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Stampa

IN VISTA DELLE ELEZIONI DELL'ORDINE DEL 20/27 MAGGIO
Presenti 350 giornalisti al battesimo del Movimento
“Giornalisti per la Costituzione”.
Franco Abruzzo: “Chi ha interessi privati in
altri settori non può possedere giornali”.

Assemblea degli iscritti all'Albo di Milano (29.3.2007).
Relazione di Franco Abruzzo (presidente dell’Ogl):
“In undici punti un programma di incisive iniziative in difesa dell’autonomia della professione, della libertà di cronaca ancorata al rispetto della deontologia, dell’accesso solo per via universitaria, della formazione permanente e del dialogo con gli iscritti”.

Gli APPUNTAMENTI:
a) 10 maggio: happy hour (h 19-23) al “Fashion Cafè” di via San Marco 1/Milano. Un appuntamento in un ambiente completamente rinnovato e di gran moda. Gusteremo un drink con stuzzichini in abbondanza al costo di 7 euro. Verrà presentata la lista dei candidati vicini al Movimento “Giornalisti per la Costituzione”.

b) 20/21 maggio e 27/28 maggio: urne aperte nella
sede della Unione del Commercio di corso Venezia 49/Milano.

Le adesioni al Movimento potranno essere indirizzata a: fabruzzo39@yahoo.it oppure fabruzzo39@hotmail.com

Milano, 26 gennaio 2007. La più imponente manifestazione milanese di giornalisti degli ultimi 20 anni ha fatto da cornice ieri sera - al Ristorante "Le isole" di via Pirelli 5 – alla nascita del Movimento di opinione “Giornalisti per la Costituzione”. Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, sta scrivendo il programma, di cui ha anticipato alcuni punti: “Il problema centrale – ha detto Abruzzo - è quello della difesa della professione, che gli editori vogliono distruggere. Gli editori vogliono assemblare i materiali presenti nella rete utilizzando giovani precari e affidare la parte nobile, i commenti, a persone di fiducia (ambasciatori e professori universitari). Questo disegno va contrastato con energia e determinazione. Bisogna battersi perché chi ha interessi privati in altri settori non possieda giornali. E’ in corso nel nostro Paese una furiosa battaglia (soprattutto politica e non solo giudiziaria) attorno a Telecom, perché attraverso il doppino in un domani vicino passeranno, con internet, programmi tv, sport, cultura, spettacoli. Chi sarà padrone del doppino potrà condizionare la vita politica e la stessa vita democratica del Paese. Il primo passaggio è l’approvazione di una legge sullo Statuto dell’impresa editoriale, che separi proprietà azionarie e redazioni”. La varietà delle opinioni sulle pagine dei giornali deve garantire il traguardo dell’obiettività minima, che si sostanzia anche nella pubblicazione di tutte le versioni circolanti su un determinato evento. Il pluralismo è un valore da coltivare. “La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati” afferma solennemente la Costituzione europea. Un principio, che va costruito e implementato a livello continentale.


Alla manifestazione erano presenti tantissimi giovani giornalisti e i collaboratori di Abruzzo impegnati nella battaglia per l’Ordine professionale, visto, attraverso le regole deontologiche che sono norma, come strumento utile alla categoria per ribadire il fondamento della professione ancorata alla formazione universitaria (voluta dalla Ue), all’esame di Stato, al rispetto delle regole etiche. In prima fila il vicepresidente dell’Ordine Damiano Nigro, Gianni De Felice, Giuseppe Alberti, Ottorino Ascani, Alberto Arrigoni, Luca Bergamaschi, Antonello Capone, Alessandro Casarin, Fabrizio Cassinelli, Luisa Ciuni, Giuseppe Ciulla, Assunta Currà, Sergio D'Asnasch, Enrico Fedocci, Gianni Fossati, Franz Foti, Maurizio Gussoni, Toni Mirabile, don Emilio Pastormerlo, Max Rigano, Teresa Palese, Ruben Razzante, Giacinto Sarubbi, Bruno Talamonti, Nicola Vaglia, Patrizia Vassallo e Massimo Villa. Domenico Tedeschi, a nome di un gruppo di pubblicisti, ha annunciato l’uscita dal “Movimento liberi giornalisti” e l’adesione al nuovo Movimento. Di grande rilevanza la vecchia guardia del giornalismo lombardo presente con Pilade Del Buono, Romolo Amicarella, Rita Bisestile, Giorgio Cajati, Gianluigi Da Rold, David Messina, Novarro Montanari, Gino Morrone, Mario Oriani, Renato Ranghieri, Roberto Renzi, Donata Righetti e Livio Sposito.


La “pizzata” voleva essere un momento di aggregazione e di conoscenza per battere l’isolamento nel quale viviamo, isolamento creato e favorito da internet e dai cellulari.


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DIBATTITO - Contributo di Franco Abruzzo:


“Giornalisti-guida Mario Borsa e Walter Tobagi”.


Il documento programmatico del Movimento focalizzerà i punti cruciali delle sfide che attendono i giornalisti (riforma della professione, deontologia, lavoro autonomo e lavoro dipendente, assistenza legale, formazione, uffici stampa, precariato ecc..). Il non collateralismo partitico e sindacale dovrà costituire il patrimonio comune di tutti gli aderenti al movimento. Non collateralismo vuol dire presa di distanza da ogni centro di potere esterno o interno al giornalismo professionale: valore questo da praticare concretamente. Ci batteremo per introdurre una norma antitrust del tipo “chi ha interessi privati in altri settori non può possedere giornali”. Occorre, per legge, separare gli interessi non editoriali degli azionisti da quelli dell’informazione. L’anomalia italiana (a livello internazionale per quanto riguarda il mondo occidentale) è data dal Parlamento, che possiede tre reti tv e tre reti radiofoniche, e dagli editori di giornali e tv, che hanno interessi in altri campi (banche, auto, cemento, assicurazioni, costruzioni, cinema e politica, etc). Anche i grandi investitori pubblicitari condizionano i giornali: gli Stati Uniti insegnano qualcosa al riguardo. Devono essere sciolti i nodi dei conflitti di interesse, che non riguardano soltanto Silvio Berlusconi.


