Lettera di Marcello Zinola a Franco Abruzzo.
http://www.fnsi.it/Pubbliche/CNLG_2009_2013.asp : questo è il link al sito della Fnsi dove, da giorni, è scaricabile e consultabile il testo del contratto. Forse gli impegni nelle relazioni internazionali del nostro Ordine Professionale hanno impedito di prenderne visione, forse chi è nell’Ordine e nel Consiglio Nazionale Fnsi non ha ascoltato con attenzione le comunicazioni o non ha letto quelle che sono arrivate. Forse sarebbe meglio che chi è riuscito a consentire che, così rimanendo le cose, il prossimo elefantiaco (anche quello Fnsi è un po’, diciamo, sovradimensionato) Consiglio nazionale dell’ordine annovererà più rappresentanti della categoria pubblicisti dei professionisti (un “insulto” ai veri pubblicisti), che chi negli anni ha spesso avuto un occhio più attento alle cose estere rispetto a quelle della professione in Italia, alla deriva delle scuole (tante, troppe, con relativa capacità formativa) riflettesse un poco sul prodotto del suo amministrare e dirigere l’ordine. Peraltro eletto da una categoria lamentosa sul tema, ma come accade per le cose della politica ordinaria, pronta rimettere stessi nomi, stesse logiche, stesso disinteresse nell’urna. Avete mai visto un ordine professionale la cui rappresentanza è in maggioranza formata e costituita da chi svolge quel che rimane della nostra professione (per legge...) non come esclusiva attività professionale? E non c’entra l’art. 21, non scomodate la Costituzione per un fenomeno inqualificabile. Prendete i dati degli iscritti all’Ordine, quanti sono iscritti o con posizione Inpgi 1 e-o-2, quandi pubblicisti sono con posizione all’Inpgi2 (iscrizione d’obbligo per legge). Poi qualcuno provi a riflettere. Provi a rifletterci chi è un vero pubblicista, chi lo è stato e non dimentica, non ha dimenticato come era la situazione negli settanta, ottanta, novanta.... Scoprirà che non sono discorsi corporativi. A meno che non si intenda l’Ordine come elemento e centro di potere al quale, per sostenersi, vanno bene e servono migliaia di quote di iscrizione di veri (e presi per il naso) pubblicisti e di altri che sono destinati a rimanere solo delle quote. Di iscrizione. Altro che professione.
Buona domenica a tutti, e scusate per il disturbo
Marcello Zinola, Segretario Associazione Ligure Giornalisti-Fnsi
Genova, 672/2010
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I 4 documenti dell’aspra polemica Fnsi/Ordine
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1. I vertici della Fnsi alle assemblee dei giornalisti autonomi a Catania e Palermo: "No a nuove fabbriche di disoccupati, questa gestione dell'accesso da parte dell'Ordine nazionale dei giornalisti sta portando la professione al collasso"
16/01/2010
I vertici della Fnsi, rappresentati dai vicesegretari nazionali Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle hanno partecipato e sono intervenuti alle partecipate assemblee dei colleghi giornalisti autonomi che si sono tenute a Catania e Palermo organizzate dal Dipartimento lavoro autonomo della Fnsi in collaborazione con l'Assostampa siciliana.
Testo nel sito della Fnsi (http://www.fnsi.it/Esterne/Pag_vedinews.asp?AKey=10827)
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2. Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5044
POLEMICA SULL’ACCESSO.
Del Boca alla Fnsi:
“Non bastano infondate
accuse all'Odg per
scaricarsi la coscienza”.
In coda i documenti Fnsi
all’origine della reazione
del presidente dell’OdG
“Eliminare il percorso universitario significa, invece, contraddire il dibattito che la categoria ha sviluppato negli ultimi venti anni. Una scuola che preceda l’ingresso nella professione e una solida preparazione scientifica sono stati considerati la condizione indispensabile per poter praticare il mondo dell’informazione, in costante e, qualche volta, caotica evoluzione, dominato da questioni anche lessicalmente complicate. Lo studio e la conoscenza – si è ripetuto fino alla noia – diventano patrimonio irrinunciabile per “leggere” le vicende del mondo ed essere nelle condizioni di raccontarle”.
