrato della Dda di Reggio Calabria Roberto Di Palma, è stato sottolineato come gli ultimi casi sono solo la punta di un iceberg che tocca i cronisti più impegnati nelle singole realtà in un'opera di denuncia dell'azione delle cosche mafiose. «A rischio - è stato ancora detto - c'è la tenuta della società e non è quindi più tollerabile che si faccia ancora in Calabria un'antimafia a giorni alterni, con troppe dimenticanze e amnesie». (ANSA).
INTIMIDAZIONE A GIORNALISTA. ORDINE CALABRIA: TROPPI EPISODI
Catanzaro, 6 febbraio 2010. «Solidarietà piena e convinta» è stata espressa dal presidente dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, ad Antonino Monteleone, il giornalista reggino cui è stata incendiata l'autovettura. «Ti esprimo, anche a nome di tutto il Consiglio dell'Ordine, - ha scritto Soluri a Monteleone - la più piena e sincera solidarietà per la grave intimidazione subita. Lo faccio sottolineando come vadano purtroppo moltiplicandosi gli atti intimidatori nei confronti di tanti giornalisti calabresi, soprattutto di quelli più impegnati sul fronte della cronaca nera e giudiziaria o sul fronte delle battaglie civili contro la criminalità organizzata e le varie 'zone grigiè che di fatto la fiancheggiano». «Sono sicuro - ha aggiunto Soluri - che l'intimidazione non raggiungerà lo scopo e che anzi moltiplicherà le tue forze e le tue energie per le battaglie che conduci come cittadino e come giornalista». (ANSA).
INTIMIDAZIONI A GIORNALISTI. DEPUTATI: IN CALABRIA ATTI GRAVI.
Catanzaro, 10 febbraio 2010. «Il Ministro dell'Interno è a conoscenza di quanto accade in Calabria ai danni degli operatori della comunicazione?». È quanto chiedono, in un'interrogazione, i deputati Paolo Gentiloni e Franco Laratta, del PD, e Giuseppe Giulietti, del Gruppo Misto. «Sono ormai decine - proseguono Gentiloni, Laratta e Giulietti - i giornalisti italiani nel mirino della mafia. Una situazione particolarmente grave si registra in Calabria con minacce e intimidazioni ai cronisti del Quotidiano della Calabria, Calabria Ora e di Gazzetta del Sud. Proprio in questi ultimi giorni sono stati segnalati due nuovi atti intimidatori ad altrettanti giornalisti calabresi». «Antonino Monteleone, a cui è stata incendiata l'auto - sostengono i parlamentari - è un giovane cronista coraggioso e determinato del reggino. A lui si devono inchieste e denunce che hanno fatto luce sulle attività malavitose di clan mafiosi calabresi. Sempre nei giorni scorsi, in una lettera inviata alla sede centrale del Quotidiano della Calabria, vengono riportate minacce di morte dirette a Michele Albanese, responsabile dell'ufficio di corrispondenza di Polistena. Albanese è un cronista attento e puntuale, capace di raccontare con precisione quanto accade in una zona ad alto rischio della Calabria: la Piana di Gioia Tauro». «Si chiede quindi al ministro Maroni - concludono Gentiloni, Laratta e Giulietti - se sia a conoscenza dei recentissimi atti intimidatori contro i cronisti Albanese e Moteleone e cosa intende fare, per quanto di sua competenza, a tutela dei suddetti giornalisti per individuare i responsabili di questi avvertimenti mafiosi che puntano a fermare la libertà di informazione al Sud». (ANSA).
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INTIMIDAZIONE
A GIORNALISTA
DI UDINE: CdR
di “E POLIS”
esprime solidarietà.
Cagliari, 11 febbraio 2010. Il Comitato di redazione dei quotidiani E Polis ha espresso solidarietà ad un collega della redazione di Udine al quale, dentro una busta anonima, è stato recapitato un proiettile. «Nell'auspicio che le forze dell'ordine identifichino quanto prima il responsabile o i responsabili - è detto in una nota - il Cdr condanna l'atto compiuto da persone vili e criminali e garantisce a questi ignoti che nè il collega nè il resto della redazione di E Polis si lasceranno intimidire, ma continueranno il proprio lavoro con lo stesso impegno di sempre». (ANSA).
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Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4923
Daniela De Crescenzo
O CECATO - La vera
storia di uno spietato
killer, Giuseppe Setola.
di Rosaria Capacchione
per Il Mattino del 29/11/2009
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