La presenza delle banche nel capitale delle imprese editoriali è una minaccia reale all’autonomia dei mass media. Se si passerà a un sostanziale regime liberalizzato, il ruolo delle banche nell’editoria rischia di diventare ancor più invasivo soprattutto in caso di crisi delle imprese, quando le banche prendono in mano le redini delle imprese in difficoltà. Un primo passo potrebbe esser quello di recepire nella legge in cantiere di riforma dell’editoria alcuni princìpi elaborati dalla dottrina e in sede sindacale La nuova legge dovrebbe affermare l’indipendenza delle pubblicazioni e dei giornalisti dal potere politico; l’indipendenza delle pubblicazioni e dei giornalisti da ogni gruppo di pressione; la separazione dell’informazione — larga e indipendente — dal commento. Una delle regole più importanti deve riguardare il direttore. L’editore non può legittimamente nominare un direttore se non sono stati prima consultati i giornalisti. Si tratta di un parere, quindi, preventivo e obbligatorio ancorché non vincolante. Contenere le anomalie editoriali italiane e l’influenza delle proprietà sui giornali deve figurare negli impegni del Parlamento, stante il valore fondamentale del giornalismo, che non sopporta censure o autorizzazioni, e il diritto dei cittadini a una informazione onesta e completa. La scommessa è il giornalismo indipendente: può ritrovare cittadinanza in Italia? L’alternativa pessima è il giornalismo schierato con i poteri della politica e dell’economia. In sostanza la libertà di informazione non è una variabile dipendente del mercato, ma è un principio e un diritto fondamentale della Costituzione repubblicana, che va sopraordinata alla proprietà dei giornali.



Il Movimento si stringe attorno ai valori fondamentali della Costituzione, i valori di libertà, di dignità della persona, di giustizia, di solidarietà, di uguaglianza, di libertà di manifestazione del pensiero (che si sostanzia nell’esercizio libero e senza censure del diritto “insopprimibile” di cronaca, di informazione e di critica “limitato dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui”); valori, che, con Walter Tobagi, abbiamo condiviso, quando, il 14 settembre 1978 Walter ha assunto la presidenza dell’Associazione lombarda dei Giornalisti preludio della nascita successiva (al congresso Fnsi di Pescara, ottobre 1978) del movimento culturale e sindacale di “Stampa democratica”: quei valori sono stati e sono al centro della mia azione al servizio dei colleghi.



La legalità deontologica è un valore da difendere contro chi pensa di ridurre i giornali a meri veicoli di pubblicità spacciata per notizia, di gossip, di foto raccapriccianti e/o impressionanti, di articoli elaborati incollando le agenzie di stampa. I giornalisti devono affermare e far valere il loro ruolo di mediatori intellettuali tra i fatti e i cittadini, non disposti a far battaglie per conto terzi (gli editori, gli azionisti e gli investitori pubblicitari). Le inchieste sui problemi sociali ed economici devono tornare nei giornali. Non è possibile che i giornali “buchino” sistematicamente i grandi scandali economico/finanziari e che gli stessi emergano soltanto dai Palazzi di Giustizia: all’informazione, invece, spetta anticipare i fatti. Oggi prevale la prudenza soprattutto per non scontentare gli azionisti? E’ più opportuno giocare di rimessa, aspettando che le notizie escano dai Palazzi di Giustizia? Il conformismo spesso è una realtà amara.



La Costituzione rimane l’unico baluardo a difesa della libera stampa contro l’arroganza degli editori, che da due anni negano il rinnovo del contratto di lavoro e trattano da paria i freelance e i collaboratori. La libertà di impresa non significa: a) concepire il mercato come un pollaio dove le volpi (=gli editori) possono fare quel che vogliono; b) stravolgere il lavoro intellettuale del giornalista con la sua utilizzazione contemporanea nelle redazioni (anche web) di quotidiani e periodici nonché nei telegiornali e nei radiogiornali. Va salvaguardata la specificità culturale e la professionalità di ogni giornalista. Deve vincere l’Europa in tema di accesso alla professione, collegata strettamente all’Università e svincolata dal potere degli editori di “fare” i giornalisti. L’accesso deve essere esclusivamente affidato alle scuole e ai master universitari biennali riconosciuti dall’Ordine. Per quanto riguarda i pubblicisti, invece, deve diventare norma vincolante il principio “lombardo” in base al quale chi lavora a tempo pieno da giornalista deve diventare di diritto giornalista professionista seguendo sempre un percorso universitario. Il possesso del titolo minimo della laurea triennale deve condizionare, comunque, l’accesso. L’iscrizione all’elenco dei pubblicisti va vincolato anch’esso a un percorso minimo formativo, mentre non dovrebbe essere sufficiente, come avviene oggi, la mera esibizione di 40/60 articoli scritti in 2 anni e retribuiti per acquisire il titolo di pubblicista. Il lavoro autonomo oggi presenta un forte deficit di tutele, che non possono prescindere, a fronte del decoro e della dignità del lavoro giornalistico, da una tabella vincolante di compensi relativi agli articoli e ai servizi giornalistici. L’anarchia di oggi indebolisce anche la qualità della stampa.



Le regole deontologiche sono fissate nella legge professionale 69/1963. Questi i principi che si ricavano dagli articoli 2 e 48 della legge n. 69/1963: 1) la libertà di informazione e di critica (valori che fanno definire il giornalismo informazione critica) come diritto insopprimibile dei giornalisti; 2) la tutela della persona umana e il rispetto della verità sostanziale dei fatti principi da intendere come limiti alle libertà di informazione e di critica; 3) l'esercizio delle libertà di informazione e di critica ancorato ai doveri imposti dalla buona fede e dalla lealtà; 4) il dovere di rettificare le notizie inesatte; 5) il dovere di riparare gli eventuali errori; 6) il rispetto del segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse; 7) il dovere di promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori; 8) il mantenimento del decoro e della dignità professionali; 9) il rispetto della propria reputazione; 10) il rispetto della dignità dell'Ordine professionale; 11) il dovere di promozione dello spirito di collaborazione tra i colleghi; 12) il dovere di promozione della cooperazione tra giornalisti ed editori. Premesso che l’esame di Stato per i professionisti è un obbligo costituzionale (art. 33, V comma), le "regole" fissate dal legislatore (artt. 2 e 48 l. 69/1963) sono il perno, come afferma il Contratto di lavoro, dell’autonomia dei giornalisti: l’editore non può impartire al direttore disposizioni in contrasto con la deontologia professionale, mentre il direttore deve garantire l’autonomia del suo collettivo redazionale. Le considerazioni sopra esposte consentono di risalire alle ragioni che hanno spinto il Parlamento nel 1963 a tutelare la professione giornalistica. Senza legge professionale, direttori e redattori sarebbero degli impiegati di redazione vincolati soltanto da un articolo (2105) del Codice civile che riguarda gli obblighi di fedeltà verso l’azienda. Il direttore non sarebbe giuridicamente nelle condizioni di garantire l’autonomia della sua redazione. E’ quello che vogliono gli editori. Le norme deontologiche fissate negli articoli 2 e 48 della legge professionale 69/1963 inglobano le regole fissate nelle Carte approvate a partire dal 1990 dalla Fnsi e dall’Ordine nazionale dei giornalisti. “Le prescrizioni contenute nelle carte di autoregolamentazione (Carta di Treviso e Carta dei doveri del giornalista) devono essere ritenute idonee a costituire un'esemplificazione del contenuto "in bianco" delle norme regolamentari di cui agli articoli 2 e 48 della legge n.. 69/1963”. (Trib. Milano 12-07-2001; FONTI Giur. milanese, 2002, 33). La Cassazione ha riconosciuto che le regole deontologiche hanno “natura giuridica” (Cass., sez. un., 6 giugno 2002, n. 8225), allargando successivamente la sua visione sulla materia: “Secondo un indirizzo che si va delineando nella giurisprudenza di questa Corte, nell’ambito della violazione di legge va compresa anche la violazione delle norme dei Codici deontologici degli Ordini professionali, trattandosi di norme giuridiche obbligatorie valevoli per gli iscritti all’Albo ma che integrano il diritto oggettivo ai fini della configurazione dell’illecito disciplinare” (cass., sez.un., 23 marzo 2004 n. 5776). In precedenza la sentenza n. 7543 del 9 luglio 1991 (Mass. 1991) della Cassazione civile aveva riconosciuto che “la fissazione di norme interne, individuatrici di comportamenti contrari al decoro professionale, ancorché non integranti abusi o mancanze, configura legittimo esercizio dei poteri affidati agli Ordini professionali, con la consequenziale irrogabilità, in caso di inosservanza, di sanzione disciplinare”. Un ruolo forte hanno il Codice sulla privacy collegato alla nuova Carta di Treviso nonché la Carta dell’informazione economica. Le sanzioni sono comuni e sono quelle fissate dalla legge professionale (avvertimento, censura, sospensione da 2 a 12 mesi e radiazione). L’intera materia del procedimento disciplinare va rivista, riducendo il numero dei giudizi (da 5 a 3) e allargando il Consiglio dell’Ordine a soggetti della società civile, quando opera come giudice disciplinare.