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3. Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5140
PROFESSIONE. E' guerra.
Il Consiglio nazionale Fnsi:
"Non più rinviabile una
profonda e restrittiva
revisione dei criteri di accesso”.
700 prepensionamenti nel 2009.
“Incomprensibile la politica
dei vertice dell’Ordine nazionale”.
“Ogni anno oltre un migliaio di praticanti superano l’esame ma solo una esigua minoranza di loro arriva da un percorso di praticantato contrattualizzato mentre il turn over della professione permette l’assorbimento di poche centinaia di lavoratori con regolare contratto. Le migliaia di accessi, frutto di una politica permissiva che non tiene in alcun conto le regole del mercato e le reali disponibilità di posti di lavoro nelle redazioni, hanno determinato lo svilimento della professione portando l’offerta di lavoro ad almeno cinque volte in più rispetto ai posti disponibili”.
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4. Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5147
Ordine v. Fnsi:
sull’accesso
è guerra aperta!
Sindacato
accusato
di “delirio”
Da Del Boca&C. parole al vetriolo contro Siddi&C.: “I dirigenti del sindacato non sono ancora riusciti a scrivere un contratto firmato poco meno di un anno fa, ma hanno trovato il tempo per stornare dal Fondo di solidarietà circa 400mila euro per coprire i buchi di bilancio”.
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Lettere in redazione
1. Nelle redazioni dei giornali per capire che ormai non c'è alcuna distinzione tra pubblicista e professionista, perché la stragrande maggioranza dei pubblicisti in realtà svolge l'attività come lavoro esclusivo.
Vorrei rispondere al signor marcello zinola, da professionista iscritta all'Inpgi2 da 10 anni (ho fatto per anni anche la pubblicista) che se non si è accorto, basta guardare nelle redazioni dei giornali per capire che ormai non c'è alcuna distinzione tra pubblicista e professionista, perché la stragrande maggioranza dei pubblicisti in realtà svolge l'attività come lavoro esclusivo, solo che non ha un contratto che rispecchi questa situazione e che sia degno di questo nome. Ora, senza fare polemiche, non so di chi sia la colpa di questa situazione: se degli ordini che non hanno più senso di esistere (almeno così come sono), se delle scuole che dovrebbero mettere dei "tetti", o di chi dovrebbe vigilare (Inpgi 1 e 2) sul rispetto di una serie di norme, tra cui il corretto versamento dei contribuiti, le ispezioni e quant'altro. Fatto sta che la situazione "reale" è questa. Io so una buona fetta del mio stipendio se ne va solo per pagare quote di enti che non mi sono di nessuna utilità, oggi, proprio per come sono strutturati. Esiste una specie di lista di collocamento, che è di zero utilità perché ormai ogni editore chiama chi gli pare o si serve degli stagisti, quindi non si capisce perché esista, chi la tega e a che scopo. Io vi figuro da anni (anche se ho detto più volte di cancellarmi) e non mai ricevuto nemmeno una mail o una telefonata. Se sono entrati più pubblicisti, come rappresentanti, benvenga perché è tempo che chi dirige l'Ordine prenda atto di quello che sarà lo scenario del futuro, e di cosa serve davvero alla stragrande maggioranza dei suoi iscritti, che oggi pagano quote di iscrizione per non avere sostanzialmente niente. distinti saluti
