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Stampa

Sul modello di quella toscana.
NASCE A MILANO
LA CARTA
DEONTOLOGICA
SULL’INFORMAZIONE
BIO-MEDICA.
Durante il convegno
‘Scienza e Media’,
tenutosi oggi, il presidente
dell’Ordine dei Giornalisti
della Lombardia e il Gruppo
2003 annunciano
una carta deontologica
sull’informazione bio-medica.


Milano, 8 febbraio 2007. Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia promuove una carta deontologica sull’informazione bio-medica (sul modello di quella toscana). Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine, ha infatti dichiarato che il  Consiglio dell’ente sta lavorando all’elaborazione della carta deontologica, proposta dal Gruppo 2003, associazione che riunisce gli scienziati italiani che lavorano in Italia e che figurano negli elenchi dei ricercatori più citati al mondo nella letteratura scientifica secondo gli elenchi compilati per le diverse discipline dall'Institute for Scientific Information (ISI) di Philadelphia.


E’ quanto è emerso oggi al convegno ‘Scienza e Media, un tormentato rapporto: il caso della salute’, tenutosi al centro congressi MIC di fieramilanocity. Il  convegno,  organizzato dalla Fondazione Carlo Erba e dal Gruppo 2003, con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è uno degli appuntamenti di Aspettando MilanoCheckUp,  un ciclo di incontri con protagonisti del mondo della sanità e della medicina in vista di MilanoCheckUp, la nuova mostra della medicina che si terrà nel quartiere fieramilano di Rho dal 6 al 9 giugno.


“La questione di offrire un’informazione corretta e trasparente nel settore bio-medico – dichiara il Prof. Pier Mannuccio Mannucci, Presidente del Gruppo 2003 – è di grande attualità e di primaria importanza. Ogni comunicazione medica che i media diffondono suscita grande interesse da parte dei lettori e va a toccare la loro emotività e ad influenzare le aspettative di vita e di guarigione. E’ importante mettere a punto la carta etica soprattutto in questo momento storico, in cui la sanità è più che mai ‘sotto esame’ e una comunicazione errata, sensazionalistica e superficiale, potrebbere offuscare tutto quello che di buono i centri di ricerca e di cura hanno fatto finora e stanno continuando a fare”.


 


Ufficio Stampa MilanoCheckUp


Sergio Pravettoni, tel. 02.4997.7582, sergio.pravettoni@fieramilano.it


Laura Manfredi, tel. 02.4997.7582, laura.manfredi@fieramilano.it


 


Ufficio Stampa Fiera Milano Tech


Davide Grassi, tel. 02.3264393, davide.grassi@fieramilanotech.it


…………………………


 


Bozza in fase di esame


La Carta  deontologica


sull’Informazione  bio-medica


 

Premessa

1. Il progresso tecnico-scientifico in ambito biomedico, che si è intensificato a partire dalla metà del secolo scorso, ha ampliato lo spettro delle opportunità legate al mondo della salute, nella sua accezione più vasta.


La medicina è diventata sempre più avanzata e sofisticata e la figura del medico pratico è andata progressivamente separandosi da quella del ricercatore. Sono aumentate le promesse di efficacia terapeutica, ma è cresciuto anche il tasso di incertezza che inevitabilmente accompagna tutto ciò che è connesso con la salute dell’individuo. Il rapporto fra i soggetti attivi nella relazione clinica è diventato più complesso.


Se un tempo l’accesso all’informazione bio-medica era, per più motivi, estremamente limitato e legato al rapporto biunivoco medico-paziente, oggi, invece, intervengono altri interlocutori e l’informazione raggiunge ampi strati dell’opinione pubblica, prevalentemente attraverso i mass-media e le nuove tecnologie multimediali che restano al di fuori di contesti normativi precisi.


 


2. La questione di offrire una informazione corretta e trasparente nel settore bio-medico si pone in termini più pregnanti, rispetto ad altri settori dell’informazione, in quanto coinvolge, in modo particolare, il mondo dei valori.


L’esigenza di linee-guida, che siano di riferimento per una  “Buona Pratica” nella comunicazione bio-medica, viene sollecitata da più parti, in nome del diritto del cittadino a una informazione comprensibile, ampia e corretta e non è possibile eludere, da parte dei professionisti, quelle competenze che possono essere acquisite solo attraverso una alta formazione mirata.


Queste esigenze si ripercuotono in numerosi aspetti dell’informazione mediatica, coinvolgendo i rapporti tra strutture, professionisti, personale sanitario, cittadini,  soggetti impegnati nella ricerca e gestori del mercato, spesso guidati dalla logica dei finanziamenti.


Come sottolinea la Carta internazionale della professionalità medica, “il giudizio professionale riguardante un interesse primario come la salute dei cittadini può essere influenzato indebitamente da un interesse secondario” e per questo esiste un “obbligo per i medici di riconoscere, rendere pubblici e affrontare i conflitti di interesse che si presentano nello svolgimento dei loro compiti e attività professionali”. Parole che possono essere fatte proprie da tutte le professionalità coinvolte all’informazione.


 


3. La figura di un professionista, che sia garante dei principi di qualità nella comunicazione, è perciò esigenza irrinunciabile e risponde a quei criteri di etica della informazione che sono alla base del rapporto tra media e utente.


Solo in questo modo potrà essere garantita quella capacità di scelta autonoma e consapevole che il cittadino può esercitare esclusivamente nel momento in cui sia in possesso di una informazione adeguata. In questa prospettiva, ridurre l’asimmetria informativa diventa garanzia essenziale di democrazia.


L’importanza di un codice deontologico i cui valori siano condivisi da parte degli operatori del settore bio-medico e dagli operatori dell’informazione e della comunicazione è stata più volte ribadita.