In questo momento difficile il pensiero va a Mario Borsa, il grande giornalista del Secolo, del Times e del Corriere della Sera, e a Walter Tobagi, inviato del Corriere della Sera e presidente dell’Associazione lombarda dei Giornalisti, martire della nostra professione, che, nel 1976, ha rilanciato la lezione morale di Borsa con un saggio pubblicato in “Problemi dell’informazione” (il saggio è in www.odg.mi.it/docview.asp?DID=300): «La libertà - per essere qualche cosa di reale - deve passare – ha scritto Borsa - dalle istituzioni al costume politico: deve essere qualche cosa che non bisogna aspettarsi dagli altri ma che bisogna guadagnarsi, da noi stessi, giorno per giorno come la vita, e nella quale non basta credere. Bisogna soprattutto sentirla. Chi non sente la libertà come un dovere non può invocarla come un diritto».


Borsa, nel 1921/24, e Tobagi, nel 1976/1980, hanno difeso l’autonomia e la libertà della nostra professione contro i fascismi neri e rossi dilaganti, pagando il primo il suo coraggio con l’esilio in Patria (“italiano straniero”) e il carcere; il secondo, con la vita.



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Franco Abruzzo: “Nel maggio 2007 sarò alla testa


di una lista fuori dai giochi politici e sindacali”



Franco Abruzzo ha dichiarato: ”Nelle elezioni per l’Ordine del 20-27 maggio 2007 sarò alla testa di una lista fuori dai giochi e giochini politici e sindacali. Non ho nulla da promettere se non il mio impegno sul terreno delle battaglie, degli studi e delle proposte operative in difesa della professione giornalistica. Questo Movimento, di cui sono soltanto un copromotore, non avrà strutture elitarie di vertice, ma sarà guidato da una “tavola rotonda” formata da colleghi volenterosi ed eguali, che condividono i valori fondamentali della nostra Costituzione e della deontologia giornalistica. Il potere del Movimento è soltanto nell’assemblea, luogo democratico di confronto, che verrà convocata a cadenza regolare (possibilmente ogni mese). La nostra forza è pari alle adesioni e al sostegno che raccoglieremo. L’obiettivo è quello di difendere la continuità di una linea operativa, nella vita dell’Ordine di Milano, imparziale e trasparente, garantendo, con ragionevolezza e determinazione, i diritti di tutti e l’immagine della professione nella società italiana; una professione al servizio dei cittadini”.


……………


Le adesioni al Movimento potranno essere indirizzata a: fabruzzo39@yahoo.it oppure fabruzzo39@hotmail.com


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Elezione dell’Ordine del 20 e 27 maggio 2007.

Appello di Franco Abruzzo


al rispetto della dignità


dell’avversario: “La tecnica


di demonizzare gli altri è


figlia di una cultura


giacobina-leninista,


che non mi appartiene”.


L’anomalia lombarda ha


diritto di vita e di


cittadinanza. Difendiamola!”






Milano, 7 febbraio 2007. Sono tanti i segnali, che fanno pensare a una campagna elettorale per il rinnovo dei Consigli regionali e del Consiglio nazionale non solo vivace ma soprattutto orientata all’annientamento dell’avversario. Il “Bollettino dei pensionati”, ospitato nel sito della Fnsi (www.fnsi.it), ne è un esempio chiaro (l’orientamento maniacale è ovviamente contro Franco Abruzzo). L’avversario è considerato un nemico. “Nuova informazione” ad esempio sostiene che bisogna cambiare radicalmente questo “Ordine”. Possiamo anche essere d’accordo, ma “Nuova Informazione” (variante milanese di “Autonomia e solidarietà”) è da decenni al potere nella Fnsi ma soprattutto nell’Ordine nazionale. Cosa ha fatto per cambiare le cose? Nulla o quasi. Per giunta la Fnsi oggi attraversa una crisi terribile per via delle fallimentari trattative contrattuali.Per quanto riguarda Milano, “Nuova informazione ha retto l’Ordine (e l’Ifg De Martino) con Franco Abruzzo dal 1995 al 2004. La sua presenza non ha prodotto alcunché di rilevante e di originale, avendo approvato tutte le scelte o quasi del presidente. Nel 2005/2006 Abruzzo e l’Ordine nazionale (ossia Del Boca, Roidi, Politi e De Vito) hanno puntato sull’attivismo del sottosegretario all’Università, Maria Grazia Siliquini (AN), nel tentativo di cambiare le regole di accesso alla professione. L’operazione è fallita sugli scogli del Consiglio di Stato, che ha bocciato il nuovo Dpr, che avrebbe dovuto sostituire il vecchio Dpr 328/2001. Questi sono i fatti. Il resto sono chiacchiere elettorali. Franco Abruzzo intende rivolgere un appello a tutte le parti (Stampa democratica, Nuova Informazione, Movimento Giornalisti liberi, Quarto potere, Senza bavaglio), perché nella campagna elettorale ci sia rispetto verso gli avversari. Abruzzo precisa: “La tecnica di demonizzare gli altri è figlia di una cultura giacobina-leninista, che non mi appartiene”. Qualcuno, che evidentemente non è un buon cronista, lancia in queste ore accuse di condanne e inchieste, che esistono soltanto nella fantasia ammalata degli estensori delle note. Aggiunge Abruzzo: “ “Nuova informazione” farebbe bene a controllare gli estensori dei suoi bollettini online”. Le critiche hanno un limite come insegna la Cassazione.