beatrice
2. Scontro Fnsi/Ordine: come in ogni querelle che si rispetti, i torti, e le ragioni, stanno da una parte e dall'altra.
La recente polemica tra federazione e ordine andrebbe guardata con un minimo di distacco, senza faziosità e partigianerie. Perché -come in ogni querelle che si rispetti- i torti, e le ragioni, stanno da una parte e dall'altra. Che le scuole di giornalismo siano diventate dei veri e propri "disoccupatimentifici" sta sotto gli occhi di tutti. L'ordine se ne deve fare una ragione per una semplice e banale considerazione: domanda e offerta viaggiano ormai su due rotte divaricanti. I giornali chiudono, ristrutturano, sinergizzano, non pagano, mentre decine di colleghi vengono deportati in altre redazioni di altre citta' . Chi assorbira', percio', i nuovi colleghi? E' pero' altrettanto vero che la nostra professione negli ultimi dieci anni ha subito tanti e tali cambiamenti che i recenti contratti non hanno saputo recepire. Hanno ,pero', fatto finta di farlo sacrificando su questo altare la parte economica. E' inoltre vero che il sindacato spende sempre di più perché è diventato una sorta di blob auteperpetuantesi in perenne espansione. Dico: ma avete visto quanta gente era presente alla firma del contratto? Per quale ragione? Dov'e' finito il principio della delega? Chi ha qualche hanno di piu' non puo' fare a meno di confrontare le attuali ciclopiche strutture organizzative con quelle smilze delegazioni che si confrontavano con gli editori in serrate (e produttive) battaglie contrattuali nazionali ed integrative. E' altrettanto vero che il nostro ordine e' ricco. E in molti si chiedono a cosa serva accumulare tanti fondi come fa l'ODG (che in compenso ha mantenuto un'organizzazione assai piu' snella dell'FNSI). La questione dei fondi dell'ordine e' una questione antica e mai risolta perche' legata ad uno statuto e a leggi che forse sarebbe bene cambiare. Di possibili "legittimi" impieghi di questi fondi ce ne sono decine: un cospicuo contributo annuale al fondo per la pensione integrativa; un contributo di solidarieta' casagit per i contrattualizzati con i redditi piu' bassi; contributi a fondo perduto per la realizzare o risollevare i circoli della stampa nelle varie citta' (che una volta erano motori culturali mentre oggi solo morte gore...). Resta il fatto che di tutti i nostri referenti sindacal-professional-previdenziali l'Ordine non batte mai cassa, gli altri sì. Affido a voi queste riflessioni che nascono da una profonda convinzione: le nostre organizzazioni, tutte le nostre organizzazioni, fanno troppa politica. Nel momento contrattuale, per esempio, dovrebbero difendere innanzitutto il potere d'acquisto dei colleghi che ci sono e poi i principi per i giornalisti che verranno. Prima le indennita' e poi i modelli organizzativi. Prima i posti di lavoro esistenti, poi i modelli produttivi prossimi venturi. Prima razionalizzare le spese (interne e della categoria), licenziando o facendo causa a chi ha incautamente investito in fondi spazzatura poi chiedere gli aumenti dei contributi. Invece i congressi (tutti i congressi) i consigli (tutti i consigli, nazionali e regionali) si consumano con eterne ed estenuanti trattaive sui posti, sulle quote partitiche, sui direttivi, su presidenti e segretari -sempre uno a bilanciamento dell'altro-. Ecco i motivi che -insieme alle troppe scuole di giornalismo- stanno portando la nostra professione al collasso.
Perche' per scegliere un partito abbiamo le elezioni politiche e amministrative.
Per difendere professione e diritti (che -consentitemi- mai come in questo momento vengono prima dei doveri) abbiamo solo voi, amici dell'Ordine, della Federazione, dell'INPGI e della Casagit.
