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GOOGLE ITALIA
SUL DECRETO TV:
è A RISCHIO il
FUNZIONAMENTO
del WEB. CHIESTO
INCONTRO A ROMANI:
PRONTI A SOLLEVARE
PROBLEMA IN SEDE UE

di Angela Majoli-ANSA


Roma, 15 gennaio 2010. Alcune norme del decreto Romani «mettono in crisi il funzionamento di siti web che forniscono servizi tipo YouTube». Marco Pancini, European senior policy counsel di Google Italia, è preoccupato per «l'equiparazione tra qualunque sito Internet fornisca la possibilità di caricare contenuti audiovisivi e i canali tv tradizionali». Disposizioni che si augura «possano cambiare»: per questo l'azienda ha chiesto un incontro al viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, ma se il testo dovesse passare con la formulazione attuale, è pronta a sollevare il problema anche in sede Ue. Lo schema di decreto legislativo che recepisce la nuova direttiva europea su tv e Internet riconosce tra i servizi di media audiovisivo anche quelli «veicolati mediante siti Internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale». «L'equiparazione dei siti ai canali tv - commenta Pancini - ha una conseguenza molto importante: disapplica, di fatto, le norme della direttiva sul commercio elettronico in base alla quale l'attività dell’hosting service provider, cioè del sito che ospita contenuti generati da terzi, sui quali non ha possibilità di intervento, va distinta da quella di un canale tv, che sceglie cosa trasmettere. A differenza dello spettatore, infatti, l'utente di Internet non è un 'consumer', ma un 'prosumer', cioè fruisce dei contenuti del web e insieme carica contenuti sul web, mentre la piattaforma resta totalmente neutra. In più - continua il dirigente di Google Italia - la direttiva sul commercio elettronico dice che l'hosting service provider non ha nessun obbligo di monitorare o ricercare attivamente gli eventuali contenuti illeciti presenti sulla sua piattaforma, non perchè Internet sia il luogo dell'anarchia, ma perchè il ruolo della piattaforma non è quello editoriale tipico dei vecchi media, ma quello di fornire una tecnologia che permetta di comunicare agli utenti che accedono alla rete”. Se il decreto passasse così com'è e si configurasse “un obbligo di monitoraggio su siti di questo tipo, sarebbe tecnicamente impossibile prestare certi servizi. Insomma - sintetizza - significherebbe distruggere il sistema Internet”. Pancini auspica che le norme in questione “possano essere modificate: abbiamo chiesto un incontro al viceministro Romani e preso contatto con tutti i 'decision maker' per far sentire le nostre ragioni. Non vogliamo fare le barricate, siamo pronti alla massima collaborazione. In definitiva, chiediamo che si riprenda il testo della direttiva europea, che fa salve le disposizioni sul commercio elettronico”. Qualora il testo dovesse essere approvato definitivamente nella sua forma attuale, »siamo pronti a sottolinearne le criticità - conclude - a livello di Commissione europea”. (ANSA). 





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