Per quanto riguarda il cosiddetto “caso Farina” abbiamo dimostrato che esiste un caso speculare (il “caso Rosso”). Il Consiglio nazionale (in cui Nuova Informazione/Autonomia e solidarietà è egemone) ha ridotto la sanzione milanese della radiazione in quella della sospensione romanesca a 12 mesi perché il collega “si è ravveduto”. Anche Farina si è ravveduto, ha confessato pubblicamente i suoi gravi peccati e ha chiesto il patteggiamento. E allora? La politica dei due pesi e delle due misure è immorale.


Abruzzo precisa: “La battaglia deve essere centrata sulle politica delle cose cara a Pietro Nenni. Ed intendo essere giudicato sulla politica complessiva sviluppata in questi anni, dalla deontologia alla formazione, all’assistenza gratuita legale, dall’accesso agli Albi e al Registro alla politica culturale e alla comunicazione. Tutti devono riflettere su una circostanza: l’Ordine di Milano è anomalo. Perché è anomalo? Perché in solitudine conduce battaglie, anche nel campo della previdenza, che hanno scosso e scuotono i vertici della categoria e la stessa categoria. I vertici della categoria (leggi Serventi Longhi) hanno deciso di far fuori Abruzzo. La parola per fortuna è agli elettori. Serventi Longhi per ora è uno sconfitto. L’anomalia lombarda ha diritto di vita e di cittadinanza. Difendiamola!”.


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Cassazione


"Diritto di critica va motivato


con giudizio di disvalore"



Per il corretto esercizio del diritto di critica è necessario motivare in modo congruo il giudizio di disvalore, che incide sull'onore o la reputazione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (Sezione Terza n. 27141 del 19 dicembre 2006), secondo cui il diritto di critica non si estrinseca, come quello di cronaca, nella mera narrazione dei fatti ma in un'opinione che, in quanto tale, non può che essere soggettiva. In quanto manifestazione del punto di vista della persona che la esprime, la critica, per non sfociare nella lesione della reputazione, deve essere corredata da adeguate motivazioni di disapprovazione morale.


"Il diritto di critica, - precisa la Corte - non diversamente da quello di cronaca, è condizionato, quanto alla legittimità del suo esercizio, dal limite della continenza, sia sotto l’aspetto della correttezza formale dell’esposizione, sia sotto quello sostanziale della non eccedenza dei limiti di quanto strettamente necessario per il pubblico interesse, e dov’essere accompagnato da congrua motivazione del giudizio di disvalore incidente sull’onore o la reputazione".


"Tuttavia, - dichiara la Cassazione - allorquando la narrazione di determinati fatti, per essere esposta insieme ad opinioni dell’autore, rappresenti nel contempo esercizio del diritto di cronaca e di quello di critica, la valutazione di continenza non può essere condotta sulla base degli indicati criteri di natura essenzialmente formale, ma deve lasciare spazio alla interpretazione soggettiva dei fatti esposti, in modo che la critica non può ritenersi sempre vietata quando sia idonea ad offendere la reputazione individuale, essendo, invece, decisivo, ai fini del riconoscimento dell’esimente, un bilanciamento dell’interesse individuale alla reputazione con quello alla libera manifestazione del pensiero, costituzionalmente garantita, il quale è ravvisabile nella pertinenza della critica di cui si tratta all’interesse dell’opinione pubblica alla conoscenza del fatto oggetto della critica". (da: www.criticamente.it)



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Ordine – Elezioni del 20/27 maggio 2007


Riunita la “tavola rotonda”


del “Movimento


Giornalisti per la Costituzione”

Abruzzo: “Il diritto di cronaca

e il diritto dei cittadini


all’informazione


prevalgano sulle azioni


dei proprietari dei giornali”.


Uffici marketing lontani


dalle redazioni e dai direttori.



Tre appuntamenti il 22 e


il 30 marzo; e il 19 aprile.



Milano, 24 febbraio 2007. Riunione questa mattina al Circolo della Stampa della “tavola rotonda” del “Movimento Giornalisti per la Costituzione” di cui Franco Abruzzo è uno dei portavoce. La “tavola rotonda” raggruppa la leadership paritaria del Movimento, nato il 25 gennaio scorso, nel corso di una assemblea di 350 giornalisti lombardi, in vista delle elezioni del 20/27 maggio per il rinnovo dei Consigli dell’Ordine. Dal dibattito durato tre ore sono emerse queste linee:


1) affermazione della piena validità dell’accesso alla professione per mezzo dei master e delle scuole biennali di giornalismo ancorati all’Università. Sostegno convinto all’Ifg “Carlo De Martino” rilanciato in questi giorni dall’azione comune Regione Lombardia/Ordine dei Giornalisti della Lombardia;


2) impegno dei futuri consiglieri a varare una delibera con la quale l’Ordine della Lombardia afferma, come Autorità amministrativa, la prevalenza delle direttive comunitarie sulla normativa nazionale in fatto di iscrizioni al Registro dei Praticanti aperto soltanto a coloro che hanno conseguito una laurea almeno di primo livello (triennale): ciò in base ai principi affermati nella direttiva 89/48/CEE e nella sentenza 10 maggio 2001 della IV sezione della Corte di Giustizia europea (nella causa C-285/00);


3) pieno sostegno alla linea tradizionale del Consiglio dell’Ordine della Lombardia in tema di praticantato d’ufficio, di iscrizione dei pubblicisti che ne abbiano titolo e diritto in maniera indipendente dal numero delle domande, di corsi facoltativi a pagamento per l’aggiornamento professionale dei colleghi e di quanti in particolare lavorano negli Uffici stampa pubblici e privati;


4) dibattito sui condizionamenti delle banche e della pubblicità nella vita dei giornali di carta, tv, radiofonici e web con l’obiettivo di proporre al Parlamento una organica riforma dell’editoria che faccia prevalere il diritto di cronaca e il diritto dei cittadini all’informazione sulle azioni dei proprietari dei giornali stessi. Gli slogan di questa battaglia altamente civile sono questi: “Banchieri, giù le mani dai giornali” e “La pubblicità stia al suo posto e non sostituisca l’informazione”. Il Movimento farà una intensa campagna nei luoghi di lavoro, perché siano respinte certe offerte indebite di favori da parte di pr e aziende. Gli uffici marketing non devono interferire con il lavoro dei direttori e delle redazioni;


5) Difesa del ruolo degli inviati speciali, cancellati come qualifica dal Contratto del 2001 per un errore imperdonabile della Fnsi. Attraverso la figura dell’inviato, il Movimento intende difendere la specificità e l’originalità di ogni giornale inteso come opera collettiva dell’ingegno. No ai giornali copia e incolla, sì ai giornali costruiti dai giornalisti, che devono tornare a parlare con la gente nelle città e nei paesi della Penisola. Sì ai cronisti, che battono i marciapiedi e consumano le scarpe alla ricerca di notizie. Il Movimento condanna la scelta degli editori di utilizzare le tecnologie informatiche come taglio dei costi e chiede organici delle cronache adeguati alla realtà complessa delle nostre città e dei nostri borghi nonché della nostra realtà sociale/economica e della nostra vita civile. Le inchieste sono state sostanzialmente abolite almeno negli ultimi 15 anni. Dobbiamo tornare a fare inchieste, che facciano male a qualcuno, soprattutto ai poteri forti (banche, grande industria, assicurazioni, mondo politico). I Palazzi non sono luoghi inviolabili!!!!