Mario De Scalzi - Vicedirettore TG2
3. Pretendiamo che gli Ordini regionali applichino la legge in merito alle revisioni e ai procedimenti disciplinari.
Mi pare che si stia superando i limiti della decenza. Ti cito alcuni dati:Inpgi 2 ci sarebbero 24mila iscritti, di cui 18mila pubblicisti. Il consiglio di amministrazione sarebbe composto da cinque mebri di cui uno solo, ripeto, uno solo è pubblicista. Al collega ricordo che esiste uno statuto ( chieda informazioni a Gino Falleri) per la costituzione dell'associazione nazionale dei pubblicsti, Siamo pronti ad andare per i fatti nostri visto che diamo fastidio. Noi del Consiglio Nazionale, abbiamo la proposta di riforma che è in discussione alla Commissione Parlamentare guidata da Mazzuca. Abbiamo proposto la diminuzione del consiglio nazionale che, al massimo prevede 80-85 consiglieri con il meccanimo di due professionisti e un pubblicista, più un bonus per i consigli regionali che vantano più iscritti. La Fnsi, tanto per fare un esempio conta 180 consiglieri nazionali... Non vogliamo la guerra, pretendiamo che gli ordini regionali applichino la legge in merito alle revisioni e ai procedimenti disciplinari per quei colleghi che fanno pubblicità a cominciare da Pippo Baudo, alla Ruta alla d'Amico e tanti altri. Abbiamo interesse affinché la categoria sia unita. Ti chiedo, inoltre, che male c'è se Cisl e Cgil intendono costituire un sindacato dei giornalisti? Siamo o non siamo in Democrazia? Buona domenica
Aleandro Di Silvestre
4. De Bello Civili: FNSI vs ODG. Era ora che il sindacato prendesse di petto la questione delle scuole di giornalismo.
Cari colleghi, in questi giorni stiamo assistendo ad una vera e propria guerra civile in seno alla categoria dei giornalisti che, temo, sarà destinata ad inasprirsi con l'aumentare del numero dei disoccupati, dei precari non riconfermati nelle redazioni. Ma posso dirlo? Era ora! Era ora che il sindacato prendesse di petto la questione delle scuole di giornalismo, come era ora che pensasse ad una rappresentanza specifica dei freelance: la crisi ci fa aprire gli occhi! E l'Ordine, se in linea di principio non ha torto nel chiedere una solida formazione teorica per gli aspiranti giornalisti e nel voler sottrarre alla tirannia degli editori l'esclusiva dell'accesso alla professione, non può continuare a ignorare che sta creando un conflitto generazionale! Chi ha fatto il percorso tradizionale di gavetta in redazione, chi ha faticato anni per ottenere il riconoscimento di 18 miseri mesi di praticantato, non può non considerare come antagonisti quei giovani che in due anni di master, pagato fior di quattrini dai genitori, possono diventare professionisti. E quando si va a bussare alle stesse porte, indovinate chi viene preferito per minore età ed esperienza? A tal proposito nel dibattito di questi giorni non si è ancora ricordata la recente scandalosa selezione pubblica Rai, legata al progetto editoriale "Buongiorno Regione". I criteri di ammissione al concorso erano: laurea con 110 e lode, iscizione all'elenco dei professionisti e, ciliegina sulla torta, il più meritocratico dei requisiti: essere nati non prima del 1 gennaio 1978!!! E chi può avere queste caratteristiche, chi può riuscire ad ottenere in soli due anni l'abilitazione professionale? La risposta è ovvia: chi può permettersi di pagare una scuola di giornalismo! Come ci si può, dunque, stupire della disperazione di tanti colleghi che chiedono la fine dei master? Quel concorso doveva essere bloccato: si è consumata un'ingiustizia, che ha tagliato le gambe a molti bravi professionisti e non ha garantito pari opportunità d'accesso in un'azienda pubblica (e, per favore, non arrampichiamoci sui vetri dicendo che la Rai ha potuto imporre questi requisiti anticostituzionali, in quanto "concessionaria di un servizio pubblico" e non amministrazione pubblica). Ma ora la preoccupazione è: cosa si sta facendo per evitare che questi abusi si ripetano ancora in futuro? Meditiamo colleghi, meditiamo.
Loredana Pianta