Nella convinzione che si dovrebbe avviare su tutto il territorio nazionale un’opera di approfondimento di questo aspetto cruciale di una società complessa, cioè del rapporto di fiducia fra ricercatori, medici, informatori e cittadini, che devono essere messi in grado di fare scelte autonome e consapevoli su tutto quanto riguarda la salute, proponiamo la seguente


 


Carta Etica per l’informazione bio-medica


 


Dal momento che l’informazione deve rispondere ai più alti standard di qualità propri del processo della ricerca e dell’applicazione dei risultati scientifici e tecnologici, medici e giornalisti si impegnano - nel rispetto dei distinti ruoli e nell’esercizio dei loro rispettivi diritti e doveri - a garantire ai cittadini un’informazione corretta, obiettiva,  trasparente e verificata.


Essi riconoscono l’importanza che il cittadino – sia esso malato o sano – acquisisca una capacità autentica di partecipare con le sue scelte alla promozione e alla tutela della sua salute e di quella della collettività.


A tali fini il Gruppo 2003 e l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia si impegnano a favorire, attuare e sostenere presso tutte le autorità competenti, in particolare nell’insegnamento universitario, le opportune e adeguate  iniziative formative nei confronti dei propri iscritti e affermano i seguenti principi che tradurranno in regolamenti nei rispettivi codici deontologici.


           


1.                 Comunicazione. I professionisti del settore bio-medico-sanitario, medici e ricercatori, hanno un obbligo di comunicazione che non attiene solo alla relazione clinica, che si articola nel complesso dei rapporti interpersonali professionali. Esiste un obbligo più generale di informare i cittadini su tutto ciò che riguarda la tutela della salute e gli strumenti per realizzarla. La relazione clinica è regolata dal codice deontologico della professione e dalle leggi vigenti dirette anche a garantire la riservatezza dei dati personali. I rapporti fra giornalisti e gli altri soggetti dell’informazione biomedica e sanitaria sono regolati dal codice deontologico dei giornalisti oltre che dalle leggi vigenti.


 


2.                 Responsabilità. Esiste una responsabilità comune dei medici, ricercatori e degli operatori dell’informazione che riguarda la diffusione di una corretta informazione. Da una parte in funzione di contribuire alle politiche o ai programmi di prevenzione, dall’altra, più in generale, nel diffondere una conoscenza precisa, oggettiva e attenta a indicare limiti e conseguenze di determinate scoperte o procedure scientifiche così da non estendere in modo illusorio gli scopi e le possibilità della medicina, superandone i limiti.


 


3.                 Interesse generale. In ambito medico e scientifico-sanitario è prioritaria la valutazione dell’interesse generale nel consentire la divulgazione di qualsiasi notizia e informazione.


 


4.                 Servizio. Il medico, il ricercatore e il giornalista collaborano affinché l’informazione medico-sanitaria permetta la distinzione fra notizia di cronaca e quella utile per l’educazione alla salute, nell’interesse del singolo e della collettività.


 


5.                 Trasparenza. Le parti si impegnano a garantire il rigore scientifico delle informazioni, a prescindere da qualsiasi intreccio di interessi personali o societari per quanto legittimi essi siano. In caso di presenza di questi interessi, essi devono essere dichiarati in base al principio della trasparenza. L’aspetto commerciale che riguarda farmaci o attrezzature tecnologiche, così come la promozione di marchi individuali o societari devono essere tenuti nettamente separati (o dichiarati come tali) nella diffusione delle informazioni attraverso un canale mediatico.


 


6.                 Qualità. Medici, ricercatori e giornalisti condividono il fine di garantire la qualità dell’informazione impegnandosi a non trasmettere o a non diffondere notizie premature o non verificate. Gli Ordini sono disponibili a collaborare alla pratica attuazione di tale impegno.


 


7.                  Precauzione. In ogni caso medici, ricercatori e giornalisti si atterranno al principio della precauzione secondo il quale non verranno indicati in modo apodittico vantaggi e svantaggi di una scoperta o di una terapia fino a che questa non avrà superato una sperimentazione inoppugnabile per tempi e risultati.


Con particolare riferimento ai temi di politica sanitaria, il principio di precauzione, inteso come non recepimento supino di dati statistici eventualmente forniti o di informazioni-denuncia, dovrà valere (nei termini di una verifica-riscontro di tipo giornalistico) anche nei confronti delle fonti istituzionali politico-partitiche e di quelle legate alle associazioni di cittadini e alle organizzazioni di pazienti.


 


8.                 Completezza. I professionisti si impegnano a fornire l’informazione più completa possibile. Le informazioni non  verranno abbandonate dopo le prime uscite pubbliche, ma seguite in modo da confermare o rettificare l’esattezza di quanto comunicato in modo da non suscitare né eccessive attese, né allarme.


 


9.                 Competenza. Medici e giornalisti si impegnano a seguire il principio della competenza. L’informazione verrà resa pubblica quando chi l’ha elaborata è riconosciuta persona competente e chi la diffonde ha ragionevolmente acquisito strumenti per misurarne la validità e la portata.


In tal senso è auspicabile che all'interno delle singole redazioni si incentivino sinergie tra i settori di cronaca e quelli più specialistici al fine di evitare la diffusione di informazioni distorte, quando non allarmanti o addirittura inverosimili.


 


10. Linguaggio. Medici, ricercatori e giornalisti dovranno verificare l’esattezza scientifica dei termini, evitando di usarli al di fuori di qualunque contesto che possa mutarne il senso o fare loro acquisire una connotazione emotiva per obiettivi di spettacolarizzazione dell’informazione. 


 


Ordine dei Giornalisti della Lombardia


Gruppo 2003





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