6) il Movimento respinge le accuse di alcuni settori sindacali, che accusano l’Ordine di aver creato “disordine” e precari. La debolezza del sindacato, invece, ha determinato una applicazione parziale del Cnlg nei luoghi di lavoro e una mancata difesa degli organici redazionali. I Consigli dell’Ordine, come giudici delle iscrizioni nel Registro e nell’Albo, hanno garantito il diritto dei precari al loro status professionale.



Dal dibattito - e attraverso gli interventi di Franco Abruzzo, Damiano Nigro, Franz Foti, David Messina, Ruben Razzante, Enrico Fedocci, Raffaella Parisi, Gino Banterla, Ottorino Ascani, Fabrizio De Marinis, Sergio D’Asnasch, Gianni Fossati, Ottavio Rossani, Sandro Casarin, Claudio Scarinzi, Assunta Currà, Alberto Arrigoni, Giacinto Sarubbi, Domenico Tedeschi, Toni Mirabile, Nicola Vaglia - è emersa la volontà di difendere con ragionevolezza il ruolo dell’Ordine e in particolare i principi deontologici, che, essendo norma, garantiscono l’autonomia e l’indipendenza dei giornalisti. Nessun editore può impartire disposizioni in contrasto con la deontologia. Se cade la legge professionale, cade la deontologia e i giornalisti si ritroverebbero dipendenti agli ordini degli editori. La legge del 1963 va, comunque, riformata e ancorata alla formazione continua e alla deontologia. I percorsi amministrativi (in tema di procedimento disciplinare e di iscrizioni) dovranno essere accelerati, salvaguardando, comunque, il diritto alla difesa, che è un valore costituzionale.


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Mobilitazione in vista delle elezioni

per il rinnovo dei Consigli dell’Ordine


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Due appuntamenti per i colleghi


professionisti e pubblicisti


del Movimento


“Giornalisti per la Costituzione”


lanciato da Franco Abruzzo


prima del voto del 20/21 e 27/28 maggio.


Appello del presidente dell’Ordine:


“Vi aspetto!”.


Gli APPUNTAMENTI:


12 aprile - Circolo della Stampa h. 20.30


10 maggio– via San Marco 1 - “Fashion Cafè(h 19-23)


……………………..


20/21 maggio e 27/28 maggio: urne aperte nella


sede della Unione del Commercio di corso Venezia 49/Milano.


……..…………………….



Milano, 31 marzo 2007. Sono due gli appuntamenti per gli amici e colleghi, che si riconoscono nel Movimento “Giornalisti per la Costituzione” lanciato da Franco Abruzzo in vista delle elezioni del 20/21 maggio e 27/28 maggio 2007:



a) 12 aprile: happy hour (ore 20.30) al Circolo della stampa (Corso Venezia 16-Milano). Verrà illustrato il programma del Movimento “Giornalisti per la Costituzione” lanciato da Franco Abruzzo. La partecipazione (con ricca consumazione e drink) costerà 10 euro.



b) 10 maggio: happy hour (h 19-23) al “Fashion Cafè” di via San Marco 1/Milano. Un appuntamento in un ambiente completamente rinnovato e di gran moda. Gusteremo un drink con stuzzichini in abbondanza al costo di 7 euro. Verrà presentata la lista dei candidati vicini al Movimento “Giornalisti per la Costituzione


……………….


ELEZIONI


20/21 maggio e 27/28 maggio: urne aperte nella sede della Unione del Commercio di corso Venezia 49/Milano per l’elezione dei componenti del Consiglio regionale (6 professionisti + 3 pubblicisti) e del Collegio dei revisori dei conti (2 prof + 1 pub) dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia nonché di 27 consiglieri lombardi (15 professionisti e 12 pubblicisti) dell’Ordine nazionale dei Giornalisti. Il voto maggioritario impone di votare in blocco i nostri candidati.



Vi aspetto. Grazie, Franco Abruzzo (fabruzzo39@yahoo.it)



Su www.francoabruzzo.it il programma del Movimento “Giornalisti per la Costituzione”.



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Gli appuntamenti del 12 aprile e del 10 maggio sono organizzati dal Movimento “Giornalisti per la Costituzione” con Franco Abruzzo, Damiano Nigro, Gianni De Felice, David Messina, Roberto Renzi, Franz Foti, Domenico Tedeschi, Alberto Arrigoni, Giacinto Sarubbi, Assunta Currà, Sergio D’Asnasch, Enrico Fedocci, Ruben Razzante e Patrizia Vassallo.


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Assemblea degli iscritti all’Albo di Milano
Approvati i bilanci 2006/2007:
vasto e forte consenso
attorno a Franco Abruzzo
Milano, 29 marzo 2007. Presenti 156 giornalisti all’assembla degli iscritti all’Ordine per approvare il bilancio consuntivo 2006 (chiuso con un avanzo di 41mila euro) e quello preventivo 2007. 138 sì e 18 no: questo l’esito delle votazioni. Lo scenario è quello del salone Bracco del Circolo della Stampa. Fra i no, esponenti di “Nuova Informazione” (Autonomia e Solidarietà), la componente sindacale che guida la Fnsi con risultati disastrosi sul fronte contrattuale (rappresentata a Milano da Guido Besana e Marina Cosi) e il Movimento Giornalisti Liberi (di cui è leader il presidente del Circolo della Stampa, Giuseppe Gallizzi). Una alleanza inedita, che, secondo alcune voci, formerà il cartello contro Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine di Milano dal 15 maggio 1989, alle imminenti elezioni per il rinnovo dei Consigli dell’Ordine (20/21 e 27/28 maggio).
32 giornalisti hanno ricevuto la medaglia d’oro per i 50 anni di Albo, mentre 7 neolaureati hanno ricevuto 2.500 euro a testa quali vincitori del Premio per le migliori tesi di laurea sul giornalismo.




Assemblea degli iscritti negli elenchi dell’Albo


Circolo della Stampa, 29 marzo 2007



Relazione di Franco Abruzzo (presidente dell’Ogl)


“In undici punti un programma


di incisive iniziative in difesa


dell’autonomia della professione,


della libertà di cronaca ancorata


al rispetto della deontologia,


dell’accesso solo per via universitaria,


della formazione permanente


e del dialogo con gli iscritti”.



Oggi il problema centrale è quello della difesa della professione, che gli editori vogliono distruggere. Gli editori vogliono assemblare i materiali presenti nella rete utilizzando giovani precari e affidare la parte nobile, i commenti, a persone di fiducia (ambasciatori e professori universitari). Questo disegno va contrastato con energia e determinazione. Bisogna battersi perché chi ha interessi privati in altri settori non possieda giornali. E’ in corso nel nostro Paese una furiosa battaglia (soprattutto politica e non solo giudiziaria) attorno a Telecom, perché attraverso il doppino in un domani vicino passeranno, con internet, programmi tv, sport, cultura, spettacoli. Chi sarà padrone del doppino potrà condizionare la vita politica e la stessa vita democratica del Paese. La prima contromossa è l’approvazione di una legge sullo Statuto dell’impresa editoriale, che separi proprietà azionarie e redazioni. La varietà delle opinioni sulle pagine dei giornali deve garantire il traguardo dell’obiettività minima, che si sostanzia anche nella pubblicazione di tutte le versioni circolanti su un determinato evento. Il pluralismo è un valore da coltivare. “La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati” afferma solennemente la Costituzione europea. Un principio, che va costruito e implementato a livello continentale.



Il non collateralismo partitico e sindacale dovrà costituire il patrimonio comune di tutti gli iscritti all’Ordine. Non collateralismo vuol dire presa di distanza da ogni centro di potere esterno o interno al giornalismo professionale: valore questo da praticare concretamente. Dobbiamo batterci per introdurre una norma antitrust del tipo “chi ha interessi privati in altri settori non può possedere giornali”. Occorre, per legge, separare gli interessi non editoriali degli azionisti da quelli dell’informazione. L’anomalia italiana (a livello internazionale per quanto riguarda il mondo occidentale) è data dal Parlamento, che possiede tre reti tv e tre reti radiofoniche, e dagli editori di giornali e tv, che hanno interessi in altri campi (banche, auto, cemento, assicurazioni, costruzioni, cinema e politica, etc). Anche i grandi investitori pubblicitari condizionano i giornali: gli Stati Uniti insegnano qualcosa al riguardo. Devono essere sciolti i nodi dei conflitti di interesse, che non riguardano soltanto Silvio Berlusconi.



La presenza delle banche nel capitale delle imprese editoriali è una minaccia reale all’autonomia dei mass media. Se si passerà a un sostanziale regime liberalizzato, il ruolo delle banche nell’editoria rischia di diventare ancor più invasivo soprattutto in caso di crisi delle imprese, quando le banche prendono in mano le redini delle imprese in difficoltà. Un primo passo potrebbe esser quello di recepire nella legge in cantiere di riforma dell’editoria alcuni princìpi elaborati dalla dottrina e in sede sindacale La nuova legge dovrebbe affermare l’indipendenza delle pubblicazioni e dei giornalisti dal potere politico; l’indipendenza delle pubblicazioni e dei giornalisti da ogni gruppo di pressione; la separazione dell’informazione — larga e indipendente — dal commento. Una delle regole più importanti deve riguardare il direttore. L’editore non può legittimamente nominare un direttore se non sono stati prima consultati i giornalisti. Si tratta di un parere, quindi, preventivo e obbligatorio ancorché non vincolante. Contenere le anomalie editoriali italiane e l’influenza delle proprietà sui giornali deve figurare negli impegni del Parlamento, stante il valore fondamentale del giornalismo, che non sopporta censure o autorizzazioni, e il diritto dei cittadini a una informazione onesta e completa. La scommessa è il giornalismo indipendente: può ritrovare cittadinanza in Italia? L’alternativa pessima è il giornalismo schierato con i poteri della politica e dell’economia. In sostanza la libertà di informazione non è una variabile dipendente del mercato, ma è un principio e un diritto fondamentale della Costituzione repubblicana, che va sopraordinata alla proprietà dei giornali.



I giornalisti devono stringersi attorno ai valori fondamentali della Costituzione, i valori di libertà, di dignità della persona, di giustizia, di solidarietà, di uguaglianza, di libertà di manifestazione del pensiero (che si sostanzia nell’esercizio libero e senza censure del diritto “insopprimibile” di cronaca, di informazione e di critica “limitato dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui”).



La legalità deontologica è un valore da difendere contro chi pensa di ridurre i giornali a meri veicoli di pubblicità spacciata per notizia, di gossip, di foto raccapriccianti e/o impressionanti, di articoli elaborati incollando le agenzie di stampa. I giornalisti devono affermare e far valere il loro ruolo di mediatori intellettuali tra i fatti e i cittadini, non disposti a far battaglie per conto terzi (gli editori, gli azionisti e gli investitori pubblicitari). Le inchieste sui problemi sociali ed economici devono tornare nei giornali. Non è possibile che i giornali “buchino” sistematicamente i grandi scandali economico/finanziari e che gli stessi emergano soltanto dai Palazzi di Giustizia: all’informazione, invece, spetta anticipare i fatti. Oggi prevale la prudenza soprattutto per non scontentare gli azionisti? E’ più opportuno giocare di rimessa, aspettando che le notizie escano dai Palazzi di Giustizia? Il conformismo spesso è una realtà amara.



La Costituzione rimane l’unico baluardo a difesa della libera stampa contro l’arroganza degli editori, che da due anni negano il rinnovo del contratto di lavoro e trattano da paria i freelance e i collaboratori. La libertà di impresa non significa: a) concepire il mercato come un pollaio dove le volpi (=gli editori) possono fare quel che vogliono; b) stravolgere il lavoro intellettuale del giornalista con la sua utilizzazione contemporanea nelle redazioni (anche web) di quotidiani e periodici nonché nei telegiornali e nei radiogiornali. Va salvaguardata la specificità culturale e la professionalità di ogni giornalista. Deve vincere l’Europa in tema di accesso alla professione, collegata strettamente all’Università e svincolata dal potere degli editori di “fare” i giornalisti. L’accesso deve essere esclusivamente affidato alle scuole e ai master universitari biennali riconosciuti dall’Ordine.



Le regole deontologiche sono fissate nella legge professionale 69/1963. Questi i principi che si ricavano dagli articoli 2 e 48 della legge n. 69/1963: 1) la libertà di informazione e di critica (valori che fanno definire il giornalismo informazione critica) come diritto insopprimibile dei giornalisti; 2) la tutela della persona umana e il rispetto della verità sostanziale dei fatti principi da intendere come limiti alle libertà di informazione e di critica; 3) l'esercizio delle libertà di informazione e di critica ancorato ai doveri imposti dalla buona fede e dalla lealtà; 4) il dovere di rettificare le notizie inesatte; 5) il dovere di riparare gli eventuali errori; 6) il rispetto del segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse; 7) il dovere di promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori; 8) il mantenimento del decoro e della dignità professionali; 9) il rispetto della propria reputazione; 10) il rispetto della dignità dell'Ordine professionale; 11) il dovere di promozione dello spirito di collaborazione tra i colleghi; 12) il dovere di promozione della cooperazione tra giornalisti ed editori. Premesso che l’esame di Stato per i professionisti è un obbligo costituzionale (art. 33, V comma), le "regole" fissate dal legislatore (artt. 2 e 48 l. 69/1963) sono il perno, come afferma il Contratto di lavoro, dell’autonomia dei giornalisti: l’editore non può impartire al direttore disposizioni in contrasto con la deontologia professionale, mentre il direttore deve garantire l’autonomia del suo collettivo redazionale. Le considerazioni sopra esposte consentono di risalire alle ragioni che hanno spinto il Parlamento nel 1963 a tutelare la professione giornalistica. Senza legge professionale, direttori e redattori sarebbero degli impiegati di redazione vincolati soltanto da un articolo (2105) del Codice civile che riguarda gli obblighi di fedeltà verso l’azienda. Il direttore non sarebbe giuridicamente nelle condizioni di garantire l’autonomia della sua redazione. E’ quello che vogliono gli editori. Le norme deontologiche fissate negli articoli 2 e 48 della legge professionale 69/1963 inglobano le regole fissate nelle Carte approvate a partire dal 1990 dalla Fnsi e dall’Ordine nazionale dei giornalisti. “Le prescrizioni contenute nelle carte di autoregolamentazione (Carta di Treviso e Carta dei doveri del giornalista) devono essere ritenute idonee a costituire un'esemplificazione del contenuto "in bianco" delle norme regolamentari di cui agli articoli 2 e 48 della legge n. 69/1963”. (Trib. Milano 12-07-2001; FONTI Giur. milanese, 2002, 33). La Cassazione ha riconosciuto che le regole deontologiche hanno “natura giuridica” (Cass., sez. un., 6 giugno 2002, n. 8225), allargando successivamente la sua visione sulla materia: “Secondo un indirizzo che si va delineando nella giurisprudenza di questa Corte, nell’ambito della violazione di legge va compresa anche la violazione delle norme dei Codici deontologici degli Ordini professionali, trattandosi di norme giuridiche obbligatorie valevoli per gli iscritti all’Albo ma che integrano il diritto oggettivo ai fini della configurazione dell’illecito disciplinare” (cass., sez.un., 23 marzo 2004 n. 5776). In precedenza la sentenza n. 7543 del 9 luglio 1991 (Mass. 1991) della Cassazione civile aveva riconosciuto che “la fissazione di norme interne, individuatrici di comportamenti contrari al decoro professionale, ancorché non integranti abusi o mancanze, configura legittimo esercizio dei poteri affidati agli Ordini professionali, con la consequenziale irrogabilità, in caso di inosservanza, di sanzione disciplinare”. Un ruolo forte hanno il Codice sulla privacy collegato alla nuova Carta di Treviso nonché la Carta dell’informazione economica. Le sanzioni sono comuni e sono quelle fissate dalla legge professionale (avvertimento, censura, sospensione da 2 a 12 mesi e radiazione). L’intera materia del procedimento disciplinare va rivista, riducendo il numero dei giudizi (da 5 a 3) e allargando il Consiglio dell’Ordine a soggetti della società civile, quando opera come giudice disciplinare.



In questo momento difficile il pensiero va a Mario Borsa, il grande giornalista del Secolo, del Times e del Corriere della Sera, e a Walter Tobagi, inviato del Corriere della Sera e presidente dell’Associazione lombarda dei Giornalisti, martire della nostra professione, che, nel 1976, ha rilanciato la lezione morale di Borsa con un saggio pubblicato in “Problemi dell’informazione” (il saggio è in www.odg.mi.it/docview.asp?DID=300): «La libertà - per essere qualche cosa di reale - deve passare – ha scritto Borsa - dalle istituzioni al costume politico: deve essere qualche cosa che non bisogna aspettarsi dagli altri ma che bisogna guadagnarsi, da noi stessi, giorno per giorno come la vita, e nella quale non basta credere. Bisogna soprattutto sentirla. Chi non sente la libertà come un dovere non può invocarla come un diritto». Borsa, nel 1921/24, e Tobagi, nel 1976/1980, hanno difeso l’autonomia e la libertà della nostra professione contro i fascismi neri e rossi dilaganti, pagando il primo il suo coraggio con l’esilio in Patria (“italiano straniero”) e il carcere; il secondo, con la vita. Borsa e Tobagi, come dicevano gli antici greci, sono vivi e attuali e devono rimanere vivi e attuali.



Intendo rivolgere un appello a tutte le parti, perché nella campagna elettorale imminente ci sia rispetto verso gli avversari. Personalmente intendo essere giudicato sulla politica complessiva sviluppata in questi anni, dalla deontologia alla formazione, all’assistenza gratuita legale, dall’accesso agli Albi e al Registro alla politica culturale e alla comunicazione. Tutti devono riflettere su una circostanza: l’Ordine di Milano è anomalo. Perché è anomalo? Perché in solitudine conduce battaglie, anche nel campo della previdenza, che hanno scosso e scuotono i vertici della categoria e la stessa categoria. L’anomalia lombarda ha diritto di vita e di cittadinanza.



In conclusione, questi sono i punti essenziali sui quali richiamo l’attenzione dei colleghi:


1) affermazione della piena validità dell’accesso esclusivo alla professione per mezzo dei master e delle scuole biennali di giornalismo a numero chiuso ancorati all’Università. Sostegno convinto all’Ifg “Carlo De Martino” rilanciato in questi giorni dall’azione comune Regione Lombardia/Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Nella riforma della legge 69/1963 chiarire le incompatibilità, stabilendo che chi fa attività giornalistica non può essere presente nei consigli d’amministrazione delle società multimediali. Le fasi del procedimento disciplinare vanno ridotte da 5 a 3 (Consiglio regionale, Consiglio nazionale, Cassazione). Decadenza automatica dall’Albo per il giornalista, che assume incarichi negli uffici marketing e pr. La legge di riforma professionale deve avare un allegato un Testo unico deontologico che riassuma i principi etici della categoria presenti oggi in varie leggi, nelle carte e nei codici. L’attuale normativa sulla diffamazione sia in sede penale sia in quella civile va cambiata radicalmente, partendo dalla miniriforma votata due anni fa alla Camera e poi affossata al Senato: La normativa sulle intercettazioni telefoniche e sui segreti (istruttorio e professionale del giornalista) va totalmente rivista anche in relazione al Codice della privacy;



2) impegno dei futuri consiglieri a varare una delibera con la quale l’Ordine della Lombardia afferma, come Autorità amministrativa, la prevalenza delle direttive comunitarie sulla normativa nazionale in fatto di iscrizioni al Registro dei Praticanti aperto soltanto a coloro che hanno conseguito una laurea almeno di primo livello (triennale): ciò in base ai principi affermati nella direttiva 89/48/CEE e nella sentenza 10 maggio 2001 della IV sezione della Corte di Giustizia europea (nella causa C-285/00);



3) pieno sostegno alla linea tradizionale del Consiglio dell’Ordine della Lombardia in tema di praticantato d’ufficio, di corsi facoltativi a pagamento per l’aggiornamento professionale dei colleghi e di quanti in particolare lavorano negli Uffici stampa pubblici e privati in attesa dell’attuazione dell’articolo 45 (“Aggiornamento culturale e professionale”) del Cnlg con il gettito assicurato dall’articolo 116 della legge 388/2000 oggi incamerato dall’Inpgi in mancanza di un’intesa Fnsi/Fieg. E’ una priorità la costituzione del “Fondo nazionale paritetico interprofessionale per la formazione continua dei giornalisti”. Per quanto riguarda i pubblicisti, invece, deve diventare norma vincolante il principio “lombardo” in base al quale chi lavora a tempo pieno da giornalista deve diventare di diritto giornalista professionista, procedura comunque vincolata al possesso del titolo minimo della laurea triennale. L’iscrizione all’elenco dei pubblicisti va condizionata anch’essa a un percorso minimo formativo, mentre non dovrebbe essere sufficiente, come avviene oggi, la mera esibizione di 40/60 articoli scritti in 2 anni e retribuiti per acquisire il titolo di pubblicista. Il lavoro autonomo oggi presenta un forte deficit di tutele, che non possono prescindere, a fronte del decoro e della dignità del lavoro giornalistico, da una tabella vincolante di compensi relativi agli articoli e ai servizi giornalistici. L’anarchia di oggi indebolisce anche la qualità della stampa.



4) dibattito sui condizionamenti delle banche e della pubblicità nella vita dei giornali di carta, tv, radiofonici e web con l’obiettivo di proporre al Parlamento una organica riforma dell’editoria che faccia prevalere il diritto di cronaca e il diritto dei cittadini all’informazione sulle azioni dei proprietari dei giornali stessi. Gli slogan di questa battaglia altamente civile sono questi: “Banchieri, giù le mani dai giornali” e “La pubblicità stia al suo posto e non sostituisca l’informazione”. Sviluppare una intensa campagna nei luoghi di lavoro, perché siano respinte certe offerte indebite di favori da parte di pr e aziende. Gli uffici marketing non devono interferire con il lavoro dei direttori e delle redazioni;



5) Difesa del ruolo degli inviati speciali, cancellati come qualifica dal Contratto del 2001 per un errore imperdonabile della Fnsi. Attraverso la figura dell’inviato, dobbiamo difendere la specificità e l’originalità di ogni giornale inteso come opera collettiva dell’ingegno. No ai giornali copia e incolla, sì ai giornali costruiti dai giornalisti, che devono tornare a parlare con la gente nelle città e nei paesi della Penisola. Sì ai cronisti, che battono i marciapiedi e consumano le scarpe alla ricerca di notizie. Ferma condanna della scelta degli editori di utilizzare le tecnologie informatiche come taglio dei costi. Chiedere organici delle cronache adeguati alla realtà complessa delle nostre città e delle aree urbane nonché della nostra realtà sociale/economica e della nostra vita civile. Le inchieste sono state sostanzialmente abolite almeno negli ultimi 15 anni. Dobbiamo tornare a fare inchieste, che facciano male a qualcuno, soprattutto ai poteri forti (banche, grande industria, assicurazioni, mondo politico). I Palazzi non sono luoghi inviolabili!!!!



6) contestazione forte delle accuse di alcuni settori sindacali, che addebitano all’Ordine di aver creato “disordine” e precari. La debolezza del sindacato, invece, ha determinato in tutt’Italia una applicazione parziale del Cnlg nei luoghi di lavoro e una mancata difesa degli organici redazionali. I Consigli dell’Ordine, come giudici delle iscrizioni nel Registro e nell’Albo, hanno garantito il diritto dei precari al loro status professionale.



7) sviluppo dell’azione di comunicazione dell’ente attraverso il portale, le email e “Tabloid”. Bisogna elaborare un piano editoriale che trasformi “Tabloid” in un trimestrale ad alto contenuto culturale, storico, giuridico, organo di una professione centrale nella vita democratica del Paese. Sviluppare la presenza dell’Ordine nella vita culturale milanese con una serie di dibattiti di vasto impatto.



8) crescita qualitativa dei servizi resi dall’ente attraverso un uso sempre più incisivo e innovativo della telematica. L’obiettivo è quello di avvicinare l’Ordine agli iscritti, garantendo prestazioni soprattutto via web e incrementando le prestazioni di natura legale e fiscale completamente gratuite.



9) La composizione del Consiglio nazionale va ridotto a un numero di 45 consiglieri, mantenendo il rapporto di 2 a 1 (30 professionisti e 15 pubblicisti). Le votazioni vanno ridotte a un solo turno con le urne aperte per due giorni (16 ore complessive), dando effettive garanzie alle minoranze. La sezione disciplinare del Cnog dovrebbe essere organizzata secondo lo schema del Csm dove la sezione disciplinare è formata da 6 consiglieri, mentre il plenum di palazzo dei Marescialli è di 27 consiglieri.



10) prevedere nella riforma della legge professionale che il giornalista sotto inchiesta disciplinare non possa presentare le dimissioni dall’Albo prima della conclusione della fase amministrativa del procedimento.



11) prevedere per le Procure della Repubblica l’obbligo di informare i Consigli degli Ordini territoriali sulle iniziative penali in atto a carico degli iscritti e per i presidenti dei Tribunali, delle Corti d’Appello e della Cassazione l’obbligo di trasmettere le sentenze di assoluzione e di condanna (a carico degli iscritti all’Albo) ai Consigli territoriali dell’Ordine perché possano essere avviate le istruttorie disciplinari.


…………………………..


E’ forte la convinzione in chi scrive che solo dal rispetto delle regole deontologiche possa determinarsi una reale rinascita morale della categoria, che deve procedere di pari passo con una forte iniziativa nel campo della formazione continua da rendere obbligatoria quale titolo per l’iscrizione nell’Albo.


Franco Abruzzo


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Dati statistici sulle azioni disciplinari Anno 2006



Procedimenti in essere al gennaio 2006: n. 94


Procedimenti avviati = n. 31

Procedimenti archiviati = n. 42


Sanzioni disciplinari inflitte:

Avvertimento scritto = n. 54

Assoluzione = n. 7


Censura = n. 6


Sospensione = n. 4


Radiazione = n.1



Procedimenti oggigiorno pendenti: n. 53










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